L’Art Rock Romantico – Band a confronto: Magazine, Ultravox, Japan

Band a confronto: Magazine, Ultravox, Japan

A cura di Alfredo Cristallo

La stagione dell’art-rock romantico inglese  si situa in un ridotto lasso temporale fra il 1978 e il 1982. Nasce col declino del punk e si spegne con l’affermarsi del synth-pop che ha contribuito a creare. L’ala romantica e estetica s’impone quando il punk rabbioso ha bruciato tutta la propria carica eversiva; dopo gli anni dell’impegno, il rock melodico è il sound del riflusso, morbido, atmosferico e armato della nuova arma dell’elettronica. Con la sua possibilità pressoché infinita di generare suoni, il synth si appropriava dei paradigmi tipici del punk (l’etica do-it-yourself, la sperimentazione) ma li mutava creando uno stile tecnocratico e disumanizzante, perfetta colonna sonora di una civiltà in declino.

Nessun gruppo ha meglio rappresentato il passaggio dal punk all’art-rock dei Magazine. Howard Devoto era stato il cantante dei Buzzcocks, uno dei gruppi della prima ondata punk ma più pop della media; a metà del 1977 li abbandonò e formò i Magazine con una super line-up (Barry Adamson al basso, John McGeoch chitarra e sax, Dave Formula alle tastiere). Il I° album Real Life (1978) sfoggiava un rock magniloquente ed enfatico (Definitive Gaze, il singolo Shot By Both Sides, The Light Pours Out Of Me) sulla scia degli ultimi Yes ed era un inno al disimpegno. Album e singolo non riuscirono però a sfondare. E neanche il gruppo nonostante il mazzo di canzoncine accattivanti in The Correct Use Of Soap (1980; Because You’re Frightened, Philadelphia, Sweetheart Contract).

I veri capifila dell’art-rock furono gli Ultravox!. Il loro stile, memore della lezione dei Roxy Music e dei Kraftewerk, assemblava futurismo tecnologico e decadentismo mitteleuropeo e divenne un modello per tutto il synth-pop degli anni ’80. Le ambizioni intellettuali e le pose da dandy di John Foxx (voce) erano i tratti distintivi del gruppo che si formò nel 1977, esordendo col punk robotizzato di Young Savage. Il I° omonimo LP (1977) era un’abile mix (complice la produzione di Eno) di atmosfere moderniste e alienate: dal reggae ibernato di Dangerous Rhythm, ai recitati asettici di My Sex e I Want To Be A Machine, all’anthem di Wide Boys soffocato dall’elettronica. La formazione classica di Billy Currie (violino e tastiere) domina il II° LP Ha Ha Ha (1977) animando il boogie RockWrock e la melodia cinefila di Hiroshima Mon Amour. Nonostante lo sperimentalismo lussureggiante di Quiet Men, anche il III° LP Systems Of Romance (1978) si aggiunse agli insuccessi commerciali dei 2 precedenti. Foxx se ne andò e il gruppo si ricompattò attorno a Currie, Chris Cross (basso) e Midge Ure (voce, chitarra). Il nuovo LP Vienna (1980) con il sinfonismo sintetico della title-track e il battito disco di Sleepwalk fu l’atto di nascita del synth pop e aprì al gruppo le porte della Top 10. La commercializzazione proseguì su Rage In Eden (1981; con The Thin Wall) e Quartet (1982; con Hymn e Vision In Blue) mentre l’ultimo Lament (1984) è più diretto (One Small Day) e impressionista (la title-track).

I Japan rappresentarono invece la tendenza più sofisticata del genere. Imperniati sulla figura androgina di David Sylvian (all’anagrafe Batt; voce, chitarra, tastiere) e sul basso gommoso di Mick Karn (Anton Michaelides), esordirono nel 1978 con due LP di anonimo glam-rock (Adolescent Sex e Obscure Alternatives). Il primo vero successo fu Life In Tokyo (1979), brano “disco” prodotto da Giorgio Moroder e arrangiato con effetti elettronici. Le tastiere di Richard Barbieri, le linee funk al basso di Karn e il canto ultrastilizzato di Sylvian connotarono lo stile languido e decadente di Alien, e The Other Side Of Life sul III° LP Quiet Life (1980) che aprì il periodo classico del gruppo. Su Gentlemen Take Polaroids (1980), album della maturità, Sylvian può così sfoggiare le sue doti di compositore d’avanguardia: sui ballabili Swing e Methods Of Dance intessuti di sonorità discrete ed esotiche, su My New Career annoiata e inquietante, su Nightporter dimessa fiaba per solo piano e voce rallentata di Sylvian. I Japan compiono un’ardita svolta creativa con l’album Tin Drum (1981), sorta di concept-album sulla Cina maoista. Un orientalismo metafisico trasuda da Sons Of Pioneers e Talking Drum mentre Art Of Parties e Visions Of China ne sono l’equivalente estetico e la spettrale Ghost (avvolta in svolazzi di synth) l’aspetto rituale. Gli ultimi brani del gruppo furono delicati strumentali (Life Without Buildings, Oil On Canvas che diede il titolo al live finale del gruppo).

Magazine – Shot By Both Sides Ultravox – The Thin Wall
Japan – The Other Side of Life