Carnaby Street Revisited – Band a Confronto: Soft Boys, Desperate Bycicles, Television Personalities, XTC-Dukes Of Stratosphear

Band a Confronto: Soft Boys, Desperate Bycicles, Television Personalities, XTC-Dukes Of Stratosphear

A cura di Alfredo Cristallo

Esiste un piccolo spazio nel post-punk inglese del biennio 1979-1980 che venne occupato dal revival della neopsichedelia. Sono piccoli e vivaci gruppi, spesso condannati all’anonimato che portarono un soffio d’aria fresca in un panorama soffocato dal dark-punk più cadaverico e dalla tecno-dance più meccanica, con un sound obliquo che copiava in maniera più naif quello dei Sixties.

Gli antesignani del filone sono i Soft Boys, attivi a Cambridge fin dal 1976 e guidati da Robyn Hitchcock, eccentrico cantante-chitarrista innamorato dei primi Pink Floyd. Esordirono con l’EP Give It To The Soft Boys (o Wading Through A Ventilator, dal brano guida). Imbarcato Kimberley Rew alla  chitarra, il gruppo autoincide nel 1979 A Can Of Bees (con l’ acida The Pig Worker) e poco dopo Invisible Hits infarcito di blues-rock grotteschi (Rock’n’Roll Toilet) e ballate sbilenche (Have a Heart Betty) o lascive (Let Me Put It Next To You). L’anno dopo pubblicavano il capolavoro dell’intero revival pisichedelico, Underwater Moonlight, album collage che riassumeva felicemente tutte le vestigia Sixties. Ci sono le armonie vocali dei Byrds e le schitarrate degli Stooges dietro all’anthem corale e martellante di I Wanna Destroy You e ancora il jingle jangle di Mc Guinn in Queen Of Eyes, c’è il beat degli Hollies dietro a Positive Vibrations, ci sono i Pink Floyd nel boogie Kingdom Of Love e nello strumentale You’ll Have To Go Sideaways, c’è la poetica di Barrett in I Got The Hots e quella del Reed velvetiano in Tonite, c’è il tribalismo di Hendrix in Old Pervert e i riff alla Beck in Insanely Jealous fino al gran finale mozzafiato della title-track. La chitarra schizoide di Rew è la protagonista assoluta dell’album; il registro barrettiano di Hitchcock concorre all’impressione di un sound rimasto bloccato nel tempo. Data l’indifferenza generale il gruppo si sciolse: vennero scoperti 3 anni dopo quando Underwater… venne ripubblicato e riemersero gli altri reperti della loro storia.

Uguale indifferenza colpì i Desperate Bycicles, il cui stile disadorno era tanto vicino al punk quanto alla psichedelia più dilettantesca (Sarcasm); ed era invece il frutto di una coraggiosa filosofia di autogestione. Pubblicarono un solo LP Remorse Code (1979).

Altrettanto amatoriali furono i Television Personalities che esordirono col pop-punk più incompetente (1979; Part Time Punks). In realtà erano 3 virtuosi talenti (guidati da Dan Treacy) che misero la loro (voluta) sciatteria al servizio di una rievocazione della Swinging London (The Boy In The Paisley Shirt, When Emily Cries), del flower-power (I Know Where Syd Barrett Lives, David Hockney’s Diaries) e del mod (This Angry Silence, Geoffroy Ingram) usando lo stesso cromatismo melodico del tempo e superandolo in classici pop senza tempo (Glittering Prizes, Happy All The Times alla Nick Drake). Consigliabili comunque le antologie più che gli LP.

Ma è con gli XTC che il revival diventa operazione filologica a partire dal I° LP White Music (1978) ancora pervaso da nevrosi punk ma con brani manifesto come This Is Pop. L’arte dei 2 leader Alan Partridge (chitarra, voce) e Colin Moulding (basso, voce) è definita in Drums And Wires (1979): rispolverare ritornelli del passato, assemblare i pezzi, disseminare trucchi armonici e costruire canzoncine che si muovono come moviole Sixties. I capolavori sono la satira alla Kinks di Scissor Man, il country Ten Feet Tall, Life Begins At The Hop in stile Merseybeat, il twist di Chain Of Command, l’inno alla Who Real By Reel. Su tutti il classico FM Making Plans For Nigel. Questo stile caricaturale raggiunge lo zenith su Black Sea (1980) nelle macchiette kinksiane  Sgt. Rock e Generals Majors e nelle beatlesiane Respectable Street e Towers Of London e ancora nelle psichedeliche Fly On The Wall e Senses Working Overtime su English Settlement (1982), per arrivare di LP in LP al manierismo di Skylarking (1986; Summer’s Cauldron, Grass, Meeting Place, Earn Enough For Us) grazie alla produzione sopraffina di Todd Rundgren. Gli XTC si permettono addirittura l’autocaricatura con lo pseudonimo di Dukes Of Stratosphear che li vede tuffarsi nell’antiquariato psichedelico dell’EP 25 O’Clock (1985; la title-track, What In The World, The Mole From Ministry) e dell’album Psonic Psunspots (1988; con la memorabile Vanishing Girl). Tutta la carriera degli XTC si è svolta nel recupero di melodie dimenticate e nel loro riciclo commerciale al fine di costruire il brano pop perfetto: con loro l’opzione revivalistica diventa classicità.

The Soft Boys – I Wanna Destroy You XTC – Life Begins At The Hop