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Donna psicolabile ai tropici di Berlino Discovery Psycho Tropical Berlin dei La Femme

Una nuova, immancabile, rubrica: DISCOVERY. Solo per il vostro piacere, la nostra redazione attraverserà uno stargate musicale, si lancerà nello spazio-tempo dei dischi meno conosciuti (o comunque non così famosi), li scoverà e li recensirà. Un modo per proporvi nuovi interessanti ascolti oppure dischi da evitare accuratamente. Lo faremo naturalmente alla nostra maniera, ma se anche voi desiderate lanciarvi in una recensione o proporci dei dischi da valutare, avete l’’opportunità di farlo commentando in calce questo articolo o scrivendoci a questo indirizzo: redazione@musicastrada.it

Discovery: “Psycho Tropical Berlin” dei La Femme
Artisti: La Femme
Album: Psycho Tropical Berlin
Realizzato nel: 2013

LA RECENSIONE DI ALFREDO CRISTALLO:
La Femme sono un sestetto di Biarritz (5 ragazzi e 1 ragazza):  look androgino e alieno e  un’opera prima che rinnova i fasti degli Stereolab ed è un mix di cocktail lounge anni ’60, tessiture motorik alla Neu !, pastiches assurdiste alla B’52’s, recitato lapidario/chic + una spruzzata di hip hop alla Le Tigre. Ritmi serrati e martellanti squarciati da riff supersonici e droni di organo da far invidia a Devo e Chrome,  si alternano a fasi di stasi lisergica. Party music e  new pop in parti uguali, citazioni pulp comprese nel prezzo.

VOTO 7+

LA RECENSIONE DI MILENA GAGLIOTI:

Ostico al primo ascolto, ipnotizzante al secondo, piacevole al terzo.  L’album d’esordio dei La Femme é un concentrato di surf e psichedelia, elettropop e punk-rock. Sarebbe stata la colonna sonora perfetta per un film d’azione (francese) anni ’70. Très chic!

VOTO 7,5

LA RECENSIONE DI ROBERTO ITALIANI:

Piacevolmente sorpreso da questo gruppo e da questo disco d’esordio. Sorpreso perché non avevo mai sentito un miscuglio di generi in una produzione: new wave, garage, psichedelia, 60’s con influssi elettronici. Insomma un gruppo che suona molto retrò. Piacevole.

VOTO 7

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LA RECENSIONE DI LAURA MARTINI:

Album particolare, che non si gusta appieno al primo ascolto, ma che ha bisogno di qualche “play” in più per farsi apprezzare. Più si ascolta, più piace, o comunque ipnotizza a un punto tale che, anche se non è il proprio genere musicale preferito, come nel mio caso, si sente comunque volentieri. Amo come la lingua francese sappia essere musicale senza essere banale o scontata, ed è anche per questo che i La Femme sanno come farsi ricordare. La musica è un miscuglio di generi amalgamati con cura in modo così ben calibrato che le canzoni scivolano via una dopo l’altra quasi come se non ci fosse una vera interruzione tra i vari breni. Ideale come musica di sottofondo, che accompagna senza essere invadente ma nemmeno anonima.

VOTO 6,5

LA RECENSIONE DI ZAZOU:

Pensate all’abominevole dottor Phibes che placata la sete di vendetta e dismessi i panni dell’eroe negativo si ritira sulla costa francese, digiamo a Biarritz, e che con Frankenstein Dracula e Barbarella mette su una band. Ora chiedetevi: che cosa potrebbe suonare questa così variegata compagnia? Per averne un’idea ascoltatevi Psycho Tropical Berlin (2013) titolo programmatico del primo album del combo francese La Femme, gli stessi che qualche hanno fa pubblicarono Le Podium #1 (2011) la cui copertina ricalcava L’origine del mondo di Coubert.
Psycho Tropical Berlin è un album organico le cui fondamenta poggiano su un reticolo ritmico teutonico e sulle quali organiture lisergiche e chitarre sixties si mescolano a echi di circensi e luna park, a interludi di colonne sonore di b-movie. Si va da un anthem per surfisti (Sur la planche 2013) a un invito a boicottare i taxi in favore dei bus (Antitaxi) a tetraggini esoteriche (Hypsoline) per finire in un saloon su margine dell’inferno (From Tchernobyl With Love). Pop with attitude.

VOTO 8+

LA RECENSIONE DELLO SPA:

Ossessivo. Pare che i La Femme abbiamo fagocitato un antipastino di Noir Desire, un primo abbondante di Go Team!, un contorno di Air e un dessert di Stereolab e che, alla fine di questo pasto sonoro, abbiano rigettato “Psycho Tropical Berlin”. Un disco da sentire in apnea, anche sotto il livello del mare adeguatamente muniti di cuffie waterproof. Nasconde, infatti, sia perle che scorfani di canzoni. Vario, rumoroso, incalzante, barocco ed essenziale allo stesso tempo. Alcuni brani potrebbero benissimo finire nello studio di uno psicologo ed essere usati per facilitare una terapia di ipnosi. Piacevole, però dubito che lo farei girare all’infinito nello stereo di casa.

VOTO 7-

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