Gli inclassificabili - Band a confronto: Morphine, Soul Coughing, Eels

Gli inclassificabili – Band a confronto: Morphine, Soul Coughing, Eels

RUBRICA

Dopo l’esplosione del grunge, il rock statunitense negli anni ’90 si è evoluto verso forme diversificate e indipendenti fra di loro. Uno dei trend fu l’abbandono della musica dance in favore di una musica astratta e intellettuale dove le canzoni non erano più solo melodia e ritmo ma venivano stravolte e deformate attraverso una ricomposizione/riassemblaggio di diversi stili musicali. Emerse quindi una serie di gruppi eccentrici e inclassificabili.

Morphine_musicastradaI più grandi furono probabilmente i Morphine di Mark Sandman. Sia la strumentazione (un trio basso-batteria-sax) che la musica scarna e metafisica capace di assorbireblues, jazz, boogie e lounge music senza assomigliare a nessuno di questi generi ne fanno un caso unico nella storia del rock. Sandman (voce, basso) forma nel 1990 i Morphine con Jerome Deupree (batteria) e Dana Colley (sax). Fin dal 1° album Good (1992) la loro musica minimale è basata sull’interscambio fra basso (a 2 corde) e sax e su progressioni irregolari e mobili dominate da un atmosfera drammatica. I primi classici (la title-track, ClaireHave A Lucky DayThe Only OneThe Other Side) sembrano affondare tutte in una forma di ballata pastosa e notturna. Nel 2° LP Cure For Pain (1993; con Billy Conway alla batteria) lo stile evolve in melodie più energiche (BuenaThursdayCandy) e swinganti (I’m Free NowAll WrongSheila). Il sax di Colley è qui protagonista mentre Sandman si occupa di mantenere le atmosfere cupe: il breve accenno di Miles Davis’ Funeral suggella un album fluido ed elegante. Yes (1995) è ancora più immediato recuperando l’unità melodica dei brani e concependo l’album come un revival di stili degli anni ’50, dove il lavoro di sax e basso creano una serie esplosiva di arrangiamenti: persino riduttivo cercare i brani migliori (per me ScratchRadarWhisper, la title-track, All Your WaysSharks), meglio ricordare quelli più famosi (Honey WhiteSuper Sex). Like Swimming (1997; French FriesEarly To Bed) è invece un album stanco che risente forse dell’appannamento creativo di Sandman. Sandman muore sul palco durante un concerto in Italia nel 1999. Il gruppo aveva appena terminato di registrare The Night (2000) che rimane il loro lavoro più introspettivo e desolato (la title-track, Rope On FireSlow NumbersSouvenir).

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Decisamente meno noti sono i Soul Coughing, il cui sound è un mix straniante di jazz , ritmica funky e campionamenti hip hop (Mark Degliantoni, già con John Zorn) che supportano il rap filosofico di Mike Doughty (voce). Nell’album d’esordio Ruby Vroom (1994) i numeri migliori sono i swing teatrali di Casiotone Nation e Bus To Beelzebub, i sampling deviati di Screenwriter’s Blues,  le percussività “afro” di Is Chicago e Mr Bitterness. Nel 2° LP Irresistible Bliss (1995), il gruppo abbandona le eccentricità affidandosi a brani più duri (Super Bon BonCollapse) o più demenziali (DisseminatedWhite Girl) o più tribali (SleeplessThe Idiot Kings) ma senza la verve del 1° LP. Il 3° El Oso (1998) recupera la sperimentazione elettronica (HoustonPensacolaThe Incumbent) e l’aggressività ritmica (Rolling$300St Louise Is Listening) del 1° LP, aggiungendovi generosi dosi di rap melodico (Circles). Nei Soul Coughing all’equilibrio fra classico e avanguardia corrisponde l’equilibrio tecnico fra Doughty, Degliantoni e il batterista Duval Yabay. 

La palma dell’originalità va agli Eels di Mark Oliver Everett (alias E; voce, chitarra, tastiere) che propongono un lo-fi amatoriale con arrangiamenti strumentali che danno ai brani un respiro classicoBeautiful Freak (1996) è diviso così fra rap (Susan’s House) e ballate tenere (la title-track, SpunkyManchild), struggenti (FlowerYour Lucky Day In Hell) o malinconiche (Novocaine For The SoulRags To Rags) ma sempre cantate con tono imperturbabile e cullate da un sound angelico. Una serie di tragedie personali nel 1998 (muoiono madre, sorella e un paio di amici) offre ad E il destro per fare di Elektro-Shock Blues, un concept che si muove fra melodie incantate (Elisabeth On The Bathroom FloorLast Stop: This Town), o swinganti (My Descent Into Madness), blues sinistri (Going To Your Funeral), pop industriali (Cancer For The Cure), più le sue superlative ballate depresse (3 SpeedClimbing To The MoonThe Medication Is Wearing Off); P.S. You Rock My World col suo messaggio di speranza chiude un LP magistrale dove le canzoni allegre hanno temi tristi e viceversa. Daisies Of The Galaxy (2000) è LP più allegro ma avaro di pezzi memorabili (FlyswatterMr. E’s Beautiful Blues). L’adesione a formule scontate (spesso hard o hip hop) fanno di Souljacker (2001; Dog Faced Boy, Friendly Ghost, Bus Stop Boxer) e Shootenanny (2003; All In A Day’s WorkLove Of The LovelessNumbered Days) due lavori minori. Gli Eels  tornano al concept con Blinking Lights che illustra la vita di E attraverso le sue  ballate declinate in varie forme:  psichedelica (From Which I WantMother MaryGod’s Silence), beat (Going Fetal), jazz (Son Of A Bitch), easy-listening (Old Shit/New ShitHey Man),  country (Railroad Man), hard-rock (The Other Shoe), lied da camera (Dust Of AgesIf You See Nathalie), ovviamente pop (Trouble with DreamsSweet Li’l ThingLosing StreakThings The Grandchildren Should Know), ovviamente tristi (Whatever Happened To Soy BombThe Stars Shine Bright In The Sky Tonight); celebrativa, epica, calligrafica l’arte di E è un monumento a sè stesso.

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    La quinta sinfonia di Prato è Spettacolo! Io ci sarò In Piazza Duomo il meglio della scena musicale italiana e internazionaleLa quinta sinfonia di Prato è Spettacolo! Io ci sarò In Piazza Duomo il meglio della scena musicale italiana e internazionale 17 Ago 2019 RUBRICA io ci sarò  A cura di Massimo SPA Frosini Un lustro. Sono stati sufficienti 5 anni, 5 edizioni, 5 sensazionali kermesse per fare di Settembre | Prato è spettacolo 2019 uno dei Festival più attesi dell’estate nell’intero panorama musicale nazionale. Organizzato da Fonderia Cultart in collaborazione con il Comune di Prato, anche la quinta sinfonia della kermesse non delude le attese presentando una line-up che provoca emozioni solo a pronunciare il nome degli artisti che saranno presenti. Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui E forse, proprio per evitare sovraccarichi emotivi, l’anteprima del Festival prevista per Mercoledì 28 Agosto sarà leggera e godibile, come lo spettacolo teatrale “A ruota libera” ideato da Giovanni Veronesi, pratese DOC, ma romano d’emozione, che insieme a tre amici-attori del calibro di Alessandro Haber, Rocco Papaleo, Sergio Rubini con l’accompagnamento sonoro a cura di “Musica da Ripostiglio” porterà in Piazza Duomo una commedia “informale”. A partire dalle ore 21.00 si aprirà il sipario su questa “chiacchierata musicale” che spazia sullo scibile umano e che alternerà risate a racconti, canzoni a aneddoti. Uno spettacolo che mischia l’arte e il quotidiano, la finzione e la realtà attraverso la maestria di un trio d’interpreti d’eccezione. Già da Giovedì 29 Agosto sarà però la musica a rubare palco e orecchie ai fortunati spettatori che desidereranno seguire il Festival. Alle ore 21.00 sul palco di Piazza Duomo a Prato salirà uno dei fenomeni indie più “chiacchierati” del momento, ovvero Flavio Pardini, in arte Gazzelle. Il cantautore romano ha dimostrato di saper “sfornare hit” senza continuità di sosta, catturando l’attenzione di una platea di fan che cresce giorno dopo giorno. Non a caso il suo primo tour ha fatto registrare qualcosa come 90 date sold out, mentre i suoi brani vantano milionate di ascolti on line. Insomma, proprio a Prato, sarebbe delittuoso non farsi salutare con un “Sayonara” dal buon Flavio Pardini. Solo poche ore per rilassarsi prima che il clima diventi più “duro” e Piazza Duomo diventi il ring di uno dei più stoici combattenti della scena rap italiana. Un tipo così duro da aver affrontato questo genere musicale ed avergli letteralmente cambiato i connotati, un tipo così tosto da esibirsi dal vivo con una gamba ingessata. Insomma Venerdì 30 Agosto a Prato arriva Salmo. E dalle 21.00 in poi non sarà più la stessa musica. La “Playlist” (questo il titolo del suo ultimo album) del rapper sardo infatti scardina ogni preconcetto ed è capace con barre di un’intensità pazzesca di far riflettere, cantare ed adorare i suoi brani anche ai non appassionati del rap “duro e puro”. Una menzione speciale merita il concerto di Sabato 31 Agosto. Dopo 9 lunghi anni, “the real voice”, ovvero Mike Patton, leader e ugola dei “Faith no More” tornerà di nuovo in Italia, precisamente in Piazza Duomo a Prato, per deliziarci con la sua rivisitazione di grandi successi della musica italiana. Ebbene sì, le corde vocali del cantante di una delle band più genuinamente rock ed hardcore del Pianeta, si presteranno stavolta per eseguire classici italiani senza tempo, in un concerto che non mancherà di stupire ogni ascoltatore. Alle 21.00 spazio allora a “Mondo cane”, un viaggio nel tempo in cui il celebre gangsta singer californiano sfida i grandi cantautori italiani da Gino Paoli a Luigi Tenco, sparando qualche cartuccia anche di Fred Buscaglione e Fred Bongusto. In questa impresa Patton sarà coadiuvato dall’orchestra Camerata Strumentale “Città di Prato”. L’apice del Festival, il non plus-ultra per gli amanti dell’alternative rock americano si toccherà, come il cielo con un dito, Domenica 1 Settembre, quando in Piazza Duomo saliranno due leggende e a Prato sarà veramente spettacolo! Iscriviti alla newsletter di Musicastrada Flaming Lips e Eels, nello stesso giorno, sullo stesso palco per un doppio concerto. Non è un sogno. Ripetetevelo più volte, magari a bassa voce e, dato che ci siete, chiedetevi anche se non avrete rimorsi per il resto della vostra vita nel perdere una doppia esibizione di due gruppi cult della scena musicale internazionale. Quei folli dei Flaming Lips ripercorreranno 25 anni di carriera, mentre Mr. E e la sua “solo musica” sono pronti a mandare in delirio tutti i suoi fan. A proposito di fan, una band che non ha bisogno di presentazioni e che miete successi ovunque metta piede, è certamente quella che Prato ospiterà Lunedì 2 Settembre, ovvero i Subsonica. Un altro live adrenalinico di Samuel e soci è pronto per far tremare a partire dalle ore 21.00 tutta Piazza Duomo. Non basterà certo un Microchip Emozionale per resistere all’urto sonoro della band torinese. Prato è Spettacolo si avvierà alla fine proiettandosi verso il futuro che è già presente, Martedì 3 Settembre alle ore 21.00 con una foto istantanea, anzi una Polaroid, sulla scena musicale odierna. A svilupparla sarà il concerto di Carl Brave. Il nuovo che avanza, anzi che è già arrivato. Il trap-rap-pop-indie di Carlo Luigi Coraggio da ascoltare tutto di un fiato in Piazza Duomo. E dopo le 6 giornate di esibizioni che accontenteranno i gusti di ogni appassionato di musica visto che il Festival spazia dal rap al rock, dall’indie al cantautorato, dal trap all’alternative rock, per concludere in bellezza ecco che il 4 Settembre arriva l’ultimo genere musicale, non ancora esplorato, ovvero la classica con il concerto in Piazza Duomo, ad ingresso libero, della Camerata Strumentale Città di Prato. Per gli altri innumerevoli eventi collaterali sia per bambini che per amanti delle tradizioni folkloristiche e dell’arte rimandiamo al dettagliatissimo sito di Settembre | Prato è spettacolo 2019 che si può “sfogliare” a questo link: http://www.settembreprato.it/ leggi anche… Il Pistoia Blues varca la soglia degli anta e si concede un’edizione senza precedentiMagazineMusica e Silenzio – Io c’ero: La Silent Disco alla Baia del Silenzio di Sestri LevanteMagazineThe Hard Detroit – Band a confronto: Stooges, MC5 e FrostMagazineShoegazing Antesignani Pontieri Eroi Seguaci Epigoni Musica di (De)genereMagazine Go back to WEZ!!! Gli Ultimi Articoli Francesco De Gregori, il Principe sopra le nuvole. Lucio il marinaio Il “cammino” inesorabile dei The Black Keys Garrincha intervista David Bromberg per WEZ Gli Avengers di Perugia! 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In realtà così s’indica una corrente del progressive che alcuni gruppi dell’area di Canterbury svilupparono alla fine degli anni ’60 contaminando il rock psichedelico, col jazz e la musica d’avanguardia e usando testi surreali. Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui Un’altra caratteristica è la tendenza dei gruppi a formarsi per germinazione o ricomposizione dal gruppo seminale dei Wilde Flowers formatosi nel 1962 con i fratelli Hugh e Brian Hopper, Mike Ratledge, i cugini Richard e David Sinclair e Robert Wyatt. Da questa radice derivano innanzitutto i due gruppi più famosi i Soft Machine e i Caravan: i primi iniziarono come gruppo dada-psichedelico per evolversi verso un jazz-rock d’avanguardia sempre più cerebrale, i secondi produssero melodie più orecchiabili costruite tuttavia su complesse partiture strumentali. Il continuo rimescolamento fra i membri di questi gruppi e altri musicisti/amici crearono una miriade di affascinanti dinastie. Una di queste sono gli Hatfield And The North. La prima line-up era Pip Pyle (batteria), Phil Miller (chitarra) e suo fratello Steve (tastiere) tutti ex-Delivery. A loro si aggiunse uno dei fondatori dei Caravan, Richard Sinclair (basso, voce). S. Miller se ne andò presto e fu sostituito da David Sinclair (altro fondatore dei Caravan): a questo punto il gruppo assunse il nome di Hatfield And The North prendendolo da un cartello stradale della M1 (l’autostrada che collega Londra a Edimburgo). Anche Sinclair se ne andò per far posto a Dave Stewart , tastierista dai gusti classici ed epici, già negli Egg (un’altra dinastia dell’area). Contratto con la Virgin, session con ospiti del calibro di Wyatt (voce), Geoff Leigh (degli Henry Cow; ai fiati) e le tre Northettes (Amanda Parsons, Barbara Gaskin, AnnRosenthal) ai cori, e il primo omonimo LP (1974) è un capolavoro che somma tecnica del collage, il jazz-rock surreale di Wyatt (Rifferama) e lo stile accattivante dei Caravan (Fol De Rol) a una notevole perizia compositiva: si va dalle perversioni armoniche di Calyx, alla jam di Homerton sospesa fra Henry Cow e Terry Riley, alle fiabe vocali di Sinclair (Bossa Nochance, Big Jobs), alla dissonanze fratturate di Shaving Is Boring. Iscriviti alla newsletter di Musicastrada Il secondo album The Rotters’ Club (1975) si mantiene sugli stessi canoni con le peculiarità del gruppo messe in bella mostra: ci sono le variazioni armoniche di Miller (Lounging There Trying, l’improvvisazione jazzy (The Yes No Interlude, Fitter Stoke Has A Bath), la canzone appassionata (Didn’t Matter Anyway), lo scherzo funky (Share It), la suite di prammatica (Mumps). Benché universalmente apprezzato l’album non fermò il collasso del gruppo. Dalle sue ceneri nacque una nuova dinastia, i National Health. La cui formazione fu tormentata: la line-up originale era Stewart, Miller, Parsons (voce), Alan Gowen (synth; dai Gilgamesh), Mont Campbell (basso; già Egg) e Bill Bruford (batteria) ma all’epoca della pubblicazione del I° omonimo LP (1977) gli ultimi 2 se ne erano già andati sostituiti da Neil Murray e dal rientrante Pyle. Inoltre l’album uscì in piena tempesta punk: un genere chiaramente alternativo. Tuttavia il gruppo tienebotta con un jazz-rock espressionista affidato alle improvvisazioni e diluito in 4 suite, l’eterea Tenemos Roads, l’atmosferica Elephantse le più moderne Brujo (con moog funky alla Ian Hammer) e Borogoves  (con duetto fra piano e slapping bass): a rubare la scena sono comunque l’organo strozzato di Stewart e la voce angelica di Parsons. Senza Gowen, Parsons e con John Greaves (basso) al posto di Murray, il gruppo pubblica l’album Of Queues And Cures (1978), un lavoro molto più serrato, forte di jam multicolori fra jazz, flash-rock e ritmi ballabili (The Bryden 2 Step, Dreams Wide Awake, The Collapso), con strutture costruite minuziosamente (le dissonanze folli di SquarerFor Maud) utilizzando schemi compositivi semplici ma non ovvi. L’abbandono di Stewart e la precoce morte del suo sostituto Gowen determinò la fine di gruppo e dinastia. Gli Hatfield avrebbero potuto avere successo come i Caravan a cui si ispiravano? Avrebbero potuto essere più longevi i National Health senza il punk? Non lo sapremo mai:ma spesso la storia del rock è andata secondo il caso o la dittatura delle label. leggi anche… Note calde dal gelo del Nord: i MotorpshycoMagazineTra radicchio e vombati – Io c’ero: il concerto dei Wombats a Roncade (Tv)MagazineL’unico bianco che non passa mai di moda Io c’ero Il White Album interpretato dal Collettivo Angelo Mai all’Anfiteatro Romano di FiesoleMagazinePunk in rosa – Band a confronto: Slits e RaincoatsMagazine Go back to WEZ!!! Gli Ultimi Articoli Francesco De Gregori, il Principe sopra le nuvole. Lucio il marinaio Il “cammino” inesorabile dei The Black Keys Garrincha intervista David Bromberg per WEZ Gli Avengers di Perugia! 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Forti di ben tre chitarre (terza quella di Gene Clark) danno vita a una memorabile cover di Mr Tambourine Man che col suo jingle jangle etereo e scintillante segna di fatto l’inizio del folk rock californiano. Fra il 1965 e il 1966 i Byrds creano una vera sommossa musicale: con le loro pose da drogati, la concezione taumaturgica degli stupefacenti e il loro richiamo a sentimenti puri sono i precursori del movimento hippy cui regalano classici “acidi” come Turn, Turn, Turn e Fifth Dimension. Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui Dal 1967 è Crosby a prendere le redini del gruppo, sostituendo il folk degli esordi con la psichedelia orientaleggiante del raga rock di Eight Miles High e Mind Gardens e lo space-rock visionario e astratto di CTA 102 (1968): in questo momento i Byrds sono veramente all’avanguardia della scena musicale della Bay Area. Forse troppo perché nel 1969 Crosby distante dall’ideologia country di Mc Guinn viene allontanato dal gruppo e si rifugia fra i Jefferson Airplane cui regala la controversa Triad e la visionaria Wooden Ships. Fra il 1969 e il 1971 con il supergruppo Crosby, Stills, Nash e Young, arriva a un centimetro dal paradiso contribuendo a quell’irripetibile impresa con delizie folk-psichedeliche (Long Time Gone, la stupenda  Almost Cut My Hair). 1975, California: David Crosby e Graham Nash (i due condividevano i migliori intrecci vocali nei CSNY) danno alle stampe Wind On The Water. E’ in quest’album che sono conservati le ultime magie di Crosby, Carry Me e To The Last Whale. Poi l’abuso di droghe, la fine della sua collaborazione con Nash, una serie di arresti per detenzione di droga e di armi nel 1986 e ancora nel 2004 (nonostante le cure disintossicanti), sembrano portare Crosby a un centimetro dall’inferno. Ma cos’era successo fra il 1971 e il 1975? In realtà quando i CSNY si sciolgono, Crosby è non soltanto all’apice della popolarità ma anche al suo picco creativo; decide di pubblicare il suo primo album solista If I Could Only Remember My Name. Raccoglie intorno a sé il meglio della comunità musicale della Bay Area, Kaukonen, Slick, Kantner, Casady (dei Jefferson Airplane), Gracia, Lesh, Kreutzman, Hart (dei Grateful Dead) e ancora Nash, Young, Joni Mitchell e molti altri: nessuno di loro sa che sta partecipando a uno dei dischi che chiuderà la grande stagione californiana dell’utopia. Iscriviti alla newsletter di Musicastrada L’album sancisce infatti il momento del riflusso dallo spirito comunitario al privato individuale. Agli ospiti è affidato il compito di colorare l’album con suoni tintinnanti, tenuamente impressionisti, Crosby invece fissa l’umore generale dell’album, un lungo bisbiglio esistenziale triste, sognante, rassegnato. Anche le liriche sono quasi inesistenti, Crosby si contenta di dondolarsi in una trance mistica come se parlasse coi fantasmi. L’iniziale Music Is Love è una sola frase ripetuta all’infinito come un mantra, Tamalpais High è costruita su semplici vocalizzi circolari come una nenia notturna, Song With No Words (il capolavoro assoluto dell’album) di un’intensità straordinaria è una preghiera sommessa dove la voce di Crosby è incapace di articolare parole. Le architetture più lisergiche  sono quelle di Laughing, una sola nota sospesa fra cielo e terra, l’estasi barocca di What Are Their Names e Traction In The Rain, mentre Cowboy Movie è più vicina al country blues malinconico tipico del West Coast sound. I lamenti funebri e allucinati di Orleans e I’d Swear There Was Somebody Here chiudono un’opera unica perennemente sospesa fra sogno e trip mistico, e segnano l’esaurirsi di un’epoca e di un mito. Crosby non si è mai più ripetuto a questi livelli. Gravemente malato, è sopravvissuto a una difficile operazione al fegato e alla droga, riuscendo alla fine a risorgere come uomo e come artista. https://youtu.be/AVsbqVJLFow leggi anche… SULLA COMPETENZA MUSICALE DEL PUBBLICOMagazineIl Musicastrada Festival – Diario dell’organizzatore – La seconda settimanaMagazine“I CAN’T ESCAPE MYSELF”, THE SOUNDMagazineDalla parte di VinicioMagazine Go back to WEZ!!! Gli Ultimi Articoli Francesco De Gregori, il Principe sopra le nuvole. Lucio il marinaio Il “cammino” inesorabile dei The Black Keys Garrincha intervista David Bromberg per WEZ Gli Avengers di Perugia! 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Ovvero il sapore di una band americana, per l’esattezza Texana dal tiro molto English con 3 album all’attivo: “Bamnan and the Silvercork” del 2004, “the Trials of van Occupanther” del  2006 e “the Caourage of Others” del 2010 proprio quello che sto riascoltando ultimamente. Effettivamente ascoltando il primo disco la domanda sorge spontanea come diceva il tizio della tv: “ma questi sono i Radiohead sotto falso nome?!” tanto la somiglianza era palese. Infatti mettevo su il cd quando venivo preso da crisi di astinenza da i primi Radiohead (quelli di Pablo Honey o The Bends per intendersi) ed ero già contento visto il seppur apprezzabilissimo iter artistico che hanno preso il Sig.Tom Yorke e compagni. Poi passando per il puro folk alla Neil Young, arriviamo a questo ultimo disco che  devo essere sincero ho acquistato per l’accattivante copertina, che poi di accattivante non ha proprio niente ma a me richiamava le ambientazioni druidiche delle selve anglosassoni, pensate che flash! In effetti al primo ascolto sembra proprio di camminare in mezzo ad un bosco ma di druidi proprio non se ne vedono.. solo verde, alberi di qua, alberi di là. I primi 2 o 3 ascolti danno un po’ l’idea che i pezzi si assomiglino un l’uno con l’altro come gli alberi del suddetto bosco inglese, molto contemplativi direi, lineari tra loro, che poi può darsi che la cosa sia anche voluta, sarà data anche dallo stile di cantare di Tim Smith molto “strascicato” e cantilenante. Con il tempo però si apprezzano gli arrangiamenti molto raffinati e curati segno anche di una maturazione rispetto ai primi lavori. Per esempio “the Fortune”  si fa notare per la sua, diciamo, diversità con le altre tracce del disco come se avessero scritto questo pezzo con le finestre aperte e fosse entrata un po’ di aria fresca, ma non troppa infatti il pezzo dura appena 2 minuti. Mentre ascoltando la traccia che dà il nome al disco “The Courage of Others” o anche “Children of the Grounds” ci si accorge subito del filone malinconico che poi perdurerà per tutto l’album; sonorità quasi KingCrimsoniane molto suggestive, direi, che terminano in un crescendo di chitarre e cori sicuramente emozionanti  per l’ascoltatore. Personalmente amo ascoltare questo disco seduto in poltrona, magari in cuffia e subito la mente proietta immagini crepuscolari che richiamano alla natura. Ascoltate “Winter Dies”… In definitiva disco meditativo e introspettivo ma, se volete un consiglio, da non ascoltarsi quando siete in uno stato d’animo triste e malinconico! Midlake – Children of the Grounds [...] TUTTE LE RUBRICHE TOP FIVE | LETTERATURA IN MUSICA | STORIE DI MUSICI E MUSICA | VIA COL VENTO | OK IL PEZZO E’ GIUSTO | LI AVETE SENTITI QUESTI | BAND A CONFRONTO | LE PEGGIORI MAI SENTITE | PENSIERI IN MUSICA | CONSIGLI PER L’ASCOLTO | SARANNO FAMOSI? | LA PAROLA AI MUSICISTI | IO C’ERO | IO CI SARO’ | IL DIARIO DI MUSICASTRADA | DISCOVERY | FUORIUSCITI | LIFE ON MARRS | MIGLIORARE SUL LUNGO PERIODO | LO SAPEVATE? | DIETRO LE QUINTE CON ascolta Un assaggio dalla selezione settimanale di Gianluca De Vito Franceschi Messages From The Resonator by Globular & Geoglyph Iscriviti alla newsletter di Musicastrada news musicastrada “Yemule Muladdiwen” fuori il secondo singolo dei Fanfara Station Musicastrada Gospel Festival 2021: il 20 e 21 dicembre il Gospel arriva nei borghi toscani Musicastrada al Womex dal 23 al 31 Ottobre 2021 a Porto Portogallo E’uscito “NAGRAN” nuovo singolo dei Fanfara Station Musicastrada Festival 2021 dal 14 Luglio all’8 Agosto in Toscana In arrivo WEZ la webzine di musicastrada musica pensieri parole in libertà! 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