Emozioni da palco – Io c’ero: il concerto di Dana Fuchs al Music Park di Bientina

Io c’ero – La Recensione del concerto di Dana Fuchs al Music Park di Bientina (Pi)

A cura di Gabriella Lucci

Intorno alla mezzanotte di martedì 24 aprile, il Music Park di Bientina apre la gabbia ad una delle belve più feroci della musica rock. Mentre i suoi ammaestratori musicisti si avvicinano agli strumenti, l’animale da palcoscenico Dana Fuchs agguanta sicura la sua usuale preda: il microfono.

Chi già la conosce freme, chi la vede per la prima volta si domanda se sarà tanto brava quanto bella. Il dubbio si scoglie già alle prime note quando, selvaggia come la fantasia della camicia che indossa, la tigre Fuchs libera i suoi pungenti ruggiti blues.

La band non è certo meno affamata. Mentre Jon Diamond, suo storico chitarrista, divora appassionato la tastiera, il bassista Brett Bass mordicchia instancabilmente le note. Alla batteria, palesemente coinvolto dalla scorpacciata musicale, siede il giovane lucchese Piero Perelli.

Un banchetto melodico di tutto rispetto da cui è davvero improbabile uscire insoddisfatti anche per merito della buona acustica dell’auditorium e del palco che tiene gli artisti a portata di fan.

Sfilano in scaletta anche alcune delle tracce presenti nell’ultimo album “Love To Beg” , un lavoro in cui l’essenza più timida dei generi Suol e Blues si scopre in perfetta simbiosi con le sonorità più decise dell’Hard Rock.

La fonte d’ispirazione della Fuchs è la vita. Il contatto con il pubblico lo trova lì, nel racconto faccia a faccia delle esperienze che l’hanno graffiata e da cui ha saputo trarre ispirazione.

Ricorda trasognata il momento in cui scrisse il testo della sua prima canzone d’amore, Misery; un brano che guarda al di là delle incomprensioni e sostiene il reciproco volersi bene.

Perché l’ingrediente base delle sue canzoni è il sentimento, l’amore, di tutti i tipi e in tutte le forme, quello che sa nascere dalla gioia e dal dolore, che si fonda su qualsiasi religione, che abbraccia tutti, indistintamente.

Con aria vagamente evangelica racconta di sentire sempre affianco a sé le persone care che non ci sono più, così lancia Keep on Rollin’, brano dedicato al fratello perso di recente.

Come da copione, non mancano le lusinghe al cibo e al vino italiano, insieme alla ridondante frase “I love Italia”. La necessità di convenevoli è assolutamente inutile: la paurosa presenza scenica di Dana non ha bisogno di contare su nessun tipo di frase di circostanza.

Non resta ferma per più di 2 minuti e vive il rapporto con il palcoscenico attraverso ogni parte del corpo in maniera quasi carnale. Dal vivo la Fuchs è una scarica ad alta tensione, un concentrato di sensualità ed energia. L’emozione, la rabbia e l’impeto si traducono nell’espressione del volto, nell’insistenza con cui agita la criniera di riccioli biondi, nel modo in cui piega la schiena all’indietro e sembra rivolgersi al cielo.

In poco più di un ora di pura elettricità non manca neppure la scarica metal firmata Beatles di Helter Skelter. Il pubblico ottiene il bis e si dilegua, visibilmente appagato, non appena la band scompare dietro le quinte.