LA CULTURA DEI PUBS E L’IGNORANZA DI BONO

di Antonio Breschi (Antoni O’ Breskey)

Secondo appuntamento con  Antonio Breschi. I brani che trovate qui di seguito sono tratti da un suo libro “Heyoka. Il giullare dell’anima. Il numero si riferisce al capitolo.

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Avevo cambiato treno tre volte ed era il mio primo viaggio a Dingle. Il primo treno era mezzo nuovo, il secondo era molto vecchio ed il terzo si potrebbe chiamare forse un treno antico. A me comunque piacciono molto le cose vecchie e antiche, basta che non siano rifatte e luccicanti, che mantengano la loro anima e che comunque funzionino : questa è anche una delle ragioni per cui amo la mia patria Irlanda! Viaggiare in un treno irlandese di quel tipo è un po’ come viaggiare in un museo, ma un museo vivente. Quella mattina quel treno divenne particolarmente “vivo”. Stavo viaggiando da una mezz’oretta su quel treno e avevo tutto lo scompartimento per me anzi tutto il vagone e guardavo tranquillamente fuori dal finestrino le mucche e le pecore e lasciavo che la mia mente si ubriacasse di sogni e desideri ancestrali e pastorali. Improvvisamente ad una piccola stazione a sud di Limerik dove il treno si era un attimo fermato il mio vagone fu assalito da un’orda di circa 40 donne che come bisonti selvaggi invasero il treno. Le donne entrarono strillando e ridendo e scherzando e quasi tutte avevano qualcosa tra le braccia come se stessero stringendo un neonato. Ma non si trattava di bebè bensì di enormi lattine di birra e bottiglie di Whisky. Il vagone si riempì in un brevissimo attimo anche tutti i sedili intorno e accanto a me e perfino lo spazio dei miei sogni e desideri fu invaso da quelle amazzoni. Cominciarono a gridarmi frasi incomprensibili, a prendermi in giro, e provocarmi e a offrirmi ostinatamente da bere. Normalmente mi piace molto la compagnia ma giusto in quel momento, lo confesso, avrei preferito piuttosto starmene da solo a contemplare le mie mucche e così spiegai alle signore e signorine che pur ringraziandole, normalmente non sono solito ingerire alcol alle 1 le 30 della mattina (ma la sera mi rifaccio!). Chiesi loro da dove venissero e quanti anni avessero e mi risposero che erano di Dublin e che se ne stavano andando a Dingle per avere un “god craic” insieme.

La loro età andava dai 18 ai 75.

Cosi mi incuriosì molto e mi chiedevo cosa mai avesse potuto unire Insieme tante donne di età tanto diversa. Chissà forse appartenevano ad un club sportivo? A giudicare dalle loro facce dai loro corpi e dalle bottiglie di birra non sembrava realistico. Forse appartenevano ad un gruppo politico femminista? No perché sembrano troppo simpatiche per essere militanti femministe. Forse un’associazione religiosa? Ma nessuna di loro aveva neanche lontanamente l’apparenza mistica nemmeno le settantenni e allora presi il coraggio a due manie chiesi loro: “Ordunque mi sapreste dire quale mai motivo può spingere un gruppo di donne di così diverse generazioni insieme e a fare questo viaggio? E la risposta come se fosse la cosa più ovvia e naturale del mondo fu:

“Because we drink in the same pub!!”

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In Irlanda i funerali sono tre giorni di festa e sembrano un matrimonio. A Firenze i matrimoni sono tre ore di noia e sembrano un funerale!

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A quel benpensante che mi dice che non si può certo paragonare una sinfonia di Beethoven con il canto di una cornamusa irlandese, io rispondo: “Guardate un giglio del campo, nemmeno Salomone in tutta la sua grandezza fu mai rivestito come uno di quelli!”

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Bono ha detto “Io rappresento i poveri del mondo”. Mi domando, se Bono che viaggia in due jumbo jet privati, rappresenta i poveri del mondo, quanti aerei ci vorranno per rappresentare i ricchi?

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Molti chiedono: “Come mai Bono dice di salvare i poveri e poi fa pagare almeno 80 euro di biglietto ai suoi concerti?”
Ma è proprio così che li salva! Tenendoli lontano dai suoi concerti e dai grandi stadi e lasciandoli nei piccoli pub a bere, cantare ed ascoltare le meravigliose e gratuite sessions irlandesi!

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La musica tradizionale irlandese non è semplicemente folklore ma una musica evoluta certamente al pari della “grande musica europea”. L’unica differenza sta nel fatto che la musica occidentale ha sviluppato solo una parte dell’uomo: quella estetico-razionale. La musica celtica invece quella estatico-ancestrale.

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Una delle dimostrazioni della superiorità di certe tradizioni come la musica celtica è che tanti musicisti irlandesi possono suonare perfettamente Litz e Bach ma ben pochi musicisti accademici possono suonare propriamente una reel o una horn-pipe.

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Paco De Lucia può suonare perfettamente i classici ma a Segovia non è riuscito di suonare il flamenco.