Maya - Ok, il pezzo è giusto!: Morning Sun dei Reptile Youth

Maya – Ok, il pezzo è giusto!: Morning Sun dei Reptile Youth

A cura di Ivo Almiramaro

Aprire gli occhi per essere sicuri di non aver sognato. No, non è stato un sogno: la drum machine è sempre là fra la cassettiera e la cesta dei panni sporchi. Siete crollati alle quattro ma alle sette le palpebre scattano come una trappola per topi.

Non ricordate come ci siete arrivati ma siete a casa, probabilmente col teletrasporto urbano del vostro migliore amico. Nel cervello i ricordi del giorno prima ronzano in loop: una bolgia di sudore, le luci stobo, i mojiti fluo, il collo di Maya e il suo sapore mischiato a Morning Sun dei Reptile Youth.

Morning Sun fa parte della tracklist di Reptile Youth (2012) omonimo album d’esordio del duo danese. Non è un pezzo d’impatto: al primo assaggio avvertite un sapore particolare che non identificate subito e questo vi spinge a un secondo assaggio e poi a un terzo e così ad oltranza.

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In breve siete assuefatti come alla Nutella, come a Maya e al suo sapore. Il brano è assurto a notorietà grazie anche video di John Londono (suoi lavori anche per Beck, Charlotte Gainsboroug, Grimes,…),  un video pregevole e intrigante bannato da u2b ma fruibile su vmo. Londono costruisce una storia velata di maliconia che recupera la solarità del brano solo sul finale. Ora tornate a dormire che stasera si riparte.

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Ecco che avrete tra le mani il terzo disco degli Zocaffè che uscirà caldo caldo il prossimo 23 Settembre, ma sarà anticipato da un gustosissimo antipasto che sarà servito il 6 Settembre e avrà il buon sentore della Luna. Lasciatevi dire, da chi ha già avuto la fortuna di assaggiare il tutto, che si tratta di un piatto abilmente congeniato, di una sinfonia di sapori musicali davvero ben architettati. Ma prima di analizzare i pezzi, gli ingredienti che compongono questo piccolo capolavoro, permettetemi di cominciare da un caffè, precisamente un locale bolognese che si trova a pochi passi da via Zanardi molto vivace soprattutto qualche decina di anni fa, quando ha conosciuto i fasti dei live d’autore. Mi riferisco allo Zo’ Caffè che, guarda caso, è preso come riferimento da una band lucchese, gli Zocaffè appunto, che nel 2012 escono allo scoperto con “Il piglio giusto” e ad un anno di distanza con il secondo disco “Noi non siamo figli”. Iscriviti alla newsletter di Musicastrada Il talento onirico-compositivo è già molto evidente, basta ascoltare “Sognando Vaticano” per capire di cosa è capace il gruppo che sublima questa sua immensa capacità di fare del divertente-crudele sarcasmo sulle bellezze e sulle miserie della nostra vita con “Antonello”. Impossibile non canticchiare ossessivamente per un giorno il ritornello dopo averlo ascoltato un paio di volte. Poi un periodo di pausa ed adesso ecco il nuovo “Esaurimento” di quella band che nel frattempo si è trasformata in un duo con un batterista che si aggiunge all’occorrenza. Il nuovo disco si apre con “Fenech (pt. 1)”, stupendo, divertente, dolce inno ad una adolescenza turbata dalla presenza della conturbante attrice francese. La tipica tendenza italiana ad autoassolversi è invece il tema forte di “Mi giustifico”, secondo brano con inaspettati risvolti pseudo-romantici. Poi arriva il pezzo che dà il titolo all’album, graffiante, stressante, ma al solito dannatamente divertente: “Esaurimento”. La canzone arriva dritta al cervello e, ovviamente, lo disturba. Tra l’altro per chi avesse in mente Surfin’ Bird dei Trashmen, l’invito è quello di ascoltarsi con attenzione i coretti dl ritornello. Con “Luna” si cambia decisamente scenario. E’ il magnifico prototipo di una ballata malinco-romantica un po’ folk, un po’ country, un po’ pop, molto sperimentale che scioglie l’ascoltatore già al primo ascolto. Non a caso gli Zocaffè l’hanno scelta come hit da proporre assieme ad un suggestivo videoclip il prossimo 6 settembre sulla piattaforma sentireascoltare.com. Segnatevi la data e buttateci un orecchio forse potrete cominciare a capire. La metà del disco è scandita da “Tempo”. Anche in questo caso ritmo incalzante, del resto non poteva essere altrimenti, oltre ad una incisiva poetica legata a tutti quei “giorni perduti a rincorrere il vento”. E se “Caro nonno” ha un incipit davvero amarcord, ma poi si rivela una canzone pimpante sul leitmotiv “si stava meglio quando si stava peggio” o comunque “prima era tutto più chiaro”, ecco che con “Antonio Bento” si va ad ironizzare in maniera feroce su quegli sportivi che, sebbene cresciuti in situazioni di difficoltà, si dimenticano in fretta del loro passato non appena fanno molta grana. “Prospettive e nostalgie” esplora il mondo femminile e ricorda molto le atmosfere del più ispirato Baccini. Un piccolo cambio di ritmo all’interno del brano e poi un finale assolutamente “fuori” con qualche frase sporca di vino e cantautorato francese. Ultimi fuochi d’artificio, magari proprio quelli di capodanno, con l’ipnotica “Aline”, mentre a completare “l’esaurimento” torna la solita, immarscecibile, conturbante “Fenech (pt.2)” con tanta ironia post-adolescenziale e un sound perfetto per qualsiasi colonna sonora del più classico film da commedia sexy all’italiana anni ’70. Insomma un disco completo, divertente, mai banale, con qualche perla vedi il brano che dà il nome al disco, ma anche “Luna”, “Tempo”, la doppia “Fenech” ed altri pezzi da valorizzare ascoltando il terzo disco degli Zocaffè fino all’esaurimento! leggi anche… Una Dinastia di Canterbury Wilde Flowers ed erediMagazinePOSTCARDS FROM EL PASO, TEXAS – Due passi con Tom Russell lungo la FrontieraMagazineLa muta dei Reese…questo il nuovo singolo: Mirror of WeaknessMagazineUn disco lungo…250 Km!!!Magazine Go back to WEZ!!! Gli Ultimi Articoli Francesco De Gregori, il Principe sopra le nuvole. Lucio il marinaio Il “cammino” inesorabile dei The Black Keys Garrincha intervista David Bromberg per WEZ Gli Avengers di Perugia! 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Un solo ponte separa queste due città, ma è come attraversare la porta che dal mondo civile ti porta direttamente all’Inferno. Alzi la testa sopra i tetti di El Paso e vedi le luci di Jaurez come tante tessere di un unico mosaico notturno lì, a portata di mano. Questi e altri erano i pensieri che mi affollavano la mente lo scorso Aprile del 2009: mi trovavo proprio a El Paso,  assieme al mio compadre Andrea Parodi, ospiti di Tom Russell, uno dei più grandi songwriters americani degli ultimi 30 anni. Un Hemingway dei tempi moderni che in quanto tale ama la vita nelle sue forme più forti e vissute e che ha eletto questa terra di confine a propria dimora. Ricordo Tom mostrarci con orgoglio la sua bella casa ranchera, a poche centinaia di metri dal Rio Grande da un lato e a pochi passi dalla Statale dall’altro. Ancora una volta paradiso da una parte e Inferno dall’altro: una contraddizione costante da queste parti evidentemente. Ricordo la stanza dei libri addobbata con decine e decine di oggetti e cimeli della Corrida, autentica passione del musicista americano, proprio come Hemingway: libri, poster, fotografie ma anche bottoni, lame e corpetti originali raccolti e collezionati in anni e anni di ricerche tra i più nascosti pawnshops d’america. E parlavamo anche del ponte, di quel ponte, e di quando Russell fino a pochi anni prima lo attraversava a piedi per andare a bere Tequila nelle cantinas e a vedere la vera corrida messicana di Juarez, forse ancora più crudele di quella spagnola a cui centinaia di guide turistiche e cartoline ci hanno abituato. Ma qui la legge dell’uomo e della natura sono tali e come tali spesso cozzano l’una contro l’altra. Oppure si incontrano e si separano con la stessa facilità. Come in “Gallo del Cielo”, la signature song di Russell, un poema omerico dei tempi moderni come l’ha definita qualche critico musicale di cui mi sfugge il nome: il destino di un gallo da combattimento orbo che si incontra e conduce quello di un proprietario terriero caduto in disgrazia, Carlos Saragoza. O come in “Blue wing”, la storia di un tatuaggio e del galeotto che lo porta: chiudi gli occhi da dietro le sbarre e a cavallo di quelle ali blu  puoi anche volare sopra i ponti e sopra le città. Tom deve aver letto queste e altre pieghe familiari tra le righe del nostro disco, delle nostre canzoni e ancor di più nella canzone che gli abbiamo affidato come sua partecipazione a “Chupadero!”: la vicenda di Sante e Girardengo, così simile a tante storie del border dove i destini degli uomini si incontrano e si scontrano nel più classico schema della tragedia greca. Ed è stato senz’altro facile per lui entrare nelle pagine di questa storia così profondamente italiana se vogliamo e farla propria, riadattarla e riviverla secondo un’ottica del tutto diversa dalla nostra, l’ottica di chi le luci dell’Inferno le vede ogni giorno al calare del sole. Basta solo alzare il collo sopra i tetti delle case circostanti. Il suo contributo al nostro progetto Barnetti Bros Band non poteva certo mancare: ci serviva una voce credibile, anzi la più credibile forse per raccontarci ancora una volta la medesima storia che passa attraverso le 11 canzoni del disco da un punto di vista diverso. Quella stessa voce che ci ha guidato al Border Crossing numero 1, a pochi chilometri da casa sua, per raccontarci di quando e come gli Spagnoli varcarono per la prima volta la soglia di quello che solo oggi è conosciuto come Texas ma che all’epoca era solo terra di nessuno in uno stato di nessuno in un mondo di pochi. O la stessa voce che ci ha portato in uno spoglio e piatto cimitero per mostrarci la tomba di John Wesley Harding, il bandito che era “friend to the poor” come cantava romanticamente Dylan, ma che in realtà era come Billy the Kid e altri bandidos prima di lui specchio di un germe violento insito nell’allora nascente società americana. Destini e storie che si incrociano, ragazzi: così ci ha detto sinteticamente Russell, e in fondo queste due parole possono anche racchiudere l’intera storia dell’Umanità. Non c’è bisogno di aggiungere molto altro, è tutta una questione di destini e di storie. E lo sarà sempre. Respiravo forte mentre i miei stivali si facevano largo tra i ciottoli e la terra arsa che un tempo anche gli spagnoli, i banditi e i federales dovevano avere calcato in tempi ed epoche storiche diverse. Ed è solo allora, in quel momento, che ho avuto una piccola illuminazione e dopo centinaia di inutili libri, film e dischi è bastato un solo secondo per comprendere il sottile e oscuro fascino che la Frontiera emana: si abbattono le barriere, i muri, le convenzioni e la vita si mostra nella sua nuda potenza e violenza. Si torna a essere desolatamente umani, solo umani, e la Natura torna a essere tale per come la conoscevamo da bambini. Si nasce e si muore, e in mezzo ci si innamora, come nelle più belle storie e nelle più belle canzoni. [...] TUTTE LE RUBRICHE TOP FIVE | LETTERATURA IN MUSICA | STORIE DI MUSICI E MUSICA | VIA COL VENTO | OK IL PEZZO E’ GIUSTO | LI AVETE SENTITI QUESTI | BAND A CONFRONTO | LE PEGGIORI MAI SENTITE | PENSIERI IN MUSICA | CONSIGLI PER L’ASCOLTO | SARANNO FAMOSI? | LA PAROLA AI MUSICISTI | IO C’ERO | IO CI SARO’ | IL DIARIO DI MUSICASTRADA | DISCOVERY | FUORIUSCITI | LIFE ON MARRS | MIGLIORARE SUL LUNGO PERIODO | LO SAPEVATE? | DIETRO LE QUINTE CON ascolta Un assaggio dalla selezione settimanale di Gianluca De Vito Franceschi Messages From The Resonator by Globular & Geoglyph Iscriviti alla newsletter di Musicastrada news musicastrada “Yemule Muladdiwen” fuori il secondo singolo dei Fanfara Station Musicastrada Gospel Festival 2021: il 20 e 21 dicembre il Gospel arriva nei borghi toscani Musicastrada al Womex dal 23 al 31 Ottobre 2021 a Porto Portogallo E’uscito “NAGRAN” nuovo singolo dei Fanfara Station Musicastrada Festival 2021 dal 14 Luglio all’8 Agosto in Toscana In arrivo WEZ la webzine di musicastrada musica pensieri parole in libertà! 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