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La Top Five che fa primavera – Le Magnifiche 5 scelte dai nostri redattori

Una nuova rubrica pensata e studiata per tutti i fanatici delle classifiche, per chi ha bisogno di avere una canzone pronta all’uso per ogni evenienza e per tutti coloro che conoscono l’Alta Fedeltà. Ogni redattore di Musicastrada proporrà la sua Top Five, ovvero le sue cinque migliori canzoni scelte in base ad un tema che varierà di mese in mese a seconda della più stringente attualità. Per cominciare in maniera bucolica, un po’ campestre e decisamente stagionale, abbiamo scelto come primo tema proprio la Primavera. Ecco le nostre Top Five in ordine rigorosamente casuale.

LA TOP FIVE DI ALFREDO CRISTALLO:

1. The Beatles – Here Comes The Sun (da Abbey Road)
Con la primavera arriva anche il sole
2. The Pentangle – So Early In The Spring (da Sweet Child)
Piccolo delizioso brano per voce solista della grande Jacqui Mc Shee
3. The Primitives – Thru The Flowers (da Lovely)
Ascoltate questa chicca pop anni ’80 e ditemi se non vi viene in mente la primavera
4. Rites Of Spring – Spring (da Rites Of Spring)
Dal gruppo che inventò l’emocore ed era capitanato da Guy Picciotto poi chitarrista dei Fugazi
5. Spring, Summer, Winter and Fall – Aphrodite’s Child (da The Best Of Aphrodite’s Child)
…risveglio della terra ed eterno ritorno…

LA TOP FIVE DI GAIA BALATRESI:
1. Simon & Garfunkel – April come she will (da Sounds of Silence)
Dolce e fresca come solo la primavera;
2. Frank Sinatra – Spring is here (di Hart – Rodgers)
Perché il mio cuore non danza? Forse nessuno ha bisogno di me;
3. Fabrizio De André – La canzone di Marinella (singolo)
A volte a primavera si muore, ma il poeta ce lo racconta parlandoci di rose e fiordalisi;
4. Roma nun fa la stupida stasera (da Rugantino)
Facce sentì che è quasi primavera!
5. Enrico Ruggeri – Primavera a Sarajevo (da Gli occhi del musicista)
La primavera non è solo quella del calendario.

LA TOP FIVE DI ELINO GIUSTI:

1. Jefferson Airplane – Embryonic Journey (da Surrealistic Pillow)
Un’esplosione di freschezza…la primavera fatta musica
2. Canned Heat – Going Up the Country (da Living the Blues)
La colonna sonora ideale per una gita fuoriporta appena esce il primo sole
3. Elvis Presley – Spring Fever (da Girl Happy)
La febbre di primavera arriva e prende anche me
4. Tom Waits – You Can Never Hold Back Spring (da Orphans)
La primavera, come l’amore, non la puoi fermare
5. Banco del Mutuo Soccorso – Canto di primavera ( da Canto di primavera)
“Ti cresce all’improvviso dentro la testa e scopri che hai bisogno di questo sole”

LA TOP FIVE DI ROBERTO ITALIANI:

1. Tom Jobim – Agua de Março (da Finest Hour)
La pioggia di Marzo può essere anche tutto questo…
2. Francesco Guccini – Primavera di Praga (da Due anni dopo)
Primavera cupa e drammatica per molti giovani, ma allo stesso tempo piena di speranza..
3. Death Cab For Cutie – Meet me on the equinox (o.s.t. new moon)
Come tutto, tutto finisce. Ma la fine di qualcosa implica sempre l’inizio di un’altra.
4. Lucio Battisti – Fiori rosa fiori di pesco (singolo 1970)
E una volta che le pesche sono mature si vanno a rubare senza farsi vedere dal contadino…
5. Rammstein – Sonne (da Mutter)
Perché dopo il  buio arriva la luce, dopo il gelo arriva il sole a scaldare ja.

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LA TOP FIVE DELLO SPA:

1. Madredeus – A Andorinha Da Primavera (da Madredeus – Antologia)
Se la primavera fosse questa canzone, mi piacerebbe davvero essere una rondine…
2. Noah and the Whale – First Days of Spring (da First days of Spring)
Un capolavoro di malinconica speranza da mezza stagione…
3. Nic Dawson Kelly –  Thursday 3-23 (da Old Valentine)
La migliore canzone da ballare in un bel prato verde con le farfalle che svolazzano intorno…
4. Flunk – Spring to Kingdom Come (da Morning Star)
Sto aspettando che la primavera venga nel mio regno, sto aspettando il suo bacio di primavera…
5. Leo Ferré – C’est le Printemps (da Léo chante Ferré)
Dove non può una rondine, può una canzone…questo pezzo è l’essenza della primavera

LA TOP FIVE DI VERONICA CROCCIA:

1. Ventuno Beat – La grandine e il sole di Marzo (da Tra sette gradi nevica)
Non c’è il dolce senza l’amaro…
2. Franco Battiato – La stagione dell’amore (da Orizzonti perduti)
La ciclicità delle emozioni si accompagna alle stagioni….
3. The Gang – Aprile (da Corpo di guerra)
Per ricordare che non per tutti è sempre stato sinonimo di felicità…
4. Alberto Rabagliati – Mattinata fiorentina (da Alberto Rabagliati Album)
Perché da sempre è “… tra donne e fiori trionfo eterno di gioventù…”
5. Antonio Vivaldi – Primavera (da Le Quattro Stagioni)
…e poi se si ascolta bene la si sente arrivare…qui, nell’aria…

LA TOP FIVE DI LAURA MARTINI:

1. Loretta Goggi – Maledetta primavera (1981)
Che importa se per innamorarsi basta un’ora…
2. Frank Sinatra – Forget Domani (1965)
Perchè la primavera è come la giovinezza… chi vuol esser lieto sia, del doman non v’è certezza…
3. U2 – Beautiful Day (2000)
Non c’è giorno più bello di un giorno di primavera.
4. Giovanni Capurro, Eduardo di Capria – O’ sole mio (1898)
Che bella cosa na jurnata ‘e sole,n’aria serena doppo na tempesta! anche nella versione dei Latte+.
5. Erik Satie – Gymnopèdies n.1 (1988)
La musica che fa un fiore che sboccia.

LA TOP FIVE DI GABRIELLA LUCCI

1. Muse – Feeling good 
Per chi la primavera se la porta dentro
2. Francesco Guccini – Primavera di Praga
La continua speranza della rinascita
3.The Who – Love ain’t for keeping
Una canzone sulla transitorietà delle nostre stagioni..
4. Led Zeppelin – Rain song
Quando con un’altra primavera si schiude l ’ennesima   conferma d’amore
5. Fabrizio de André – Un chimico
“Ma è fosse diverso il vostro morire vuoi che uscite all’amore, che cedete all’aprile.”

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Con loro inizialmente militava anche Rob Younger il mitico cantante dei conterranei Radio Birdman (che qui suonava la batteria) ma presto il gruppo si assestò in quintetto con Colin Barwick (batteria) e Jonathan Licklitter (basso). Le loro registrazioni iniziali (i due singoli del 1984 Out Of The Unknown e Mirror Blues) erano imbrigliate dagli schematismi psichedelici del dark punk reminiscenti dei mantra dei Suicide (il primo) e delle trenodie dei Velvet Underground (il secondo) i cui funerei psicodrammi ritornano anche in Ambergris (il pezzo forte dell’EP Next To Nothing del 1985). A questo punto, pur mantenendo fermi i tre leader iniziali il gruppo è già mutato con Mark Lock al basso e Chris Welsh alla batteria. Qui inizia la loro stagione maggiore con il coagulo in unico compatto e denso sound che tiene insieme psichedelia, garage rock, folk rock e dark punk. Iscriviti alla newsletter di Musicastrada L’inno cupo e vibrante di Stoneage Cinderella dal singolo del 1985, il folk-punk evocativo di Blue Sky Day e la teatrale ed enfatica Next To Nothing (un baccanale di organo, tastiere e sax) dal 12” del 1986 fungono da apripista per Free Dirt nel 1986. In quest’album che segna il definitivo abbandono della furia hardcore e l’immersione del gruppo in sonorità più pop ammantate da morbosità psichedeliche viene coniata una nuova forma canzone che è l’epitome dello spleen esistenziale della metà degli anni Ottanta (fin dalla copertina: una foto in bianco e nero dell’arido e desolato outback australiano), concentrando in unico prodotto il folk rock metafisico di Bob Dylan nella morbosa liturgia di Life To Go, la ballata disperata e maledetta di Gram Parsons (il country roots di Through Another Door) e gli oscuri cerimoniali dei Velvet Underground (le torbide e ossessive sonate di Round And Round e The 2000 Yaer Old Murder) e soprattutto dei Doors (lo psicodramma di Just Skin). Qua e là la melodia folk e l’impeto del punk si mescolano e si autoalimentano (la stralunata Laughing Boy) fino a pervenire addirittura a un contorno pittoresco di quadriglie scapestrate alla Holy Modal Rounders in Wig Out. A dare una mano intervengono come ospiti Tim Fagan (sax), Graham Lee (pedal steel guitar), Louis Tillett (piano), John Papanis (mandolino), Julian Watchorn (violino).Tutto il materiale è maneggiato con cura e destrezza da un gruppo che sembra aver trovato in quei soli 10 pezzi una sintesi di generi, una metafora della disperazione non ignara delle litanie di Patti Smith e dei melodrammi di Bruce Springsteen e un momento irripetibile della loro carriera. Salvo qualche altra sparuta testimonianza della loro arte, i Died Pretty non si ripeteranno mai più a questi livelli leggi anche… L’energia del Dub Io c’ero il concerto di Dub Fx all’Anfiteatro Romano di FiesoleMagazineL’anno Sabbathico Fuoriusciti 13 dei Black SabbathMagazineSomalia Healthy DietMagazineDown Under Punk – Band a confronto: Radio Birdman e The SaintsMagazine Go back to WEZ!!! Gli Ultimi Articoli Francesco De Gregori, il Principe sopra le nuvole. 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Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui Chi non si ricorda le cassettine? Quelle scatolette di plastica che racchiudevano minuti, ore di musica scelta con cura e assemblata nel migliore dei modi che la tecnologia disponibile potesse offrire. Amo quando qualcuno mi regala un cd con canzoni scelte apposta per me, per condurmi in un panorama musicale mai esplorato, per augurarmi buon compleanno o per raccontarmi qualcosa attraverso la musica. Quando però per esprimere tutto ciò c’erano solo due piastre e un nastro era tutta un’altra storia: la cura, la dedizione e la minuziosità con cui si doveva lavorare destreggiandosi tra il desiderio della cassetta perfetta e la tirannia del tempo, che spesso troncava sul più bello l’ultima canzone del lato A, davano un tocco in più a quello che era, almeno per me, un regalo speciale da dare e da ricevere. E la stessa cosa ha fatto Thurston Moore, cantante e chitarrista dei Sonic Youth, regalandoci questo mix di ricordi, ritagli e copertine probabili e improbabili che lui, i suoi amici artisti, cantanti, musicisti, designer, poeti, amanti della musica hanno messo insieme in anni di vita vissuta. Magari il libro ad una prima occhiata potrebbe sembrare più “bello” che “interessante”. Quella copertina rigida che lo fa sembrare una cassetta gigante dice «prendimi!» e gli si obbedisce in maniera compulsiva, mentre le foto delle copertine fai-da-te delle cassette che saltano fuori al primo scorrere delle pagine rapiscono per i bei colori, l’originalità e le storie che sembrano racchiudere tra strisce adesive, fotocopie e scritte a pennarello. Leggendo poi si trova un insieme di ricordi appassionati, stringati, deliranti, originali, nostalgici e divertiti, canzoni di ogni genere e provenienza, che si apprezzano non a una prima occhiata, ma immergendosi dentro, immedesimandosi, riportando alla luce quelle storie finite chissà dove insieme alle cassette impolverate. Questo libro, come una cassetta appena ricevuta, va ascoltato, assaporato e scoperto un poco alla volta. E’ bello sapere che quello che potrebbe esser sembrato all’epoca un gesto speciale, ma diffuso, come fare e regalare un mix di canzoni personale registrato su una cassetta, sia invece diventato un ricordo indelebile per qualcuno. Iscriviti alla newsletter di Musicastrada Se penso alla “Cassetta” della mia collezione mi viene subito in mente quella che Francesco, il mio inseparabile compagno di banco, mi fece per farmi conoscere gli U2 (120 minuti di musica, 27 canzoni con tanto di punti di gradimento segnati per ogni pezzo) e che mi trasformò in una fan pronta a non perdere nemmeno un’occasione per farmi schiacciare da una folla urlante che canta a squarcia gola le canzoni che quel nastro mi aveva fatto sentire per la prima volta. Ecco questa sarebbe una storia da “Mix Tape” e come nel libro vi lascio qui la foto della cassetta, un po’ sbiadita dal tempo e dall’uso, alla quale, ripensandoci ora, non capisco perché mai manchi “Stay (faraway, so close!)”, per apprezzare appieno la quale fui praticamente costretta a cercare in ogni videoteca della città l’introvabile film di Wenders in videocassetta. L’autore: Thurston Moore è voce e chitarra di uno dei gruppi più influenti del rock dell’ultimo ventennio: i Sonic Youth. Ha collaborato con i più importanti artisti della scena alternativa americana. La scheda del libro: Titolo: Mix Tape, l’arte della cultura delle audiocassette Autore: Thrston Moore (a cura di) Traduzione: Massimo Gardella Casa editrice: Isbn, 2008 Lunghezza: 100 pagine Prezzo: 22 € leggi anche… L’Energia della Pieve – Quelli che la Strada: il concerto dei Dynamics a CascinaMagazineL’ultimo disco dei Mohicani di Maurizio BlattoMagazineIvano Fossati, il cavaliere di specchiMagazineDudu Manhenga dallo Zimbabwe una cantante impegnata per i diritti delle donneMagazine Go back to WEZ!!! Gli Ultimi Articoli Francesco De Gregori, il Principe sopra le nuvole. Lucio il marinaio Il “cammino” inesorabile dei The Black Keys Garrincha intervista David Bromberg per WEZ Gli Avengers di Perugia! 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Le caratteristiche di questo genere sono il patrimonio inglese di ballate e danze popolari, la contaminazione col blues e il jazz (che rivitalizzò il genere) e la tendenza a flirtare con la filosofia hippie. A parte i solisti (più vicini allo spirito del Greenwich Movement), a guidare il genere furono le “famiglie” folk spesso organizzate in vere comuni. L’esempio più tipico fu la Incredible String Band, gruppo aperto imperniato sui 2 cantanti e polistrumentisti Robin Williamson e Mike Heron e musicalmente permeato della libertà formale dei gruppi hippie. Il loro capolavoro Hangman’s Beatiful Daughter (1968) era una collezione di stili musicali diversi (barocchi, acidi, esotici), armonie strumentali e vocali rarefatte con liriche fiabesche, pagane e magiche (Koeeaddi There, Witches Hat, Water Song, Swift As The Wind). Il gruppo tecnicamente più abile furono i Pentangle, che potevano contare su 2 virtuosi della chitarra acustica Bert Jansch (esperto di folk barocco) e John Renborn (che univa al folk l’amore per il blues e il country) e su una cantante Jacqui Mc Shee e una sezione ritmica (Danny Thompson basso e Terry Cox batteria) proveniente dai club jazz. Questo mix indirizzò l’omonimo LP d’esordio (1968) verso un eccitante eclettismo musicale (Pentangling). Lo stesso approccio nobilitò il successivo doppio LP Sweet Child (per metà live; 1968) che includeva materiale già edito dai due leader (No Exit) , brani originali (In Your Mind, la title-track) e traditional (3 Dances, The Trees They Do Grow High) abilmente arrangiati e qualche exploit vocale della Mc Shee (So Early In The Spring). Gli eleganti e accattivanti Basket Of Light (1969; Light Flight, Hunting Song) e Cruel Sister (1970; con la grande folk suite Jack Orion e A Maid That’s Deep In Love, il 1° loro pezzo elettrico) videro il gruppo lambire il progressive. Gli ultimi 2 album Reflection (1971; la title-track) e Solomon’s Seal (1972) furono ancora lavori validi ma ripetitivi. I Fairport Convention furono la famiglia più celebre e la più rappresentativa del genere. Formatisi nel 1967 su impulso dei chitarristi Simon Nicol e Richard Thompson, Ian Matthews (voce) e Ashley Hutchings (basso) erano all’inizio la risposta inglese ai Jefferson Airplane con un 1° omonimo album (1968) di cover di folksinger americani. Su consiglio del produttore Joe Boyd sostituirono la cantante Judy Dyble con Sandy Denny (la migliore cantante folk del suo tempo). L’album What We Did On Our Holidays conteneva i primi pezzi originali (1969; Fotheringay, Nottamun Town). Matthews lasciò e il nuovo album Unhalfbricking (1969) celebrò la splendida voce della Denny (Who Knows Where The Time Goes da brivido, Autopsy) e la tecnica di Thompson (Genesis Hall). Dave Swarbrick (violino) si unì al gruppo per A Sailor’s Life, un traditional arrangiato in chiave psichedelica. Il batterista Martin Lamble morì in un’incidente stradale e gli altri feriti e scioccati ripararono in campagna. Swarbrick entrò in pianta stabile e Dave Mattacks sostituì Lamble. Sorretto dalle ricerche di Hutchings  sulla raccolta di ballate di Cecil Sharpe, Liege And Lief (1969) è il capolavoro indiscusso del folk revival grazie ai suoi arrangiamenti moderni (Tam Lin), ai duetti trascinanti fra Swarbrick e Thompson (Matty Groves, The Deserter) e naturalmente alla voce spettrale, autunnale e ieratica della Denny (Reynardine, Farewell Farewell). Denny e Hutchings se ne andarono e il momento d’oro svanì rapidamente. Full House fu ancora un buon album di folk (1970; Walk Awhile, Sloth). Partito Thompson, Swarbrick  gestì la fase declinante della band (ad es. con John Babbacombe Lee, un concept-folk del 1972) ma a poco servì anche il fugace rientro di Sandy Denny per Live Convention (1974) e Rising For The Moon (1975; con le sue ultime gemme Dawn, One More Chance).Il gruppo ha tenuto duro negli anni e organizza annualmente il Cropredy Folk Festival. Gli Steeleye Span furono il gruppo più vicino alle sonorità elettriche del rock. Almeno quelle erano le intenzioni di Hutchings che li formò (dopo i Fairport), insieme a Tim Hart (chitarra, dulcimer, voce) e Maddy Prior (voce). I primi LP Hark! The Village Wait (1970; The Dark-Eyed Sailor, Blacksmith) , Please to See The King (1971, col cantante Martin Carthy; Boys Of Bedlam, Lovely On The Water) e 10 Men Mop (1971; Wee Weaver) furono aggiornamenti elettrici di materiale tradizionale. Partiti Hutchings e Carthy, Below The Salt (1972; Gaudete, King Henry) si manteneva in equilibrio fra rock e folk ma gli LP successivi virarono infine sul rock fino a Now We Are 6 (1974: Thomas The Rhymer, 700 Elves). Fairport Convention – Angel Delight Pentangle – Light Flight [...] TUTTE LE RUBRICHE TOP FIVE | LETTERATURA IN MUSICA | STORIE DI MUSICI E MUSICA | VIA COL VENTO | OK IL PEZZO E’ GIUSTO | LI AVETE SENTITI QUESTI | BAND A CONFRONTO | LE PEGGIORI MAI SENTITE | PENSIERI IN MUSICA | CONSIGLI PER L’ASCOLTO | SARANNO FAMOSI? | LA PAROLA AI MUSICISTI | IO C’ERO | IO CI SARO’ | IL DIARIO DI MUSICASTRADA | DISCOVERY | FUORIUSCITI | LIFE ON MARRS | MIGLIORARE SUL LUNGO PERIODO | LO SAPEVATE? | DIETRO LE QUINTE CON ascolta Un assaggio dalla selezione settimanale di Gianluca De Vito Franceschi Messages From The Resonator by Globular & Geoglyph Iscriviti alla newsletter di Musicastrada news musicastrada “Yemule Muladdiwen” fuori il secondo singolo dei Fanfara Station Musicastrada Gospel Festival 2021: il 20 e 21 dicembre il Gospel arriva nei borghi toscani Musicastrada al Womex dal 23 al 31 Ottobre 2021 a Porto Portogallo E’uscito “NAGRAN” nuovo singolo dei Fanfara Station Musicastrada Festival 2021 dal 14 Luglio all’8 Agosto in Toscana In arrivo WEZ la webzine di musicastrada musica pensieri parole in libertà! 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