L’Anima lattina dell’indie pop – Sui giovani d’oggi ci scatarro su?

comacose_musicastradawez

L’Anima lattina dell’indie pop – Sui giovani d’oggi ci scatarro su?

A cura di Milena Gaglioti

Barba e cappellino hipster lui, Fausto Zanardelli, capelli cortissimi biondo platino lei, Francesca Mesiano. Lui, Lama, si era già fatto conoscere, con scarso successo, con il nome di Edipo. Lei, California, suonava musica techno e drum’n’bass ai rave party. Il loro incontro, quando ancora lavorano come commessi (come gli errori), ha dato vita ai Coma_Cose, col trattino basso.

Venuti fuori in sordina con la pubblicazione di una serie di video stilosissimi su You Tube (Cannibalsimo, Golgota, Deserto, Jugoslavia) tra febbraio e giugno 2017, cui ha fatto seguito un un mini EP dal titolo “Inverno ticinese”, loro disco d’esordio, sono arrivati velocemente sui palchi dei più importanti festival italiani. I primi concerti li vedevano con una formazione ridotta all’osso (oltre a loro, il batterista) e una scaletta limitata, arricchita di bis e qualche cover, ma comunque coinvolgente, che li ha portati in giro per un bel po’, ancora prima di pubblicare il loro primo e unico album, Hype Aura (leggi “Hai paura”). L’ultimo tour, invece, più pensato e più strutturato e con qualche ulteriore musicista, ha dimostrato tutto il successo e il seguito che hanno ottenuto, ma senza togliere niente all’autenticità che li contraddistingue.

Coppia sul palco e nella vita, i Coma_Cose sono il concentrato di due anime, una più sognante che prende corpo con la voce dolce di California, l’altra più cruda, messa in strofa da Lama (la strada è solo una riga di matita che trucca gli occhi alla pianura. Percorrerla tutta per andare lontano e fammi fare i soldi come i rapper
che poi dividiamo). Giochi di parole, rime argute, figure retoriche a iosa e una moltitudine di riferimenti al mondo del cinema, dei fumetti, dell’arte che denotano un’ammirevole cultura e un marcato rimando al cantautorato degli anni ‘70 di Battisti, De Gregori, Guccini e Battiato, il tutto servito su basi fatte di hip hop ed elettronica che creano un groove molto metropolitano.

Iscriviti alla newsletter di Musicastrada

La maggior parte dei loro testi, infatti, ha come sfondo la Milano underground, la Milano multietnica del quartiere popolare, la Milano desolata dei capannoni industriali (con in sottofondo solo il ventolone della Pam), la Milano vivace dei Navigli. Una città apparentemente algida e frenetica da cui loro riescono a tirare fuori la poesia e metterla in musica, raccontando l’amore, la rabbia, il disagio e l’attualità.

A marzo è uscito un altro mini EP “Due”, che contiene i brani Rabbia e Guerra Fredda, “due canzoni scritte di pancia, due riflessioni sulla condizione umana, due temi, la rabbia e la solitudine” (Le nostre guerre fredde, riscaldate al microonde, per non morire di fame).

Originali e mai banali, i Coma_Cose sono una boccata d’ossigeno nell’attuale scena musicale italiana che boccheggia e abbonda di trap.

leggi anche…

Gli Ultimi Articoli

un articolo a caso

  • Magazine20 Maggio 2013
    Musica a freddo? La risposta di 4 gruppi islandesi Sugarcubes Sigur Ros Gus Gus MumMusica a freddo? La risposta di 4 gruppi islandesi Sugarcubes Sigur Ros Gus Gus Mum 20 Mag 2013 RUBRICA alfredo cristallo band a confronto  A cura di Alfredo Cristallo Se uno pensa al rock islandese, magari se lo immagina freddo e distante così come potrebbe suggerire l’idea che uno si fa del paese. Ma questo è vero solo in parte. L’Islanda non è certo un posto caldo (in estate le massime sono sui 20°) e il centro dell’isola è sotto i ghiacci ma il clima è mitizzato dalla corrente del Golfo. La nazione è poco popolata (solo 319.000 abitanti), ma è altamente democratizzata (l’Althing è il più antico Parlamento europeo) e ha leggi su libertà d’espressione e di stampa avanzatissime (si possono pubblicare notizie riservate di qualsiasi tipo e persino segreti di Stato). Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui Questo ha probabilmente contribuito a formare una scena culturale e musicale frizzante, curiosa, forse eccentrica ma attenta alle influenze provenienti dal resto del mondo: peraltro tutti gli islandesi parlano l’inglese poiché le trasmissioni in lingua non sono doppiate. Il gruppo più famoso furono gli Sugarcubes, che in pratica diedero notorietà a Bjork ma in realtà erano stati formati da Thor Eldon (chitarra) e Einar Orn (voce, tromba) sulle ceneri di un gruppo goth-rock dedito a cantare i miti pagani dell’isola, i Kukl (stregoneria), in cui militavano Bjork e il batterista Siggi Baldursson. Naturalmente fin dall’inizio fu Bjork a rubare la scena con i suoi ruggiti r’n’b e i suoi gorgheggi (opposti al baritono da ubriaco di Orn) nei singoli Birthday e Coldsweat. L’attesissimo 1° LP Life’s Too Good (1988) coniò uno stranito stile di pop song (Motorcrash, Deus) iniettato di funky (Delicious Demon) e simile al ballabile futurista dei B’52’s (Blue Eyed Pop); e lanciò la loro immagine di pazzi folletti. Il successivo LP Here Today, Tomorrow, Next Week (1989) evidenziò i limiti del loro pop spensierato e commerciale (Regina, Dear Plastic). La loro storia finì con il mediocre Stick Around For Joy (1992; Chihuahua). Iniziò lì la carriera solista di Bjork, una versione anni ’90 di Madonna, con più voce ma meno capacità di provocazione. Il suo stretto rapporto col mainstream fece da volano ad altri gruppi islandesi. I primi ad approfittarne furono i Sigur Ros del cantante Jon Birgirson (alias Jonsi). Dopo che il loro 1° singolo Fljugdu era entrato (grazie a Bjork) nella compilation commemorativa della nascita della repubblica islandese, il  loro album d’esordio Von (1997) fu un lavoro di morbida psichedelia (Sigur Ros, Hun Jordy, Myrkur) dove a risaltare è la voce angelica di Jonsi (Halffasol, Syndir Guds, la title-track). Il 2° LP  Agaetis Byrjun (1999) è un capolavoro di dream-pop capace di muoversi fra picchi di maestoso paesaggismo (Svefn-g-englar, Ny Batteri), delicati acquerelli impressionisti (Staralfur, Olsen Olsen, la title-track) e imponenti visioni sinfoniche (Flugusfrelsarin, Vidal Vel Ti Loftarasa). Il successivo album dall’originale titolo di () (2002; e con semplici numeri per titoli) è una prosecuzione del precedente con gli stessi tempi rallentati e arrangiamenti eleganti e i medesimi gorgheggi (1, 4), ma più autoindulgente nella seconda parte dove predominano lunghe jam di psichedelia formale alla Radiohead (5, 8) e progressioni atmosferiche (6, 7). L’album Takk (2005) è l’ultimo riuscito esempio (per ora) del loro dilatato e atmosferico cromatismo psichedelico (Glosoli, Milano, Gong, Svo Hljott), quasi al confine della new-age (Se Lest, Andvari). Iscriviti alla newsletter di Musicastrada Se i Sigur Ros sono stati l’ala spirituale del rock islandese, i Gus Gus sono stati quella dance. Nel LP Polydistortion (1997), mixano di fatto la prassi del synth pop con la trance anni ’90: dai poliritmi di Gun, alla techno di Believe e Cold Breath ‘79, dal funky soul di Polyesterday e Barry alla trance jazz di Why. Lo stile dei Mum dei polistrumentisti Gunnar Orn Tynes, Orvar Smarason più le sorelle gemelle Gyda (violoncello) e Kristin Anna Valtyrsdottir (piano, fisarmonica) è invece figlio del nuovo millennio. Adotta infatti le tecniche glitch (quelle che simulano un CD difettoso) per costruire disturbi ritmici (o poliritmici) su paesaggi sonori folk o ambient vicini ai lavori di Aphex Twin e Autechre. Nel 1° album Yesterday Was Dramatic, Today Is Ok (2000), questa prassi è evidente in I’m 9 Today e The Ballad Of Broken Birdie Records (l’unica cantata)e Slow Bycicle. Altrimenti le composizioni si snodano attraverso fasi creative(Smell Memory, Asleep On A Train),  anarchiche (Awake On A Train) o minimali (The Ballad Of Broken Strings). Comunque le emozioni forti sono del tutto sterilizzate o assenti (There Is A Small Number Of Things). Nel LP successivo Finally We Are Non One, il gruppo si affida parzialmente a soluzioni più convenzionali (Green Grass Of Tunnel, We Have A Map Of The Piano, The Land Between The Solar System) non a caso cantate o a textures fra ambient, techno e il neoclassico (K Half, I Can’t Feel My Hand Anymore, It’s Alright, Sleep Still). Negli album successivi i Mum si rifugiarono in un più anodino pop in linea con le caratteristiche generali del rock islandese. leggi anche… MALJE “Jewels” UNA MERAVIGLIOSA VOCE IN EQUILIBRIO FRA VARI STILIMagazineUn folle folletto Io c’ero il concerto di Adam Green al Circolo Randal di Sestri LevanteMagazineIl Suono del Surf – Fuoriusciti: “Family Tree” di Frankie ChavezMagazineNeopsichedelici a Liverpool – Band a confronto: Echo and the Bunnymen, Teardrop Explodes, Wah !Magazine Go back to WEZ!!! Gli Ultimi Articoli Francesco De Gregori, il Principe sopra le nuvole. Lucio il marinaio Il “cammino” inesorabile dei The Black Keys Garrincha intervista David Bromberg per WEZ Gli Avengers di Perugia! LIZI AND THE KIDS Go Hard Or Go Home Paolo Conte e Jeeves, incontro tra due dandy La muta dei Reese…questo il nuovo singolo: Mirror of Weakness Secondo singolo per i Death of a Legend: Beyond Thunderdome MALJE “Jewels” UNA MERAVIGLIOSA VOCE IN EQUILIBRIO FRA VARI STILI Tonno, normalità in controtendenza: intervista semiseria alla band emergente di Firenze Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui un articolo a caso Magazine12 Maggio 2014Elephant 6 e il Folk-Pop della Louisiana – Storie di musici e musicaElephant 6 e il Folk-Pop della Louisiana – Storie di musici e musica 12 Mag 2014 RUBRICA storie di musici e musica  A cura di Alfredo Cristallo La storia della casa discografica Elephant 6 è uno dei casi più atipici del mercato discografico e della storia del rock americano. In pratica era una label fondata da un gruppo di amici inizialmente per promuovere le loro canzoni edite in cassette autoprodotte ma col tempo divenne la casa madre del pop della Louisiana, un genere tanto surreale quanto influente. Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui Il motore di quest’impresa fu Robert Schneider nato in Sudafrica e emigrato nel 1977 in Louisiana. Lì a Ruston incontrò Jeff Mangum col quale fondò il Collettivo degli Elefanti una sorta di club goliardico. Agli inizi degli anni ’80 si aggiunge a loro Will Cullen Hart e i tre cominciano ad ascoltare musica di vario genere, a comporre pezzi propri e a registrarli su cassetta. Mangum (cantante e polistrumentista) e Hart (chitarra, voce) hanno rispetto alla musica e alla gestione della label un approccio più punk, un po’ sperimentale, un po’ do-it-yourself, fieramente adolescenziale. Schneider (chitarra, tastiere) è invece più creativo e articolato nelle sue composizioni: si intravvede già in lui il produttore pop in erba. Poco dopo si aggiunge Bill Doss (chitarra, basso) i cui gusti spaziano dai Van Halen ai Beatles. Questo gruppo di amici, complice il completo isolamento del luogo (Ruston è piccola, il negozio di dischi più vicino è a 60 KM) sono portati ad orecchiare diversi stili musicali e a trarne una summa poliedrica ed eclettica. A questo punto fondano la Elephant 6 e i Cranberry Lifecycle, un gruppo seminale di lo-fi surreale che mischiava beat, psichedelia, punk americano e pop sghembo: il marchio di fabbrica dei futuri gruppi della label. Finite le scuole Will, Jeff e poi Bill lasciano Ruston e vanno a studiare all’università di Athens, e là formano il primo embrione degli Olivia Tremor Control. Poco dopo Mangum se ne andrà per dedicarsi al suo personale progetto collaterale, i Neutral Milk Hotel. Il primo vero gruppo della Elephant 6 esordì con gli EP Inventory Yourself A Shortcake (1991; Synthetic Flying Machine), Beauty (1992) e Hype City Soundtrack (1993), esempi di pop dadaista (alcuni brani sono semplici conversazioni). Il sound del gruppo si delinea meglio col 12’ Everything Is (1994; la title-track) e col 1° LP On Avery Street (1996; collabora Schneider): un pop sfocato dal feedback con bizzarri arrangiamenti fra la musica classica e i Beach Boys deformati dall’elettronica (Song Against Sex, Marching Theme, 3 Peaches, Naomi, Pree Sisters Swallowing On A Donkey’s Eye). Mangum mette su un vero gruppo per il concept album sulla vita di Anna Frank In The Aeroplane Over The Sea (1998): Jeremy Barnes (batteria), Julian Koster (banjo, fisarmonica), Scott Spillane più vari collaboratori (inclusa una sezione fiati e Schneider che produce). Il risultato è un album folk ma nella visione follemente psichedelica dei Pearls Before Swine, con in più una maniacale attenzione al dettaglio meglio se imprevedibile e l’uso di strumenti esotici (King Of Carrot Flowers Pts. 1-3, Two Headed Boy, Communist Daughter, Oh Comely, la title-track: diverrà l’album-manifesto della Elephant 6. Perso Mangum,  Hart e Doss rimpolparono il progetto Olivia Tremor Control con Peter Erchick (tastiere), Eric Harris (batteria, theremin) e John Fernandes (basso, violino, clarinetto), dando vita al pop psichedelico degli EP California Demise (1994; Love Athena) e The Giant Day (1996). Questi EP fecero da apripista all’ambizioso Dusk At Cubist Castle, un LP di rivisitazioni eccentriche degli anni ‘60 con citazioni dei Beach Boys (Jumping Fences), dei Byrds (Define A Transparent Dream, la suite Green Typewriters, Gravity Car), dei primi Pink Floyd (Memories Of Jacqueline 1906, Can You Come Down With Us), dei Beatles (NYC-25). Seguirono l’album ambient Explanation II (1997) e 2 LP di avanguardia The Late Music (1997; accreditato ai Black Swan Network) e Olivia Tremor Control vs Black Swan Network (1998). Iscriviti alla newsletter di Musicastrada Gli OTC diedero un ulteriore prova della loro abilità con Black Foliage (1999) un LP che  assembla con tecniche di cut-up, frammenti musicali, curiosamente arrangiati e sottoposti a una decostruzione fatta di contrappunti cacofonici (A New Day), composizioni sperimentali (Grass Canons, The Bank And Below It) e aleatorie (la title track e Combinations ripetute più volte in diversi arrangiamenti). In sé l’album è un gigantesco collage con citazioni dei Turtles (A Sleepy Company), dei Beach Boys (Hideway), dei Beatles (I Have Been Floated), dei Byrds (A Place We Have Been To); anche se prolisso ridefinisce l’arte dell’album concettuale. Gli OTC si dissolsero poco dopo. Quanto a Robert Schneider, nel 1992 si trasferì a Boulder dove incontrò John McIntyre (basso) col quale formò gli Apples In Stereo; Hilarie Sidney (batteria, voce) e Chris Parfitt (chitarra) si unirono per il classico singolo d’esordio Tidal Wave (1992). L’EP Hypnotic Suggestion (1994) e il 1° album Fun Trick Noisemaker (1995) li laureò come dei Beach Boys col synth (Glowrooom, Lucky Charm, High Tide). Lo zenith fu raggiunto con Tone Soul Evolution (1997) dove riluce l’abilità artigianale di Schneider e del nuovo arrivato John Hill (chitarra, voce) capaci di licenziare una cornucopia di melodie orecchiabili (Seem So, What’s The #,  Shine A Light, Get There Fine, Tin Pan Alley) da far invidia a tutto il brit-pop. Schneider non si è più ripetuto a questi livelli e i successivi LP per quanto buoni suonano stereotipati. In pratica alla soglia del 2000 tutti i maggiori gruppi della Elephant 6 erano finiti; ma la label andò avanti con i gruppi collaterali dei vari fedele comunque alla filosofia di “sperimentazione con pochi mezzi”. leggi anche… Il Musicastrada Festival – Diario dell’organizzatore – La seconda settimanaMagazineLA CULTURA DEI PUBS E L’IGNORANZA DI BONOMagazineLa Top Five ContagiosaMagazineDal doom al folk Svetlana Bliznakova “Tomorrow”Magazine Go back to WEZ!!! Gli Ultimi Articoli Francesco De Gregori, il Principe sopra le nuvole. Lucio il marinaio Il “cammino” inesorabile dei The Black Keys Garrincha intervista David Bromberg per WEZ Gli Avengers di Perugia! LIZI AND THE KIDS Go Hard Or Go Home Paolo Conte e Jeeves, incontro tra due dandy La muta dei Reese…questo il nuovo singolo: Mirror of Weakness Secondo singolo per i Death of a Legend: Beyond Thunderdome MALJE “Jewels” UNA MERAVIGLIOSA VOCE IN EQUILIBRIO FRA VARI STILI Tonno, normalità in controtendenza: intervista semiseria alla band emergente di Firenze Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui un articolo a caso Magazine17 Febbraio 2014Il Suono del Surf – Fuoriusciti: “Family Tree” di Frankie ChavezIl Suono del Surf – Fuoriusciti: “Family Tree” di Frankie Chavez 17 Feb 2014 RUBRICA fuoriusciti massimo frosini  A cura di Massimo SPA Frosini Sicuramente vi sarà capitato di accostare all’orecchio una conchiglia. Se non lo avete ancora fatto o se vivete in un eremo in montagna, vi concedo il beneficio del dubbio. Comunque se avete tra le mani una struttura biologica di discreta durezza che normalmente sostiene o protegge animali dal corpo molliccio potete, avvicinandola al padiglione auricolare, sentire vagamente un rimescolio rumoroso che, in teoria, potrebbe far pensare al tramestio continuo di onde che si infrangono sul bagnasciuga (quelle che s’infrangono sugli scogli emettono un altro suono, per cui deduco che ho tra le mani una conchiglia di sabbia), ma anche al rullio di un boeing 747 della British Airways in fase di decollo. Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui Ecco, stabilito che il mare in una conchiglia, checchè ne dica lo stereotipo, lo avverte solo chi ha un udito estremamente selettivo, vi invito a fare un ulteriore esperimento. Comprate l’ultimo cd di Frankie Chavez, ovvero “Family Tree”, uscito a gennaio in Italia per la Search Records e distribuito da AUDIOGLOBE (lo trovate anche su tutte le piattaforme digitali, tra le quali Amazon, I-Tunes, Deezer, Spotify, ecc…). Bene, adesso toglietelo dalla custodia e  accostatelo all’orecchio. In questo caso anche chi ha l’amplifon o soffre di piccoli problemi di sordità percepirà nitidamente il suono del surfista, o meglio una “vera” amalgama di blues, rock e folk che non tradiscono le proprie origini, ma si fondono armoniosamente a creare qualcosa di assolutamente unico eppure altrettanto riconoscibile. Non a caso il disco di Francisco Chaves, in arte Frankie Chavez, s’intitola “Family Tree”, quasi a ribadire che è il caso di ripartire dalle radici che compongono l’essenza della musica. Blues, folk e rock. Serve altro? La risposta è un deciso NO, perché già al primo ascolto potrete ritrovare in “Family Tree” tutti i profumi e le atmosfere che si avvertono solo in un disco perfetto. Sorprende la semplicità, la naturalezza, la forza espressiva con cui i pezzi si succedono. La voce di Chavez è quanto di più caldo e coinvolgente si possa immaginare. Cosa che non stupisce solo se si risale, spulciando nella biografia di Frankie, alle sue origini lusitane. Si, perché siamo di fronte ad un polistrumentista portoghese che canta in inglese in maniera divina e ha adottato come sua seconda patria l’Australia, terra che pullula di surf e di surfisti di cui Chavez ha sposato lo stile di vita e da cui ha assorbito quella solarità e quell’energia travolgente che si ritrovano in tutti i brani del disco.  Insomma ci sarebbe già materiale a sufficienza per scrivere un intero romanzo musicale. Invece ci concentreremo esclusivamente sull’album “Family Tree”. Si decolla con Airport Blues, il rumore di una puntina che comincia a mangiarsi un vinile, un riff accattivante e poi la voce di Chavez a graffiare un blues che profuma di partenze e solitudine. Quando arriva l’armonica ad accompagnare la melodia i giochi sono fatti e il “bluessettone” che apre il disco trova il suo completo coronamento. Poi l’atmosfera si fa decisamente più rock, vivace e orecchiabile, e si riscoprono tutte le vecchie abitudini, o meglio quelle Old Habits che danno il titolo alla seconda traccia del cd. I believe i’ll dust my broom dà una spolverata al blues d’annata (Robert Johnson) ed anticipa la mitica Dreams of  a rebel, uno psichedelico folk-rock fatto della stessa materia dei sogni. La struggente Family tree (finita anche nella playing list giornaliera di Radio2), solare come un futuro raggiante e dolce come una storia che si conosce a memoria, è il brano che dà il nome al disco e quello che ne racchiude il senso. Il 21 Dicembre 2012 c’era invece dell’amore che circolava in giro, un sentimento che traspare ascoltando l’11esimo brano dell’album, quello che anticipa un finale in cui si prospetta un altro cambio d’atmosfera, precisamente quello di Hey che Frankie Chavez intona assieme a Emmy Curl, “coverizzando” il celebre brano dei Pixies. Il disco è finito, ma prima di tornare alla prima traccia, movimento istintivo che attanaglia l’ascoltatore appena si sono spenti gli echi dell’ultima nota dell’ultimo brano di Family Tree, il consiglio è quello di dare un’occhiata nel risvolto di copertina dove è celato un altro cd che ha l’aspetto di un vecchio vinile che conserva gelosamente altre sei, e dico sei, ghost (ma neppure troppo) track di una bellezza sconfinata. Filate via con This train is gone, scopritevi a ballicchiare Slow Dance e scandagliate la raffinata struttura di The search. Ora avete veramente una panoramica completa dello straordinario mondo musicale di Frankie Chavez.  Iscriviti alla newsletter di Musicastrada E poi ci sono altri piccoli particolari che fanno di Family Tree un lavoro esagerato e di Frankie un musicista mostruoso.Infilate di nuovo il disco nel lettore, chiudete gli occhi e ascoltate tutte le tracce. Ecco, adesso provate ad indovinare quante persone hanno collaborato alla realizzazione del disco e che band serve per riprodurre fedelmente le canzoni che avete sentito in una eventuale performance live.Ebbene per l’intero album Chavez si avvale dell’aiuto di sei amici musicisti che lo affiancano sporadicamente in alcuni pezzi, tutto il resto del lavoro è farina del suo sacco. Frankie canta e suona al contempo e in successione: la chitarra acustica, la chitarra portoghese, la chitarra resofonica, la Lap Slide, la chitarra baritona, la Weissenborn Guitar, il basso, la batteria e le percussioni.Non solo, ma chi avrà la fortuna di ascoltare un concerto di Frankie Chavez non potrà non meravigliarsi del fatto che due persone, vale a dire lo stesso Chavez e il suo inseparabile amico batterista  João Correia, riescono a riprodurre con una fedeltà assoluta l’intero disco e allo stesso tempo ad essere così trascinanti da portarsi dietro anche l’accompagnamento del pubblico.Se non ne siete convinti, avrete modo di ricredervi, basterà tenersi libera in agenda una di queste date: 28 Marzo – Sonar – Colle Val d’Elsa (Siena)29 Marzo – Arci Tom – Mantova1 Aprile – Bravo Caffè – Bologna2 Aprile – Circolo Artisti – Roma3 Aprile – Maison Musique – Torino4 Aprile – Fish Market (Padova)5 Aprile – The Cage – Livorno Insomma se abitate in Italia non avete scusanti. Non lasciatevi sfuggire l’occasione di ascoltare dal vivo un cristallino talento musicale. E se proprio non potete, rimediate una copia del disco Family tree. Non ve ne pentirete.Per chiudere ogni discorso, suggellerei questa recensione con un commento alla Roberto Italiani (redattore di WEZ di comprovata affidabilità), anzi con un commento che realmente ha fatto Roberto Italiani (in persona) ascoltando per la prima volta Frankie Chavez: “Oh ragazzi, questo è bravo davvero!”E se lo dice Roberto…. leggi anche… Freak Spaziali e Nirvana Elettrici – Band a Confronto: Ash Ra Tempel e Popol VuhMagazineLa minestrina riscaldata – Fuoriusciti: Il nuovo album di Jack White, “Blunderbuss”MagazineSomalia Healthy DietMagazineSecondo singolo per i Death of a Legend: Beyond ThunderdomeMagazine Go back to WEZ!!! Gli Ultimi Articoli Francesco De Gregori, il Principe sopra le nuvole. Lucio il marinaio Il “cammino” inesorabile dei The Black Keys Garrincha intervista David Bromberg per WEZ Gli Avengers di Perugia! LIZI AND THE KIDS Go Hard Or Go Home Paolo Conte e Jeeves, incontro tra due dandy La muta dei Reese…questo il nuovo singolo: Mirror of Weakness Secondo singolo per i Death of a Legend: Beyond Thunderdome MALJE “Jewels” UNA MERAVIGLIOSA VOCE IN EQUILIBRIO FRA VARI STILI Tonno, normalità in controtendenza: intervista semiseria alla band emergente di Firenze Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui un articolo a caso Magazine11 Maggio 2012La Top Five entra in Crisi – Le Magnifiche 5 scelte dai nostri redattoriLa Top Five entra in Crisi – Le Magnifiche 5 scelte dai nostri redattori 11 Mag 2012 RUBRICA alfredo cristallo elino giusti francesco virdis gabriella lucci gaia balatresi laura martini massimo frosini roberto italiani top five veronica croccia zazou  A cura di redazione Ne parlano tutti. Potevamo non parlarne, a modo nostro, anche noi? La parola crisi è senza dubbio quella che, in questo periodo, ha cominciato a conoscere vette di utilizzo davvero supersoniche. Se per ogni persona che la pronuncia chiedessimo un simbolico centesimino, ma anche un fiorino alla maniera di “non ci resta che piangere” (tanto per rimanere in tema…), sicuramente avremmo appianato il debito italiano. Strano che nessun politico ci abbia ancora pensato. Beh…prima che venga in mente ai nostri governanti, abbiamo scelto di adoperarla anche noi. Ecco allora, in ordine rigorosamente casuale, le nostre Top Five di Maggio dedicate al tema della Crisi. Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui LA TOP FIVE DI FRANCESCO VIRDIS: 1. Francesco Guccini – Nostra Signora dell’Ipocrisia (Parnassius Guccinii)“E fecero voti con faccia scaltra nostra signora dell’ipocrisia, finché una mano lavasse l’altra, tutti colpevoli…e così sia!”2. Fabrizio De Andrè – Nella Mia Ora di Libertà  (Storia di un impiegato)La crisi più antica del mondo: quella dell’animo umano.3. Vinicio Capossela – Marajà (Canzoni a manovella)Delegare le idee significa consegnare le chiavi delle proprie catene4. Ascanio Celestini – Noi Siamo Gli Asini (Parole Sante)E se in manicomio ci stanno i veri matti…fuori ci stanno i finti sani.5. Donny Hathaway – Little Ghetto Boy (Come back charleston blue OST)Il disagio e la disperazione di chi non può cambiare la propria condizione. LA TOP FIVE DI GABRIELLA LUCCI: 1. Michael Jackson – Earth song (HIStory: Past, Present and Future)Siamo più ciechi o più sordi?2. Giorgio Gaber – Non è più il momento (Pressione Bassa)“ No, non fa male credere, fa molto male credere male”3. Bon Jovi – Livin’ On a Prayer (Slippery When Wet)La forza di chi non si rassegna4. Marco Masini – Il morbo di beautiful (Il Cielo della Vergine)La crisi della cultura5. Sergio Cammariere – Paese di finti (Carovane)E via i peli dalla lingua… LA TOP FIVE DI ELINO GIUSTI: 1. Sex Pistols – God Save the Queen (Never Mind the Bollocks, Here’s the Sex Pistols)In tempo di crisi, viene da pensare veramente che non ci sia futuro2. Ennio Morricone – The Crisis (La Leggenda del Pianista sull’Oceano – O.S.T.)La crisi ermeticamente racchiusa in una dissonanza3. The Beatles – Help! (Help!)La richiesta d’aiuto di un Lennon un po’ depresso4. Rino Gaetano – Ma il cielo è sempre più blu (Altre canzoni)Quando stiamo male, a volte, basta alzare gli occhi al cielo e andare avanti5. Pink Floyd – Money (The Dark Side of the Moon)Chi non sogna di avere un bel registratore di cassa che si riempie sempre di più? Oggi più che mai LA TOP FIVE DI ALFREDO CRISTALLO: 1. The Clash – London’s Burning (The Clash)“Londra sta bruciando di noia” l’inno della crisi sociale che originò il punk inglese2. Edith Piaf – Non, Je Ne Regrette Rien (La Mome O.S.T.)Crisi ed esistenzialismo3. Nick Drake – Black Eyed Dog (Time Of No Reply)“Un cane dagli occhi neri ha suonato alla mia porta/Il cane dagli occhi neri ha suonato diverse volte/Conosceva il mio nome/Sto diventando vecchio e non voglio sapere”4. Subsonica – Gente Tranquilla (Amorematico)L’inno di crisi e desolazione sociale nel III° millennio5. Filarmonica Municipale La Crisi – Cris(anthem)i (Ad Altra Terra In Alto Mare)Un pò di sana ironia sulla crisi LA TOP FIVE DI ROBERTO ITALIANI: 1. Faith no more – Midlife crisis (Angel Dust)Questo tipo di crisi più tardi arriva e meglio è!2. Litfiba – Soldi (Terremoto)“Hai venduto l’anima al mercato..”3. Rino Gaetano – Operaio della Fiat (Ingresso libero)Un pezzo del 1974 e ditemi se non è ancora attuale…4. Rodolfo de Angelis – Ma cosa è questa crisi? (Finestra chiusa)Nel ’33 se lo chiedeva anche lui. Dopo quasi 100 anni chi sa dare la risposta?5. Eddie Vedder – Better days (Eat, pray, love – O.S.T.)Con la speranza che i tempi migliori siano prossimi. Iscriviti alla newsletter di Musicastrada LA TOP FIVE DI GAIA BALATRESI: 1. Francesco Guccini – La locomotiva (Radici 1972)Un giro di chitarra semplice e la denuncia della crisi sociale in poesia è servita2. Ivano Fossati – La crisi (La mia banda suona il rock 1979)Quando non si esce nemmeno più di casa perché “fuori c’è la crisi”3. Bluvertigo – La crisi (Pop tools 2001)La crisi è nell’aria ogni volta che ci si sente soli4. Alessandro Mannarino – Vivere la vita (Capitolo Uno 2011)A volte per superare la crisi possono servire anche i consigli di un bambino5. Antonello Venditti – Ci vorrebbe un amico (Ci vorrebbe un amico/Notte prima degli esami)La crisi peggiore è non avere una amico a cui raccontare i nostri guai. LA TOP FIVE DI LAURA MARTINI: 1. Adriano Celentano – Svalutation (Svalutation 1976)L’ho sentita pochi giorni fa alla radio…saranno passati anche più di trenta anni, ma pare scritta ieri.2. Domenico Modugno – Meraviglioso (1968)Cantata e riarrangiata più volte dallo stesso Modugno è bella anche nella versione dei Negramaro. Non c’è dolore che non possa guarire.3. U2 – I still haven’t found what I’m looking for (The Joshua Tree, 1987)Non c’è crisi peggiore di quella che si ha quando non si sa che cosa cercare.4. Gilberto Mazzi – Mille lire al mese (1939)Lire o euro che siano, questo è il desiderio di generazioni lontane quasi un secolo.5. Jovanotti – Penso positivo (Lorenzo 1994)Io penso positivo perchè son vivo perchè son vivo. Finchè c’è vita c’è speranza, alla faccia delle crisi! LA TOP FIVE DI VERONICA CROCCIA: 1. Giorgio Gaber – Io non mi sento italiano (Io non mi sento italiano)Stato e valori in disfacimento…un ironico inno alla sovversione contro l’apatica staticità dell’uomo moderno.2. Patti Smith – Birland (Horses)Il cataclisma interiore che sconvolge la psiche di colui che osserva un padre morire.3. Pixies – Where is my mind (Sufer Rosa)La crisi esistenziale spesso si riversa in facili rimedi, che annullano l’evoluzione mentale portando alla perdita e all’appiattimento delle idee.4. Kasabian – Days are forgotten (Velociraptor)Il cambiamento che emerge, vincente, a superamento di un terremoto personale.5. Baustelle – Panico (Amen)Motivi e rimedi a quel disturbo di “inquietudine, orrore, vuoto quotidiano” nella quale rete non è certo facile non cadere. LA TOP FIVE DELLO SPA: 1- A Weather – No Big Hope (Everyday Balloons)Ce la faremo, usciremo fuori da questo stato di crisi permanente anche se ovviamente…non ci sono grandi speranze2- ABBA – Sos (ABBA)Ormai la parola crisi è sulla bocca di tutti…beh l’unica cosa davvero importante è sapere che:Non ce la faremo mai da soli e che solo l’amore ci salverà, magari accompagnato da una bella canzone pimpante3 – Giuni Russo – Crisi Metropolitana (Energie)Questa canzone è tutte le crisi che potete immaginare, anche quella mentale…solo un folle infatti poteva concepire questo brano4 – The Go Team! – Milk Crisis (Proof Youth)Dovrebbe essere il pezzo più cantato dagli allevatori padani…in realtà mi sono sempre raccontato che il mio bislacco organismo abbia sofferto di una crisi di latte in fase adolescenziale. E’ per questo che sono diventato così!5- Bugo – C’è crisi (Contatti)Che dirti Bugo? E’ vero…lo dice anche “l’uomo della strada” LA TOP FIVE DI ZAZOU: 1. Ucroniutopia – A Novembre– Chette rimasta un po’ di crisi?– Fammivedè. Guarda un po’: è di novembre. Senti come profuma.– Quant’è?– Saranno ssienno 5-6 etti. Cheffaccio? Te la’ncarto?2. Joy Division – Passover (Closer)I.C.B.3. Magazzini Criminali Crollo Nervoso – Los Angeles International Airport Tre Anni Dopo (Crollo Nervoso).“Irene posso assicurarti con assoluta certezza che tutto sta andando per il meglio”.Le conseguenze della crisi.4. Pulp – Live Bed Show (Different Class)C’è crisi. C’è grossa crisi.5. On – A Tardy Admission That The Crisis Is SeriousCrisi? Quale crisi? I ristoranti sono sempre pieni. leggi anche… Ivano Fossati, il cavaliere di specchiMagazineLa Rivoluzione Disciplinatha I DisciplinathaMagazineLele, Viola ed Elisa in Gabbia – Io c’ero: il concerto di Violante Placido al The Cage di LivornoMagazineBasterebbe un Placebo Fuoriusciti B3EP il nuovo Ep dei PlaceboMagazine Go back to WEZ!!! Gli Ultimi Articoli Francesco De Gregori, il Principe sopra le nuvole. Lucio il marinaio Il “cammino” inesorabile dei The Black Keys Garrincha intervista David Bromberg per WEZ Gli Avengers di Perugia! LIZI AND THE KIDS Go Hard Or Go Home Paolo Conte e Jeeves, incontro tra due dandy La muta dei Reese…questo il nuovo singolo: Mirror of Weakness Secondo singolo per i Death of a Legend: Beyond Thunderdome MALJE “Jewels” UNA MERAVIGLIOSA VOCE IN EQUILIBRIO FRA VARI STILI Tonno, normalità in controtendenza: intervista semiseria alla band emergente di Firenze Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui un articolo a caso Magazine17 Maggio 2011Fausto Pirito una vita sulle strade della musica I Nomadi la solidarietà e il Nuovo Millenniodi Fausto Pirìto (scarica da qui il pdf dell’articolo) Seconda parte Musica & solidarietà Grazie al buon nome che ci eravamo fatti, io e Ronzani venimmo eletti rispetivamente presidente e vice presidente del Gruppo Giornalisti Musicali, in pratica l’associazione dei critici del Centro-Nord Italia. Forti di questo nuovo incarico, alle fine del 1992 decidemmo di mettere il nostro potenziale di comunicazione al servizio di cause per noi giuste. Così, un amico come Gianni Maroccolo dei C.S.I. decise di registrare un cd della collana “Frammenti” dedicandolo alla lotta per la libertà del Tibet e al rispetto dei diritti umani nel Paese delle Nevi. Da quell momento, e per tuti gli Anni 90, riuscimmo a organizzare una trentina di concerti a favore della “causa tiebatana” in collaborazione con l’Associazione Italia-Tibet, di cui ero diventato consigliere nazionale e responsabile dell’ufficio stampa. Una ulteriore svolta si verificò per me sempre alla fine del 1992. Il 7 ottobre morì Augusto Daolio dei Nomadi. Io lo avevo conosciuto grazie a Renzo Maffei. Renzo, pontederese, compagno di avventure di vecchia data, era stato protagonista delle lotte operaie degli Anni 70, sempre sulle barricate, in mezzo a tutte le battaglie politiche di quei tempi, guerriero a difesa della libertà, dei diritti umani. Fra le sue tante iniziative c’era anche “Salaam Ragazzi dell’Olivo”. Renzo mi parlò, con lo slancio che lo caratterizzava, di quella Associazione che lui aveva creato per aiutare i bambini palestinesi nei territori occupati da Israele e del sostegno che Augusto Daolio aveva dato alla fine degli Anni 80 a “Salaam” scrivendo una canzone dedicata a questo tema, poi pubblicata come singolo. Da parte mia, visto che con il giornalismo ho sempre cercato di dare voce a chi non ne ha, di far parlare i fatti e le cose intorno a gente che altrimenti non avrebbe l’opportunità di farsi ascoltare, pensai che quella sarebbe stata un’occasione buona per tutti: per “Salaam”, per i Nomadi che avevano perso il loro leader con il rischio di scomparire dalla scena musicale, per me che così potevo dare un senso compiuto al mio metiere. Decisi allora di contattare Beppe Carletti, il tastierista e co-fondatore del gruppo emiliano, proponendogli di lanciare il Premio “Tributo ad Augusto” con l’appoggio del Gruppo Giornalisti Musicali. Una manifestazione che, per non far dimenticare Daolio, di anno in anno avrebbe assegnato a un personaggio, protagonista della musica italiana, una Targa e una somma di denaro da destinare ad Associazioni umanitarie. Decidemmo di “coinvolgere”, con una certa incoscienza ma con un ritorno d’immagine sicuro, l’allora astro nascente Jovanotti e l’operazione prese il via. Sono passati vent’anni da allora e il “Tributo” è diventato un appuntamento che tutti gli anni, intorno al 18 febbraio, data del compleanno di Augusto, richiama a Novellara, vicino Reggio Emilia, oltre 10mila persone. Fra gli artisti premiati nelle prime edizioni: 99 Posse, Agricantus, Litfiba, Massimo Bubola, Samuele Bersani, Daniele Silvestri e, in questi ultimi anni, Elisa, Roberto Vecchioni, Ligabue, Zucchero, Biagio Antonacci… L’anno prossimo celebreremo il ventennale e già stiamo lavorando per questo. Grazie al “Tributo” cominciò anche il mio girovagare nel mondo al fianco dei Nomadi. L’idea era semplice: in nome di Augusto, decidemmo di portare con la musica un messagio di partecipazione e solidarietà a popoli e situazioni sociali “dimenticati” dalla storia e dalle cronache. Dal 1993 al 1999 facemmo tappa con concerti e manifestazioni in Cile (“gemellati” con gli Inti Illimani), Cuba, India (dove incontrammo il Dalai Lama del Tibet), Palestina (a Gaza fummo ricevuti nel suo “bunker” dal presidente Arafat), Chiapas (con noi venne anche Jovanotti), South Dakota, Perù, Marocco e Albania. Intorno a tutte queste esperienze, nel 2000 pubblicai un libro intitolato “In viaggio con i Nomadi – 7 anni on the road” (Giunti Editore): il mondo con tutti i suoi problemi è il grande paesaggio sullo sfondo di questo libro, un tuffo ai quattro angoli del pianeta, un “diario di bordo” con i piedi piantati a terra ma con la testa ancora piena di ideali. Un’ultima annotazione: nel 1995, grazie alla disponibilità della casa discografica dei Nomadi, facemmo uscire il cd “Tributo ad Augusto” che raccoglie le cover dei successi del gruppo emiliano interpretate da Alice, C.S.I., Dennis & The Jets, Teresa De Sio, Gang, Inti Illimani, Ligabue, Modena City Ramblers, Gianna Nannini con i Timoria, Elio Revé y Su Charangon ed Enrico Ruggeri. Francesco Guccini, perla fra le perle, accettò di partecipare concedendoci una sua versione d’epoca di “Noi non ci saremo” cantata con i Nomadi. L’operazione andò bene: oltre 100mila le copie vendute e un risultato economico non trascurabile. Dei 150 milioni netti guadagnati, 50 andarono a “Salaam Ragazzi dell’Olivo”, 50 ai bambini tibetani nati in esilio in India e 50 ai “moleques de rua” di San Paolo del Brasile. Il nuovo Millennio Da una decina d’ anni a questa parte, le cose sono cambiate. La musica “raccontata” dai magazines ha sempre meno spazio e credibilità; da quella “suonata”, per la verità, mi sono lasciato coinvolgere un po’ meno. Così, dopo un’esperienza triennale come garante artistico del “BresciaMusicArt” (il festival della “contaminazione fra le arti” ideato da Omar Pedrini, ex leader e chitarrista dei Timoria), nel 2003 ho lasciato “Tutto Musica & Spettacolo” e sono tornato a occuparmi di tv e dintorni. Se a questo aggiungete l’attuale scenario imbarazzante della stampa italiana, forse giustificherete il mio essermi “tirato fuori” dalla professione. Nel corso di questo ultimo anno ho scritto “a quattro mani”, con un giornalista molto più giovane di me, un libro su Vasco Rossi e la sua attività “live” dalla fine degli Anni 70 a oggi (sarà pubblicato a metà giugno ancora per Giunti Editore). Infine, con l’appoggio di Franco Battiato, mi sto occupando della ipotesi di costruzione di un villaggio-monastero buddista nei dintorni di Pomaia (il primo in Europa sullo stile di quelli tibetani): un’operazione impegnativa che potrebbe andare in porto entro il 2020! Dunque, di cose e di idee ne ho ancora tante in testa, e “il tempo ora è dalla mia parte”! Infatti, dalla primavera del 2010 sono in regime di “fine vacanza mai” (la parola “pensione” la lascio ai poveri di spirito): mi sono buttato Milano alle spalle e ora vivo di nuovo in pianta stabile a Pontedera, godendomi un pezzetto di terra sulle colline di Palaia e, di tanto in tanto, facendo viaggi per puro piacere. Certo, mi mancano le notti “azzardate”, l’atmosfera dei “backstage”, la frequentazione di amici-artisti che continuano le loro avventure. E chissà, l’aver incrociato di nuovo sulla mia rotta Andrea Lupi e “MusicaStrada” potrebbe essere l’occasione per rinverdire uno stile di vita che, in ogni caso, a me ha già dato le soddisfazioni che cercavo. Buona Musica a tutti! FAUSTO PIRITO (scarica da qui il pdf dell’articolo) [...] TUTTE LE RUBRICHE TOP FIVE | LETTERATURA IN MUSICA | STORIE DI MUSICI E MUSICA | VIA COL VENTO | OK IL PEZZO E’ GIUSTO | LI AVETE SENTITI QUESTI | BAND A CONFRONTO | LE PEGGIORI MAI SENTITE | PENSIERI IN MUSICA | CONSIGLI PER L’ASCOLTO | SARANNO FAMOSI? | LA PAROLA AI MUSICISTI | IO C’ERO | IO CI SARO’ | IL DIARIO DI MUSICASTRADA | DISCOVERY | FUORIUSCITI | LIFE ON MARRS | MIGLIORARE SUL LUNGO PERIODO | LO SAPEVATE? | DIETRO LE QUINTE CON ascolta Un assaggio dalla selezione settimanale di Gianluca De Vito Franceschi Messages From The Resonator by Globular & Geoglyph Iscriviti alla newsletter di Musicastrada news musicastrada “Yemule Muladdiwen” fuori il secondo singolo dei Fanfara Station Musicastrada Gospel Festival 2021: il 20 e 21 dicembre il Gospel arriva nei borghi toscani Musicastrada al Womex dal 23 al 31 Ottobre 2021 a Porto Portogallo E’uscito “NAGRAN” nuovo singolo dei Fanfara Station Musicastrada Festival 2021 dal 14 Luglio all’8 Agosto in Toscana In arrivo WEZ la webzine di musicastrada musica pensieri parole in libertà! SuRealistas e Baro Drom Orkestar al “GO ON! Giotto Jazz Festival & Etnica” Fanfara Station Official Showcase Artist @ Womex Digital Edition 2020 Healthy Weight loss E’ uscito RITMO ANIMAL il terzo disco dei SuRealistas Musicastrada Festival nella prima rete italiana di Dolce Vita Festival che puoi sostenere con l’ART BONUS Fotografando la Musica 2019 | XVI anno | I vincitori e i partecipanti Musicastrada al Ment di Ljubljana dal 5 al 7 febbraio 2020 SuRealistas showcase ufficiale Pin Music Conference & Showcase a Skopje Musicastrada al Linecheck 19 > 24 Novembre 2019 Milano [...] TUTTE LE RUBRICHE TOP FIVE | LETTERATURA IN MUSICA | STORIE DI MUSICI E MUSICA | VIA COL VENTO | OK IL PEZZO E’ GIUSTO | LI AVETE SENTITI QUESTI | BAND A CONFRONTO | LE PEGGIORI MAI SENTITE | PENSIERI IN MUSICA | CONSIGLI PER L’ASCOLTO | SARANNO FAMOSI? | LA PAROLA AI MUSICISTI | IO C’ERO | IO CI SARO’ | IL DIARIO DI MUSICASTRADA | DISCOVERY | FUORIUSCITI | LIFE ON MARRS | MIGLIORARE SUL LUNGO PERIODO | LO SAPEVATE? | DIETRO LE QUINTE CON ascolta Un assaggio dalla selezione settimanale di Gianluca De Vito Franceschi Messages From The Resonator by Globular & Geoglyph Iscriviti alla newsletter di Musicastrada news musicastrada “Yemule Muladdiwen” fuori il secondo singolo dei Fanfara Station Musicastrada Gospel Festival 2021: il 20 e 21 dicembre il Gospel arriva nei borghi toscani Musicastrada al Womex dal 23 al 31 Ottobre 2021 a Porto Portogallo E’uscito “NAGRAN” nuovo singolo dei Fanfara Station Musicastrada Festival 2021 dal 14 Luglio all’8 Agosto in Toscana In arrivo WEZ la webzine di musicastrada musica pensieri parole in libertà! SuRealistas e Baro Drom Orkestar al “GO ON! Giotto Jazz Festival & Etnica” Fanfara Station Official Showcase Artist @ Womex Digital Edition 2020 Healthy Weight loss E’ uscito RITMO ANIMAL il terzo disco dei SuRealistas Musicastrada Festival nella prima rete italiana di Dolce Vita Festival che puoi sostenere con l’ART BONUS Fotografando la Musica 2019 | XVI anno | I vincitori e i partecipanti Musicastrada al Ment di Ljubljana dal 5 al 7 febbraio 2020 SuRealistas showcase ufficiale Pin Music Conference & Showcase a Skopje Musicastrada al Linecheck 19 > 24 Novembre 2019 Milano [...] TUTTE LE RUBRICHE TOP FIVE | LETTERATURA IN MUSICA | STORIE DI MUSICI E MUSICA | VIA COL VENTO | OK IL PEZZO E’ GIUSTO | LI AVETE SENTITI QUESTI | BAND A CONFRONTO | LE PEGGIORI MAI SENTITE | PENSIERI IN MUSICA | CONSIGLI PER L’ASCOLTO | SARANNO FAMOSI? | LA PAROLA AI MUSICISTI | IO C’ERO | IO CI SARO’ | IL DIARIO DI MUSICASTRADA | DISCOVERY | FUORIUSCITI | LIFE ON MARRS | MIGLIORARE SUL LUNGO PERIODO | LO SAPEVATE? | DIETRO LE QUINTE CON ascolta Un assaggio dalla selezione settimanale di Gianluca De Vito Franceschi Messages From The Resonator by Globular & Geoglyph Iscriviti alla newsletter di Musicastrada news musicastrada “Yemule Muladdiwen” fuori il secondo singolo dei Fanfara Station Musicastrada Gospel Festival 2021: il 20 e 21 dicembre il Gospel arriva nei borghi toscani Musicastrada al Womex dal 23 al 31 Ottobre 2021 a Porto Portogallo E’uscito “NAGRAN” nuovo singolo dei Fanfara Station Musicastrada Festival 2021 dal 14 Luglio all’8 Agosto in Toscana In arrivo WEZ la webzine di musicastrada musica pensieri parole in libertà! SuRealistas e Baro Drom Orkestar al “GO ON! Giotto Jazz Festival & Etnica” Fanfara Station Official Showcase Artist @ Womex Digital Edition 2020 Healthy Weight loss E’ uscito RITMO ANIMAL il terzo disco dei SuRealistas Musicastrada Festival nella prima rete italiana di Dolce Vita Festival che puoi sostenere con l’ART BONUS Fotografando la Musica 2019 | XVI anno | I vincitori e i partecipanti Musicastrada al Ment di Ljubljana dal 5 al 7 febbraio 2020 SuRealistas showcase ufficiale Pin Music Conference & Showcase a Skopje Musicastrada al Linecheck 19 > 24 Novembre 2019 Milano [...] TUTTE LE RUBRICHE TOP FIVE | LETTERATURA IN MUSICA | STORIE DI MUSICI E MUSICA | VIA COL VENTO | OK IL PEZZO E’ GIUSTO | LI AVETE SENTITI QUESTI | BAND A CONFRONTO | LE PEGGIORI MAI SENTITE | PENSIERI IN MUSICA | CONSIGLI PER L’ASCOLTO | SARANNO FAMOSI? | LA PAROLA AI MUSICISTI | IO C’ERO | IO CI SARO’ | IL DIARIO DI MUSICASTRADA | DISCOVERY | FUORIUSCITI | LIFE ON MARRS | MIGLIORARE SUL LUNGO PERIODO | LO SAPEVATE? | DIETRO LE QUINTE CON ascolta Un assaggio dalla selezione settimanale di Gianluca De Vito Franceschi Messages From The Resonator by Globular & Geoglyph Iscriviti alla newsletter di Musicastrada news musicastrada “Yemule Muladdiwen” fuori il secondo singolo dei Fanfara Station Musicastrada Gospel Festival 2021: il 20 e 21 dicembre il Gospel arriva nei borghi toscani Musicastrada al Womex dal 23 al 31 Ottobre 2021 a Porto Portogallo E’uscito “NAGRAN” nuovo singolo dei Fanfara Station Musicastrada Festival 2021 dal 14 Luglio all’8 Agosto in Toscana In arrivo WEZ la webzine di musicastrada musica pensieri parole in libertà! SuRealistas e Baro Drom Orkestar al “GO ON! Giotto Jazz Festival & Etnica” Fanfara Station Official Showcase Artist @ Womex Digital Edition 2020 Healthy Weight loss E’ uscito RITMO ANIMAL il terzo disco dei SuRealistas Musicastrada Festival nella prima rete italiana di Dolce Vita Festival che puoi sostenere con l’ART BONUS Fotografando la Musica 2019 | XVI anno | I vincitori e i partecipanti Musicastrada al Ment di Ljubljana dal 5 al 7 febbraio 2020 SuRealistas showcase ufficiale Pin Music Conference & Showcase a Skopje Musicastrada al Linecheck 19 > 24 Novembre 2019 Milano [...]

TUTTE LE RUBRICHE

Iscriviti alla newsletter di Musicastrada

news musicastrada