Garrincha intervista David Bromberg per WEZ

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Garrincha intervista David Bromberg per WEZ

A cura di garrincha

David Bromberg non ha bisogno di presentazioni e, diciamolo, neanche Carlo Spinelli, aka “Garrincha”.
Entrambi, il primo da sempre sul palco, l’altro dapprima “sotto” come spettatore e poi “dietro” in qualità di promoter, rappresentano quello che la filiera musicale deve essere.
Il musicista crea la Musica, si proprio con la “M” maiuscola, e l’appassionato ne usufruisce come semplice ascoltatore ma spesso diventa
esso stesso un divulgatore.
Questa alchimia quando funziona nel modo giusto crea una magia unica che solo la chi ama la musica può capire fino in fondo.
David Bromberg è stato protagonista di un concerto memorabile, sia per l’esibizione che per il luogo.
Il 23 Luglio 2019 a Calcinaia, si, avete capito bene, e lo ripetiamo a Calcinaia, si è esibito col suo quintetto un musicista che nella sua quarantennale carriera ha suonato con Jerry Jeff Walker, Willie Nelson, Jorma Kaukonen, Jerry Garcia, Rusty Evans (The Deep) e Bob Dylan e che scritto “The Holdup” con George Harrison e che nel 2008 è stato nominato per un Grammy Award. 
A Calcinaia…
Potevamo non intervistarlo?
E chi se non uno dei sui più grandi fan poteva farlo?

David Bromberg ha appena fatto la prima dose del vaccino anti-Covid e sta benissimo! Al momento non vive a NY ma a Bloomington in Delaware ma pensa di ritornare a NY prima o poi. David si ricorda di aver suonato al Musicastrada Festival due anni fa…

Come tutti anche lui è fermo nell’attività concertistica e ha solo fatto qualche livestream.

L’intervista è condotta da Carlo “Garrincha” Spinelli, organizzatore di concerti dagli anni 80 e grande appassionato di musica. Carlo si introduce ricordando che ha conosciuto la musica di David grazie alle bellissime recensioni del Mucchio Sevalggio e di Buscadero. Le sue canzoni “The New Lee Highway Blues” e “Spanish Johnny” sono state la colonna sonora di lunghi viaggi in macchina durante tutta un’estate. David ha scritto e composto ““The New Lee Highway Blues” mentre “Spanish Johnny” è stata scritta da Paul Siebel suo grande amico oltre che grande artista, nato nel suo stesso giorno, coincidenza che ha reso ancora più forte la loro amicizia.

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Carlo “Garrincha” Spinelli: “Hai iniziato la tua carriera solista nei primi anni ’70 suonando tutti quei generi di musica che qualcuno adesso chiama Americana. Nel tuo ultimo album riprendi “Dehlia” che è presente anche nel tuo primo album. Puoi dirci come è cambiato questo mondo musicale, che tra l’altro amiamo molto da allora?

David Bromberg: “Dehlia” era un pezzo che suonavo soprattutto dal vivo, da solo. Nel primo album era stata incisa con un altro chitarrista ma io amavo soprattutto la versione live. Poi con il nuovo album ho avuto la possibilità di registrarla nuovamente con altri musicisti e mi è piaciuta molto questa versione. Per quanto riguarda il genere Americana, questo è un termine che non esisteva prima e che comunque, al momento che è venuto fuori ho subito capito che la mia musica non apparteneva a questo genere, molto western e non così country.

Carlo “Garrincha” Spinelli: Le tue canzoni nella prima parte della carriera erano gioielli artigianali anche se non destinati ad un pubblico di massa. Hai anche collaborato con star come Bob Dylan e George Harrison che invece erano vere e proprie star. Quale era la differenza di approccio nella registrazione e arrangiamento produzione fra voi?

David Bromberg: La differenza sta nel modo in cui si imparano le cose e io sono una persona che impara facilmente e anche se cerco di copiare la stessa cosa sarà completamente diversa dal suono originale così ho capito che dovevo fare quello che volevo ad ogni costo, anche se ciò può sembrare egocentrico.  Comunque mi state facendo delle domande molto interessanti, nelle interviste ho sempre paura che mi vengano fatte delle domande banali, come ad esempio “quando ripensi alla tua carriera.? La mia risposta è “io non ripenso alla mia carriera”.

Carlo “Garrincha” Spinelli: E’ vero che la tua esibizione a “Isle of Wight Festival “ nel 1970 non era stata programmata? Come è stata quindi possibile la tua esibizione e poi la registrazione sull’album?

David Bromberg: E’ stato per caso. Io ero al Festival dell’isola di Wight come chitarrista e suonavo con Rosalie. Però ci furono dei problemi legati al fatto che molti forzarono le transenne per entrare gratis come si usava ai tempi. Questo è il tipo di pubblico molto difficile da gestire e Rosalie che faceva uno spettacolo molto intimo non riuscì a reggere il momento e di fronte a una platea così agitata mi chiese di suonare qualcosa di più divertente. Così io davanti a un pubblico così agitato e difficile suonai “Bullfrog Blues” e piacque a tutti. Rosalie riuscì così a finire il concerto e il promoter mi chiese di suonare, al tramonto, per un’ora. E il tramonto era il momento migliore e io mi trovai davanti a una moltitudine di persone che mi chiedeva il bis e che mi apprezzava. Era la prima volta che avevo un pubblico di più di 50 persone, suonando per più di un’ora. Credo che sia stata l’ora più bella della mia vita. Ero un eroe per loro, e il promoter disse a tutti che il giorno dopo avrei fatto un altro concerto.. il che non era vero perché il giorno dopo sarei stato da un’ altro parte. C’erano circa 500.000 persone forse di più, ma ho solo recentemente ho ritrovato qualcuno che era lì e che si ricordava del concerto, il che è veramente una stranezza.

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Carlo “Garrincha” Spinelli: I tuoi ultimi dischi, dopo la lunga pausa come “Use me”, “ Slighlty Mad” “The Blues” non sembrano gioielli artigianali, sono gioielli e basta. E’ cambiato qualcosa nell’approccio a arrangiare e registrare?

David Bromberg: A dire la verità no, non ho cambiato niente. Ho sempre fatto ciò che volevo, anche perché le case discografiche non riponevano molte speranze sui miei album, sapevano che non ci avrebbero  fatto i soldi e che il mio valore era dovuto al fatto che io non ero come gli altri. Quindi ho sempre fatto come volevo, in tutte le cose.

Carlo “Garrincha” Spinelli: In “Use me” come hai convinto tutti questi ospiti importanti? Chi di loro ti ha soddisfatto di più?

David Bromberg: La ragione è nel titolo stesso “Use me”. Ho chiesto a questi artisti di scrivere qualcosa per me in modo che io l’avrei suonata. Alcuni di questi non li conoscevo neanche ma sapevo che apprezzavano la mia musica così li ho contattati, e anche se non io non me l’aspettavo mi hanno tutti risposta positivamente.

Carlo “Garrincha” Spinelli: Hai avuto una lunghissima carriera. Hai suonato insieme ai più grandi artisti, ti sei fermato 20 anni . E al ritorno hai prodotto forse i tuoi dischi più belli . Ti diverti ancora a suonare?

David Bromberg: Certo che mi diverto! Tantissimo! L’unica ragione per cui mi sono fermato è stata proprio perché in quel periodo non mi divertivo. Mi sono fermato per 22 anni, e non ho quasi più toccato la chitarra. Quando mi sono trasferito a Bloomington, il sindaco, grande appassionato di musica, mi ha chiesto se volevo creare qualcosa in ambito musicale. E l’unica cosa che mi sentivo di fare era di organizzare una jam session. E così feci, una acustica e una elettrica. Durante queste sessioni alcuni musicisti molto validi, che mi conoscevano anche prima e mi hanno chiesto di suonare con loro. E io ho iniziato a divertirmi nuovamente. E poi il producer di mia moglie mi ha convinto a fare un nuovo disco.

Davide Mancini: Un’ultima domanda. Credi che ci sia un momento in cui è meglio decidere di fermarsi? Forse quando la musica diventa troppo un lavoro e non è più una passione?

David Bromberg: Si forse. Solo che io penso di non aver agito consapevolmente. Ripensandoci forse avrei fatto meglio a prendermi una vacanza di 6 mesi, 9 mesi per rilassarmi. Io ho pensato solo che era giunto il momento di lasciare la musica e che fosse giusto farlo. Ci sono alcuni artisti che si trascinano sul palco, e sono solo una copia di loro stessi. Non potevo essere come loro. A me piace improvvisare sul palco, i musicisti che suonano con me lo sanno. Non ci sono le set list e nessuno può chiedermi di fare diversamente. Non potrò mai essere una copia di me stesso.

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