Il “cammino” inesorabile dei The Black Keys

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Il “cammino” inesorabile dei The Black Keys

E’ il 2020 a segnare il decennale di Brothers, il sesto album che li consacra in maniera definitiva al vasto pubblico mondiale, e che vanta Grammy Awards e dischi di platino giunti da ogni dove… i due signori in questione sono i Black Keys – duo formato nel 2001 da Dan Auerbach (voce, chitarra e tastiere) e Patrick Carney (batteria) – oggi considerata una delle band americane più importanti del nuovo millennio. 

La ricorrenza viene celebrata da Nonesuch Record con una Deluxe Remastered Edition a cui vengono aggiunte tre tracce bonus: Keep My Name Outta Your Mouth, Black Mud Part 2 e Chop and Change (già presente nella soundtrack di The Twilight Saga: Eclipse).
Senza voler celebrare ulteriormente questo LP dall’anima soul che scava nelle radici più profonde della musica americana e che ai due “nerd” ha definitivamente cambiato la carriera, vorrei soffermarmi sull’album che segue questo innegabile successo: El Camino. Questo lavoro segna una sterzata netta verso il rock’n’roll, con l’aggiunta di cadenze pop and groove di sicuro interesse, ed appare evidente la voglia di leggerezza in queste undici tracce in cui predomina il suono di “chitarroni” e il forte approccio garage senza troppi fronzoli.
Con la produzione di Danger Mouse e l’aggiunta di tastiere, le tracce in scaletta sono un amarcord del rock anni ’70, un tocco vintage in una rilettura contemporanea che ti scarica addosso pura energia. Impossibile, ad esempio, rimaner fermo e impassibile all’ascolto dell’irrefrenabile miscela ritmica di Lonely Boy, un jump-blues dalle ruvide pennellate garage messo al primo posto in questa scaletta, a mio avviso clamorosa; seguono i ritmi incessanti di Dead and Gone, in cui sono presenti cori degni delle più celebri colonne sonore dei film degli anni ’60.

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Cori soul ma ritmi dance per Gold on the ceiling, terzo brano dell’album, fino a giungere alle citazioni clamorose di Little Black Submarine, una vera e propria dichiarazione d’amore ai Led Zeppelin di Stairway to Heaven. In Run Right Back e in All of the Season le chitarre protagoniste richiamano un po’ i tormentoni alla White Stripes ma se ne distanziano poi a suon di “rusticismi” e tanto soul in corpo. Sister, che si fonda su un giro funky per strizzar l’occhio alla disco, va a braccetto con le stilettate funk di Mind Eraser e Stop Stop; in Nova Baby le tastiere (Brian Burton alias Danger Mouse) prendono il sopravvento sulla chitarra e rischiano di spettinare i più “tradizionalisti” virando all’improvviso verso il minaccioso e oscuro oceano del rock elettronico…
Bhè, in barba ai cultori della nostalgia, questo talentuoso duo dimostra come si possa fare bene ancora oggi, il rock’n’roll, senza perdere di vista che il mondo avanza insieme a noi…

Buon ascolto.

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