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Donna psicolabile ai tropici di Berlino Discovery Psycho Tropical Berlin dei La Femme

Una nuova, immancabile, rubrica: DISCOVERY. Solo per il vostro piacere, la nostra redazione attraverserà uno stargate musicale, si lancerà nello spazio-tempo dei dischi meno conosciuti (o comunque non così famosi), li scoverà e li recensirà. Un modo per proporvi nuovi interessanti ascolti oppure dischi da evitare accuratamente. Lo faremo naturalmente alla nostra maniera, ma se anche voi desiderate lanciarvi in una recensione o proporci dei dischi da valutare, avete l’’opportunità di farlo commentando in calce questo articolo o scrivendoci a questo indirizzo: redazione@musicastrada.it

Discovery: “Psycho Tropical Berlin” dei La Femme
Artisti: La Femme
Album: Psycho Tropical Berlin
Realizzato nel: 2013

LA RECENSIONE DI ALFREDO CRISTALLO:
La Femme sono un sestetto di Biarritz (5 ragazzi e 1 ragazza):  look androgino e alieno e  un’opera prima che rinnova i fasti degli Stereolab ed è un mix di cocktail lounge anni ’60, tessiture motorik alla Neu !, pastiches assurdiste alla B’52’s, recitato lapidario/chic + una spruzzata di hip hop alla Le Tigre. Ritmi serrati e martellanti squarciati da riff supersonici e droni di organo da far invidia a Devo e Chrome,  si alternano a fasi di stasi lisergica. Party music e  new pop in parti uguali, citazioni pulp comprese nel prezzo.

VOTO 7+

LA RECENSIONE DI MILENA GAGLIOTI:

Ostico al primo ascolto, ipnotizzante al secondo, piacevole al terzo.  L’album d’esordio dei La Femme é un concentrato di surf e psichedelia, elettropop e punk-rock. Sarebbe stata la colonna sonora perfetta per un film d’azione (francese) anni ’70. Très chic!

VOTO 7,5

LA RECENSIONE DI ROBERTO ITALIANI:

Piacevolmente sorpreso da questo gruppo e da questo disco d’esordio. Sorpreso perché non avevo mai sentito un miscuglio di generi in una produzione: new wave, garage, psichedelia, 60’s con influssi elettronici. Insomma un gruppo che suona molto retrò. Piacevole.

VOTO 7

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LA RECENSIONE DI LAURA MARTINI:

Album particolare, che non si gusta appieno al primo ascolto, ma che ha bisogno di qualche “play” in più per farsi apprezzare. Più si ascolta, più piace, o comunque ipnotizza a un punto tale che, anche se non è il proprio genere musicale preferito, come nel mio caso, si sente comunque volentieri. Amo come la lingua francese sappia essere musicale senza essere banale o scontata, ed è anche per questo che i La Femme sanno come farsi ricordare. La musica è un miscuglio di generi amalgamati con cura in modo così ben calibrato che le canzoni scivolano via una dopo l’altra quasi come se non ci fosse una vera interruzione tra i vari breni. Ideale come musica di sottofondo, che accompagna senza essere invadente ma nemmeno anonima.

VOTO 6,5

LA RECENSIONE DI ZAZOU:

Pensate all’abominevole dottor Phibes che placata la sete di vendetta e dismessi i panni dell’eroe negativo si ritira sulla costa francese, digiamo a Biarritz, e che con Frankenstein Dracula e Barbarella mette su una band. Ora chiedetevi: che cosa potrebbe suonare questa così variegata compagnia? Per averne un’idea ascoltatevi Psycho Tropical Berlin (2013) titolo programmatico del primo album del combo francese La Femme, gli stessi che qualche hanno fa pubblicarono Le Podium #1 (2011) la cui copertina ricalcava L’origine del mondo di Coubert.
Psycho Tropical Berlin è un album organico le cui fondamenta poggiano su un reticolo ritmico teutonico e sulle quali organiture lisergiche e chitarre sixties si mescolano a echi di circensi e luna park, a interludi di colonne sonore di b-movie. Si va da un anthem per surfisti (Sur la planche 2013) a un invito a boicottare i taxi in favore dei bus (Antitaxi) a tetraggini esoteriche (Hypsoline) per finire in un saloon su margine dell’inferno (From Tchernobyl With Love). Pop with attitude.

VOTO 8+

LA RECENSIONE DELLO SPA:

Ossessivo. Pare che i La Femme abbiamo fagocitato un antipastino di Noir Desire, un primo abbondante di Go Team!, un contorno di Air e un dessert di Stereolab e che, alla fine di questo pasto sonoro, abbiano rigettato “Psycho Tropical Berlin”. Un disco da sentire in apnea, anche sotto il livello del mare adeguatamente muniti di cuffie waterproof. Nasconde, infatti, sia perle che scorfani di canzoni. Vario, rumoroso, incalzante, barocco ed essenziale allo stesso tempo. Alcuni brani potrebbero benissimo finire nello studio di uno psicologo ed essere usati per facilitare una terapia di ipnosi. Piacevole, però dubito che lo farei girare all’infinito nello stereo di casa.

VOTO 7-

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    Elvis di Taï-Marc Le Than e Rébecca DautremerElvis di Taï-Marc Le Than e Rébecca Dautremer 13 Giu 2012 RUBRICA laura martini letteratura in musica  A cura di Laura Martini Chi dice che un libro deve essere fatto di tante parole? Talvolta i disegni, come la musica, sanno trasmettere e dire di più. Questa volta ho scelto un volume illustrato, un libro che a prima vista potrebbe essere per ragazzi, ma che sa parlare a tutte le età, anzi, forse più si è grandi più si apprezza la poesia dei suoi disegni eleganti e nostalgici, delle sue atmosfere ovattate e sabbiose, come solo il deserto del Nevada sa essere, nonostante le mille luci di Las Vegas. Le figure leggere, le inquadrature cinematografiche e le frasi brevi di Taï-Marc Le Than e Rébecca Dautremer ci portano in un mondo di colori, suoni ed emozioni che solo il disegno e la poesia sanno ricreare in poche pagine. Amo i libri illustrati per questo, perchè sanno parlare anche a chi non sa leggere. Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui Questa è la storia di un ragazzo, di un ragazzo povero del Missisippi, che da bambino ricevette un regalo che gli avrebbe cambiato la vita: una chitarra. E’ da questo momento magico che si dipana la breve ma intensa storia di un ragazzo che suonava per le strade della sua città per poi decidere di partire con la sua cadillac rosa, rosa confetto, attraverso l’America per raggiungere la luminosa Las Vegas in cerca di fortuna, di successo e dell’amore che avrebbe ispirato la sua canzone più bella, una canzone per Priscilla. E sembra quasi di sentirla la sua musica, mentre viaggia con i capelli al vento per le strade sconfinate dell’America. Il più grande concerto di tutti i tempi lo consacrò, incoronandolo re, nel suo bell’abito bianco. Da quel giorno si lasciò andare al suo sogno dimenticandosi da dove veniva e “mentre accarezzava la sua tigre bianca sulla testa pensò: «Ho trovato davvero quel che cercavo nella città dalle mille luci?»”. Fu così che un mattino, mentre i neon e i casinò finalmente dormivano, riprese la sua cadillac per ripartire verso ovest. Si dice che sia arrivato fino a una immensa spiaggia e che, rapito dal dolce rumore delle onde, sia diventato parte di essa. Si racconta anche che sia tornato a casa, nel suo piccolo paese, dove suona le sue canzoni per le persone che ama. Iscriviti alla newsletter di Musicastrada Si raccontano tante cose, si racconta che sia morto, ma anche che sia ancora vivo, nascosto da qualche parte, e c’è chi scommette che si rifarà vivo entro la fine del 2012, prima che il mondo cessi di esistere. Si racconta che mangiasse scoiattoli alla brace, che ingerisse tante calorie, troppe anche per un elefante. Si raccontano tante storie su di lui, ed ognuna di queste ha aggiunto un po’ di mistero alla vita e alla morte di uno dei miti più grandi della musica, Elvis. “Un giorno Elvis sorprese la mamma che piangeva in silenzio nella sua camera. Allora, presa la chitarra, le cantò una canzone.La mamma si asciugò le lacrime e gli sorrise.Elvis si disse che la musica era una bella cosa.” Gli autori: Rebecca Dautremer è nata a Gap nel sud della Francia nel 1971. Dopo varie esperienze come illustratrice, ha cominciato a pubblicare libri di grande successo anche come autrice. Vive a Parigi con il marito Taï-Marc Le Thanh, sceneggiatore e scrittore dal carattere riservato, e tre figli. E’ tra gli artisti scelti dallo stilista Kenzo per creare la linea grafica di alcune linee del suo marchio. La scheda del libro Titolo: Elvis Autore: Taï-Marc Le Than Illustratore: Rébecca Dautremer Traduzione: Alessia Piovanello Casa editrice: Donzelli editore, 2009 Lunghezza: 40 pagine (non numerate) Prezzo: 24 € Guida musicale alla lettura Love me tenderCan’t Help Falling In LoveViva Las VegasBurning loveSuspicious mind leggi anche… Il berretto che conquistò la Rocca – Io c’ero: il concerto di Badly Drawn Boy al Festival delle CollineMagazineSe una notte d’inverno un ascoltatore Io c’ero il Concerto dei Platonick Dive al The Cage Theatre di LivornoMagazineDalla Luna alle stalle Shivaree Goodnight MoonMagazineTechno-genialate – Li avete sentiti questi?: Aphex TwinMagazine Go back to WEZ!!! Gli Ultimi Articoli Francesco De Gregori, il Principe sopra le nuvole. Lucio il marinaio Il “cammino” inesorabile dei The Black Keys Garrincha intervista David Bromberg per WEZ Gli Avengers di Perugia! 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Non c’è probabilmente nessuno nel mondo, almeno fra chi abbia fatto un percorso, anche minimo, di studi, che non conosca questi personaggi e le loro avventure, che da quasi trenta secoli, ormai (la genesi dell’Odissea viene fatta risalire all’VIII se non addirittura al IX secolo a.C.), fanno parte del patrimonio culturale dell’umanità, scoprendo mezzi e strumenti sempre nuovi – dalla pittura al teatro, dalla scultura al cinema – attraverso cui essere tramandati. E se la forma scritta del testo, voluta per la prima volta, pare, dal tiranno ateniese Pisistrato nel VI secolo a.C., è via via divenuta la più comune e diffusa, ispirando parallelamente un numero impressionante di autori, si deve tuttavia constatare come l’originaria diffusione orale del poema non abbia di fatto mai smesso di esistere, assumendo certo forme e vesti diverse dal decantare in versi di aedi e rapsodi, ma riaffiorando nei racconti dei nonni, nelle novelle per un giorno, nelle fiabe per la buonanotte e, inevitabilmente, nelle canzoni. Numerosi sono infatti gli artisti – solo per rimanere in Italia e solo per restare ai cantautori si possono citare, tra gli altri, Guccini, Capossela, Jovanotti, Ruggeri, Caparezza – che hanno reso omaggio al celebre eroe omerico (mentre Francesco De Gregori rievoca direttamente l’autore, con l’icastica “Omero al Cantagiro”), declinandone in vario modo la figura e traendo spunto di volta in volta dai numerosi temi suggeriti dal suo girovagare nel Mare Nostrum, ma quasi sempre al centro della scena è rimasto lui, Odisseo alias Ulisse, anche con i suoi dubbi e i suoi tormenti, certo, ma sempre e immancabilmente primattore, protagonista, artefice e motore primo della storia che si fa Storia. A fare il controcanto a questo coro di cronisti dell’eroe ci ha pensato Lucio Dalla, che nel 1971, con la complicità di Gianfranco Baldazzi e Sergio Bardotti, e prima di tornare a occuparsi di Odisseo e del tema del ritorno con la splendida “Ulisse coperto di sale” composta con Roberto Roversi, offre voce, attraverso la sua “Itaca”, non più al mattatore, ma ai comprimari, non più al capitano in fuga, ma ai suoi gregari, non più al corifeo, bensì al coro. Quel coro a cui, non a caso, è affidata l’anomala cantilena che costituisce il ritornello, in cui la narrazione in seconda persona delle strofe, che fin dall’incipit fa di Ulisse un boxeur messo all’angolo dall’incalzare delle domande di un narratore onnisciente che potrebbe essere uno dei suoi seguaci (Capitano che hai negli occhi il tuo nobile destino pensi mai al marinaio a cui manca pane e vino?) diviene un lamento collettivo in prima persona (Itaca, Itaca, Itaca, la mia casa ce l’ho solo là/ Itaca, Itaca, Itaca, e a casa io voglio tornare, dal mare, dal mare, dal mare) dei compagni di avventura del machiavellico Principe, quell’anonima truppa di marinai, soldati e rematori di cui nessuno mai tramanderà le gesta, le virtù e l’eroismo, e che pure dell’eroe condividono le avventure, i pericoli, la solitudine e gli spaventi. Iscriviti alla newsletter di Musicastrada Se quella di Ulisse è una leggenda universale, che appartiene alla storia delle storie degli uomini e che tutti conoscono – è significativo, da questo punto di vista, che il pezzo faccia parte di un album che si intitola “Storie di casa mia”, appunto a sottolinearne la familiarità – quella dei compagni di brigata senza nome che lo seguono nel suo pellegrinaggio è invece una storia che nessuno mai racconterà e che invece, secondo Dalla, merita di essere celebrata, non solo perché i sacrifici di chi vive all’ombra dell’eroe sono più duri di quelli a cui va incontro l’eroe stesso (capitano le tue colpe pago anch’io coi giorni miei / mentre il mio più gran peccato fa sorridere gli dei / e se muori è un re che muore la tua casa avrà un erede / quando io non torno a casa entran dentro fame e sete), ma soprattutto perché occorre superare l’idea della Storia, quella appunto con la S maiuscola, come somma di momenti di affermazione individuale, cronaca e sequenza delle gesta di duci, capipopolo, martiri e unti dal Signore, per farla divenire, secondo la lezione brechtiana, ciò che è: un fenomeno di massa a cui concorrono “quelli che hanno letto un milione di libri insieme a quelli che non sanno nemmeno parlare”, come scriverà più avanti quello che con Dalla si chiederà come fanno i marinai, e che proprio Lucio ribattezzerà “Il Principe”.Si sente l’aria del tempo, nei versi di “Itaca”, la eco della recente contestazione e di un clima sociale in cui la tensione tra rivoluzione – culturale, politica, ideologica – e reazione va facendosi sempre più aspra, aprendo la via a un’evoluzione drammatica del conflitto. Un homo homini lupus che lo stesso Dalla sembrerà evocare sostituendo, durante le esibizioni dal vivo, il conciliante finale (ma anche la paura in fondo mi dà sempre un gusto strano / se ci fosse ancora mondo sono pronto, dove andiamo?) con un rablesiano: “Ma se non mi porti a casa, capitano io ti sbrano”. leggi anche… Discomunism OK il pezzo è giusto Hammer & Sickle dei Neon NeonMagazineIntervista di Mariano De Simone a Mary Gauthier dopo il concerto al Sonar di Colle Val d’ElsaMagazineDue chiacchiere con Harshil Filippo Chiostri facilitatore di DRUM CIRCLEMagazineCome è bella l’indipendenza – Fuoriusciti: Radio Music Society, il nuovo album di Esperanza SpaldingMagazine Go back to WEZ!!! Gli Ultimi Articoli Francesco De Gregori, il Principe sopra le nuvole. Lucio il marinaio Il “cammino” inesorabile dei The Black Keys Garrincha intervista David Bromberg per WEZ Gli Avengers di Perugia! 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In pratica era una label fondata da un gruppo di amici inizialmente per promuovere le loro canzoni edite in cassette autoprodotte ma col tempo divenne la casa madre del pop della Louisiana, un genere tanto surreale quanto influente. Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui Il motore di quest’impresa fu Robert Schneider nato in Sudafrica e emigrato nel 1977 in Louisiana. Lì a Ruston incontrò Jeff Mangum col quale fondò il Collettivo degli Elefanti una sorta di club goliardico. Agli inizi degli anni ’80 si aggiunge a loro Will Cullen Hart e i tre cominciano ad ascoltare musica di vario genere, a comporre pezzi propri e a registrarli su cassetta. Mangum (cantante e polistrumentista) e Hart (chitarra, voce) hanno rispetto alla musica e alla gestione della label un approccio più punk, un po’ sperimentale, un po’ do-it-yourself, fieramente adolescenziale. Schneider (chitarra, tastiere) è invece più creativo e articolato nelle sue composizioni: si intravvede già in lui il produttore pop in erba. Poco dopo si aggiunge Bill Doss (chitarra, basso) i cui gusti spaziano dai Van Halen ai Beatles. Questo gruppo di amici, complice il completo isolamento del luogo (Ruston è piccola, il negozio di dischi più vicino è a 60 KM) sono portati ad orecchiare diversi stili musicali e a trarne una summa poliedrica ed eclettica. A questo punto fondano la Elephant 6 e i Cranberry Lifecycle, un gruppo seminale di lo-fi surreale che mischiava beat, psichedelia, punk americano e pop sghembo: il marchio di fabbrica dei futuri gruppi della label. Finite le scuole Will, Jeff e poi Bill lasciano Ruston e vanno a studiare all’università di Athens, e là formano il primo embrione degli Olivia Tremor Control. Poco dopo Mangum se ne andrà per dedicarsi al suo personale progetto collaterale, i Neutral Milk Hotel. Il primo vero gruppo della Elephant 6 esordì con gli EP Inventory Yourself A Shortcake (1991; Synthetic Flying Machine), Beauty (1992) e Hype City Soundtrack (1993), esempi di pop dadaista (alcuni brani sono semplici conversazioni). Il sound del gruppo si delinea meglio col 12’ Everything Is (1994; la title-track) e col 1° LP On Avery Street (1996; collabora Schneider): un pop sfocato dal feedback con bizzarri arrangiamenti fra la musica classica e i Beach Boys deformati dall’elettronica (Song Against Sex, Marching Theme, 3 Peaches, Naomi, Pree Sisters Swallowing On A Donkey’s Eye). Mangum mette su un vero gruppo per il concept album sulla vita di Anna Frank In The Aeroplane Over The Sea (1998): Jeremy Barnes (batteria), Julian Koster (banjo, fisarmonica), Scott Spillane più vari collaboratori (inclusa una sezione fiati e Schneider che produce). Il risultato è un album folk ma nella visione follemente psichedelica dei Pearls Before Swine, con in più una maniacale attenzione al dettaglio meglio se imprevedibile e l’uso di strumenti esotici (King Of Carrot Flowers Pts. 1-3, Two Headed Boy, Communist Daughter, Oh Comely, la title-track: diverrà l’album-manifesto della Elephant 6. Perso Mangum,  Hart e Doss rimpolparono il progetto Olivia Tremor Control con Peter Erchick (tastiere), Eric Harris (batteria, theremin) e John Fernandes (basso, violino, clarinetto), dando vita al pop psichedelico degli EP California Demise (1994; Love Athena) e The Giant Day (1996). Questi EP fecero da apripista all’ambizioso Dusk At Cubist Castle, un LP di rivisitazioni eccentriche degli anni ‘60 con citazioni dei Beach Boys (Jumping Fences), dei Byrds (Define A Transparent Dream, la suite Green Typewriters, Gravity Car), dei primi Pink Floyd (Memories Of Jacqueline 1906, Can You Come Down With Us), dei Beatles (NYC-25). Seguirono l’album ambient Explanation II (1997) e 2 LP di avanguardia The Late Music (1997; accreditato ai Black Swan Network) e Olivia Tremor Control vs Black Swan Network (1998). Iscriviti alla newsletter di Musicastrada Gli OTC diedero un ulteriore prova della loro abilità con Black Foliage (1999) un LP che  assembla con tecniche di cut-up, frammenti musicali, curiosamente arrangiati e sottoposti a una decostruzione fatta di contrappunti cacofonici (A New Day), composizioni sperimentali (Grass Canons, The Bank And Below It) e aleatorie (la title track e Combinations ripetute più volte in diversi arrangiamenti). In sé l’album è un gigantesco collage con citazioni dei Turtles (A Sleepy Company), dei Beach Boys (Hideway), dei Beatles (I Have Been Floated), dei Byrds (A Place We Have Been To); anche se prolisso ridefinisce l’arte dell’album concettuale. Gli OTC si dissolsero poco dopo. Quanto a Robert Schneider, nel 1992 si trasferì a Boulder dove incontrò John McIntyre (basso) col quale formò gli Apples In Stereo; Hilarie Sidney (batteria, voce) e Chris Parfitt (chitarra) si unirono per il classico singolo d’esordio Tidal Wave (1992). L’EP Hypnotic Suggestion (1994) e il 1° album Fun Trick Noisemaker (1995) li laureò come dei Beach Boys col synth (Glowrooom, Lucky Charm, High Tide). Lo zenith fu raggiunto con Tone Soul Evolution (1997) dove riluce l’abilità artigianale di Schneider e del nuovo arrivato John Hill (chitarra, voce) capaci di licenziare una cornucopia di melodie orecchiabili (Seem So, What’s The #,  Shine A Light, Get There Fine, Tin Pan Alley) da far invidia a tutto il brit-pop. Schneider non si è più ripetuto a questi livelli e i successivi LP per quanto buoni suonano stereotipati. In pratica alla soglia del 2000 tutti i maggiori gruppi della Elephant 6 erano finiti; ma la label andò avanti con i gruppi collaterali dei vari fedele comunque alla filosofia di “sperimentazione con pochi mezzi”. leggi anche… Quella voce da brividi Io c’ero Il concerto di Asaf Avidan al Circolo Arci Zona Roveri di BolognaMagazinePunk in rosa – Band a confronto: Slits e RaincoatsMagazineLa Musica è Follia? – Quelli che la Strada: Il concerto di Lewis Floyd Henry a CalcinaiaMagazinePistoia Blues Festival alla soglia dei quaranta ma sempre sulla cresta dell’ondaMagazine Go back to WEZ!!! Gli Ultimi Articoli Francesco De Gregori, il Principe sopra le nuvole. Lucio il marinaio Il “cammino” inesorabile dei The Black Keys Garrincha intervista David Bromberg per WEZ Gli Avengers di Perugia! 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Contenuto in An Awesome Wave (2012) di ∆ (Alt-J, come i possessori della mela morsicata sapranno bene) il brano (se non lo conoscete rimediate subito!, ora!) vi conquista al primo assaggio, l’ho testato facendolo ascoltare ad amiche che non apprezzano il genere e anche loro si sono fatte coinvolgere dall’andamento del cantato di Joe Newman che sul finire diventa una preghiera pagana, un mantra dei sentimenti, una richiesta di ascolto, la dichiarazione della necessità della presenza del palese oggetto del desiderio. Iscriviti alla newsletter di Musicastrada Il video, girato da Ellis Bahl e vincitore nel 2012 del UK Music Video Award come “Best Alternative Video”, in senso lato rappresenta l’intento di capire, di risalire alle cause che portano una relazione a disgregarsi, a diventare quella nebbia compatta che ti fa avanzare senza riferimenti privandoti della possibilità di essere artefice del destino.   Alt-J – Breezeblocks leggi anche… Yesterpunk – Band a confronto: Deviants, Edgar Broughton Band, East Of Eden, Pink FairiesMagazineTreni e trenini – Life on MARRSMagazineNon è la chitarra…MagazineRockstar a 60 anni – Storie di musici e musica: Vashti BunyanMagazine Go back to WEZ!!! Gli Ultimi Articoli Francesco De Gregori, il Principe sopra le nuvole. Lucio il marinaio Il “cammino” inesorabile dei The Black Keys Garrincha intervista David Bromberg per WEZ Gli Avengers di Perugia! 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Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui Aggiungete poi una massiccia dose di ironia, qualche goccio di veracità, una manciata di riff ossessivi e soprattutto un’esagerata quantità di immaginifiche parole, illuminate da qualche lampo di genialità. Guarnite con una copertina stilosa e accattivante. Confezionate il tutto e appiccicateci sopra una bella etichetta, meglio se Phonarchia Dischi. Ecco che avrete tra le mani il terzo disco degli Zocaffè che uscirà caldo caldo il prossimo 23 Settembre, ma sarà anticipato da un gustosissimo antipasto che sarà servito il 6 Settembre e avrà il buon sentore della Luna. Lasciatevi dire, da chi ha già avuto la fortuna di assaggiare il tutto, che si tratta di un piatto abilmente congeniato, di una sinfonia di sapori musicali davvero ben architettati. Ma prima di analizzare i pezzi, gli ingredienti che compongono questo piccolo capolavoro, permettetemi di cominciare da un caffè, precisamente un locale bolognese che si trova a pochi passi da via Zanardi molto vivace soprattutto qualche decina di anni fa, quando ha conosciuto i fasti dei live d’autore. Mi riferisco allo Zo’ Caffè che, guarda caso, è preso come riferimento da una band lucchese, gli Zocaffè appunto, che nel 2012 escono allo scoperto con “Il piglio giusto” e ad un anno di distanza con il secondo disco “Noi non siamo figli”. Iscriviti alla newsletter di Musicastrada Il talento onirico-compositivo è già molto evidente, basta ascoltare “Sognando Vaticano” per capire di cosa è capace il gruppo che sublima questa sua immensa capacità di fare del divertente-crudele sarcasmo sulle bellezze e sulle miserie della nostra vita con “Antonello”. Impossibile non canticchiare ossessivamente per un giorno il ritornello dopo averlo ascoltato un paio di volte. Poi un periodo di pausa ed adesso ecco il nuovo “Esaurimento” di quella band che nel frattempo si è trasformata in un duo con un batterista che si aggiunge all’occorrenza. Il nuovo disco si apre con “Fenech (pt. 1)”, stupendo, divertente, dolce inno ad una adolescenza turbata dalla presenza della conturbante attrice francese. La tipica tendenza italiana ad autoassolversi è invece il tema forte di “Mi giustifico”, secondo brano con inaspettati risvolti pseudo-romantici. Poi arriva il pezzo che dà il titolo all’album, graffiante, stressante, ma al solito dannatamente divertente: “Esaurimento”. La canzone arriva dritta al cervello e, ovviamente, lo disturba. Tra l’altro per chi avesse in mente Surfin’ Bird dei Trashmen, l’invito è quello di ascoltarsi con attenzione i coretti dl ritornello. Con “Luna” si cambia decisamente scenario. E’ il magnifico prototipo di una ballata malinco-romantica un po’ folk, un po’ country, un po’ pop, molto sperimentale che scioglie l’ascoltatore già al primo ascolto. Non a caso gli Zocaffè l’hanno scelta come hit da proporre assieme ad un suggestivo videoclip il prossimo 6 settembre sulla piattaforma sentireascoltare.com. Segnatevi la data e buttateci un orecchio forse potrete cominciare a capire. La metà del disco è scandita da “Tempo”. Anche in questo caso ritmo incalzante, del resto non poteva essere altrimenti, oltre ad una incisiva poetica legata a tutti quei “giorni perduti a rincorrere il vento”. E se “Caro nonno” ha un incipit davvero amarcord, ma poi si rivela una canzone pimpante sul leitmotiv “si stava meglio quando si stava peggio” o comunque “prima era tutto più chiaro”, ecco che con “Antonio Bento” si va ad ironizzare in maniera feroce su quegli sportivi che, sebbene cresciuti in situazioni di difficoltà, si dimenticano in fretta del loro passato non appena fanno molta grana. “Prospettive e nostalgie” esplora il mondo femminile e ricorda molto le atmosfere del più ispirato Baccini. Un piccolo cambio di ritmo all’interno del brano e poi un finale assolutamente “fuori” con qualche frase sporca di vino e cantautorato francese. Ultimi fuochi d’artificio, magari proprio quelli di capodanno, con l’ipnotica “Aline”, mentre a completare “l’esaurimento” torna la solita, immarscecibile, conturbante “Fenech (pt.2)” con tanta ironia post-adolescenziale e un sound perfetto per qualsiasi colonna sonora del più classico film da commedia sexy all’italiana anni ’70. Insomma un disco completo, divertente, mai banale, con qualche perla vedi il brano che dà il nome al disco, ma anche “Luna”, “Tempo”, la doppia “Fenech” ed altri pezzi da valorizzare ascoltando il terzo disco degli Zocaffè fino all’esaurimento! leggi anche… Musica e parole – Parte il nuovo web-magazine di MusicastradaMagazineMeditazioni Elettroniche – “Desperate Consciousness” di Kevin FollettMagazineMusica e Silenzio – Io c’ero: La Silent Disco alla Baia del Silenzio di Sestri LevanteMagazineDal Giardino Sonoro al Canzoniere – Io c’ero: Il Concerto di Chris Cornell al Teatro dell’Opera di FirenzeMagazine Go back to WEZ!!! Gli Ultimi Articoli Francesco De Gregori, il Principe sopra le nuvole. Lucio il marinaio Il “cammino” inesorabile dei The Black Keys Garrincha intervista David Bromberg per WEZ Gli Avengers di Perugia! 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Qualche giorno fa ho ascoltato, visto e applaudito Earl Bynum, produttore, autore, insegnante e direttore del coro Virginia Mass Choir, accompagnato dalle due coriste della storica formazione As We Are e, soprattutto, da Cora “sister” Armstrong, una vera forza della natura, che con la sua presenza ha dato un tocco in più all’esibizione. Sono dodici anni che Musicastrada organizza concerti di Natale e ogni anno c’è sempre qualcuno di nuovo da scoprire. Mentre il giovane batterista passa velocemente dalle percussioni al piano e il bassista, altissimo, accompagna il coro, Cora muove le mani sui tasti e canta canzoni indimenticabili, accompagnando magistralmente Earl e il coro. Non importa se oggi lei non ha troppa voce, perchè si sente che le parole e la canzone le vengono dal cuore. Quando accompagna i cantanti sulle note di Bless the name of the Lord, quasi singhiozza e con la voce rotta fa sentire a tutti la canzone, non solo con le orecchie, ma con l’animo. In questo concerto la tradizione del gospel si rinnova con arrangiamenti moderni e trascinanti. È impossibile non battere le mani a tempo e tre ragazze davanti a me non resistono e si alzano in piedi per ballare sulle trascinanti note delle canzoni gospel più famose. Dato che è Natale non manca qualche brano di quelli “che fanno natale”. Il pubblico si riscalda, batte le mani, tiene il ritmo e a stento si contiene sulle poltroncine del teatro. La voce di Bynum trascina tutti in un divertente e squillante Oh Happy Days, che tutti, anche chi non sa le parole, cantano insieme. Il coro saluta il pubblico con una versione gospel di We Are the World tra gli applausi. Ora è Natale! I ragazzi passano tra il pubblico con dei bigliettini, che mani curiose si affrettano a prendere. Non sono biglietti di auguri, non sono biglietti da visita e nemmeno immagini sacre e natalizie, ma minuscoli volantini grazie ai quali scopriamo che con soli 79 centesimi possiamo portarci a casa, sul nostro smartphone o ipod, un po’ di quest’aria di festa che Earl Bynum e il suo coro sanno diffondere. Natale sì, ma senza dimenticare il business. Earl Bynum & As We Are – Open My Heart [...] TUTTE LE RUBRICHE TOP FIVE | LETTERATURA IN MUSICA | STORIE DI MUSICI E MUSICA | VIA COL VENTO | OK IL PEZZO E’ GIUSTO | LI AVETE SENTITI QUESTI | BAND A CONFRONTO | LE PEGGIORI MAI SENTITE | PENSIERI IN MUSICA | CONSIGLI PER L’ASCOLTO | SARANNO FAMOSI? | LA PAROLA AI MUSICISTI | IO C’ERO | IO CI SARO’ | IL DIARIO DI MUSICASTRADA | DISCOVERY | FUORIUSCITI | LIFE ON MARRS | MIGLIORARE SUL LUNGO PERIODO | LO SAPEVATE? | DIETRO LE QUINTE CON ascolta Un assaggio dalla selezione settimanale di Gianluca De Vito Franceschi Messages From The Resonator by Globular & Geoglyph Iscriviti alla newsletter di Musicastrada news musicastrada “Yemule Muladdiwen” fuori il secondo singolo dei Fanfara Station Musicastrada Gospel Festival 2021: il 20 e 21 dicembre il Gospel arriva nei borghi toscani Musicastrada al Womex dal 23 al 31 Ottobre 2021 a Porto Portogallo E’uscito “NAGRAN” nuovo singolo dei Fanfara Station Musicastrada Festival 2021 dal 14 Luglio all’8 Agosto in Toscana In arrivo WEZ la webzine di musicastrada musica pensieri parole in libertà! 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