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Il berretto che conquistò la Rocca – Io c’ero: il concerto di Badly Drawn Boy al Festival delle Colline

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Anche se non siete iscritti al CAI, anche se avete il fiato appena sufficiente per stare un secondo in apnea, anche se gli unici irti colli che avete incontrato finora sono quelli spiattellati sulla carta dal Carducci, dovete tentare l’impresa. Ignari dell’alpinistico destino, abbiamo parcheggiato il nostro cavallo a quattro ruote nel centro di Carmignano e sprovvisti di funi, appigli e scarpini da arrampicata, abbiamo cominciato la salita in un tiepido caldo estivo. A metà dell’ascesa il fiato era corto, le braccia inerti e avevamo inoltre abbandonato la posizione eretta per cercare di seguire, con la schiena, la dorsale di un impervio pendio che pareva non avere fine.

Invece poi ecco che in mezzo al novunque spunta la Rocca.  E’ l’ultimo appuntamento del Festival delle Colline che, come sempre, riesce a coniugare buona musica e scenari da favola. Varcato l’ingresso, appena dopo un curato vialetto che sale ancora un po’, si apre un dolce declivio d’erba, un mini anfiteatro naturale in fondo al quale è posizionato il palco. Un immenso tappeto di luci si srotola sotto il nostro sguardo; il riverbero dei lampioni di chissà quante città fa splendere le nostre pupille.

In questa sfolgorante cornice arriva un berretto di lana colorato e si posiziona al centro del quadro. E’ l’inseparabile copricapo di Damon Gough, in arte Badly Drawn Boy.

L’inseparabile chitarra a tracolla un “pedale loop” e l’espressione bonaria di chi è felice di aver lasciato Manchester per l’Italia.

Damon comincia subito a suonare proponendo senza continuità di sosta pezzi del suo repertorio, da quelli più “storici” (It Came from the Ground, 1999) a quelli più “recenti” (“Being Flynn”, 2012)Il suo tocco è soffice, morbido, la voce carezzevole e si finisce presto per essere trasportati in una dimensione da favola intimista che ben si sposa con il suggestivo panorama che si vede dalla Rocca.

Immagine che non sfugge neppure al simpatico cantautore britannico che non trova giusto che siano solo gli spettatori a godere di quella vista e, prima di lanciarsi in “Born in the Uk”, volta le spalle al pubblico e alza le mani in segno di vittoria come un Rocky qualsiasi, fiero e pieno di orgoglio a fine allenamento.

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Nell’intonare “Something to Talk About” irrinunciabile perla della Colonna Sonora del film “About a boy”, quasi per ironia della sorte, Badly Drawn Boy si perde negli occhi di un giovanissimo ragazzino che si era messo a danzare sotto il palco e dimentica il testo della canzone. Chiede scusa, sorride e riprende sotto gli occhi inteneriti della platea.

E poi arriva il momento della dolcissima “Silent Sigh”, un’autentica magia in una notte incantata. A questo punto sulla cima della Rocca sventola con fierezza un berretto proveniente da Manchester: Badly Drawn Boy ha conquistato il pubblico di Carmignano.

Il suggello finale di questo trionfo non può essere che “Is There Nothing We Could Do?”, malinconica e superba.

Scroscianti applausi di rito e con un pizzico di poesia nel cuore arriva il momento di tornare sui propri passi. Nella rilassante discesa può perfino capitare di incrociare una coppia, quattro occhi che brillano nel buio, due mani che si stringono una nell’altra, due labbra che si sfiorano. E in questo caso…non c’è davvero niente che possiamo fare, se non superarli e pensare quanto sia ineffabile ed effimera la meraviglia dell’amore.

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