JURI CAMISASCA La Finestra Dentro

Juri Camisasca Arti visive

JURI CAMISASCA La Finestra Dentro

Il rock italiano deve molto a Franco Battiato. Gli deve molto per i suoi esordi di musicista sperimentale nel periodo 1972-75 (da Fetus a Clic), di divulgatore della musica contemporanea d’avanguardia nel periodo 1975-78 (da M.lle Le Gladiateur a L’Egitto Prima Delle Sabbie) con i suoi ripetuti riferimenti alle opere di Stockhausen, Cage e Varese, dalla svolta pop wave del 1979 (a partire da L’Era Del Cinghiale Bianco) che s’inseriva nel filone della new wave italiana fino alla svolta mistico spirituale degli anni Novanta.

In questa sede tuttavia va ricordata la sua attività di produttore e talent scout della Bla Bla Records con una serie di produzione definite “commercialmente impossibili” alcune delle quali rimangono fra le migliori apparse nel “paese del sole e del mare”. Una di queste è la scoperta di Juri Camisasca. Battiato e Camisasca si conobbero durante il periodo di naja e Battiato rimase estremamente colpito dalla voce di Camisasca allora ancora legata alla tradizione del pop inglese ma per l’epoca assolutamente inusuale, splendida nel lato tecnico e nuova nell’esposizione. All’epoca Camisasca aveva avuto contatti sporadici col mondo discografico italiano e conduceva una vita del tutto normale (faceva il muratore) tuttavia quello che colpiva di Camisasca era la consapevolezza della musica come strumento liberatorio e creativo e le sue liriche che esaltavano il suo esistenzialismo in maniera talmente radicale e selvaggio da rappresentare un unicum nel panorama dei cantautori del periodo. Il suo primo LP La Finestra Dentro esce nel 1974 per la Bla Bla ed è un disco che si presenta in perfetta antitesi con gli archetipi dell’epoca, con un’utilizzazione dell’accompagnamento talmente insolita da ferire il concetto stesso di arrangiamento e una ricerca vocale ed estetica che scuoteva in modo geniale la formula del cantautore intimista, tutto preso a raccontare al mondo i suoi fatterelli. Ad accompagnare Camisasca c’è un cast stellare: Battiato (produttore e synth), Lino Capra Vaccina degli Aktuala (percussioni), Maurizio Petrò e Mario Ellepi (chitarre), Gianfranco D’Adda (batteria), Marco Ravasio (violoncello), Pino Massara (tastiere e produzione). Di suo Camisasca ci mette la sua incredibile voce allucinata, estrema eppure tecnicamente ineccepibile capace di passare da sequenze robotiche a urli psicotici, al sussurro: ai più può sembrare una versione italiana di Tim Buckley o del Peter Hammill più apocalittico o ricordare Alan Sorrenti e Claudio Rocchi ma la voce di Camisasca è qualcosa di diverso capace di tenere costantemente l’ascoltatore sotto uno stato di continua minaccia tramite la giustapposizione di climi totalmente discordi. Formalmente l’album è un lavoro di folk d’avanguardia (20 passi avanti rispetto a quelli dell’Incredible String Band), in realtà è un lavoro che si insinua nelle pieghe dell’inconscio attraverso ritmiche etniche, inserti elettronici, atmosfere acustiche e mistiche (John, una visionaria autobiografia), tappeti sonori baroccheggianti che portano in mondi tenebrosi (Scavando Col Badile) e descrivono le turbolenze di un viaggio interiore verso l’ascesi. Un discorso a parte meritano i testi surreali e claustrofobici che marchiano i tormenti autodistruttivi dell’autore (“i topi che corrono nelle vene” di Un Galantuomo”dissonante e ossessiva, le reminiscenze kafkiane di Metamorfosi in cui un uomo tramutato in insetto vola verso un’illusoria libertà, Ho Un Grande Vuoto Nella Testa più soave e pacata).

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L’ascetico viaggio verso il divino si conclude nei due brani finali (la solenne e splendida Un Fiume Di Luce, il delirio mistico-psichedelico di Il Regno Dell’Eden) che suggellano l’aspetto terapeutico e simbolico di ogni singola nota e individuano come mai prima di allora una nuova maniera d’intendere il rapporto fisico con lo strumento. Purtroppo quello che il pubblico recepì fu solo l’aspetto appariscente del cantante estroso e paranoico che invece di parlare di amore e pace nel mondo parlava di topi, fantasmi e apparizioni notturne. Nel 1975 Camisasca va in tour partendo dai suoi brani e virando poi verso lunghe improvvisazioni creative; con lui armato di chitarra acustica ed elettrica 12 corde, c’è Lino Capra Vaccina, a volte Roberto Mazza (oboe) e Vincenzo Zitello (arpa). Partecipa anche al progetto collettivo Telaio Magnetico e pubblica due singoli La Musica Muore e Himalaya appartenenti al primo periodo. Poi quasi più nulla: Juri inizia a lavorare nelle scuole insegnando musica per bambini, fa meditazione trascendentale, studia la musica ripetitiva di John Riley passando dalla chitarra all’harmonium, studia l’uso della voce, partecipa alla rassegna milanese Il Terzo Orecchio e canta in Clic e Juke Box di Battiato e in Antico Adagio di Vaccina. Finiti gli anni Settanta prende i voti e diventa monaco benedettino. Uscirà dal chiostro nel 1987 per diventare monaco eremita alle pendici del’Etna. Tornerà alla musica solo nel 1988 con Te Deum una serie di canti gregoriani riarmonizzati ed accompagnati dalle tastiere anticipando la new age italiana. Album di culto ormai quasi introvabile, La Finestra Dentro rimane un episodio eccelso del rock veramente alternativo italiano, colpevole solo di esser stato prodotto in un paese alla periferia della discografia d’autore.

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