Come muore una Rockstar I delitti-rock di Ezio Guaitamacchi e Carlo Lucarelli

Come muore una Rockstar I delitti-rock di Ezio Guaitamacchi e Carlo Lucarelli

A cura di Laura Martini

La faccia nascosta della luna. Storie di delitti e misteri tra musica, cinema e dintorni di Carlo Lucarelli

Questa volta mi è capitato sotto mano non un libro, ma due. Stesse storie, stessi personaggi, ma stili diversi, e perciò, come Alfredo fa nelle sue rubriche, dove band si confrontano una con l’altra, lo stesso farò io con questi due libri che hanno ispirato altrettante trasmissioni tv. Ezio Guaitamacchi e Carlo Lucarelli si confrontano a colpi di morti, misteri e delitti rock. Cos’è successo quella notte, nel bagno di quella camera d’albergo dove Michael Hutchence è stato trovato nudo, vicino a una cintura, morto? E che cosa ci potrebbero raccontare i muri della stanza 100 del Chelsea Hotel, o la serra di casa Cobain? Che cosa lega il giovane Holden a John Lennon?

Domande le cui risposte, assai curiose e affascinanti, alimentano leggende metropolitane, nutrono il ricordo e rendono immortale la fama e il successo di tanti cantanti e musicisti che per volontà loro, o altrui, se ne sono andati da protagonisti, spesso vittime del loro stesso successo.

Il primo, con Delitti rock, ci racconta con piglio giornalistico le storie che hanno messo fine alla vita di tante rock star “da Robert Johnson a Michale Jackson; 200 indagini sulla scena del crimine”, come recita il sottotitolo, e non ci risparmia dettagli, foto, documenti, in un ordinato diario di sangue, mentre il secondo ci fa entrare in un film dove cantanti, attori, spacciatori e santoni la fanno da protagonisti. Ammetto che mi sono lasciata influenzare dal primo impatto, dalla frase “questa è la versione divertente del primo” che ha accompagnato l’arrivo di La faccia nascosta della luna” di Carlo Lucarelli nelle mie mani, però è vero: Lucarelli racconta le stesse cose, anzi un po’ meno, visto che la lista degli episodi è più breve,  ma le avvolge in quell’alone di mistero che tanto ci piace sentire quando si legge del club dei 27, di Bertrand Cantat, cantante dei Noir Désir, o di Luigi Tenco. Le storie scivolano sulle pagine lasciando la loro scia di sangue e di stupore, perchè certe volte davvero la realtà supera la fantasia e fa sembrare eventi reali spezzoni di film. Non ci sono solo cantanti, ma anche attori e musicisti di ogni tipo, tutti accomunati dalla stessa tragica fine. A favore di Guaitamacchi va però detto che la sua è una ricerca ampia e curiosa. Meno scorrevole e divertente da leggere, ma sicuramente più ricca per chi ha voglia di nutrirsi di storie tragiche e coinvolgenti. Si scoprono storie spesso dimenticate, storie che hanno cambiato non solo la vita di chi le ha superate indenne, ma anche, e soprattutto, il panorama musicale e culturale di epoche e generi musicali. Indipendentemente da quale dei due libri si decida di sfogliare, leggendo leggendo ci si lascia prendere dagli intrighi, tanto da rimanere male quando si legge che la causa della dipartita è stato un banale, quanto mortale, incidente o malore sul quale non c’è alcuna congettura da fare. Ma siamo sicuri che sia poi così semplice la soluzione?

Iscriviti alla newsletter di Musicastrada

Gli autori:

Ezio Guaitamacchi: critico musicale, autore radio-televisivo, direttore del mensile Jam e ideatore del Master in Giornalismo e Critica Musicale (CPM), ha curato i volumi 100 dischi ideali per capire il Rock e 1000 canzoni che ci hanno cambiato la vita. È autore inoltre del volume Peace&Love, sulla psichedelica californiana, e del saggio Figli dei fiori, figli di Satana, dedicato agli eventi che hanno sconvolto l’estate del 1969.

 

 

 

 

 

Carlo Lucarelli: vive tra Mordano e San Marino. Le sue opere sono tradotta in piú lingue e sono oggetto di versioni cinematografiche e televisive, tra cui la serie L’ispettore Coliandro e il ciclo dedicato al commissario De Luca.

Conduce da alcuni anni in Tv Blu notte, la fortunata trasmissione dedicata a casi misteriosi e insoluti, o ad aspetti in ombra della storia italiana.

 

 

 

 

 

La Scheda dei libri:

Titolo: Delitti rock. Da Robert Johnson a Michael Jackson: 200 indagini sulla scena del crimine.

Autore: Ezio Guaitamacchi

Casa Editrice: Arcana, 2010

Pagine: 462

Prezzo: 18,50 euro

 

 

 

Titolo: La faccia nascosta della luna. Storie di delitti e misteri tra musica, cinema e dintorni.

Autore: Carlo Lucarelli

Casa Editrice: Einaudi, 2009

Collana: Stile libero. Big.

Pagine: 223 pagine

Prezzo: 17 euro

leggi anche…

Gli Ultimi Articoli

un articolo a caso

  • Magazine9 Dicembre 2020
    Ivano Fossati, il cavaliere di specchiIvano Fossati, il cavaliere di specchi 9 Dic 2020 RUBRICA letteratura in musica  A cura di Fabrizio Bartelloni “Congratulatevi con me, signori miei, ché non sono più Don Chisciotte della Mancha, ma Alonso Quijano a cui i retti costumi meritarono il soprannome di Buono. Ormai sono nemico di Amadigi di Gaula e di tutta l’infinita caterva della sua stirpe; ormai mi sono odiose tutte le storie profane della cavalleria errante; ormai riconosco la mia stoltezza e il pericolo a cui mi ha esposto l’averle lette; ormai, per misericordia di Dio, avendo imparato a mia spese, le detesto” Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui Bisogna aspettare l’ultimo capitolo del secondo libro dedicato all’hidalgo dalla triste figura – quello che Cervantes si decise a scrivere per offrire ai lettori una versione “ufficiale” sulle sorti del suo cavaliere che prendesse il posto dei numerosi testi apocrifi che avevano fatto seguito al primo, e in teoria unico, volume – per scoprire il vero nome di Don Chisciotte della Mancha. Soltanto nel momento in cui il suo eroe rinsavisce, ripudia le storie cavalleresche e ritorna a una normalità che precede di poche ore la morte, l’autore decide di restituirgli anche la sua identità, come se volesse anch’egli abiurare, per quella via, le tragicomiche peripezie a cui l’ha costretto mentre era ostaggio della follia. È questo che Ivano Fossati non gli perdona. E così nel suo album Discanto (1990), una delle gemme più preziose della sua discografia, offre l’opportunità ad Alonso Chisciano – scritto proprio così, nella versione italianizzata delle traduzioni d’antan – di rendere una confessione che si trasforma a poco a poco in un vero e proprio j’accuse nei confronti del suo creatore. Ispirato dal testo della poetessa Anna Lamberti Bocconi, infatti, il cantautore genovese, con la sua Confessione di Alonso Chisciano, non solo omaggia il personaggio più famoso della letteratura spagnola, ma gli dona la voce necessaria a intonare il suo controcanto, o appunto il suo discanto, e replicare al tema principale, ribellandosi finalmente al destino scelto per lui dall’ “ingegnoso narratore” iberico. Lo fa evocando in sequenza, anche attraverso una modulazione e un adattamento di parole ed espressioni iconiche dello stesso Cervantes, atmosfere, situazioni e personaggi del romanzo, dal fido Ronzinante sempre a corto di biada al curato e il barbiere, simboli dell’ordine costituito del villaggio violato da Don Chisciotte con la sua diserzione dalla normalità, ma lo fa soprattutto incarnando di fatto la figura di quel “cavaliere di specchi” che restituisce ad Alonso Quijano l’immagine di ciò che è diventato, o meglio di ciò che è tornato ad essere. Iscriviti alla newsletter di Musicastrada È questo riconoscersi savio e in sé che innesca prima il suo lamento e arma dopo la sua invettiva. “Come hai potuto pensare di cambiarci la strada?”, “Come hai potuto spogliarmi proprio adesso?” domanda al suo creatore, colpevole di averlo ricondotto, in nome della morale e contro la sua volontà, alla vergogna e allo spavento della normalità eterna, a quella realtà conosciuta, sicura, priva di mistero e di avventura che certo si può far finta di accettare, ma che priva della vita. Quella vita che aveva ritrovato in mezzo alla latta dell’armatura e ai legni di armi improvvisate, tra le “carambole di fantasmi” e i “pezzi di temporale”, sul palcoscenico di quel teatro della follia dove ogni emozione va in scena senza maschere e costumi e regala al primattore una sconfinata libertà. Mi hai regalato la vita, sembra insomma dire il personaggio al suo autore, le hai dato un senso privandomi del senno, e adesso me la togli, restituendomi una ragione che è preludio della morte e a cui fanno inevitabilmente eco il desiderio e la tentazione di continuare “solo e senza corpo a scornarmi con il vento”. leggi anche… L’anno Sabbathico Fuoriusciti 13 dei Black SabbathMagazineTechno-genialate – Li avete sentiti questi?: Aphex TwinMagazineIl Pistoia Blues varca la soglia degli anta e si concede un’edizione senza precedentiMagazineQuella salsa elettrica…Via col vento (anche se a volte ritornano) gli OFF!Magazine Go back to WEZ!!! Gli Ultimi Articoli Francesco De Gregori, il Principe sopra le nuvole. Lucio il marinaio Il “cammino” inesorabile dei The Black Keys Garrincha intervista David Bromberg per WEZ Gli Avengers di Perugia! LIZI AND THE KIDS Go Hard Or Go Home Paolo Conte e Jeeves, incontro tra due dandy La muta dei Reese…questo il nuovo singolo: Mirror of Weakness Secondo singolo per i Death of a Legend: Beyond Thunderdome MALJE “Jewels” UNA MERAVIGLIOSA VOCE IN EQUILIBRIO FRA VARI STILI Tonno, normalità in controtendenza: intervista semiseria alla band emergente di Firenze Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui un articolo a caso Magazine13 Luglio 2012Neopsichedelici a Liverpool – Band a confronto: Echo and the Bunnymen, Teardrop Explodes, Wah !Band a confronto: Echo and the Bunnymen – Teardrop Explodes – Wah ! A cura di Alfredo Cristallo La neopsichedelia inglese s’impose alla fine degli anni ’70 come risposta alla fredda nevrastenia del post punk e al ritualismo lugubre del dark. Liverpool fu la culla del genere: a sorpresa, poiché la città sulla Mersey, rimasta immune sia dal punk che dal post punk, si cullava ancora sulle passate glorie beatlesiane. Tuttavia proprio da lì provennero i futuri leader dei gruppi che sarebbero stati capofila del genere. I Crucial Three sono un gruppo ignoto ai più (e d’altra parte scrissero solo 2 brani) ma avevano in formazione Andy McCulloch, Julian Cope e Pete Wylie. Il primo di questi si unì ai primi del 1979 al chitarrista Will Sargeant per formare gli Echo And The Bunnymen e pubblicare l’anno dopo Crocodiles. Nonostante le liriche angosciate e i toni sinistri, il gruppo era in realtà influenzato dal chitarrismo anti-blues dei Television e dalla psichedelia Sixties a cui McCulloch aggiungeva la sua voce solenne a metà fra Sinatra e Morrison. Le tipiche progressioni strumentali allucinogene (Do It Clean), jingle jangle e raga (Stars Are Stars, Monkeys) insieme alle trenodie distorte di Rescue e Going Up e all’incubo apocalittico di Pictures On My Wall coniarono uno stile che semplicemente prima non esisteva: affine ai Joy Division ma non depresso, celebrativo più che sfiduciato o tragico. La consacrazione arrivò con l’album successivo Heaven Up Here (1981), forte di un sound atmosferico, maestoso (Over The Wall, No Dark Things) e ipnotico (A Promise) scheggiato dalla chitarra abrasiva di Sargeant (Show Of Strenght) e reso ora epico (All I Want, la title-track) ora fiabesco (All My Colours) dal canto implorante di McCulloch. Ancora meglio fece il terzo Porcupine (1983; secondo nelle charts inglesi) che riluceva dei cromatismi più caleidoscopici (The Cutter, Back Of Love) e di una fredda purezza alpina (Gods Will Be Gods). La gloria che il gruppo aveva così accanitamente cercato arrivò con Ocean Rain (1984):  i melodrammi di Seven Seas, Thorn Of Crowns e soprattutto The Killing Moon furono l’ultimo tentativo di opporsi alla concorrenza (artistica e di successo) degli U2, prima di convertirsi al pop da classifica. Julian Cope fondò nel 1979 i suoi Teardrop Explodes che esordirono per la Zoo (la locale label indie) con i bizzarri singoli Sleeping Gas e Bouncing Babies. Distanti anni luce dai toni vagamente minacciosi (e a volte pomposi) dei Bunnymen, la musica dei Teardrop era semmai più reminiscente della psichedelia americana successiva alla British Invasion, quella resa famosa dalla mitica compilation Nuggets (del 1972)per intenderci. La musica del primo LP Kilimanjaro (1980), propulsa da fiati funky, ritmi disco e tastiere squillanti (David Balfe cofondatore della Zoo) si connotava per le sue strutture melodiche deviate (come se Eno avesse prodotto i Doors), le atmosfere lussureggianti di Reward, Poppies e Treason e le arie più visionarie (When I Dream). Il manierismo sperimentale di Cope si ripresentò in Passionate Friends e The Great Dominions,  i brani migliori dell’album Wilder (1981). Dopodiché i Teardrop ormai diventato gruppo spalla di Cope si sciolsero durante le registrazioni del terzo LP. Rimasto solo Cope, divenne protagonista di una delle carriere più geniali e sregolate della storia del rock ma capace di firmare LP capolavoro come World Shut Your Mouth e Fried(1984),  sospesi fra poesia, acid-rock, progressive e ritornelli impeccabili. Peter Wylie, il meno fortunato della triade è noto per i suoi Wah ! (o Mighty Wah ! oppure Wah ! Heat oppure Shambeko Say Wah ! ecc. ecc.) titolare di hit eccentrici (Better Scream, 7 Minutes To Midnight), a volte simili al mod punk (Remember) ma sempre arrangiati con squillanti clangori (7000 Names Of Wah) e interminabili crescendo (Wind Up, Some Say). I brani di Wylie sono spesso memorabili; purtroppo non avendo la fortuna di chiamarsi Lennon o McCartney non è diventato famoso come loro. Echo And the Bunnymen – The Killing Moon Teardrop Explodes – Passionate Friend Wah ! – The Seven Thousand Names of Wah! [...] TUTTE LE RUBRICHE TOP FIVE | LETTERATURA IN MUSICA | STORIE DI MUSICI E MUSICA | VIA COL VENTO | OK IL PEZZO E’ GIUSTO | LI AVETE SENTITI QUESTI | BAND A CONFRONTO | LE PEGGIORI MAI SENTITE | PENSIERI IN MUSICA | CONSIGLI PER L’ASCOLTO | SARANNO FAMOSI? | LA PAROLA AI MUSICISTI | IO C’ERO | IO CI SARO’ | IL DIARIO DI MUSICASTRADA | DISCOVERY | FUORIUSCITI | LIFE ON MARRS | MIGLIORARE SUL LUNGO PERIODO | LO SAPEVATE? | DIETRO LE QUINTE CON ascolta Un assaggio dalla selezione settimanale di Gianluca De Vito Franceschi Messages From The Resonator by Globular & Geoglyph Iscriviti alla newsletter di Musicastrada news musicastrada “Yemule Muladdiwen” fuori il secondo singolo dei Fanfara Station Musicastrada Gospel Festival 2021: il 20 e 21 dicembre il Gospel arriva nei borghi toscani Musicastrada al Womex dal 23 al 31 Ottobre 2021 a Porto Portogallo E’uscito “NAGRAN” nuovo singolo dei Fanfara Station Musicastrada Festival 2021 dal 14 Luglio all’8 Agosto in Toscana In arrivo WEZ la webzine di musicastrada musica pensieri parole in libertà! SuRealistas e Baro Drom Orkestar al “GO ON! Giotto Jazz Festival & Etnica” Fanfara Station Official Showcase Artist @ Womex Digital Edition 2020 Healthy Weight loss E’ uscito RITMO ANIMAL il terzo disco dei SuRealistas Musicastrada Festival nella prima rete italiana di Dolce Vita Festival che puoi sostenere con l’ART BONUS Fotografando la Musica 2019 | XVI anno | I vincitori e i partecipanti Musicastrada al Ment di Ljubljana dal 5 al 7 febbraio 2020 SuRealistas showcase ufficiale Pin Music Conference & Showcase a Skopje Musicastrada al Linecheck 19 > 24 Novembre 2019 Milano [...]

TUTTE LE RUBRICHE

Iscriviti alla newsletter di Musicastrada

news musicastrada