Mattoni - OK, il pezzo è giusto!: "Breezeblocks" di Alt-J

Mattoni – OK, il pezzo è giusto!: “Breezeblocks” di Alt-J

A cura di Ivo Almiramaro

Se non avete una pietra potete usare un bel mattone, non solo in senso metaforico.

È quello che succede a John (lo chiameremo così per proteggere il suo vero nome), il protagonista del video di Breezeblocks. Contenuto in An Awesome Wave (2012) di ∆ (Alt-J, come i possessori della mela morsicata sapranno bene) il brano (se non lo conoscete rimediate subito!, ora!) vi conquista al primo assaggio, l’ho testato facendolo ascoltare ad amiche che non apprezzano il genere e anche loro si sono fatte coinvolgere dall’andamento del cantato di Joe Newman che sul finire diventa una preghiera pagana, un mantra dei sentimenti, una richiesta di ascolto, la dichiarazione della necessità della presenza del palese oggetto del desiderio.

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Il video, girato da Ellis Bahl e vincitore nel 2012 del UK Music Video Award come “Best Alternative Video”, in senso lato rappresenta l’intento di capire, di risalire alle cause che portano una relazione a disgregarsi, a diventare quella nebbia compatta che ti fa avanzare senza riferimenti privandoti della possibilità di essere artefice del destino. 

 Alt-J – Breezeblocks

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  • Magazine12 Maggio 2014
    Elephant 6 e il Folk-Pop della Louisiana – Storie di musici e musicaElephant 6 e il Folk-Pop della Louisiana – Storie di musici e musica 12 Mag 2014 RUBRICA storie di musici e musica  A cura di Alfredo Cristallo La storia della casa discografica Elephant 6 è uno dei casi più atipici del mercato discografico e della storia del rock americano. In pratica era una label fondata da un gruppo di amici inizialmente per promuovere le loro canzoni edite in cassette autoprodotte ma col tempo divenne la casa madre del pop della Louisiana, un genere tanto surreale quanto influente. Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui Il motore di quest’impresa fu Robert Schneider nato in Sudafrica e emigrato nel 1977 in Louisiana. Lì a Ruston incontrò Jeff Mangum col quale fondò il Collettivo degli Elefanti una sorta di club goliardico. Agli inizi degli anni ’80 si aggiunge a loro Will Cullen Hart e i tre cominciano ad ascoltare musica di vario genere, a comporre pezzi propri e a registrarli su cassetta. Mangum (cantante e polistrumentista) e Hart (chitarra, voce) hanno rispetto alla musica e alla gestione della label un approccio più punk, un po’ sperimentale, un po’ do-it-yourself, fieramente adolescenziale. Schneider (chitarra, tastiere) è invece più creativo e articolato nelle sue composizioni: si intravvede già in lui il produttore pop in erba. Poco dopo si aggiunge Bill Doss (chitarra, basso) i cui gusti spaziano dai Van Halen ai Beatles. Questo gruppo di amici, complice il completo isolamento del luogo (Ruston è piccola, il negozio di dischi più vicino è a 60 KM) sono portati ad orecchiare diversi stili musicali e a trarne una summa poliedrica ed eclettica. A questo punto fondano la Elephant 6 e i Cranberry Lifecycle, un gruppo seminale di lo-fi surreale che mischiava beat, psichedelia, punk americano e pop sghembo: il marchio di fabbrica dei futuri gruppi della label. Finite le scuole Will, Jeff e poi Bill lasciano Ruston e vanno a studiare all’università di Athens, e là formano il primo embrione degli Olivia Tremor Control. Poco dopo Mangum se ne andrà per dedicarsi al suo personale progetto collaterale, i Neutral Milk Hotel. Il primo vero gruppo della Elephant 6 esordì con gli EP Inventory Yourself A Shortcake (1991; Synthetic Flying Machine), Beauty (1992) e Hype City Soundtrack (1993), esempi di pop dadaista (alcuni brani sono semplici conversazioni). Il sound del gruppo si delinea meglio col 12’ Everything Is (1994; la title-track) e col 1° LP On Avery Street (1996; collabora Schneider): un pop sfocato dal feedback con bizzarri arrangiamenti fra la musica classica e i Beach Boys deformati dall’elettronica (Song Against Sex, Marching Theme, 3 Peaches, Naomi, Pree Sisters Swallowing On A Donkey’s Eye). Mangum mette su un vero gruppo per il concept album sulla vita di Anna Frank In The Aeroplane Over The Sea (1998): Jeremy Barnes (batteria), Julian Koster (banjo, fisarmonica), Scott Spillane più vari collaboratori (inclusa una sezione fiati e Schneider che produce). Il risultato è un album folk ma nella visione follemente psichedelica dei Pearls Before Swine, con in più una maniacale attenzione al dettaglio meglio se imprevedibile e l’uso di strumenti esotici (King Of Carrot Flowers Pts. 1-3, Two Headed Boy, Communist Daughter, Oh Comely, la title-track: diverrà l’album-manifesto della Elephant 6. Perso Mangum,  Hart e Doss rimpolparono il progetto Olivia Tremor Control con Peter Erchick (tastiere), Eric Harris (batteria, theremin) e John Fernandes (basso, violino, clarinetto), dando vita al pop psichedelico degli EP California Demise (1994; Love Athena) e The Giant Day (1996). Questi EP fecero da apripista all’ambizioso Dusk At Cubist Castle, un LP di rivisitazioni eccentriche degli anni ‘60 con citazioni dei Beach Boys (Jumping Fences), dei Byrds (Define A Transparent Dream, la suite Green Typewriters, Gravity Car), dei primi Pink Floyd (Memories Of Jacqueline 1906, Can You Come Down With Us), dei Beatles (NYC-25). Seguirono l’album ambient Explanation II (1997) e 2 LP di avanguardia The Late Music (1997; accreditato ai Black Swan Network) e Olivia Tremor Control vs Black Swan Network (1998). Iscriviti alla newsletter di Musicastrada Gli OTC diedero un ulteriore prova della loro abilità con Black Foliage (1999) un LP che  assembla con tecniche di cut-up, frammenti musicali, curiosamente arrangiati e sottoposti a una decostruzione fatta di contrappunti cacofonici (A New Day), composizioni sperimentali (Grass Canons, The Bank And Below It) e aleatorie (la title track e Combinations ripetute più volte in diversi arrangiamenti). In sé l’album è un gigantesco collage con citazioni dei Turtles (A Sleepy Company), dei Beach Boys (Hideway), dei Beatles (I Have Been Floated), dei Byrds (A Place We Have Been To); anche se prolisso ridefinisce l’arte dell’album concettuale. Gli OTC si dissolsero poco dopo. Quanto a Robert Schneider, nel 1992 si trasferì a Boulder dove incontrò John McIntyre (basso) col quale formò gli Apples In Stereo; Hilarie Sidney (batteria, voce) e Chris Parfitt (chitarra) si unirono per il classico singolo d’esordio Tidal Wave (1992). L’EP Hypnotic Suggestion (1994) e il 1° album Fun Trick Noisemaker (1995) li laureò come dei Beach Boys col synth (Glowrooom, Lucky Charm, High Tide). Lo zenith fu raggiunto con Tone Soul Evolution (1997) dove riluce l’abilità artigianale di Schneider e del nuovo arrivato John Hill (chitarra, voce) capaci di licenziare una cornucopia di melodie orecchiabili (Seem So, What’s The #,  Shine A Light, Get There Fine, Tin Pan Alley) da far invidia a tutto il brit-pop. Schneider non si è più ripetuto a questi livelli e i successivi LP per quanto buoni suonano stereotipati. In pratica alla soglia del 2000 tutti i maggiori gruppi della Elephant 6 erano finiti; ma la label andò avanti con i gruppi collaterali dei vari fedele comunque alla filosofia di “sperimentazione con pochi mezzi”. leggi anche… Anatomia del Power Trio – Band a confronto: Cream – ELP – Tangerine DreamMagazineIl Lithio che arriva dal basso La Parola ai Musicisti Intervista a Walter Profeti bassista dei LithioMagazineFreak Spaziali e Nirvana Elettrici – Band a Confronto: Ash Ra Tempel e Popol VuhMagazineMusica al Dente. Giuseppe PeveriMagazine Go back to WEZ!!! Gli Ultimi Articoli Francesco De Gregori, il Principe sopra le nuvole. Lucio il marinaio Il “cammino” inesorabile dei The Black Keys Garrincha intervista David Bromberg per WEZ Gli Avengers di Perugia! 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Un vero e proprio tributo al tenente Templeton Peck (“Sberla”), celebre personaggio dell’A-Team che – a detta del frontman -, sornione e strafottente com’è, trasmette al meglio il sorriso vincente di chi, nonostante abbia una pessima mano da giocare, scommette la Porche noleggiata durante una serata di poker. Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui La band, che schiera Trippy alla voce, Mark alle chitarre, Zane al basso e Don Malasorte alla batteria, in questo inverno segnato dal virus e senza perder troppo tempo è già pronta per farci ascoltare Beyond Thunderdome, primo lavoro su cui i membri della band appena formatasi hanno potuto lavorare insieme, rielaborando una precedente versione apparentemente poco convincente. Iscriviti alla newsletter di Musicastrada Il suond dei Death of a Legend, con un cantato che riesce bene a spaziare dai toni ruvidi a melodie decisamente più pulite, mescola abilmente i ritmi rock blues della band canadese Danko Jones, tratti stilistici di formazioni come The Bronx e Maylene, ed il groove tipico dei danesi Volbeat. Questo secondo singolo fa ben sperare ad una futura prova full-lenght di certa godibilità, nel frattempo non mi resta che augurarvi un buon ascolto… https://www.facebook.com/DeathofaLegendBand/ leggi anche… Wir sind die Turken von Morgen She Past AwayMagazineIl Menestrello che vien dalla Toscana La Parola ai Musicisti intervista a Riccardo MarascoMagazineRevolutionary Punk Band a Confronto Crass Discharge Exploited Rudimentary Peni New Model Army Pop Group FallMagazineIl Musicastrada Festival – Diario dell’organizzatore – La seconda settimanaMagazine Go back to WEZ!!! Gli Ultimi Articoli Francesco De Gregori, il Principe sopra le nuvole. 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Mischiate sonorità rock-pop e folk, un pizzico di ballate malinco-romantiche e una spruzzata di sanguigno pulp toscano. Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui Aggiungete poi una massiccia dose di ironia, qualche goccio di veracità, una manciata di riff ossessivi e soprattutto un’esagerata quantità di immaginifiche parole, illuminate da qualche lampo di genialità. Guarnite con una copertina stilosa e accattivante. Confezionate il tutto e appiccicateci sopra una bella etichetta, meglio se Phonarchia Dischi. Ecco che avrete tra le mani il terzo disco degli Zocaffè che uscirà caldo caldo il prossimo 23 Settembre, ma sarà anticipato da un gustosissimo antipasto che sarà servito il 6 Settembre e avrà il buon sentore della Luna. Lasciatevi dire, da chi ha già avuto la fortuna di assaggiare il tutto, che si tratta di un piatto abilmente congeniato, di una sinfonia di sapori musicali davvero ben architettati. Ma prima di analizzare i pezzi, gli ingredienti che compongono questo piccolo capolavoro, permettetemi di cominciare da un caffè, precisamente un locale bolognese che si trova a pochi passi da via Zanardi molto vivace soprattutto qualche decina di anni fa, quando ha conosciuto i fasti dei live d’autore. Mi riferisco allo Zo’ Caffè che, guarda caso, è preso come riferimento da una band lucchese, gli Zocaffè appunto, che nel 2012 escono allo scoperto con “Il piglio giusto” e ad un anno di distanza con il secondo disco “Noi non siamo figli”. Iscriviti alla newsletter di Musicastrada Il talento onirico-compositivo è già molto evidente, basta ascoltare “Sognando Vaticano” per capire di cosa è capace il gruppo che sublima questa sua immensa capacità di fare del divertente-crudele sarcasmo sulle bellezze e sulle miserie della nostra vita con “Antonello”. Impossibile non canticchiare ossessivamente per un giorno il ritornello dopo averlo ascoltato un paio di volte. Poi un periodo di pausa ed adesso ecco il nuovo “Esaurimento” di quella band che nel frattempo si è trasformata in un duo con un batterista che si aggiunge all’occorrenza. Il nuovo disco si apre con “Fenech (pt. 1)”, stupendo, divertente, dolce inno ad una adolescenza turbata dalla presenza della conturbante attrice francese. La tipica tendenza italiana ad autoassolversi è invece il tema forte di “Mi giustifico”, secondo brano con inaspettati risvolti pseudo-romantici. Poi arriva il pezzo che dà il titolo all’album, graffiante, stressante, ma al solito dannatamente divertente: “Esaurimento”. La canzone arriva dritta al cervello e, ovviamente, lo disturba. Tra l’altro per chi avesse in mente Surfin’ Bird dei Trashmen, l’invito è quello di ascoltarsi con attenzione i coretti dl ritornello. Con “Luna” si cambia decisamente scenario. E’ il magnifico prototipo di una ballata malinco-romantica un po’ folk, un po’ country, un po’ pop, molto sperimentale che scioglie l’ascoltatore già al primo ascolto. Non a caso gli Zocaffè l’hanno scelta come hit da proporre assieme ad un suggestivo videoclip il prossimo 6 settembre sulla piattaforma sentireascoltare.com. Segnatevi la data e buttateci un orecchio forse potrete cominciare a capire. La metà del disco è scandita da “Tempo”. Anche in questo caso ritmo incalzante, del resto non poteva essere altrimenti, oltre ad una incisiva poetica legata a tutti quei “giorni perduti a rincorrere il vento”. E se “Caro nonno” ha un incipit davvero amarcord, ma poi si rivela una canzone pimpante sul leitmotiv “si stava meglio quando si stava peggio” o comunque “prima era tutto più chiaro”, ecco che con “Antonio Bento” si va ad ironizzare in maniera feroce su quegli sportivi che, sebbene cresciuti in situazioni di difficoltà, si dimenticano in fretta del loro passato non appena fanno molta grana. “Prospettive e nostalgie” esplora il mondo femminile e ricorda molto le atmosfere del più ispirato Baccini. Un piccolo cambio di ritmo all’interno del brano e poi un finale assolutamente “fuori” con qualche frase sporca di vino e cantautorato francese. Ultimi fuochi d’artificio, magari proprio quelli di capodanno, con l’ipnotica “Aline”, mentre a completare “l’esaurimento” torna la solita, immarscecibile, conturbante “Fenech (pt.2)” con tanta ironia post-adolescenziale e un sound perfetto per qualsiasi colonna sonora del più classico film da commedia sexy all’italiana anni ’70. Insomma un disco completo, divertente, mai banale, con qualche perla vedi il brano che dà il nome al disco, ma anche “Luna”, “Tempo”, la doppia “Fenech” ed altri pezzi da valorizzare ascoltando il terzo disco degli Zocaffè fino all’esaurimento! leggi anche… Lele, Viola ed Elisa in Gabbia – Io c’ero: il concerto di Violante Placido al The Cage di LivornoMagazineLa quinta sinfonia di Prato è Spettacolo! Io ci sarò In Piazza Duomo il meglio della scena musicale italiana e internazionaleMagazineDiscomunism OK il pezzo è giusto Hammer & Sickle dei Neon NeonMagazinePOSTCARDS FROM EL PASO, TEXAS – Due passi con Tom Russell lungo la FrontieraMagazine Go back to WEZ!!! Gli Ultimi Articoli Francesco De Gregori, il Principe sopra le nuvole. Lucio il marinaio Il “cammino” inesorabile dei The Black Keys Garrincha intervista David Bromberg per WEZ Gli Avengers di Perugia! 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Il loro incontro, quando ancora lavorano come commessi (come gli errori), ha dato vita ai Coma_Cose, col trattino basso. Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui Venuti fuori in sordina con la pubblicazione di una serie di video stilosissimi su You Tube (Cannibalsimo, Golgota, Deserto, Jugoslavia) tra febbraio e giugno 2017, cui ha fatto seguito un un mini EP dal titolo “Inverno ticinese”, loro disco d’esordio, sono arrivati velocemente sui palchi dei più importanti festival italiani. I primi concerti li vedevano con una formazione ridotta all’osso (oltre a loro, il batterista) e una scaletta limitata, arricchita di bis e qualche cover, ma comunque coinvolgente, che li ha portati in giro per un bel po’, ancora prima di pubblicare il loro primo e unico album, Hype Aura (leggi “Hai paura”). L’ultimo tour, invece, più pensato e più strutturato e con qualche ulteriore musicista, ha dimostrato tutto il successo e il seguito che hanno ottenuto, ma senza togliere niente all’autenticità che li contraddistingue. Coppia sul palco e nella vita, i Coma_Cose sono il concentrato di due anime, una più sognante che prende corpo con la voce dolce di California, l’altra più cruda, messa in strofa da Lama (la strada è solo una riga di matita che trucca gli occhi alla pianura. Percorrerla tutta per andare lontano e fammi fare i soldi come i rapperche poi dividiamo). Giochi di parole, rime argute, figure retoriche a iosa e una moltitudine di riferimenti al mondo del cinema, dei fumetti, dell’arte che denotano un’ammirevole cultura e un marcato rimando al cantautorato degli anni ‘70 di Battisti, De Gregori, Guccini e Battiato, il tutto servito su basi fatte di hip hop ed elettronica che creano un groove molto metropolitano. Iscriviti alla newsletter di Musicastrada La maggior parte dei loro testi, infatti, ha come sfondo la Milano underground, la Milano multietnica del quartiere popolare, la Milano desolata dei capannoni industriali (con in sottofondo solo il ventolone della Pam), la Milano vivace dei Navigli. Una città apparentemente algida e frenetica da cui loro riescono a tirare fuori la poesia e metterla in musica, raccontando l’amore, la rabbia, il disagio e l’attualità. A marzo è uscito un altro mini EP “Due”, che contiene i brani Rabbia e Guerra Fredda, “due canzoni scritte di pancia, due riflessioni sulla condizione umana, due temi, la rabbia e la solitudine” (Le nostre guerre fredde, riscaldate al microonde, per non morire di fame). Originali e mai banali, i Coma_Cose sono una boccata d’ossigeno nell’attuale scena musicale italiana che boccheggia e abbonda di trap. leggi anche… Non è la chitarra…MagazineGoodbye Mr. Duck – Il nostro addio a Donald DunnMagazineLa Top Five ContagiosaMagazineFausto Pirito una vita sulle strade della musica tra autobiografia e cronistoria in pillole di alcuni cambiamenti del costume italiano attraverso la musicaMagazine Go back to WEZ!!! Gli Ultimi Articoli Francesco De Gregori, il Principe sopra le nuvole. Lucio il marinaio Il “cammino” inesorabile dei The Black Keys Garrincha intervista David Bromberg per WEZ Gli Avengers di Perugia! 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I protagonisti di questa setta se la passavano benone, li vedevi sfilare ben vestiti nei grandi appuntamenti riservati agli abiti da sera da qualche migliaio di Euro o appollaiati sulla loro barca a Porto Cervo, dove centinaia di ammiratori si spintonavano per conquistare una postazione dalla quale poterli guardare, per poi raccontare agli amici quanto fossero vicini ai loro miti. Intanto su Internet nascevano i sistemi di condivisione. Una societa’ lobbistica si appellava alle leggi per arginare la piaga, ma neanche i decreti piu’ assurdi per i quali scaricare musica era piu’ grave dei falsi in bilancio ai danni di migliaia di risparmiatori, non riuscivano a contenere il dilagare di cio’ che era definito pirateria. I discografici cominciavano a veder limati i loro introiti e si riunivano dentro la suddetta societa’ per adottare misure remunerative che tenessero in piedi i loro imperi. La societa’ prevalentemente da loro rappresentata penso’ di agire sulla voce di incasso maggiore del bilancio, quella dei piccoli concerti nei locali, eseguiti da appassionati o da tenaci professionisti senza gloria, togliendo loro la maggior parte dei rispettivi diritti. Si parlava di crisi della musica, un modo per “istruire” il popolo orientandolo a pensare che senza il mercato discografico la musica sarebbe finita. Perfino nelle scuole si operava un lavaggio del cervello ai ragazzi. Eppure i musicisti sconosciuti si moltiplicavano ovunque e venivano ospitati da quei locali che nonostante tutte le imposizioni economiche al limite della decenza, riuscivano a stare in piedi. Anche le associazioni culturali sempre meno aiutate da chi dovrebbe conoscere l’importanza della cultura, stringevano la cinghia e proponevano quella piccola grande musica mai ascoltata alla radio, pur essendo gradita ad un pubblico che la scopriva per la prima volta. Intanto i lobbisti rilanciavano un nuovo modo di creare talenti a basso costo, attraverso appositi programmi televisivi gettavano in pasto ai leoni “esperti”, gruppi di ragazzi sognatori da quali estrapolare i vincitori di una lotta all’ultimo sangue. Ma nella rete nascevano altre forme personali di promozione, la suddetta societa’ perdeva il monopolio della gestione musicale e sempre meno autori si avvalevano dell’inconsistente vantaggio senza risultati che aveva promesso. Contro la martellante informazione di una musica che sarebbe finita, c’era una contro- informazione che mostrava quanto fosse importante scoprire quell’oceano di musica sommersa fatta piu’ per arte che per profitto. Nessuno comprava piu’ un disco che non fosse autoprodotto e che non avesse un prezzo umano. Finalmente i lobbisti dovettero soccombere e cambiare mestiere. I nuovi musicanti uscirono dalla cantine con le loro produzioni, alcune anche raccolte in CD venduti al prezzo di un caffe’. Ora un pubblico poteva decidere il proprio gradimento senza imposizione. Nei locali e nelle piazze si ascoltava musica nuova, una scoperta continua sulla quale non aleggiavano i fili dei burattinai. Non c’erano miti, c’era una professione per tanto tempo negata alle masse: quella dell’artista. Poteva piacere o meno, la scelta non era piu’ pilotata ma seguiva un gradimento personale. Quelli erano davvero i nuovi “posti di lavoro”. Le radio si diversificarono fra loro e finalmente la libera concorrenza gli permetteva di diffondere programmi sempre mirati ad ottenere una varieta’ artistica sulla quale poter orientare ogni scelta. Un mondo non piu’ riservato a pochi, ma a tutti coloro che avevano da dire qualcosa in campo artistico, e questo anche a vantaggio di un pubblico piu’ aperto ad ogni genere e ad ogni esplorazione musicale. Perfino le classi politiche cominciarono a vedere vantaggi ad inserire la cultura nei loro programmi, e forse avrebbero anche cominciato a sostenerla di piu’ di quanto non avevano fatto in passato. Avevo caricato la radiosveglia alle otto. Mi alzai al suono della solita play list di una radio qualsiasi, uguale a quella di altre trenta radio. Peccato. [...] TUTTE LE RUBRICHE TOP FIVE | LETTERATURA IN MUSICA | STORIE DI MUSICI E MUSICA | VIA COL VENTO | OK IL PEZZO E’ GIUSTO | LI AVETE SENTITI QUESTI | BAND A CONFRONTO | LE PEGGIORI MAI SENTITE | PENSIERI IN MUSICA | CONSIGLI PER L’ASCOLTO | SARANNO FAMOSI? | LA PAROLA AI MUSICISTI | IO C’ERO | IO CI SARO’ | IL DIARIO DI MUSICASTRADA | DISCOVERY | FUORIUSCITI | LIFE ON MARRS | MIGLIORARE SUL LUNGO PERIODO | LO SAPEVATE? | DIETRO LE QUINTE CON ascolta Un assaggio dalla selezione settimanale di Gianluca De Vito Franceschi Messages From The Resonator by Globular & Geoglyph Iscriviti alla newsletter di Musicastrada news musicastrada “Yemule Muladdiwen” fuori il secondo singolo dei Fanfara Station Musicastrada Gospel Festival 2021: il 20 e 21 dicembre il Gospel arriva nei borghi toscani Musicastrada al Womex dal 23 al 31 Ottobre 2021 a Porto Portogallo E’uscito “NAGRAN” nuovo singolo dei Fanfara Station Musicastrada Festival 2021 dal 14 Luglio all’8 Agosto in Toscana In arrivo WEZ la webzine di musicastrada musica pensieri parole in libertà! 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