La Scena Creativa di Athens: Band a confronto: B-52’s e REM

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La Scena Creativa di Athens: Band a confronto: B-52’s e REM

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Keith Strickland, Ricky Wilson, James Herbert, Michael Stipe, Kate Pierson, Peter Buck. Li riconoscete? (il 4° della lista dovreste).

Loro comunque si conoscevano, perché erano insieme al college ad Athens. Cittadella universitaria ed enclave liberal nel mezzo della Georgia, alla fine degli anni ’70, Athens era la culla di una vivace avanguardia artistica, i cui parametri erano l’istrionismo kitsch e l’approccio visivo e il crogiolo erano gli scatenati party privati che animavano la sonnolenta vita notturna (Athens era priva di discoteche e radio private).

Fu al party di S. Valentino del 1977 che si esibirono per la prima volta i B-52’s. Il gruppo formato da Strickland (batteria), Ricky Wilson (chitarra) e 3 cantanti Cindy Wilson (sorella di Ricky), Fred Schneider e Kate Pierson (anche tastiere) erano all’inizio una novelty intellettuale (il loro manager era Herbert) che intendeva reagire con i loro ritmi funk e disco mutanti al nichilismo no wave. I paradigmi della loro musica erano la parodia della civiltà anni ’60 nei suoi aspetti più scipiti (da cui le capigliature vaporose delle ragazze, B-52 appunto, e i testi surreali infarciti di trivialità adolescenziali) e gli arrangiamenti con gli strumenti perfettamente assemblati e le armonie vocali mantriche, hawaiane e gregoriane delle due ragazze interpolati dagli interventi umoristici di Schneider.

Il primo omonimo LP (1979) impose le loro canzoni robotizzate, condotte con serrati ritmi funky (ma senza basso), ora concitate e assurde (52 GirlsDance This Mess Around), ora scalpitanti (Lava6060842), ora futuristiche (Planet Claire) e i loro bizzarri party hit (Rock Lobster). Con un’immagine pimpante e videogenica a metà fra la Pop art e i film di John Waters, il gruppo emigrò a New York e pubblicò Wild Planet (1980), spopolando con gli hit irresistibili di Private Idaho e Devil In My Car. Il parziale insuccesso di Mesopotamia (1982) e la morte di Wilson segnò il loro declino che venne interrotto nel 1989 quando l’album Cosmic Thing  (Love Shack, Roam Deadbeat Club) li riportò in cima alle classifiche. Con la loro ricercata estetica trash, i B-52’s hanno rivelato la dozzinale inconsistenza della cultura di massa usandola come prisma per osservare l’inconscio americano.

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L’altro grande gruppo di Athens sono naturalmente i REM, creati sul nucleo di studenti e coinquilini, Stipe (voce) e Buck (chitarra), con Mike Mills (basso) e Bill Berry (batteria) a formare una delle band più longeve di sempre. E anche delle più influenti: hanno inventato la ballad moderna e il folk esistenziale attraverso un recupero delle radici etiche e musicali americane, mantenendo nel corso degli anni uno altissimo standard compositivo. Fin dagli esordi nel 1982 con l’EP Chronic Town (con la classica Radio Free Europe) imposero un country alienato e trascendente che mescolava il raga, il jingle jangle dei Byrds e le armonie vocali dei Beach Boys. Con queste premesse, l’album d’esordio Murmur (1983), capace di fondere classicità (Perfect Circle) e spirito dei tempi (West Of The Fields), chitarre squillanti (Talk About The Passion) e armonie vocali ora orientali (Moral Kiosk), ora annoiate e sabbiose (Pilgrimage), cadenze power pop (CatapultSitting Still), pischedelia (Shaking Through) e dissonanze ritmiche (9-9), costituì un marchio di fabbrica che il gruppo approfondirà nel corso degli anni. La via venne seguita in Reckoning (1984) meglio arrangiato e più country (So. Central RainRockville) e nel parziale insuccesso di Fables Of The Reconstruction (1985).

I REM reagirono con Lifes Rich Pageant (1986), lavoro influenzato dalla retorica populista e idealista tipica dell’epoca. Soprattutto l’album rinsalda il legame fra grass-root e (tenue) denuncia sociale con classici come Begin The BeginThese Days Cujahooga fino a lambire con Hyena le produzioni AOR. Scoperta la formula per costruire i classici da FM, i REM reinventarono tutta la loro futura carriera con un altro album classico Document (1988), forte dell’anthem Finest Worksong e dei ritornelli di The One I Love e It’s The End Of The World As We Know It e il suo seguito Green (1989, con Orange Crush e Turn You Inside Out). La grandezza dei REM sta nello sperimentare sulla forma-canzone  costruendo brani dalla struttura apparentemente banale che a poco vengono deformati melodicamente dalla chitarra e dalla voce e poi spesso agganciati a un refrain psichedelico e straniante.

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Iscriviti alla newsletter di Musicastrada Lo sconosciuto in questione è Alessio Caraturo ( che in effetti è Carraturo con 2 R, ma nella lettera che lo invitava ad un provino di una casa discografica c’era scritto Caraturo per errore ed è rimasto così per tutti) e non è affatto un principiante scarso anzi, il suo album di esordio “Ciò che desidero” rispecchia un fresco cantautorato pop che evidentemente non è abbastanza ruffiano da attirare l’attenzione della radio e dei media i quali preferiscono tormentoni idioti e canzonette facilone.Cosa aggiungere di più, sarà che io sono un po’ come Alessio; un nerd nostalgico dei vecchi cartoni animati. Ma si sa, questo e gli altri robottoni sono un po’ i simboli di un’intera generazione che ora si lascia trasportare dalla nostalgia ricordando di quando da bambini aspettavamo impazienti che iniziasse un’altra puntata. “Va’, distruggi il male, va’”. leggi anche… Una meteora sulla pista Via col vento P. 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Il lo-fi è un genere sviluppatosi grazie alla facilità con cui stili di nicchia raggiunsero le chart: un risultato della decisione di Billboard di compilare le sue classifiche sui dati di vendita avuti dai negozi e non dalle label. Il lo-fi è uno stile umile, avvilito e dimesso che riflette pienamente sia il senso di spaesamento alla fine della guerra fredda e l’inizio della globalizzazione sia l’umore depresso della X Generation. Smog, ovvero Bill Callahan, è uno dei creatori del genere col suo stile scarno e pervaso da un senso di fatalistica rassegnazione. Il I° LP Sewn To The Sky (1990) colpisce per le sue stecche programmatiche (Souped Up II, Smog), le melodie sgangherate (King Tongue, Peach Pit) e insolite (Polio Shimmy), gli intermezzi da manicomio (Fruit Bats, Russian Winter) che sottendono la sua filosofia di fondo: solitudine e incomunicabilità. Il II° LP Forgotten Foundation (1992) ha quasi delle vere canzoni (This Insane Cop, la strumentale Dead River), sia pure rimasticando i Pink Floyd (Burning Kingdom)e gli Holy Modal Rounders (Bad Investment); la scoperta è che Smog tende allo spleen (I’m Smiling) e al masochismo (High School Freak). In Julius Caesar (1993), Smog s’addentra nell’armonia vera ma col suo stile singolare e dunque geniale (le malinconiche Stalked On The Tracks e One Less Star, il country asciugato di  When You Walk, le romanze Chosen One e A Stick In The Mud), concedendosi dei power-rock (I Am Star Wars) e tenui psichedelie (What Kind Of Angel): finalmente, Callahan ha deciso di comunicare. In  Burning Kingdom (1994) Smog prosegue il percorso verso una forma canzone più accessibile (la drammatica My Shell). Wild Love (1995) è l’album della maturità con un sound orchestrale (Bathysphere, Goldfish Bowl) che accosta le nevrosi dei Television (Prince Alone In The Studio, Sleepy Joe) e dei Cure (Be Hit) alla depressione di Nick Drake (It’s Rough): Smog ha così creato un personale stile di quieta disperazione. Con The Doctor Came at Dawn (1996; con All Your Women Things), Smog ritorna solista e con Red Apple Falls (1997) anche a uno stato di agonizzante esistenzialismo (Red Apples, To Be Of Use) che qui raggiunge vette assolute di emotività (Blood Red Bird, la title-track) e classicità (The Morning Paper). Ormai al top artistico, Smog si prende il massimo della libertà. Se  Knock Knock (1999) è diviso fra musica da camera (Teenage Spaceship), brividi hard (Held) e folk palpitanti (River Guard, Sweet Treat), Dongs Of Sevotion (2000) fra pop eleganti (Dress Sexy At My Funeral, Bloodflow) e le solite desertiche litanie (19). Smog ha coniato uno stile che riassume generazioni di cantautori e ha in più lo zeitgeist della sua epoca. Anche Sparklehorse, alias  Mark Linkous, affida i propri demoni interiori a una musica lenta e spartana (e autoprodotta) ma più vicina all’alt-country. Vivadixiesubmarinetransmissionplot (1996) è un ottimo album di lo-fi pop, spartito fra ballate acustiche (Homecoming Queen), elettriche (Cow, Rainmaker) e power-rock (Tears On A Fresh Fruit); la produzione ricercata, gli arrangiamenti singolari e i testi surreali (It’s A Sad And Beatiful World) fanno di Sparklehorse un convincente eroe del genere. Linkous rischia la vita (e l’uso delle gambe) per un overdose di valium e antidepressivi e solo 2 anni dopo pubblica Good Morning Spider che ha nella consueta varietà fra brani fievoli (St.Mary, Come On In) e sognanti (Painbirds, Sunshine), brani pop (Ghost Of His Smile, Sick Of Goodbyes) e brani duri (Pig, Chaos Of The Galaxy) i suoi punti di forza. 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