Il Musicastrada Festival – Diario dell’organizzatore – La seconda settimana

foto di Francesca Sara Cauli

di Davide Mancini (scarica da qui il pdf)

Con un po’ di ritardo, dovuto anche alle agognate e meritate vacanze, ritorna il mio racconto del Musicastrada festival. Come dichiarato nel precedente articolo, non voglio parlare dei concerti, ma di alcuni aneddoti e retroscena del festival.
Iniziamo con le australiane Hussy Hicks…
Le due australiane arrivano verso le 17 e 30 del pomeriggio del 25 Luglio a Montecalvoli. Come la maggior parte degli australiani che abbiamo incontrato in questi anni, l’impressione che danno subito è quella di essere persone molto solari, come la terra dalla quale provengono.
Montecalvoli Alto è un borghetto semi dimenticato, con un doppio paesaggio mozzafiato. Uno sulle industrie di tutta la vallata che va da Castelfranco a Pontedera e l’altro sul promontorio di Poggio Adorno. Due paesaggi completamente opposti e diversi. Tipico Toscano.
Lavorare a Montecalvoli è sempre una festa, vuoi perché è un paesino che ha dato i natali ad un grande musicista come Franco Santarnecchi e vuoi perché la prima volta che abbiamo fatto un concerto li, abbiamo avuto la buona idea di nominarlo dal palco…il che, in realtà piccole come questa, vuol dire conquistarsi la fiducia dei paesani, per sempre.
A Montecalvoli di solito si cena in piazza. Il piccolo negozio di alimentari fa una lunga tavolata e poi chi c’è c’è.
La cena quest’anno era a base di un tipico prodotto estivo: fegatelli e fagioli!!!
Che però le Hussy Hicks (come il resto delle 20 persone che erano presenti) hanno gradito parecchio…
Alle volte, anzi quasi sempre, la voglia di comunicare con il prossimo (alla faccia di tutti i social network!!!) è più forte di qualsiasi barriera linguistica e culturale. Quella sera è successo a mia madre (che era a cena con noi) e le Hussy Hicks. Mia madre non conosce, neanche per sbaglio, mezza parola che sia mezza di inglese…così come le Hussy Hicks con l’italiano.
Ma mia madre, che appartiene ad una generazione dalla quale noi tutti dovremmo imparare in quanto a forza di volontà, inizialmente incuriosita da un ciondolino che portava al collo una delle due australiane, si è avvicinata a loro, e, un po’ a gesti e un po’ arrangiandosi con mimi vari, è riuscito ad intavolare una discussione di una buona mezz’oretta su vari temi di estetica femminile. Io mi sono allontanato dopo 5 minuti, indaffarato come sempre in milioni di cose da fare…Ma dopo un po’, voltandomi verso di loro, mi sono accorto che ridevano a crepapelle tutte e tre.
Di cosa non sono mai riuscito capirlo.
Il giorno dopo, martedì 26 Luglio, sono in arrivo tre giganti del jazz italiano. Sui jazzisti e sul jazz italiano vorrei soffermarmi per un articolo apposito più in la, scriverò cose che susciteranno sicuramente critiche e discussioni. Nelle critiche che prima o poi scriverò non rientrano Francesco Bearzatti, Lello Pareti e Walter Paoli, che sono professionisti di altissimo livelli.
Bearzatti è stato protagonista anche di un incontro con i musicisti locali, nel quale ha spiegato tutta la sua carriera artistica, dagli esordi come “lisciaiolo”, al passaggio al jazz. Una piccola, ma variegata, platea di ascoltatori molto interessati, ha intrattenuto l’energetico Bearzatti che per più di due ore (doveva durare solo un’ora) ha parlato senza sosta alcuna.
Alla domanda finale, di uno degli allievi, “Che tipo di bocchini consigli di usare”
Bearzatti dopo varie spiegazioni ha concluso semplicemente dicendo “Beh non saprei…però in fin dei conti un buon bocchino è sempre un buon bocchino!”
Gli allievi, dopo il classico attimo di silenzio, sono esplosi in una fragorosa risata…anche all’asserzione di uno di loro che ha espresso un suo “Beh! In effetti non hai tutti i torti!…”
Ci sono dei personaggi che diventano leggende del rock, e che rimangono tali anche dopo un periodo di riposo. Non mi riferisco ai grandi gruppi del rock, ma agli “indie”, gruppi come i Green on Red che hanno segnato un certo periodo degli anni ottanta e primi novanta.
Quest’anno abbiamo ospitato un personaggio del calibro di Dan Stuart, cantante e leader appunto del gruppo di cui sopra. 
Ora capisco che non c’è niente di così eccezionale nell’ospitare un personaggio che comunque ha segnato una fase del rock indie, ma è altrettanto vero che diventa un evento quanto meno particolare per il fatto che ha suonato a Santo Pietro Belvedere!!!
Io credo fermamente che lo spirito del Musicastrada Festival sia abbastanza “rivoluzionario” (passatemi un po’ di sana presunzione), soprattutto per il fatto che in questi anni abbiamo portato gruppi e musicisti di culto in luoghi dove al massimo arrivano “Luana e i Lucchesi”, “Piero e il suo Sax”, “Osvaldo ed i Feelings” etc. etc. etc.
A ciò noi abbiamo risposto con…Commander Cody a Calcinaia, Bob Brozman a Castellina Marittima (e a Terricciola), La Ford Blues Band a San Casciano, Steve Grossman a Montopoli…e perché no? I Gatti Mezzi a Montecastelli Pisano (sapete dov’è?).
A parte questa divagazione, di Dan ho il ricordo di una persona estremamente interessata, curiosa, amante dell’arte e della bellezza in generale, con una grandissima voglia di parlare e comunicare.
Dan è rimasto affascinato, e di ciò ci ha ringraziato più volte, del paesaggio che ha potuto ammirare al tramonto. Quel giorno, era il 27 Luglio, ha piovuto tutto il pomeriggio, obbligandoci a fare il concerto al chiuso presso il Centro Sociale di Santo Pietro Belvedere. Verso le sette ha smesso di piovere ed è uscito un po’ di sole, quel tanto che basta a fare di una giornata piovosa un tramonto indimenticabile. Alle 20 e qualcosa siamo andati a cena Terricciola. Il pezzo di strada che separa Santo Pietro da Terricciola effettivamente è un quadro, un paesaggio che cambia in continuazione ovunque tu guardi, e quel giorno, complice qualche nuvoletta dipinta di rosa da un sole morente, l’impressione che faceva era di una grande armonia, come se un pittore avesse deciso come costruire quel paesaggio, come mettere quell’albero lì, quella chiesetta di là, quella ruota di fieno così che fa quell’ombra etc etc.
Dan se n’è accorto rimanendone profondamente affascinato.
“This road and these ten minutes, have been one of the most incredible experiences of my life!”
Mi ha detto al ristorante.
Al concerto, oltre ai bravissimi Sacri Cuori, ha dato tutto se stesso ed anche di più, facendo un lunghissimo bis completamente acustico, senza l’ausilio di nessuna amplificazione.
Anche per noi sono stati minuti intensi da non dimenticare…
Quest’anno per la prima volta abbiamo ospitato gruppi provenienti dalle selezioni di un concorso (Sulle Note di Ale). Al giorno d’oggi proporre gruppi che fanno musica propria è sempre coraggioso. Il pubblico, la maggior parte delle volte, e soprattutto negli ultimi anni, ha sempre meno voglia di ascoltare nuove proposte.
Nel nostro piccolo vorremmo invece invertire questa tendenza, che non lascia spazio a niente e nessuno che non siano già affermati.
Le scommesse si sa, possono andar bene, come possono andar male. Nel nostro caso sono andate bene in parte ma siamo convinti di aver vinto quella del coraggio.
I gruppi che abbiamo proposto sono stati i giovanissimi fiorentini “Blue Popsicle”, il trio livornese capitanato da “Alessio Franchini” e il pisano “L’Idiota”.
I Blue Popsicle hanno dimostrato grande grinta e un sicuro futuro da rocckettari. Alessio Franchini ha un grande talento dimostrandolo per l’ennesima volta
Per “L’Idiota” vorrei spendere due parole in più. 
Eravamo convinti, e lo siamo tutt’ora, che in lui ci sono doti non comuni, come siamo convinti che il pubblico è oramai abituato male, perché alle volte come noi organizzatori ci mettiamo in gioco, altrettanto non fa l’ascoltatore che dovrebbe riflettere e cercare di sforzarsi un po’ di più nel capire le proposte diverse e più coraggiose.
Il set de “L’Idiota” è stato uno dei casi più strani della nostra storia. Il pubblico se n’è andato un po’ alla volta, lasciandolo praticamente solo…
Ma è anche vero che quella sera non è riuscito a creare quell’atmosfera “ironica” come si era prefissato…
Comunque sia, alla fine, ci ha ringraziato perché anche le esperienza che non vanno per il verso giusto, anzi soprattutto quelle, sono quelle che più di tutte fanno crescere.
A “L’Idiota” vanno tutti i nostri migliori auguri…
La seconda serata di Pontedera, quella del 30 Luglio, ha tutta un’altra atmosfera. Arriva Michael McDermott, con tanto di troupe televisiva (3 operatori video e una regista americana allergica ad una serie infinita di alimenti), baby-sitter e figlia di un’anno al seguito.
Stanno girando un documentario sulla “mitica” strada “coast to coast” italiana…la Statale 67…
“Statale 67?” dico io ad Andrea Parodi, manager italiano di Michael ed ideatore di questo progetto
“Si! La 67! Non la conosci?”
“No…”
“Ma come? Quella che va da Marina di Pisa a Marina di Ravenna…”
“Ah! La Tosco Romagnola…E cosa vorreste fare?”ù
“Beh! Fare un documentario su questa strada, le sue storie, le osterie…facendo alcuni concerti lungo la strada…”
Il concerto l’anno fatto…a Pontedera appunto. Bellissimo, chi c’è stato lo sa. Per il resto, dopo vari suggerimenti sui ristoranti sappiamo che il giorno dopo sono finiti a pranzo a Marina di Pisa alla Lega Navale..
Il 31 Luglio arriva uno dei concerti più attesi di tutto il festival. La Brunori Sas suona a San Miniato, in Piazza del Seminario. Gratis.
San Miniato è sempre stato il punto di riferimento per tanti musicisti della zona. I locali (pochi purtroppo) di questa bellissima città, sono sempre stati usati come punto di ritrovo dai tanti musicisti e non solo. 
Dario è stato uno di questi, tanto che il suo produttore è di Santa Croce (Matteo Zanobini) e il suo primo disco è stato registrato a Ponte a Egola da Luca Telleschi, che quella sera si è prestato a fare il fonico.
Ed il concerto è stato come un ritorno al luogo dove tutto è cominciato…
Per un promoter, una delle soddisfazioni più grandi, oltre a quella di portare artisti in cui si crede…è anche vedere che il pubblico apprezza ma che soprattutto viene numeroso.
Quella sera non sappiamo bene quanta gente c’è stata ma possiamo affermare che si tratta ad oggi del record assoluto di presenze per il Musicastrada Festival…Grazie al pubblico e ad un personaggio come Dario Brunori che ci sa stupire per il suo talento…

Davide Mancini
(scarica da qui il pdf)