La minestrina riscaldata – Fuoriusciti: Il nuovo album di Jack White, “Blunderbuss”

Fuoriusciti: Il nuovo album di Jack White, “Blunderbuss”

A cura di Roberto Italiani

Il 24 aprile è uscito fresco fresco l’ultimo lavoro da solista di Jack White,  “Blunderbuss”.  Insomma Jack non ha bisogno di presentazioni, tutti noi abbiamo saltato e ballato i tormentoni di quando era con i White Stripes, la sua band più famosa.
Questo disco esce dopo le varie peripezie che il nostro amico ha avuto, dalle apparizioni negli stage dei Rolling Stones alla formazione di vari gruppi nati e poi morti subito,  alle pubblicazioni con il nome sempre di White Stripes dopo la diparita della sua “collega” Meg.


Il disco non è immediato, richiede più di un paio di ascolti, semplicemente perché lui è i White Stripes e chiunque, subito dopo aver schiacciato il tasto play, si aspetterebbe di sentirli nuovamente.

In effetti solo il pezzo “Sixteen Saltines” ricorda gli Stripes, con quel taglio grossolano e quella batteria cadenzata (un po’ meno cadenzata di quanto facesse Meg, insomma suonata meglio, anzi suonata va..) rende il pezzo un simil hard rock che ritorna al passato Stripesiano. Poi il resto dei pezzi sono farciti di pianoforti, organi, e corettini piacevoli ma tutto si ferma qua. Si sente che Jack attinge molto dal passato, dalla sua Nashville che è, ed è stata, una fucina di quel tipo di rock/blues caratteristico; ci si aspetta che da un momento all’altro il disco decolli, (memori anche delgi Stripes) ma non decolla mai.
Tutto risulta un po’ già sentito, insomma poco innovativo; come il pezzo iniziale “Missing Pieces” che coinvolge poco; piacevole ma niente più. Poi si passa alla sopracitata “Sixteen Saltines” ed, in effetti, qua tornano alla mente gli Stripes (ma è un caso) anche se il pezzo manca un po’ di originalità e non arriva nemmeno ai 3 minuti.

Ecco, ciò che viene dopo è un tentativo di sperimentazione blues un po’ retrò, decadente e,  a volte, anacronistico che per certi versi non è una pecca anche se, personalmente, mi aspettavo da un creativo come lui qualcosa di più, mi aspettavo di sentire la sua grezza chitarra più presente,  quantomeno qualcosa di più rock ( lo so sono un nostalgico!).

In definitiva, disco leggerino forse proprio per volontà del Sig. White che si diverte a mescolare le sue influenze Nashvilliane. Che si sia voluto levare una soddisfazione personale? Quando uscì con gli Stripes fu subito accostato a dei mostri sacri come i Led Zeppelin; ecco, alla luce di questo lavoro, lasciamo in pace Jimmy e soci e ascoltiamo le 13 tracce di “Blunderbuss” sapendo che questo lavoro  sa un po’ di minestrina riscaldata..

Jack White – Sixteen Saltines