Mal d’Area Il Progressive Jazz Italiano Band a confronto Gli Area e gli altri

Band a confronto: Gli Area e gli altri

A cura di Alfredo Cristallo

“C’è chi mette su un complesso, che è molto diverso dal concetto di gruppo, per fare una musica sciacquacoglioni, per fare della grana e roba del genere. C’è gente come noi che s’è proposta degli obiettivi precisi. Portare avanti a livello di massa un discorso innanzitutto musicale, perché siamo musicisti non oratori. E poi, siccome viviamo in una società inquinata e corrotta, scuotere la consapevolezza politica delle masse, in modo da poter poi affrontare tutti insieme, senza quelle fratture ideologiche che sono inutili e dannose per il movimento, la lotta e arrivare alla rivoluzione” (Paolo Tofani a Gong 1975).

Alterità, passione rivoluzionaria, convinzione nei propri mezzi, sono i parametri della storia degli Area, “il” gruppo rock italiano degli anni ’70. Un progetto che fu insieme qualità poetica, impegno politico, sperimentazione, energia contagiosa, inventiva. Con gli Area nacque anche l’esperienza unica dell’etichetta alternativa Cramps di Gianni Sassi. Gli Area nascono dall’incontro fra Demetrio Stratos, forse il migliore cantante europeo dell’epoca, Patrick Djivas (basso), Victor Busnello (fiati) e Giulio Capiozzo (batteria) a cui si uniscono Paolo Tofani (chitarra) e Patrizio Fariselli  (tastiere). La musica è influenzata dal jazz-rock di Canterbury, dal folk orientale e dallo stile vocale di Stratos. Nel I° album Arbeit Macht Frei (1973) le strategie ritmico-melodiche sono definite fin dall’inizio: dai pezzi d’assalto Luglio, Agosto, Settembre  (nero) (con recitato arabo) e Consapevolezza, alla lanugine pop della title-track, all’avanguardia altalenante fra jazz-rock (240 KM Da Smirne), elettronica cageiana (Le Labbra Del Tempo) e le performance di Stratos (L’Abbattimento Dello Zeppelin). Soprattutto l’album serve a chiarire che Area è avanti anni luce e il suo orizzonte è il mondo. Poco dopo Djivas e Busnello abbandonano ed entra Ares Tavolazzi (basso). Il nuovo LP Caution Radiation Area (1974) aumenta l’impatto sperimentale (i ritmi deragliati e industrial di ZYG, il free jazz di Mirage, le scale mediorientali di Cometa Rossa) fino al lungo feedback sonoro di Lobotomia. Crac (1974) è l’album della svolta pop (L’Elefante Bianco) e dell’accessibilità (il funk La Mela Di Odessa) bilanciata dalla rivendicazione politica di Gioia E Rivoluzione. Are(a)zione (1975) è la celebrazione delle mille volte che il gruppo è stato vivo tra la gente, le migliaia di pugni alzati durante L’Internazionale, il racconto sonoro di un clima irripetibile. Con Maledetti (1976), concept-album fantapolitico il gruppo vira decisamente verso il jazz (scum) e l’improvvisazione (Caos), mentre 1978: Gli Dei Se Ne Vanno, Gli Arrabbiati Restano (1978; il primo senza Tofani) li trova splendidi e epidermici come sempre (Vodka Cola), con Stratos a rubare la scena (Return From Workuta). Fu l’ultimo album: la morte prematura di Stratos concluse il progetto.

Cos’altro ha offerto il progressive-jazz italico ? Sicuramente i torinesi Arti E Mestieri, (anche loro Cramps), di Furio Chirico (batteria), Gigi Venegoni (chitarra) e Beppe Crovella (tastiere) che nel I° LP Tilt (1974) rivelano un’inedito stile di jazz sinfonico (il mellotron di Articolazioni) e i Dedalus, che vantano sull’omonimo I° LP (1973) un jazz-rock alla Soft Machine (Brilla) e debiti con l’avanguardia della Third Ear Band (Santiago): interessante l’uso del violoncello di Fiorenzo Bonansone.

Andando a sud troviamo i partenopei Osanna di Lino Vairetti e Danilo Rustici (ambedue chitarra, tastiere, voce), famosi per la dimensione teatrale dei loro concerti (con tanto di trucco e abiti di scena). Il loro album migliore è Palepoli (1973) con le lunghe suite Oro Caldo e Animale Senza Respiro, fra le più entusiasmanti del pop italiano, con stesura a sviluppo concept, continue variazioni melodiche e strumentali ben collegate tra loro e musicisti protesi alla massima espressività corale.

Una citazione anche per i Picchio Dal Pozzo, gruppo aperto basato sul duo Aldo De Scalzi (tastiere, voce) e  Paolo Griguolo (chitarra e voce) con un I° omonimo album (1976) con un sound inquietante (Merta, Seppia), ricco di effetti surreali (Napier) e diverso da altri LP dell’epoca.

Gruppo meteora furono i Pholas Dactylus, titolari di un solo LP Concerto Delle Menti (1973), un solo brano omonimo fra avanguardia e teatro espressionista (le parti vocali erano declamate). Infine i Pierrot Lunaire, emuli dell’avanguardia degli Henry Cow in Gudrun (1977; la lunga title-track). Il jazz prog fu figlio della scena discografica italiana provinciale per aspirazione e poi per condanna.

Area – Luglio, Agosto, Settembre Arti e Mestieri – Alba Mediterranea