Antonio Breschi scrive sul Diario di Musicastrada

di Davide Mancini

Anni fa conobbi un musicista, un batterista, incontrato ad una jam al Sonar di Colle di Val d’Elsa. Come spesso accade ci tenemmo in contatto ed un giorno mi invitò a pranzo. Lui, che si chiama Vanni Breschi, abitava in una casa di campagna a Travale, piccolo paese al confine tra la provincia di Siena e Grosseto, un posto stupendo, inutile dirlo.
Allora, come ora, abito a Colle di Val d’Elsa, quindi siamo relativamente vicini.
Come spesso accade fra chi ama la musica, ci mettemo ad ascoltare i suoi CD. Ad un certo punto ne mise uno, senza dirmi chi fosse…

Ne rimasi folgorato. Il gruppo era formato da vari musicisti, che capii subito di livello eccezionale.
Ma ciò che mi lascio senza fiato su la sonorità del primo pezzo “El Baile de la Luz”, come del resto di tutto l’album (“Al Kamar”, se non vado errato inciso nei primi anni ottanta).
Un mix di flamenco, sonorità arabe ed irlandesi. Mai sentito prima,

E su tutti un pianoforte suonato in maniera assolutamente innovativa.

Chiesi a Vanni chi fosse…Lui semplicemente mi rispose: “Mio fratello…”

Antonio Breschi.

Così l’ho conosciuto, e voglio scusarmi adesso con lui per non averlo scoperto prima.
Un genio assoluto, un musicista innovatore, inventore di un pianismo fuori dal comune
Sonorità che prima erano confinate in determinati stili grazie a lui si sono liberate da tali catene.

Non volgio scrivere niente della sua biografia. Basta fare una ricerca su google con il suo nome e troverete di che leggere per ore…

Ma Antonio è anche uno di quei musicisti così grande, così  talentuoso, che amano la musica ad un livello tale che la considerano un bene comune di tutti, come l’acqua.
In questi anni ho avuto modo di frequentarlo e di chiamarlo a suonare a Musicastrada.
Un po’ fuori dal comune lo è, devo ammetterlo, anche un po’ pazzo forse…Ma con un talento così da gestire come potrebberlo non esserlo.
Un sua caratteristica mi ha sempre colpito: la sua generosità. Personaggi come lui potrebbero anche permettersi di non dare confidenza a nessuno., Invece lui quel che ha condivide.

Giorni fa gli ho chiesto se voleva scrivere sulla nostra rubrica e lui mi ha risposto immediatamente di si, con quell’entusiasmo che trovi nei bambini ai quali chiedi se vogliono giocare!

Ecco quindi che nei prossimi giorni pubblicheremo i suoi attesi articoli. I primi tre sono estratti dal suo libro “HEYOKA, il Giullare dell’anima” (già perché è anche un ottimo scrittore). Un libro che farà “parlare” molto chi lo leggerà.
Antonio non ha peli sulla lingua. La sincerità è un suo rande pregio

Questo è un suo video, un po’ datato ma che rappresenta bene le sue sonorità

P.s: ciao Vanni. Sei un grande amico.