La Musica del Deserto Band a confronto Green On Red Giant Sand Meat Puppets Black Sun Ensemble Calexico

La Musica del Deserto Band a confronto Green On Red Giant Sand Meat Puppets Black Sun Ensemble Calexico

Il Desert rock è un sottogenere che compare negli USA alla metà degli anni ’80 a seguito del riallineamento conseguente al revisionismo dell’era reaganiana. E’ uno stile che vive delle suggestioni dell’immensità spaziale del deserto e delle lunghe monotone autostrade che lo attraversano. Si diffonde negli Stati al confine col Messico e stilisticamente si ciba del revival psichedelico e del grass-roots, assimilando la depressione post-hippy (applicata alla post-wave dell’era Reagan) e la riscoperta della tradizione roots-rock.

Cronologicamente il primo gruppo di desert-rock sono i Green On Red con il sound lisergico del I° LP Gravity Talks (1983) dominato dall’organo doorsiano di Chris Cacavas e dalla chitarra di Dan Stuart: sono ancora echi lontani venati di pathos drammatico (5 Easy PiecesDeliverance), spaghetti western (Blue Parade) e country dylaniani (la title-track, Brave Generation).

Tuttavia il gruppo che meglio raffigura il passaggio dal punk al country psichedelico sono i Giant Sand di Howe Gelb. Basti ascoltare Valley Of Rain (1985) con i suoi anthem vibranti (Down On TownCurse Of 1000 Flames, la title-track) e ancora di più Ballad Of A Thin Line Man (1986) con cavalcate alla Johnny Thunders (Thin Line Man), le feroci distorsioni di Body Of Water e la ballata reediana Desperate Man. Con questi LP Gelb crea un sound unico che diventa filosofia in Storm (1988; Uneven Light Of Day) e Love Songs (1989), improvvisazione in Long Stem Rant (1989) e infine epopea sia pure caotica nella trilogia desertica Swerve (1990; Sisters And Brothers), Ramp (1991;Warm Storm) e Center Of Universe (1993).

I Meat Puppets un trio di tardi hippy (i fratelli Kirkwood, Curt chitarra e voce, Chris basso e Derrick Bostrom batteria) sono i più impressionisti del mazzo; e i più sballati (un’adolescenza passata a fumare marijuana nel deserto). Dopo un esordio beach-punk ( nel 1981), si dedicarono in II° (1982) a costruire un’ideale colonna sonora sull’immota maestà del deserto grazie al fingerpicking di Curt che adorna country classici come Lake Of Fire e Oh Me, si esalta negli strumentali Aurora Borealis e I’m A Mindless Idiot, raggiunge vertici stellari nella remota We’re Here: il tono desolato alla Young (Plateau) e l’esaltazione mistica dei grandi spazi sono il lascito di II°. La psichedelia di II°, diventa con il sound mainstream di Curt, la base di Up On The Sun (1984) e crea i lievi svolazzi di Away, l’elegia sinistra di Hot Pink, i country scintillanti di Swimming Ground e Maiden’s Milk fino al rush finale (Sea WhalesTwo RiversCreator) votato all’innodia panteistica. Raggiunto l’apice espressivo, la band si può permettere i classici di Mirage (1986; la title-track, The Mighty ZeroLove Our Children Forever) e il trip deragliato di Liquified. Seguì la svolta commerciale con  Huevos (1988).

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Se il genere vive di suggestioni è giusto ricordare i Black Sun Ensemble del grande chitarrista Jesus Acedo, con i suoi raga che fondono l’odore del deserto (Celestial CornerstoneLilithDoves Of The Desert) con quello di luoghi esotici (la preghiera indiana di Dada Is Gaga, il canto muezzin di Arabian Nights). Agli album del 1988 (l’omonimo e Lambent Flame) si aggiunge la compilation Tragic Mulatto (1989) con le miniature assolate di Sands Of Time Black Rain Water.

Gli epigoni del genere sono i Calexico, ovvero la sezione ritmica dei Giant Sand, Burns (basso) e Convertino (batteria) qui anche alla fisarmonica e chitarra. Nel I° LP Spoke (1997) la loro epica del deserto (Low ExpectationsSanchez), si colora di primitivismi (SlagGlimpse), madrigali tintinnanti (Paper Route), elegie tex mex (Spokes), surf vibranti (Scout), brani da camera (Stinging Nettle). La band è in gran forma in Black Light (1998) con i magnifici strumentali iniziali (Gipsy’s CurseFake Fur), con brani introspettivi (la title-track, Trigger),  esistenziali (Missing), sperimentali (Frontera), struggenti (Minas DeCobre) e infine classici (ChachOver Your Shoulder). Con questo LP, il deserto assurge a stato dell’anima. Con Hot Rail (2000) i paesaggi sonori ispirati al deserto (The Ballad Of Cable HogueSonic WindUntitled II, la title-track) si stingono in ballate malinconiche (Fade) o mariachi (El PicadorTres Avisos). E’ l’inizio di una fase di smarcamento che culmina con Feast Of Wire (2003) in austeri noir (4, la title-track)  che via via sostituiscono il desert-rock ormai racchiuso in strumentali (PepitoClose Behind) o in elegie new-age (Whipping The Horse’s Eyes, No Doze): di quello stile carico di sole e tempo rimane il miraggio.

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