Dalla Russia al Canada con fermata a Berlino. Ecco chi è la ragazza cinese - Li avete sentiti questi? Chinawoman

Dalla Russia al Canada con fermata a Berlino. Ecco chi è la ragazza cinese – Li avete sentiti questi? Chinawoman

A cura di Milena Gaglioti

Per chi non la conoscesse, a dispetto del suo nome d’arte, Chinawoman é una cantautrice canadese di origini russe, Michelle Gurevich, che da qualche anno fa base a Berlino per motivi logistici, perché é in Europa, e specialmente nell’Est Europa, che ha il suo maggior seguito.

Influenzata dai cantautori sovietici, francesi e italiani degli anni ’70 presenti nella collezione di dischi dei suoi genitori, la musica di Chinawoman é definita slowcore, un sottogenere dell’indie-rock caratterizzato da ritmi lenti e arrangiamenti minimali.

Testi estremamente sinceri che celebrano la vita in modo tragicomico, cantati con una voce ipnotica e sensuale e tono melodrammatico, accompagnati da beats creati al computer, chitarre e tastiere, danno vita ad una musica nostalgica e decadente, dark e teatrale.

Un approccio cinematografico che si ritrova anche nei suoi video, che lei stessa realizza. Prima di passare alla musica, infatti, Michelle ha lavorato per anni nell’industria cinematografica come editor e realizzato alcuni cortometraggi, finché non ha concluso che scrivere canzoni era per lei più facile ed economico.

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I primi due album li ha prodotti e registrati nella sua camera. Ha poi conquistato visibilità tramite MySpace, nel 2005. Da qui ha cominciato ad esibirsi cantando e suonando lei stessa chitarra e tastiere, prima di affidarsi ad una band.

La prima canzone scritta e pubblicata é stata I Kiss The Hand of My Destroyer, contenuta nell’album di debutto Party Girl (2007), seguito dal singolo Russian Ballerina (2008) (nella realtà sua madre), da Show Me The Face (2010) e dal singolo To Be With Others (2012).

Il 24 febbraio uscirà il nuovo album Let’s Part In Style.  Questo é il video del primo singolo estratto: Goord Times Don’t Carry Over.

Buon ascolto!

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    Questione di riff – Pensieri in MusicaNuovi pensieri, nuova rubrica. Spazio a commenti, pensieri, parole, opere e omissioni che riguardano a 360° il campo della Musica. Mandateci i vostri “Pensieri in musica” a questo indirizzo: redazione@musicastrada.it A cura di Roberto Italiani Qualche giorno fa stavo comodamente seduto in auto bloccato nel traffico e in testa mi stava risuonando une dei riff più belli della storia del rock. Arrivato casa ho dovuto subito andare a ricercare qual vecchio vinile e metterlo su, altrimenti non me lo sarei più levato dalla testa. E’ un riff potente, che spacca e ti mette una carica addosso come non altri. Sto parlando di “Burn” dei Deep Purple. Quando il pezzo parte quello che ti assale è puro orgasmo; potenza e velocità si intersecano con il sublime tappeto dell’hammond del genio di John Lord che culminerà in un assolo a detta di molti “il più bello della storia del rock”, e dall’intreccio di voci di Coverdale e Hughes che danno quella intensità e calore generando un pezzo che è lava pura: brucia! E poi quel riff strepitoso; con la testa dico che questo loop è secondo solo a “Smoke on the water”, ma con la pancia dico che è il più bello in assoluto tanto è semplice quanto efficace.  Questa è la maintrack che dà il titolo all’album del 1974, della serie: come avere quasi 40 anni e non sentirli affatto! E pensare che questo album e di conseguenza questo pezzo è nato come prova del 9 per i Deep Purple; ovvero il gruppo l’anno prima si trovò di fronte all’abbandono volontario del cantante storico Ian Gillan (quello di Smoke on the Water e gli urli di Child in time) e del bassista Roger Glover per contrasti interni, lasciando Blackmore e co. orfani di questi 2 pezzi da 90. La scommessa fu quella di reclutare un meno conosciuto bassista-cantante, Glen Huges e uno sconosciutissimo (allora) David Coverdale; certo che i Deep Purple venivano dal successo planetario con Live in Japan e dopo questo rimpasto il gruppo è chiamato alla prova della verità, insomma un incognita! Sicuramente Gillan e l’amico Glover si saranno mangiati le mani perché Burn è uno dei prodotti migliori dei Purple, un must, un disco che non deve mancare nella vostra collezioni di dischi insomma, non solo per la sopracitata e osannata “Burn” ma anche per altre tre o quattro tracce che hanno lasciato il segno vedi “Mistreated”, “You fool no one” ecc. Un disco che esula dall’heavy metal puro e duro, infatti è più un mix di rock/blues/metal/funky soul quindi chi non lo conoscesse ancora non si aspetti un disco alla “Machine Head” per intenderci, ma è proprio questo quello che poi negli anni a seguire caratterizzerà i Deep Purple e che porterà fama a Coverdale. Ora, molti di voi potranno dire: “parlando di riff epocali come fai a non citare I Rolling Stone, o i Guns n’ Roses e chi più ne ha più ne metta..”, beh…sfido chiunque a trovarne uno più trascinante di questo! Allora senza indugi sia aperto il dibattito… Deep Purple – Burn [...]

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