Consigli per l’ascolto: Into the Wild OST di Eddie Vedder

A cura di Roberto Italiani

C ‘è stato un ragazzo che dopo essersi laureato abbandona le comodità di una vita civile e borghese per dedicarsi alla ricerca della felicità e della bellezza interiore. Lascia tutto: quel destino ormai segnato da una vita “civile” che porta alla tristezza inevitabile, ad una infelicità senza via di uscite, ad una rassegnazione, come quella che hanno, appunto, i suoi genitori.

Questa è la storia vera del viaggio “on the road” verso l’Alaska di Chris Mccandless, interpretata dalla meravigliosa Hemile Hirsch. Il tutto diretto dalla superba mano di Sean Penn.
Ad accompagnare il viaggio di Hirsh (McCandless) c’è un ispirato Eddie Vedder che con la sua poesia sembra quasi calarsi nei panni del protagonista (che conobbe realmente dopo essere stato abbandonato da bambino) in questa tormentata ricerca della felicità che ci è negata da questa società che ci impone ritmi frenetici e falsi obiettivi che finiscono con l’eclissare le cose davvero importanti della vita.
Per questo capolavoro Vedder non poteva che essere persona più indicata e infatti ne è scaturito in disco introspettivo e molto intenso.

Il cd (in To the Wild o.s.t) contiene 11 tracce ma ognuna di essa racconta una storia a parte ma tutto legato da questo senso di nostalgia, tormento, inquietudine che si porta dietro il protagonista. Per chi poi ha visto il film ogni canzone richiama ad un episodio in particolare e nonostante sia una colonna sonora queste 11 tracce sono vere e proprie canzoni.
Vedder mette da parte il grunge per cimentarsi nel folk alla Springsteen, quando è forte, ed alla Neil Young, quando è melodico.
Inizia il viaggio appunto  con la melodica “Setting forth” e le seguenti “Far behind” e “ Rise” (fatta interamente con il banjo) bastano da sole a portare nella mente immagini di praterie sconfinate e contatto vero con la natura, e perché no, il solo “viaggiare” senza meta.
Il resto dei pezzi hanno un tiro più intimista e crepuscolare; in effetti siamo a metà del viaggio, come il singolo ”Society” che appunto sembra gridare al mondo i pensieri del protagonista “Society, you’re a crazy breed/ Hope you’re not lonely, without me” . Il disco si chiude con la più rilassata e interessante dal punto di vista musicale “Guaranteed”, invece a chiudere il film è la mia preferita “Hard Sun”, una ballad che ricorda vagamente dli ultimi lavori dei Pearl jam, che si apre con la chitarra acustica e finisce in una esplosione corale molto evocativa e soprattutto molto toccante.
Che dire, se questo album fosse uscito non come colonna sonora sarebbe stato un album “di secondo piano” nella mia discoteca, ma il fatto di essere inserito in quel capolavoro che è l’opera di Penn lo rivaluta tantissimo, ed è indispensabile per tutti gli adepti di Into the Wild.

“Happiness is only real when it’s shared”

Eddie Vedder – Hard Sun