L’Anima lattina dell’indie pop – Sui giovani d’oggi ci scatarro su?

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L’Anima lattina dell’indie pop – Sui giovani d’oggi ci scatarro su?

A cura di Milena Gaglioti

Barba e cappellino hipster lui, Fausto Zanardelli, capelli cortissimi biondo platino lei, Francesca Mesiano. Lui, Lama, si era già fatto conoscere, con scarso successo, con il nome di Edipo. Lei, California, suonava musica techno e drum’n’bass ai rave party. Il loro incontro, quando ancora lavorano come commessi (come gli errori), ha dato vita ai Coma_Cose, col trattino basso.

Venuti fuori in sordina con la pubblicazione di una serie di video stilosissimi su You Tube (Cannibalsimo, Golgota, Deserto, Jugoslavia) tra febbraio e giugno 2017, cui ha fatto seguito un un mini EP dal titolo “Inverno ticinese”, loro disco d’esordio, sono arrivati velocemente sui palchi dei più importanti festival italiani. I primi concerti li vedevano con una formazione ridotta all’osso (oltre a loro, il batterista) e una scaletta limitata, arricchita di bis e qualche cover, ma comunque coinvolgente, che li ha portati in giro per un bel po’, ancora prima di pubblicare il loro primo e unico album, Hype Aura (leggi “Hai paura”). L’ultimo tour, invece, più pensato e più strutturato e con qualche ulteriore musicista, ha dimostrato tutto il successo e il seguito che hanno ottenuto, ma senza togliere niente all’autenticità che li contraddistingue.

Coppia sul palco e nella vita, i Coma_Cose sono il concentrato di due anime, una più sognante che prende corpo con la voce dolce di California, l’altra più cruda, messa in strofa da Lama (la strada è solo una riga di matita che trucca gli occhi alla pianura. Percorrerla tutta per andare lontano e fammi fare i soldi come i rapper
che poi dividiamo). Giochi di parole, rime argute, figure retoriche a iosa e una moltitudine di riferimenti al mondo del cinema, dei fumetti, dell’arte che denotano un’ammirevole cultura e un marcato rimando al cantautorato degli anni ‘70 di Battisti, De Gregori, Guccini e Battiato, il tutto servito su basi fatte di hip hop ed elettronica che creano un groove molto metropolitano.

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La maggior parte dei loro testi, infatti, ha come sfondo la Milano underground, la Milano multietnica del quartiere popolare, la Milano desolata dei capannoni industriali (con in sottofondo solo il ventolone della Pam), la Milano vivace dei Navigli. Una città apparentemente algida e frenetica da cui loro riescono a tirare fuori la poesia e metterla in musica, raccontando l’amore, la rabbia, il disagio e l’attualità.

A marzo è uscito un altro mini EP “Due”, che contiene i brani Rabbia e Guerra Fredda, “due canzoni scritte di pancia, due riflessioni sulla condizione umana, due temi, la rabbia e la solitudine” (Le nostre guerre fredde, riscaldate al microonde, per non morire di fame).

Originali e mai banali, i Coma_Cose sono una boccata d’ossigeno nell’attuale scena musicale italiana che boccheggia e abbonda di trap.

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