La collaborazione Eno-Talking Heads e la nascita dell’etno-trance

La collaborazione Eno-Talking Heads e la nascita dell’etno-trance

1980: è l’anno della svolta dub e terzomondista dei Clash con “Sandinista”; intanto i Police danno alle stampe il loro album più reggae di sempre, “Zenyatta Mondatta”. E’ da questo medesimo calderone stilistico che nascerà “Remain in Light” massimo picco creativo della collaborazione fra Brian Eno e i Talking Heads. Tutto era iniziato nel 1978.

Cortese ed educato lui, istruiti e attenti alle novità loro: su queste valutazioni reciproche era nato un rapporto che aveva portato Eno a produrre “More Songs About Buildings And Food”. Nuovo album e nuova direzione per la band: abbandonati definitivamente gli assoli e conclusa l’iniziale fase naif, il gruppo dissotterrava il tema di fondo della propria musical’amore per la  disco-funk che veniva sposata alla moderna tecnologia di Eno. Primato del ritmo e suoni aggressivi e elastici erano i tratti distintivi dei nuovi brani. Il successivo LP “Fear Of Music” accentuava gli aspetti dance del precedente ma legandoli a un generale senso di nevrosi. Il minuzioso lavoro di Eno alla produzione (isolamento di suoni o frasi sonore per reiterarle o riprodurle con altri tempi o strumenti, uso dei delay per creare nuovi ritmi) crearono una struttura scombussolata di buchi, salti e spostamenti che esaltava il tono angosciato e alienato dell’album.

Questa prassi viene ampliata nei 2 album paralleli del 1980 “Remain In Light” (Eno-Talking Heads) e “My Life In The Bush Of Ghosts” (Eno-Byrne). Il primo è innanzitutto un’analisi del ballabile moderno e dei debiti della musica occidentale verso i ritmi tribali africani. Venne infatti concepito partendo proprio dalla registrazione di riff di chitarra ritmica, improvvisazioni, strati di percussioni, cadenze multiple di basso, frasi di sinth; seguivano le melodie vocali di Byrne e la manipolazione elettronica dei brani di Eno, ormai quinto membro del gruppo (e coautore dei pezzi). Questo imponente panoplia ritmica viene perforata nei modi più fantasiosi: i cicli vocali di “The Great Curve”, la tromba di Hassell di “Houses In Motion”, i corali rituali di “Born Under Punches”, i poliritmi africani di “Once In A Lifetime”; e abbellita da una tavolozza di echi e riverberi fino al tenebroso collasso psichico di “The Overload” che riconduce al malessere della modernità. La fusione fra musica occidentale hi-tech e musiche etniche arcaiche del resto del globo e il loro ruolo nella cultura tribale è alla base del progetto di Eno e Byrne (e Hassell) “My Life In The Bush Of Ghosts” che in realtà venne registrato prima di “Remain…” (ma pubblicato dopo, nel 1981). Il risultato fu una jungla di suoni che univa  futurismo della musica occidentale e primitivismo delle musiche africane e arabe e lo sposava al funk pan-etnico di Byrne. Questi pattern sonori vennero arricchiti in corso d’opera da voci di predicatori di vario genere “ritrovati” sulla radio; all’epoca Byrne era rimasto colpito dal fervore dei predicatori religiosi fondamentalisti (occidentali e orientali) che si contrapponeva al vuoto spirituale della società postindustriale ma nello stesso tempo riconduceva all’equivalenza fra musica religiosa e musica per ballare, tipica delle culture tribali.

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In “My Life…” il duo eleva a filosofia lo studio del ritmo (Byrne) ma tramite manipolazioni sonore d’avanguardia (Eno) crea una serie d’unità la cui struttura rimane indistinta (e straniante) fra geometria e caos: i vertici di questa prassi sono “Regiment” (canto muezzin e chitarra raga), “America Is Waiting” (poliritmi percussivi su fitti intrecci sonori) e “Come With Us”, gioiellino astratto di battiti, echi e riverberi. Benché registrato prima, “My Life In The Bush Of Ghosts” fu rimandato a dopo la pubblicazione di “Remain In Light” per problemi legali dovuti all’uso della voce di un predicatore evangelico e per la cornucopia di nuove idee che avevano generato le registrazioni dei Talking Heads (io consiglio di ascoltare i due LP insieme, ma scegliete voi in quale ordine).

L’etno-funk e il variopinto collage sonoro di “Remain In Light” e “My Life In The Bush Of Ghost” è il punto di partenza della world music, dell’etno-trance e precorre di un decennio con l’uso del campionamento l’hip hop, la house e la jungle.

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