Dal Giardino Sonoro al Canzoniere – Io c’ero: Il Concerto di Chris Cornell al Teatro dell’Opera di Firenze

Io C’ero – Il Concerto di Chris Cornell al Teatro dell’Opera di Firenze

A cura di Stefania Bacherini

Frontman di una delle band protagoniste del Seattle sound, voce dal trionfo di ottave, e ultimo ma non meno importante, proprio un gran bel pezzo di ragazzo.
Ma dico, ha bisogno di presentazioni Chris Cornell!?!

Certo ammetto che non siano passate alla storia le sue mosse di bacino nel video “Part of me” ma ad una rockstar si può concedere anche qualche momento di debolezza, soprattutto quando deve far i conti con l’età, qualche ruga, qualche filo bianco nei capelli.

Dagli anni ’90 ne ha fatta di strada: dalla ribalta alla scena rock mondiale e recente reunion con i Soundgarden, al progetto Temple of the dog con i colleghi Pearl Jam, alla rinascita dalle ceneri dei Rage Against the Machine con gli Audioslave.  Non si fa mancare nemmeno la carriera da solista e pubblica nel 1999 “Euphoria morning”: acclamato dalla critica ma non altrettanto dal pubblico. L’avevamo lasciato nel 2009 con Scream prodotto da Timbaland e incline al pop elettronico. Da questa caduta di stile loffia e imbarazzante ci chiedevamo cosa ne sarebbe stato del buon vecchio leone del grunge. La risposta arriva nel 2011 con “Songbook”, un lavoro che raccoglie il meglio della sua produzione con i Soundgarden, gli Audioslave e i Temple of The Dog.

Sedici brani comprese due cover e “The Keeper”, traccia presente nella colonna sonora del film “Machine Gun Preacher”. Un “meglio di” a cui fa seguito il tour in compagnia della fidata compagna (sto parlando ovviamente della chitarra). Dopo aver fatto prendere un coccolone ai fan per uno scomodo virus intestinale, dovuto forse ad un’indigestione “da cucina italiana”, non ha tradito il famelico udito degli spettatori fiorentini e non. Una performance che ha saputo emozionare gli spettatori grazie alla straordinaria voce di Cornell e grazie anche alla sua capacità di coinvolgere il pubblico in un trionfo di empatia collettiva.
Una scaletta ineccepibile che ha ripercorso pezzi storici come “Spoonman”, “Fell on black days”, l’immancabile “Black hole sun” sostenuta da un pubblico in delirio e “Like a stone”.  Accarezza la pelle l’introduzione del brano dedicato ad Andrew Wood: esplode con furore mistico “Call me a dog” e poi ancora, sempre dall’album perla Temple of the dog, ci regala “Hunger strike” di cui si sente un po’ la mancanza della voce profonda di Eddie Vedder. Pesca anche due cover dal repertorio degli Zeppelin, “Thank you” e dei Beatles, “Strawberry fields forever”.

E il pubblico ringrazia. Ringrazia anche Firenze che fa capolino dalla cavea del Teatro dell’Opera. Basta allungare la mano e sembra di toccarla.

Chris Cornell – Black Hole Sun