Alle origini del Dark - Band a confronto: Stranglers – Killing Joke

Alle origini del Dark – Band a confronto: Stranglers – Killing Joke

Sono tornati in Italia, e precisamente a Firenze, gli Stranglers (17/04) e i Killing Joke (21/04). Per giovani, meno giovani (e non più tanto giovani) è una gradita sorpresa: si tratta infatti di due vere e proprie icone del dark punk inglese dei primi anni Ottanta, capaci di farci annusare ancora la suggestione di quelle atmosfere orrifiche ed esoteriche che hanno percorso i turbamenti tardo-adolescenziali di intere generazioni; fino ad oggi poiché il genere “emo” è il dark del Duemila.

Tutt’e due i gruppi nascono all’indomani dell’ubriacatura rivoluzionaria del punk, quando la furia devastatrice dei Sex Pistols viene ricondotta in un maelstrom di spleen esistenziale, morbosa depressione e cadenze funeree e desolate: la perfetta colonna sonora del riflusso degli anni ’80. A ben pensarci la carriera dei due gruppi – sia pure nella diversità cronologica e di stile – ha avuto anche lo stesso andamento: esplosione iniziale, fase declinante, improvviso sobbalzo di successo, stabilità da star-system.

Iniziarono prima gli Stranglers che furono il primo gruppo punk a sperimentare un nuovo stile più atmosferico grazie alle tematiche gotiche del chitarrista e cantante Hugh Cornwell, al basso tenebroso di Jean Jacques Burnel e al registro dell’organo di Greenfield che evocava gli oscuri cerimoniali dei Doors. I loro 2 album iniziali “Rattus Norvegicus” (1977) e “No More Heroes” (1978) con i classici “Get A Grip”, “Peaches”, “Hanging Around” e la title track del secondo ne fanno gli antesignani del genere dark. La virata pop degli album successivi (anche se compensate dalle sofisticate “Meninblack” e “Golden Brown”) attestarono la debolezza del progetto complessivo, parzialmente redento dalla svolta commerciale di “Feline” e “Aural Sculpture”, album che quantomeno li hanno premiati in termine di vendite. La perdita di Cornwell (uscito nel 1990) è stato un duro colpo ma il gruppo ha tenuto duro registrando nel 2012 “Giants” dopo 6 anni di silenzio.

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Killing Joke sono invece nati nel 1980, quando con l’omonimo album d’esordio e un sound apocalittico e tribale fornirono il miglior esempio di sintesi fra la danza moderna dei Pere Ubu, il rock industriale e il synth pop. Le loro credenziali dark vennero attestate dall’organo distorto e dal canto nevrotico di Jaz Coleman, dal basso monolitico di Youth e dalla chitarra roboante e dissonante di Geordie Walker che negli hit “Requiem”“Wardance” e “Complications” (tutti sul primo LP) miravano a creare un senso di spasmodica quanto vana attesa. Gli album successivi “What’s This For ?” (1981), “Revelations” (1982) e “Fire Dances” (1983) non aggiunsero molto al loro fragoroso horror punk ma contribuirono a definire con largo anticipo i parametri per i gruppi noise rock e nu metal del decennio successivo: dai Ministry ai Tool, dai Korn ai Nine Inch Nails. Nella seconda metà degli anni Ottanta il gruppo sembrava ormai essersi adagiato sul power-pop alla Simple Minds di “Night Time” (1985 forte del ritornello orecchiabile di “Eighties”) e “Brighter Than Thousand Suns” (1986), quando l’arrivo del pirotecnico batterista Martin Atkins (ex P.I.L.) infondeva nuova linfa al gruppo. E’ il suo acrobatico drumming la piattaforma del nuovo album “Extremities, Dirt, Various and Repressed Emotions” (1990) che rappresenta la resurrezione del gruppo e uno dei loro album più violenti e “totali” di sempre capace comunque di allungare la loro storia fino ad oggi; quando con la formazione originale, si ripresentano con un nuovo album intitolato “2012”.

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