I Re del Male In Death of Steve Sylvester dei Death SS

I Re del Male In Death of Steve Sylvester dei Death SS

A cura di Roberto Italiani

Allora, questo è il disco fondamentale (Black Mass) di una band fondamentale (Death SS) nel mondo death metal italiano, di una città fondamentale (Firenze) per il panorama musicale italiano dagli anni ’80 ai ’90, fondamentali per me (Roberto). Mi pare che il concetto sia chiaro no?

Copertina con il leader del gruppo messo in posa daCristo demoniaco, risvolto interno con foto di seni, fondoschiena ecc… e a completare l’opera un neonato messo al centro di un pentacolo in attesa di essere sacrificato; è appunto il secondo lavoro di questo mitico gruppo, uscito nel 1989 quasi 10 prima del più famoso Marylin Manson!

I Death SS nascono a Pesaro nel ’77 ma si trasferiscono subito a Firenze dove sono tuttora in attività.
Death SS deriva da “in Death of Steve Sylvester” secondo album (ma primo in studio) del gruppo formato appunto dal cantante Steve Sylvester (Stefano Silvestri) e dal chitarrista Paul Chain (Paolo Catena) che poi lascerà la band.
Io non so se avete mai avuto la fortuna di vedere un loro concerto ma io che sono tra questi posso dire che è stata un’esperienza che mi ha lasciato a bocca aperta come un bambino per tutto lo show.

Chiaramente il gruppo si ispira al culto di Satana, ai sacrifici e tutto ciò che è horror, sia musicalmente che visivamente; infatti si presentano sul palco vestiti chi da mummia, chi da licantropo chi da zombi o vampiro; e le loro esibizioni prevedono incendi di croci rovesciate, fustigazioni, lancio sul pubblico di sangue e vermi e donne completamente nude che simulano sacrifici. Tutto ciò può essere puro showbiz; non penso che adorino Satana realmente, ma loro nello show che fanno ci credono veramente e gliene va dato atto.

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Detto ciò il disco Black Mass alza il sipario con “Kings of Evil” dal sound molto gotico fatto da un arpeggio iniziale e da un riff tagliente e incisivo; a mio giudizio la migliore track del disco. “Horrible eyes” invece è molto di effetto soprattutto nella parte iniziale di carillon. Seguono le gotiche “Cursed mama” e “ Buried alive” per arrivare alla ballatona orrorifica “ in the Darkness” che racconta appunto della perdita di un amore. Tutto ciò per finire con la vera perla dell’album, la titletrack “Black mass”; 8 minuti di messa nera dove un sacerdote satanico recita una vera e proprio preghiera satanica in latino al Maligno, supportata da suoni di campane, lamenti e atmosfere angoscianti. Questo pezzo esprime proprio il concetto del male nella sua forma più ampia.

I Death SS o si odiano o si amano, ma non c’è dubbio che il gruppo fiorentino ha centrato un obiettivo che poi li porterà al meritato successo con numerose partecipazioni a eventi internazionali (vedi Gods of Metal, Wacken Open Air, ecc).
Ogni buon metallaro che si rispetti deve avere questo disco tassativamente perché i Death SS sono alla radice del metal italiano che credetemi è di altissimo livello.

Da ascoltare se si ricercano atmosfere angoscianti, maligne, sataniche ed esoteriche (ma non voglio saperne il motivo!!) e soprattutto se vi capita andate a vedere un loro concerto…(Come with us! we’re the Kings of Evil!!)

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