Meditazioni Elettroniche – “Desperate Consciousness” di Kevin Follett

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Meditazioni Elettroniche – “Desperate Consciousness” di Kevin Follett

Kevin Follett è un compositore veronese di musica elettronica. Polistrumentista fin dal 1992 si è distinto in un ventaglio di esperienze sonore incredibilmente vasto per ricerca e innovazioni sia in gruppo che da solista.

Desperate Consciousness, il suo nuovo singolo uscito l’1 Dicembre 2020 per la X-Tapes Recordings convoglia un percorso di meditazione in una produzione analogica che è allo stesso tempo un canone ecclesiastico, una dilatazione lisergica e un drone ambientale che riesce a far coesistere l’ossessione del movimento dei tempi attuali e la disperata ricerca dell’immobilità introspettiva.

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In poco più di 5 minuti Follet ha riassunto le prassi elettroniche del kraut-rock tedesco (Tangerine Dream, Klaus Schulze, i primi Popol Vuh), le alterazioni mentali e il droning minimalista di Julia Holter, Colleen e Jessica Bailiff, le rifrazioni sfarfallanti di Eluvium e le fluttuazioni subliminali dei Godspeed You ! Black Emperor

https://kevinfollet.com/

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  • Magazine5 Dicembre 2012
    Una meteora sulla pista Via col vento P. Lion Happy ChildrenUna meteora sulla pista Via col vento P. Lion Happy Children 5 Dic 2012 RUBRICA roberto italiani via col vento  A cura di Roberto Italiani “Sempre la guerra nel 1983 Questo è il mondo di oggi Nella nostra mente ci sono solo i soldi e non c’è niente per te Dieci ore di lavoro e niente fiori nella testa la vita va avanti senza felicità, oh oh Ogni giorno si sogna una vita migliore ma rimangono solo sogni coro: Voi siete i bambini, la vostra vita sarà molto dura Voi siete i bambini, cantate ogni giorno Avere un amico a cui spiegare i piccoli problemi ora potresti dire di averlo? oh oh A volte speri sia solo un’illusione non sperare, è meglio così Ma il potere dei bambini vincerà, sono sicuro vedremo dolci amanti per noi, oh oh La tua fantasia troverà nuovi bei colori ma ora è tempo di andare”. Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui Ora, letto così questo testo dirà poco o niente ai più; ma se qualcuno tra voi si prende la pena di tradurlo (soprattutto il ritornello) si accorgerà, soprattutto se ha vissuto gli anni ’80 inizi ’90 quando c’era il boom della Italo-Disco Dance e faceva il figo per le discoteche di pomeriggio, di ricordarsi benissimo di questo tormentone che nel 1983 fece ballare tutto il mondo perché fu un successo planetario. Oggi esportiamo gente come Bocelli, Pausini, di tutto rispetto certo, ma in quegli anni i successi dance italiani che venivano apprezzati anche all’estero erano moltissimi.Questa è la famosissima “Happy Children” di P.Lion (ovvero il lombardo Pietro Paolo Pelandi) che appunto scalò le classifiche mondiali nella metà degli anni 80. Questo pezzo fu affidato a P. Pelandi dal gestore di un negozio di dischi di Bergamo l’American Disco ovvero il recentemente scomparso Saverio Lombardoni (scopritore tra l’altro di Den Harrow, Gazebo e fondatore in seguito della casa discografica DiscoMagic che appunto produceva questo genere di artisti). Fu portato un demotape ai produttori Turatti-Chieregato che avevano le mani in pasta con questo genere musicale i quali americanizzarono il nome del cantante in P. Lion e misero mano subito al pezzo spostando all’inizio della canzone quel famoso giro di tromba (synth) che tutti noi ancora fischiettiamo. Iscriviti alla newsletter di Musicastrada Tralasciando per ora gli approfondimenti sul genere e sui moltissimi artisti che sono apparsi e poi scomparsi durante questo periodo fiorente, diciamo che, come spesso accadeva soprattutto in quegli anni, gli artisti entravano di prepotenza, chi per talento e chi, come in questo caso, per progetto commerciale, piazzavano la bomba e poi sparivano. Infatti stessa sorte è toccata anche al nostro Paolo Pelandi che tentò con altre hit (nell’ 83 con Dream e Reggae Radio), ma nemmeno lontanamente arrivò a bissare le 3.000.000 di copie vendute con Happy Children. leggi anche… Musica e Silenzio – Io c’ero: La Silent Disco alla Baia del Silenzio di Sestri LevanteMagazineE’ meglio bruciare che arrugginirsi – Band a Confronto: Nuns, Avengers, GermsMagazineLord Hammond – Io c’ero: il concerto dei James Taylor Quartet al Music ParkMagazineUn monito maledettamente orecchiabile New Radicals You get what you giveMagazine Go back to WEZ!!! Gli Ultimi Articoli Francesco De Gregori, il Principe sopra le nuvole. Lucio il marinaio Il “cammino” inesorabile dei The Black Keys Garrincha intervista David Bromberg per WEZ Gli Avengers di Perugia! 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Entrata all’università di Sofia ha studiato canto operistico e pianoforte. Nel 2003 entra nel mondo del pop rock collaborando col cantante pop Etien Levi e ha iniziato a scrivere canzoni. Dopo frequenti viaggi in Italia ha iniziato a comporre le sue canzoni in italiano. Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui Nel 2004 vince il primo premio e il premio speciale della giuria al Concorso Nazionale per Cantanti a Sofia e l’anno dopo si aggiudica il primo premio all’International Belozem Festival. Fra il 2005 e il 2010 ha lavorato moltissimo in Italia componendo circa 50 canzoni in italiano e inglese con la collaborazione del cantante e compositore Rally Velinov e più tardi del chitarrista Peter Bratanov. Nel 2010 forma il gruppo hard rock dei Sevi con Valentin Nikolov (batteria), Tania Apostolova (tastiere), Todor Todorov e Valentin Donkov alle chitarre e il fido Velinov al basso. Questa line-up pubblica il singolo Can’t Stand The Pain, dopodichè i due chitarristi vengono sostituiti da Bratanov che va via nel 2011. Nel 2012 entra un nuovo chitarrista Ivan Angelov e il gruppo pubblica il singolo Limited Edition. Nel maggio 2012 il chitarrista Bobby Zasheff sostituisce Angelov e il gruppo pubblica il suo primo LP What Lies Beyond. Il gruppo ha iniziato quindi svariate tourneè in Bulgaria portando in giro il loro spettacolo famoso per il suo approccio teatrale ed esoterico simile ai concerti del gruppo emocore Evanescence. Nonostante svariati cambi di formazione (troppo complicato star dietro a tutti), il gruppo ha pubblicato altri due album The Other Side Of Sevi nel 2013, The Battle That Never Ends nel 2016 e il DVD live Follow Me nel 2019. In parallelo Svetlana ha collaborato negli ultimi anni con Maestro Mistheria (Vivaldi Metal Project), Alexandra Zerner (Opus 1880) e Johnni Gioeli (Song Of Hope). Dismessi apparentemente le vesti e gli orpelli di musicista doom metal per un’immagine più rassicurante di country girl, Sevi pubblica il 18 novembre 2020 il suo primo album solista intitolato Tomorrow con la collaborazione di Velinov, Bratanov, Zerner e Gioeli. L’album è sorprendentemente un album intimista e prevalentemente acustico che si ispira (sorpresa fra le sorprese) alla scena folk americana e britannica anni Sessanta/Settanta. Iscriviti alla newsletter di Musicastrada Svetlana ruba la scena supportata dal suo timbro vocale che sta a metà fra il soprano spettrale di Sandy Denny e il canto soul di Toni Childs e Phoebe Snow. Il suo cantato razionale e poetico le permette di gironzolare con facilità fra la ballata folk intrisa di nostalgia di Give Me Love impreziosita da un ottimo arrangiamento di archi, il country westcoastiano di The Children That Won’t Be, i folk rock rock squillanti di Another Try e The Gift, la ballata folk autunnale di Jaded e la ninna nanna accorata di I Still Care. Questo programma raggiunge il suo zenith con i folk psichedelici di I Need You e From Dusk Till Dawn. Appartengono invece a territori più soul (ma con base folk) le prove più viscerali di The Prince e Cold Stone Soul mentre la title-track (e primo singolo uscito) paga il suo doveroso tributo al gospel. L’album è in pratica uno zibaldone della variegata scena folk che abbraccia un periodo di vent’anni di musica folk europea ed americana muovendosi fra l’acid folk, il folk pop moderno e la world music in quanto epitome della musica popolare. Detta così Tomorrow potrebbe sembrare un album derivativo ma in realtà l’album è più compatto e completo di quanto potrebbe apparire con almeno un paio di canzoni che meritano una citazione nell’ambito del folk revival. In effetti l’operazione di Sevi insegue ciò che il country rock rappresentò nel corso dell’evoluzione del rock alla fine degli anni Sessanta e poi ancora alla fine dei Novanta: il ritorno a una tradizione di stampo conservatore che si infiltra nei meccanismi di quella che era nata come musica di rottura quando il crollo degli ideali libertari portò ad adeguare il country ai gusti del pubblico rock. Dentro questa logica si tramuta in country prima l’acid rock (con i Grateful Dead di Workingsman’s Dead e American Beauty) e l’hard rock (il terzo album dei Led Zeppelin non assomiglia ai primi due con l’eccezione di Immigrant Song e Since I’ve Been Loving You che era peraltro una cover) e più tardi negli anni Novanta persino l’hardcore (i lavori solisti di Mark Lanegan rispetto ai suoi album con gli Screaming Trees). Tomorrow è stato registrato al Pepinio Records Studio da Peter Bratanov. leggi anche… Tonno, normalità in controtendenza: intervista semiseria alla band emergente di FirenzeMagazineIl ritmo della strada – Li avete sentiti questi?: Dub FxMagazineDal Giardino Sonoro al Canzoniere – Io c’ero: Il Concerto di Chris Cornell al Teatro dell’Opera di FirenzeMagazineL’unico bianco che non passa mai di moda Io c’ero Il White Album interpretato dal Collettivo Angelo Mai all’Anfiteatro Romano di FiesoleMagazine Go back to WEZ!!! 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Infatti  le cose che io ho maggiormente amato (ed amo) nella vita son quelle che ho, in qualche momento o contesto, maggiormente odiato…per  esempio, da piccola odiavo il cocomero, adesso ne potrei mangiar fino a star male… L’amore e l’odio, due punti di vista, due sentimenti che si appartengono e possono anche alimentarsi a vicenda ed  anche nei miei gusti musicali è stato proprio cosi… La prima volta che ho sentito Joni Mitchell e i suoi acuti da sopranino in “Ladies of the Canyon”,  mi è venuta l’orticaria e mi si è perforato un timpano. La prima volta che ho sentito lo “squittìo” del giovane Neil Young e il suo esser costantemente stonato, mi è venuto il mal di stomaco. Joan Baez con i suoi vibrati esasperati mi faceva venir il mal di mare. Gli America e Simon and Garfunkel, più equilibrati e armoniosi, loro invece mi stavano bene a mano! Neil Young: mia sorella aveva solo una cassettaccia con quello che poi ho scoperto esser “Decade”  e anche un librone con spartiti e testi e foto. A quell’età (circa 8 anni) Dewey Bunnell il biondino degli America con la faccina da bravo ragazzo, era il mio “principe azzurro” e Neil Young mi faceva ribrezzo. Adesso non posso certo affermare che Neil sia l’uomo più bello del mondo, ma arrivando all’adolescenza, a quel senso di inquietudine e scomodità propri dell’età, ho iniziato a sentire la sua voce e la sua musica con orecchie differenti, ed anche il suo aspetto ha assunto connotati decisamente positivi. Ammetto che quando avevo 16 anni Neil era l’uomo della mia vita!! Si, l’adolescenza, il sentirsi inadeguati ed inquieti, quale momento migliore per innamorarsi perdutamente della voce lamentosa di Neil, dei suoi testi dilaniati, di quel senso di solitudine e desolazione che evoca la sua musica? Finalmente avevo trovato un amico, qualcuno che mi capiva sul serio, che capiva cosa vuol dire sentirsi soli… Pensate a “Helpless”, a quella casa nell’Ontario del Nord, alla sua melodia che sembra perdersi in spazi sconfinati, e immagini che evocano la luna, le stelle e gli uccelli nel cielo, ma nessun traccia di anima viva, se non una “baby” lontana, che forse non può sentire il suo canto. E “Cowgirl in the Sand”? Bella, irraggiungibile e solitaria, donna tormentata quanto Neil stesso che ne raccontava la storia e le  chiedeva un po’ di compagnia: “Can I stay here for a while? Can I see your sweet sweet smile?”. Come  non sentirsi vicini a tutto questo? Come non condividere quel senso di separazione e di incapacità di relazionarsi al mondo circostante? “Too late to keep the change, too late to pay. No time to stay the same. Too young to leave” cosi recita il testo di “Country Girl” un brano non tanto conosciuto come altri di Neil Young ma di una bellezza disarmante… “Non c’è tempo per rimanere uguali a se stessi, ma sei troppo giovane per andartene”. Beh, queste parole erano per me come l’ossigeno: “ma allora non sono l’unica qui che non riesce a star nella sua pelle? Non sono l’unica che vorrebbe correre via come il vento…” questo mi dissi quando ascoltai queste parole per la prima volta. La voce di Neil e i suoi testi erano tanto “scomodi” quanto la vita di un adolescente che non trova la sua collocazione, e per questo me ne innamorai, dopo averlo odiato a punto da non poter ascoltare neanche una nota emessa dalla sua voce! A distanza di qualche annetto continuo ad amare la musica di Neil Young ed a coglierne anche tanti altri aspetti, ma l’essermi inaspettatamente innamorata di lui in un momento specifico delle mia vita e dopo averlo detestato, mi ha sempre fatto riflettere. Eh si, perché evidentemente noi siamo in grado di emozionarci e  quindi anche  amare ciò che possiamo comprendere e sentir vicino al nostro mondo, amiamo e ci sentiamo coinvolti  quando riusciamo ad entrare in relazione profonda. C’è un momento per ogni cosa sotto il sole, cosi recita la Bibbia e poi anche  “turn, turn, turn” The Birds…c’è il tempo per l’odio e il tempo per l’amore… [...] TUTTE LE RUBRICHE TOP FIVE | LETTERATURA IN MUSICA | STORIE DI MUSICI E MUSICA | VIA COL VENTO | OK IL PEZZO E’ GIUSTO | LI AVETE SENTITI QUESTI | BAND A CONFRONTO | LE PEGGIORI MAI SENTITE | PENSIERI IN MUSICA | CONSIGLI PER L’ASCOLTO | SARANNO FAMOSI? | LA PAROLA AI MUSICISTI | IO C’ERO | IO CI SARO’ | IL DIARIO DI MUSICASTRADA | DISCOVERY | FUORIUSCITI | LIFE ON MARRS | MIGLIORARE SUL LUNGO PERIODO | LO SAPEVATE? | DIETRO LE QUINTE CON ascolta Un assaggio dalla selezione settimanale di Gianluca De Vito Franceschi Messages From The Resonator by Globular & Geoglyph Iscriviti alla newsletter di Musicastrada news musicastrada “Yemule Muladdiwen” fuori il secondo singolo dei Fanfara Station Musicastrada Gospel Festival 2021: il 20 e 21 dicembre il Gospel arriva nei borghi toscani Musicastrada al Womex dal 23 al 31 Ottobre 2021 a Porto Portogallo E’uscito “NAGRAN” nuovo singolo dei Fanfara Station Musicastrada Festival 2021 dal 14 Luglio all’8 Agosto in Toscana In arrivo WEZ la webzine di musicastrada musica pensieri parole in libertà! 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