Lord Hammond – Io c’ero: il concerto dei James Taylor Quartet al Music Park

Io c’ero – La Recensione del concerto dei James Taylor Quartet al “Music Park” di Bientina (Pi) per il Musicastrada Indoor Festival a cura di Gaia Balatresi

Secondo, indimenticabile viaggio nella musica “Live”.

Se non avessimo saputo che a salire sul palco sarebbero stati i James Taylor Quartet, una delle band più importanti dell’acid jazz internazionale, sarebbe potuta sembrare una serata tranquilla; se non ci fossimo resi conti che quei quattro tranquilli signori che si facevano largo tra il pubblico non erano niente di meno che la band che, accarezzando il funk, ha collaborato con Tom Jones e con gli U2, avremmo potuto credere che sarebbe stata una serata come tante altre.

Ma quando i riflettori del Music Park si sono accesi, dopo i primi accordi di Hugh Gledhill alla chitarra accompagnati dal basso di Andrew McKinney, la batteria di Pat Illingworth ha scosso la sala e non ha lasciato dubbi su quello che sarebbe stato il tenore della serata.

E poi lui: indiscusso padrone di casa, James Taylor ha portato il pubblico dove voleva, ora accompagnandolo per mano, ora scuotendolo per le spalle con una forza che impediva di stare fermi. L’armonica hammond si è arrabbiata sotto la verve delle sue dita, ha dato sfogo alle mille modulazioni di cui è capace, ha danzato e raccontato, un po’ cantando e un po’ gridando, certo facendosi sentire.

Non era importante, per chi era lì, sapere che stava ascoltando una formazione che, nata sulle ceneri dei Prisoners, esordì raccogliendo una serie di rivisitazioni di colonne sonore di film e telefilm degli anni ’60 con l’Album Mission Impossible. Forse solo i cultori sapevano che il quartetto aveva proseguito, sempre vicino al mondo del cinema, con The Money Spider interpretando un film di spionaggio con le loro sonorità. Certo i più conoscevano la riproposizione in chiave hammond di The Theme from Starsky & Hutch, sigla del telefilm cult, richiesta a più riprese durante il concerto. Ma che importa: anche chi non li aveva mai sentiti nominare non è potuto rimanere indifferente all’energia di questa band così coinvolgente, si è lasciato trascinare dal dialogo fatto di gestualità e di mimica, ma anche di esplicite richieste che James Taylor ha fatto, giocando col pubblico e con se stesso, scherzando con la musica e trasmettendo a tutti la propria passione. Così movimentato eppure così tecnicamente inappuntabile; divertente e insieme appassionato; così british e così nostrano.