Anatomia del Power Trio – Band a confronto: Cream – ELP – Tangerine Dream

Band a confronto: Cream – ELP – Tangerine Dream

A cura di Alfredo Cristallo

Per power trio s’intende normalmente un gruppo formato da basso, batteria e chitarra. Questa formazione s’impose nel rock alla fine degli anni ’60, quando i gruppi rock abbandonano la canzonetta (la cui struttura era strofa-ritornello-strofa-assolo-strofa-ritornello) passando a composizioni più e maggiormente improvvisate in cui il ruolo centrale era affidato al solista del gruppo e la sezione ritmica teneva il tema principale del pezzo.

Probabilmente il primo power trio furono i Cream. In retrospettiva ciò non è sorprendente: i Cream di fatto reinventarono il rock britannico che era inchiodato alle canzoncine pop dei Beatles, creando un nuovo genere musicale (il blues revival) caratterizzato da lunghe jam elettriche che superavano i canonici tre minuti e favorivano la libertà espressiva dei musicisti. Non solo: furono anche il primo vero supergruppo.

Tutti e 3 avevano solide credenziali blues: Eric Clapton (chitarra, voce) proveniva dai Yardbirds e dai Bluesbreakers di John Mayall, Ginger Baker (batteria) aveva suonato con Fela Kuti, Alexis Korner e nella Graham Bond Organization dove incontrò Jack Bruce (voce, basso) poi passato nei Manfred Mann.

Ognuno di loro sarebbe stato un leader in qualsiasi altro gruppo: insieme misero a frutto le precedenti esperienze e in soli 2 anni vendettero 15 milioni di album (molto più dei Beatles nello stesso periodo).

Due gli album fondamentali: “Disraeli gears” (1967, con la mitica “Sunshine Of Your Love”) che impose Bruce come abile compositore e grintoso bassista, e il doppio “Wheels Of Fire” (1968) che mostrò lo zenith e il tallone d’Achille del gruppo: accanto a classici come “White Room” e “Politician” c’è la metà live che è una magica testimonianza dei loro storici e infuocati concerti ma anche il segnale che i 3 stavano ormai cominciando a suonare ognuno per conto suo minando inesorabilmente la coesione del gruppo. Il tecnicismo e l’ambizione avevano preso la mano ai musicisti.

Al polo opposto dei Cream ci sono gli Emerson-Lake-Palmer. Qui infatti le gerarchie interne sono stabilite rigidamente fin dall’inizio: il dominus del gruppo è Keith Emerson le cui tastiere sostituivano il ruolo della chitarra. Emerson aveva già sperimentato la stessa formula strumentale nei Nice, che erano stati l’occasione per sfoggiare il proprio virtuosismo strumentale, per lanciare il classic-rock e per sviluppare il suo stile oltraggioso dal vivo (fino a prendere a coltellate il moog), ma la mediocrità degli altri aveva tarpato le ali al progetto. Greg Lake (voce, basso, chitarra) che proveniva dai primi King Crimson e Carl Palmer già negli Atomic Rooster, promettevano futuri più ambiziosi all’istrionico tastierista che infatti su quel supergruppo ci costruì una carriera ben più lunga e fortunata delle reali capacità della band.

E’ significativo come del primo LP “ELP” ci si ricordi più dell’umile e acustica “Lucky Man” di Lake che delle magniloquenti “The Barbarians” e “Knife Edge” di Emerson. Al tempo degli LP del 1971 “Tarkus” e “Pictures At An Exhibition”, gli ELP erano già un gruppo sopravvissuto a sé stesso…

Rispetto a Cream e ELP, i Tangerine Dream hanno un milieu del tutto diverso. La differenza più rilevante sta nel fatto che i membri del gruppo, Edgar Froese, Chris Franke e Peter Baumann suonano esclusivamente tastiere e synth. Benché forse meno conosciuti di Cream e ELP, in realtà l’importanza dei Tangerine Dream per la nascita e lo sviluppo della musica elettronica è incalcolabile; sia i loro album più sperimentali (“Alpha Centauri”, “Zeit”, “Atem”), sia quelli più commerciali (“Phaedra”, “Rubycon”) sono altrettante pietre miliari del cosiddetto kosmische rock.

La loro musica che si avvale di tecniche d’avanguardia, come di pattern jazz e acid-rock è atmosferica e siderale, una sorta di sinfonia fantascientifica intrisa di profonda religiosità. La dimensione “totale” e “liquida” dei loro lunghissimi pezzi (tutti oltre i 15 minuti) stravolge del tutto la struttura del trio: l’impressione è che a suonare non ci siano 3 persone ma una sola con 6 mani. I Tangerine hanno così distrutto il concetto di gruppo (non solo di trio), ma forse anche per questo si sono assicurati una considerevole ampiezza espressiva e una maggiore longevità artistica.