Intellettuali nevrosi oscuri geometria Colin Newman e i primi Wire

Intellettuali nevrosi oscuri geometria Colin Newman e i primi Wire

Non cercate di capire il significato delle parole nella prima parte del titolo: ordinatele in ognuna delle possibili variazioni e avrete un modo di definire la prima incarnazione dei Wire, gruppo post-punk nato dall’incontro di 3 non musicisti; nessuno di loro aveva mai suonato prima.

I chitarristi Colin Newman e Bruce Gilbert erano due studenti del Watford College of Art, il bassista Graham Lewis, era uno stilista freelance per boutique. Concettualismo grafico, fervore metodico, geometria delle composizioni musicali sono i parametri attorno ai quali venne organizzata la band; persino il nome Wire venne scelto perché risaltasse visivamente meglio nei manifesti. Reclutato Robert Gotobed (batteria), i Wire pubblicano il primo LP Pink Flag nel 1977 in pieno ciclone punk. Ma col punk spartivano soltanto il minimalismo dei pezzi, alleggeriti di tutti i fronzoli e ridotti a brevi esperienze armoniche ora isteriche (106 Beats That12xU), ora marziali (Reuters), ora decadenti (Strange), ora dissonanti (Mannequin, il primo singolo). La loro musica sardonica ma ricca di pathos (Ex Lion TamerThree Girls Rhumba) era rivoluzionaria per l’epoca. Anzi la logica non lineare (quasi onirica) dei loro brani e le liriche enigmatiche convinse la loro label, la EMI d’aver trovato un gruppo progressive punk.

Se al decostruttivismo propugnato dalle strategie oblique di Brian Eno si deve la cantilena del singolo I Am The Fly, all’arrivo di Mike Thorne in cabina di produzione si deve la svolta futurista del secondo LP Chairs Missing (1978). Thorne diventa rapidamente il loro Eno personale, inserendo stabilmente il synth e svariati effetti sonori innovativi (delay, chorus, flanger) con cui il gruppo disegna i quadretti avveniristici e marmorei di Practice Make Perfect e French Film Blurred , le nevrosi sconnesse di Sand In My Joints fino alla fiabesca Outdoor Miner.  Spaesante e allucinato Chairs… funziona come introduzione al capolavoro dell’anno dopo. Arrangiato da Thorne (ormai quinto membro del gruppo) con corno, viola, flauto e synth, 154 sfodera un sound dai toni oscuri e glaciali e riassume tutti i cliché dei Wire: il canto terrorizzato e nevrotico di Newman (Two People In A RoomOn Returning), il bozzettismo pop di Newman e Thorne (The 15th), gli esperimenti elettronici di Lewis e Gilbert (The Other WindowBlessed StateA Touching Display), il funk industriale (Once Is Enough), la psichedelia rivisitata (A Mutual FriendMap Ref 41° N 93° W ). Immerso in una perenne atmosfera da incubo espressionista, 154 è una descrizione potente dell’alienazione dell’uomo nell’era delle macchine, un’opera fondamentale del passaggio dal punk anthemico al postpunk intellettuale e modernista.

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Doveva però essere il canto del cigno: già minato al suo interno (Newman/Thorne contro Gilbert/Lewis), il gruppo si rifiutò di promuovere l’album con un tour imbarcandosi in fallimentari progetti multimediali e progettando un’ innovativa campagna pubblicitaria ideata dal gruppo (manifesti sui bus e spot pubblicitari con l’enigmatico numero 145, persino i primi videoclip) che la EMI rifiutò di finanziare. Senza più contratto, il gruppo si disperse.

Rimasto solo, Newman può imporre le sue strategie in A-Z (1980) il suo primo LP solista con i fidi Thorne (tastiere), Gotobed e Desmond Simmons (basso). Il risultato riprende la vena melodica dei Wire ma la punteggia con ritmiche spasmodiche (I’ve Waited Ages) e surreali (Inventory), atmosfere apocalittiche (ImageBut No), canto nevrastenico (Life On Deck), cadenze metallurgiche (Troisieme) e robotiche (And Jury), armonie spaziali vicine all’Eno più metatestuale (Seconds To Last) e al Barrett più folle (Alone). Ma solo apparentemente: non c’è poesia nel fatalismo drammatico di A-Z ma solo l’epica angoscia e il senso d’alienazione dell’homo technologicus.

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