Gli Avengers di Perugia! LIZI AND THE KIDS Go Hard Or Go Home

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Gli Avengers di Perugia! LIZI AND THE KIDS Go Hard Or Go Home

Lizi And The Kids sono un power trio di Perugia formato nel 2014 da Lizi (Elisa Gionangeli: voce e chitarra), Alex (Alessandro Galeti: basso) e Lookie (Luca Chianella: batteria). Dopo anni di cover, pubblicano il loro primo EP ispirato all’hardcore californiano intitolato Life’s Too Short For Guitar Solos (2018) che riassume l’etica della vita al fulmicotone tipica del genere.

Dall’EP vengono estratti due singoli Crazy Eyes e Nothing To No One. Nell’ottobre 2020 il singolo Bloody Valentine doppiato da Go Hard Or Go Home uscito il 15 febbraio 2021 anticipano l’uscita del loro primo LP. Prendendo l’abbrivo dall’hardcore anthemico degli Avengers, il trio riassume in pochissime battute tutta la storia del punk americano dal primitivismo scalmanato e rivoluzionario dei Ramones al punk pop goliardico e frenetico degli anni Novanta (ritmi veloci, ritornelli elementari, bozzettismo parodico) dei Green Day e dei Blink 182 e di mille altri gruppi del periodo (ad esempio i Riverdales e gli Screeching Weasels).

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Lo spassosissimo videoclip d’accompagnamento (con tanto di veri skaters ospiti) e la frase del ritornello “completely changes my life means freedom” riassumono al meglio la loro filosofia di vita. Lizi ovviamente ruba la scena, retorica e marziale come la sua eroina Penelope Houston, la spavalda e sfrontata frontman degli Avengers.

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    SUGAR MAN Sixto Rodriguez. La storia di una rockstar che non sapeva di esserloSUGAR MAN Sixto Rodriguez. La storia di una rockstar che non sapeva di esserlo 20 Dic 2020 RUBRICA storie di musici e musica  A cura di Alfredo Cristallo Questa è una storia bella, triste e commovente. La storia di un uomo che visse due volte. La storia di una rockstar che scoprì di esserlo molti anni dopo. Ed è in controluce la metafora di uno star system discografico (quello americano nello specifico, ma il discorso è uguale a tutte le latitudini) che facendosi scudo del motto “Lo spettacolo deve continuare” ha scoperto e lanciato migliaia di musicisti raffinati e dotati, songwriter sensibili e sensitivi ai quali lo show business ha promesso tantissimo e concesso veramente poco. Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui Lo star system discografico USA concentra e condensa in un certo senso tutta le storia e le ambizioni dell’American Dream e dell’American Way Of Life, persino quando i sogni di gloria non si concretizzano e conseguentemente chi ha sognato viene abbandonato e buttato via. In realtà lo stardom discografico applica le stesse logiche della gestione del potere. Come avvertiva Noam Chomsky, la società USA (e per esteso le democrazie avanzate per non parlare di quelle autoritarie o sovraniste) non si fonda sulla significativa partecipazione pubblica ai processi decisionali. ‘E piuttosto un sistema fondato su decisioni prese dall’elitè e ratificate periodicamente dal popolo. Alle persone non resta che pensare che lassù ci sia qualcuno che sa quello che fa perché dotato della necessaria competenza. Controllato da grandi imprese private e da gruppi elitari, lo star system genera a rotazione continua una serie di personaggi che sono tali perché creati dai mezzi di comunicazione di massa, revival, equivoci o cloni destinati a soddisfare le voglie di mercato, le ambizioni di qualche manager o semplicemente la necessità di mandare avanti la baracca. Un prototipo di questo schema fu la spasmodica ricerca del nuovo Dylan fra il 1970 e il 1975, dopo che il vero Dylan si era ritirato dal mercato discografico (o sfornava dischi erroneamente giudicati minori). Di nuovi Bob Dylan ne vennero trovati migliaia, alcuni ebbero un’esplosione iniziale e poi un quieto tran tran, alcuni un fugace momento di gloria, moltissimi vennero dimenticati. Uno di questi fu Sixto (Diaz) Rodriguez. Nato nel 1942 a Detroit sesto figlio di una modesta famiglia di origine messicana, ha cominciato a lavorare per la General Motors, la principale produttrice di auto in USA e simbolo della città negli anni Sessanta quando la popolazione arriva a contare due milioni e mezzo di abitanti attirando masse di lavoratori. Sono anni in cui si forma contestualmente una classe operaia fiera del proprio lavoro e un sindacato attento alle condizioni di lavoro (legislazione per impedire la manodopera infantile, trattamento paritario fra uomini e donne). Nello stesso tempo si amplia il perimetro della città con le periferie che diventano quartieri dormitorio o ghetto: un classico dell’industria fordista. Ma sono anche gli anni delle proteste per la guerra in Vietnam e del costante aumentare delle tensioni razziali fra i vari gruppi etnici. Quella maggiormente colpita è proprio la manodopera latina fra cui dilaga l’alienazione e l’emarginazione. Sixto Rodriguez è così allo stesso tempo operaio e, armato di chitarra a tracolla, cantore delle difficili condizioni di vita degli emarginati in città. Inizia a suonare nei pub e nei club locali e nel 1967 incide un primo singolo I’ll Slip Away per l’etichetta Impact ma con scarso successo. Un paio d’anni dopo due musicisti molto attivi in città Mike Theodore e Bob Babbitt lo ritrovano in un fumoso piccolo club il Sewer By The Sea e lo segnalano a Clarence Avant proprietario della Sussex Record a cui non par vero di partecipare alla corsa per il nuovo Dylan.  A quel punto il copione è tipico: contratto firmato nel retro del locale, congrui anticipi, studio di registrazione, collaboratori scafati e l’anno dopo nel 1970 esce il primo disco di Rodriguez intitolato Cold Fact. La struttura dei brani è tipicamente quella dylaniana (Crucify Your Mind), specialmente per i testi ispirati a un dolente iperrealismo sulla vita dei losers emarginati e della periferia (Sugar Man, I Wonder), gli arrangiamenti risentono invece dei prodotti tipici della Detroit musicale del periodo: da una parte il blues psichedelico irruente e selvaggio di Stooges ed MC5 (Inner City Blues) dall’altra il soul della Motown (Forget It). All’interno di questo perimetro Cold Fact è una versione più seria e descrittiva della psichedelia eretica dei Love. L’album tuttavia ha scarsissimo successo e vende pochissime copie (pare solo 6) e Rodriguez ci riprova l’anno dopo con Coming From Reality che accentua il lato elettrico (Climb Up On My Music) e più eccentrico (la dolente Halfway Up The Stars) della sua musica. Ma anche quest’album è un altro insuccesso e anche un terzo LP finisce su un binario morto: Rodriguez si ritrova a ingrossare la fila dei nuovi Dylan falliti. In difficoltà economiche Rodriguez comincia a lavorare nei cantieri edili e nelle ditte di demolizione. Del Rodriguez musicista si perdono le tracce. Alla metà degli anni Settanta, la sua musica grazie a sporadici passaggi radio diventa nota in Australia e Nuova Zelanda e un’etichetta australiana la Blue Goose acquista i diritti di alcuni suoi brani pubblicando l’antologia At His Best. Ma è in Sudafrica che succede l’impensabile. Una delle poche copie di Cold Fact vendute in USA arriva tramite fidanzata-americana-di-un-ragazzo-sudafricano nella terra dell’apartheid. Laggiù la musica e i soprattutto i testi anti-sistema di Rodriguez diventano patrimonio comune degli attivisti bianchi anti-apartheid. Per mezzo del passaparola quell’unica copia iniziale diventa disco su musicassetta che produce altre musicassette, che producono copie bootleg in vinile e poi copie ufficiali in vinile nel 1971 (grazie alla Gallo Records), che producono copie in CD nel 1979 nonostante l’opposizione del regime di Botha che arriverà a rigare la prima traccia delle copie in vinile di Cold Fact (cioè Sugar Man). Come che sia per l’attivista anti-apartheid This Is Not A Song diventa un inno a combattere l’establishment, per l’hippie di Johannesburg Rodriguez è un cantante chicano che canta canzoni d’amore, parla di una rivoluzione imminente proveniente dai bassifondi e Sugar Man diventa una delle più grandi drug song di tutti i tempi. Insomma in Sudafrica Rodriguez assurge al livello di Dylan, Neil Young e Leonard Cohen. Iscriviti alla newsletter di Musicastrada E a questo punto la leggenda si ingigantisce senza che Rodriguez in Usa ne sappia niente. Mentre lui continua a lavorare come muratore e demolitore di autentiche topaie, vivendo nel sobborgo di Woodbridge in una casa comprata all’asta nel 1970 per 50 dollari (era in stato di semiabbandono), occupandosi di problemi sociali e frequentando i corsi serali all’università (laurea in filosofia nel 1981), in Sudafrica cominciano ad interrogarsi che fine abbia fatto il loro eroe. Le prime ricerche dei giornalisti sudafricani (gli unici ad avere un minimo di contatti col mondo da cui il Sudafrica è messo al bando) si perdono nel nulla. A questo punto nascono le leggende sul fatto che Rodriguez in realtà sia morto sul palco alla fine di un concerto non si sa neanche se sparandosi o bruciandosi vivo oppure ancora per overdose: un classico cliché dello star system come il (falso) suicidio di Bowie nel 1973. Poi nel 1990 finisce l’apartheid e tre persone, Stephen “Sugar” Segerman proprietario della Mabu Vinyl un negozio di dischi indie a Capetown, il giornalista Craig Bartholomew-Strydom e l’avvocato Tim Currin aprono un website intitolato The Great Rodriguez Hunt chiedendo notizie tramite internet. Seguendo la traccia dei soldi scoprono che i soldi versati dalle case discografiche sudafricane sono andati alla Sussex Records inglese che li versa a quella americana: solo che Clarence Avant si è tenuto i soldi destinati a Rodriguez, un altro classico dello star system. Finchè nel 1997 la figlia maggiore Eva si imbatte nel website e contatta i tre rivelando che il padre è vivo e vegeto ed è disposto a parlare con loro. Alla fine i tre riescono a parlare con Rodriguez rivelandogli quanto sia famoso in Sudafrica (dove ha già vinto almeno 6 dischi d’oro). Ci vorrà un anno per organizzare un tour in Sudafrica finchè il 6 marzo 1998 Sixto Rodriguez si esibisce per la prima volta a Capetown (il primo di altri 5 concerti tutti sold out) davanti ai suoi fan sudafricani in delirio come se vedessero Elvis Presley resuscitato. Rodriguez tornerà in Sudafrica altre 2 volte ma si esibirà anche in Svezia e in Australia e Nuova Zelanda. La sua storia incredibile di rockstar redivivo ispirerà il premiatissimo docu-film Searching For Sugar Man dello svedese Malik Bendjelloul presentato nel 2012 al Sundance Film Festival. Gli album di Rodriguez sono stati ripubblicati dalla Light In The Attic Records nel 2009, il secondo con tre bonus track (il primo singolo e altri due brani preparati per il terzo LP). Sixto invece continua a vivere la vita di sempre, occupandosi della sua comunità, vivendo nella stessa casa di sempre e andando in tour. ‘E un redivivo e le sue canzoni parlano per lui al punto che il personaggio si è sovrapposto alla persona. Ma questo non ha certo reso Rodriguez più triste o amaro: per lui l’idea del successo ha solo differenti versioni. Non è neanche granché interessato ai soldi che i discografici gli hanno rubato in tanti anni. Come ha detto Rodriguez quando ha semplificato la sua esperienza: “Il segreto della vita? Inspirare ed espirare”   leggi anche… College Pop Band a confronto They Might Be Giants Camper Van Beethoven Butthole Surfers Savage RepublicMagazineIl Suono del Surf – Fuoriusciti: “Family Tree” di Frankie ChavezMagazineGli inclassificabili – Band a confronto: Morphine, Soul Coughing, EelsMagazineQuando la musica viaggia Io c’ero la prima parte dell’avventura del Musicastrada Festival 2013Magazine Go back to WEZ!!! Gli Ultimi Articoli Francesco De Gregori, il Principe sopra le nuvole. Lucio il marinaio Il “cammino” inesorabile dei The Black Keys Garrincha intervista David Bromberg per WEZ Gli Avengers di Perugia! 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Per cui ecco le proposte dei nostri redattori per una serata in cui “fare un fiasco” non sarà un peccato, anzi… Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui Stefania Bacherini 1) Tom Waits – Drunk on the Moon (The Heart of Saturday Night, 1974)2) Vinicio Capossela – Pongo sbronzo (All’una e trentacinque circa, 1990)3) Stevie Ray Vaughan – Pride and Joy (Texas Flood, 1983)“well I love my baby like the finest winestick with her until the end of time”4) Nina Simone – Lilac wine (Wild is the wind, 1966)5) Eric Clapton – Bottle of red wine (Eric Clapton, 1970)“I can’t get up out of bedwith this crazy feeling in my head” Insomma per la boccia di vino, il consiglio è di aspettare il week end. Cheers! Alfredo Cristallo 1) UB40 – Red Red Wine (Labour Of Love, 1983)Un classico di Neil Diamond ma secondo me questa è la cover migliore.2) Woody Guthrie – Red Wine (Ballads Of Sacco And Vanzetti, 1947)Il vino rosso italiano è quello migliore.3) Sergio Caputo – Maccheroni Amari (Storie di Whisky Andati, 1988)Ovvero il punto finale degli alcoolizzati.4) Rory Gallagher – Too Much Alcohol (Irish Tour 74, 1974)Idem come sopra.5) Bruce Cockburn – Water Into Wine (In The Falling Dark, 1976)Magari, eh! Veronica Croccia 1) Edith Piaf – Mon manege a moi (Tu me fais torner la tete) (Ses plus grand classique, 2003)E cosa meglio dell’amore o del vino non fa “girare la testa”…?2) George Brassen – Le Vin (Oncle Archibald, 1957)Il “vino” che accompagna ogni momento della vita.3) Katie Melua – Shy boy (Piece by piece, 2005)La giusta atmosfera…per sorseggiare un “calice” delicato.4) Neffa – Passione (Neffa e i messaggeri della dopa, 1996)Rosso, corposo, invitante…straboccante di passione.5) Bandabardò – Ubriaco canta amore (Fuori orario, 2006)Il miglior amico di quel viandante che va incontro al suo destino. Iscriviti alla newsletter di Musicastrada Milena Gaglioti 1) Alessandro Mannarino – Me So ‘Mbriacato (Il Bar della Rabbia, 2009)Ebrezza amorosa.2) Goran Bregovic – Soferska (Alkohol Sljivovica & Champagne, 2009)Dopo qualche bicchiere.3) Calibro 35 feat Roberto dell’Era – L’appuntamento (Calibro 35, 2008)Nell’attesa…4) I Gatti Mezzi – La zuppa e ‘r cacciucco (Anco alle puce ni viene la tosse, 2006)Qui un bicchiere di vino ci sta proprio bene!5) Raphael Guelazzi – Calda Estate (dove sei) (Reality and Fantasy, 2011)Abbinato ad un rosso.Roberto Italiani 1) Gadjo! Feat. Alexandra Prince – So Many Times (Hed Kandi: Ibiza 10 Years, 2012)Iniziamo la serata con un aperitivo: un prosecco o un frizzantino.2) Goldfrapp – Lovely Head (Felt Mountain, 2000)A metà serata passiamo ad un vino corposo da meditazione e a seguire un passito.3) Nikki – L’ultimo bicchiere (Rock Normale, 1994)Verso le 4 o le 5 di mattina possiamo anche essere d’accordo con Nikki secondo me.4) Guns N’ Roses – Coma (Use Your Illusion I, 1991)Ehm, chi mi riporta a casa?5) Vasco rossi – Fegato, Fegato Spappolato (Non siamo mica gli americani, 1979)Dopo una serata come questa alla lunga va a finire così se non ci diamo una regolata!Laura Martini1) The Cat Empire – The wine song (The Cat Empire, 2003)Qualsiasi cosa accada I’m drunk, I’m singing, I’m happy and loud… c’è forse qualcosa da   aggiungere?2) Max Gazzè – Il timido ubriaco (Il timido ubriaco, 2000)Quando il vino dà coraggio e suggerisce le parole.3) La balluche de la saugrenue – C’est un pet bal de musette (Root’s Musette, 2011)Da ascoltare alla guinguette sorseggiando un buon vino prima di lasciarsi andare alle danze.4) Baustelle – Antrophopagus. (Amen, 2008)Abbiamo il sushi, abbiamo il vino…5) Marta sui Tubi – Di Vino (Carne con gli occhi, 2011)Ma forse 2000 bottiglie sono anche troppe. Zazou 1) Brian Eno – Watch A Single Swallow In The Thermal Sky, And Try To Fit Its Motion, Or Figure Why It Flies (Panic Of Looking, 2011)2) Usurper of Modern Medicine – I Am the Panopticon (Turbo Handshake, 2012)3) Glen Porter – Ask Her Nicely and She’ll Show You The Scars (The Devil Is A Dancer, The Piper Is A Madman, 2012)4) Material – Mantra [Doors of Perception Mix] (Hallucination Engine, 1994)5) Einstürzende Neubauten – 2004 Carriddi Bianco / Colosi, Sicilia (Musterhaus 8: Weingeister, 2007)Pietro Marfi1) Far East Movement – Like A G6 (metti il Moët & Chandon e il Crystal in fresco)2) Einsturzende Neubauten – Sabrina (il tuo colore è il Cabernet Sauvignon)3) Beastie Boys – Body Movin’ (questo Châteauneuf-du-Pape fa muovere)4) Massari ft. Belly – Be Easy (lasciamoci i problemi alle spalle e gustiamoci questo Dom Perignon)5) The Police – Message In A Bottle (il messaggio è: abbiamo finito il vino)Lo Spa1) Piero Ciampi – Il Vino (Piero Ciampi)Sprofondato in poltrona con un bicchiere in mano e la testa che viaggia lontano2) The Devastations – We Will Never Drink Again (Devastations)La catarsi di ogni grande bevitore3) Whiskeytown – Too Drunk To Dream (Faithless Street)Bere per dimenticare o bere per sognare?4) Cardigans – Gordon’s Garden Party (Carnival)Un vino di classe che magari qualcuno vi ha suggerito ad un party offerto da Gordon Ramsay5) UB40 – Red Red Wine (Labour of Love)Per chi preferisce il rosso e anche per chi non lo sopporta. leggi anche… IL FLAMENCO, LA DANZA E IL RITMO DELLA VITAMagazineL’Anima lattina dell’indie pop – Sui giovani d’oggi ci scatarro su?MagazineL’anno Sabbathico Fuoriusciti 13 dei Black SabbathMagazineLa Musica è Follia? – Quelli che la Strada: Il concerto di Lewis Floyd Henry a CalcinaiaMagazine Go back to WEZ!!! 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Per gli inglesi il progressive rock è invece un genere che nacque dallo smantellamento del beat, dalla nascita della psichedelia e dal revival del blues, del folk, del jazz e della musica classica. Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui Il progressive attinse da tutte queste fonti e si propose come musica elaborata, sperimentale, improvvisata, connotandosi per la struttura eccentrica e “difficile” dei pezzi e per la centralità dell’arrangiamento con cui si intendeva superare la “facile” musica commerciale. I gruppi furono tantissimi ma i principali furono tre. I primi furono i Traffic formati nel 1967 da Steve Winwood (voce, chitarra, tastiere; ex-Spencer Davis Group, autore della celebre Gimme Some Lovin’) con Dave Mason (chitarra), Chris Wood (fiati), Jim Capaldi (batteria, voce). Il I° LP Mr. Fantasy (1967) risentiva della moda psichedelica (Utterly Simple,  Hole In My Shoe) del periodo ma la band dimostrò di saper fondere stili disparati sia tecnicamente che melodicamente: nel folk-honky tonk di Heaven Is In Your Mind, nel raga deviato di Paper Sun, nella classicheggiante No Face No Name No Number e nell’epocale jazz-blues aperto di Dear Mr Fantasy. Questa formula venne ripresa nel II° omonimo LP (1968; Feelin’ Alright, Pearly Queen, 40.000 Headmen) e in Last Exit (1969; Medicated Goo). Il gruppo si sciolse e Winwood formò i Blind Faith. Riemersero nel 1970 senza Mason per il leggendario  John Barleycorn Must Die che accentuava la loro propensione jazz (Glad, Empty Pages) o jazz-fusion (Freedom Rider) pur non rinnegando il folk (John Barleycorn). Dopo il live Welcome To The Canteen (1971), i Traffic divennero un gruppo di virtuosi sempre più magniloquenti; si sciolsero nel 1974. Iscriviti alla newsletter di Musicastrada I più originali furono i Family, nati nel 1967 dall’unione di 5 superbi musicisti, il grande shouter Roger Chapman, Charlie Whitney (chitarra), Rob Townsend (batteria), Rick Grech (basso, violino) e Jim King (fiati). Il risultato fu l’amalgama creativo di stili e arrangiamenti su Music In A Doll’s House (1968) che ondeggia fra barocco (The Chase, Mellowing Grey), psichedelia (Never Like This, See Through Window, The Breeze), soul-rock (Old Songs For New Songs), r’n’b (Hey Mr Policeman) e vaudeville (3xTime). Nel successivo Entertainment (1969) l’abilità sopraffina del gruppo viene filtrata con l’adesione a moduli hard-rock (Weaver’s Answer) e folk deviati (Observations From A Hill, From Past Archives, Processions) ponendo in luce le doti ritmiche della band, il registro rabbioso di Chapman e infine coniando una nuova forma di hard-progressive. Persi Grech (unitosi ai Blind Faith; sostituito da John Weider al basso e violino) e King (tossicodipendente; sostituito da Poli Palmer alle tastiere, flauto, vibrafono), il gruppo si trasformò in ensemble più rock in A Song From Me e Anyway (con Part Of The Load) ambedue del 1970. L’arrivo di John Wetton (basso, voce) al posto di Weider rialzò il tasso tecnico del gruppo che infatti in Fearless (1971) osa brani ancora più eterogenei e geniali (Sat’d Barfly, In My Own Time) e orchestrazioni più complesse (Spanish Tide, Take Your Partners, Burning Bridges). Bandstand (1972) si affida maggiormente all’hard rock (Burlesque, Top Of The Hill) e al folk (My Friend The Sun). L’ultimo LP It’s Only Movie (1973) è un ritorno lambiccato alle origini (Check Out, la title-track). I Family furono il gruppo più autenticamente progressivo del periodo; retrospettivamente sono un gradino sopra gli altri. La palma della celebrità va tuttavia ai Jethro Tull del vulcanico Ian Anderson (voce, flauto, chitarra). L’album d’esordio This Was (1968) presentava un sound essenzialmente folk ma fortemente contaminato dall’hard-rock (My Sunday Feeling, Dharma For One), dal jazz (Serenade To A Cuckoo) e dal blues più viscerale (It’s Breaking Me Up). Il II° LP Stand Up (1969; col chitarrista Martin Barre) era ancora più ispirato potendo contare su poderosi hard-rock (A New Day Yesterday, Back To The Family), su quadretti psichedelici (Look Into The Sun) e folk (Fat Man), su eccellenti brani jazz (Nothing Is Easy), persino un brano di Bach (Bouree). In Benefit (1970) prevalgono le arie da menestrello medievale (Witch’s Promise) con influenze hard (To Cry You A Song) o psichedeliche (With You There To Help Me). Raggiunsero infine il successo con Aqualung (1971; Locomotive Breath, My God, la title-track) e l’ambiziosa suite concept Thick As A Brick (1972) che imposero quel folk dilatato che divenne poi il loro standard di riferimento e il loro limite. leggi anche… Wir sind die Turken von Morgen She Past AwayMagazineMaya – Ok, il pezzo è giusto!: Morning Sun dei Reptile YouthMagazineIl ritmo della strada – Li avete sentiti questi?: Dub FxMagazineMALJE “Jewels” UNA MERAVIGLIOSA VOCE IN EQUILIBRIO FRA VARI STILIMagazine Go back to WEZ!!! Gli Ultimi Articoli Francesco De Gregori, il Principe sopra le nuvole. Lucio il marinaio Il “cammino” inesorabile dei The Black Keys Garrincha intervista David Bromberg per WEZ Gli Avengers di Perugia! 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Un giorno, siamo alla fine degli anni novanta, avendo in casa un computer e la connessione ad Internet, fa una ricerca, come forse molti noi abbiamo fatto, mettendo il suo  nome su Google. La scoperta ha per lei dell’incredibile, perché capisce che attorno a lei l’attenzione non è mai venuta meno. Il suo disco viene quindi ristampato e, grazie anche a Devendra Banhart stesso, ne pubblica un’altro (Lookaftering). Sono passati più di trent’anni. Ma al di là della sua incredibile storia, è la sua musica che mi ha stregato. Come sempre è difficile definire uno stile, anzi direi che è quasi inappropriato (per capirlo basta ascoltarla). Mi ricordo però del giorno in cui ho inserito “Just Another Diamond Day” nel mio lettore CD e ho premuto “play”. Il brano che apre l’album è proprio quello che dà anche il titolo. Quel riff di chitarra acustica appena accennato, seguito/inseguito dal flauto e la sua voce profusero in un attimo in casa mia un atmosfera di intimità che difficilmente avevo provato con altri artisti. Quel suo mood “autunnale”, il suono della sua chitarra e il suo modo di cantare, così calibrato, quasi “timido” mi sembrarono una voce fuori dal tempo, anzi al di là del tempo. Un disco che consideravo e considero prezioso, da ascoltare nel momento giusto (certe cose non si possono ascoltare sempre…) Ne feci una copia che portai in macchina con me. Una sera, in un locale della città dove vivo (Colle val d’Elsa), l’ho regalato ad una mia amica. Spesso e volentieri regalo dischi (copiati chiaramente!!!!! Con quel che costano!). Dopo qualche mese l’ho rivista. Mi ha confidato che nel momento in cui ha messo su il cd, è rimasta letteralmente folgorata dalla musica, che, a detta sua “ti si avvolge attorno come una coperta davanti al caminetto acceso in una sera di Novembre”. [...] TUTTE LE RUBRICHE TOP FIVE | LETTERATURA IN MUSICA | STORIE DI MUSICI E MUSICA | VIA COL VENTO | OK IL PEZZO E’ GIUSTO | LI AVETE SENTITI QUESTI | BAND A CONFRONTO | LE PEGGIORI MAI SENTITE | PENSIERI IN MUSICA | CONSIGLI PER L’ASCOLTO | SARANNO FAMOSI? | LA PAROLA AI MUSICISTI | IO C’ERO | IO CI SARO’ | IL DIARIO DI MUSICASTRADA | DISCOVERY | FUORIUSCITI | LIFE ON MARRS | MIGLIORARE SUL LUNGO PERIODO | LO SAPEVATE? | DIETRO LE QUINTE CON ascolta Un assaggio dalla selezione settimanale di Gianluca De Vito Franceschi Messages From The Resonator by Globular & Geoglyph Iscriviti alla newsletter di Musicastrada news musicastrada “Yemule Muladdiwen” fuori il secondo singolo dei Fanfara Station Musicastrada Gospel Festival 2021: il 20 e 21 dicembre il Gospel arriva nei borghi toscani Musicastrada al Womex dal 23 al 31 Ottobre 2021 a Porto Portogallo E’uscito “NAGRAN” nuovo singolo dei Fanfara Station Musicastrada Festival 2021 dal 14 Luglio all’8 Agosto in Toscana In arrivo WEZ la webzine di musicastrada musica pensieri parole in libertà! 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