Mezzi ironici, Mezzi Nostalgici – Io c’ero: il Concerto dei Gatti Mézzi a Coltano

Io c’ero: I Gatti Mezzi in concerto alla Villa Medicea di Coltano

A cura di Laura Martini

Tra Pisa e Livorno, ma anche più in là, non c’è chi non li conosce. La prima volta che lessi di loro sul giornale credevo che invece che mézzi, nel senso di fradici, fossero mezzi, nel senso di metà di qualcosa… ma mezzi di che? Li guardai storto, ma poi li ho visti in concerto una due tre e anche qualche volta di più e ho sentito e risentito le loro storie di Pisa, del mare, delle colline dove il mare si fa desiderare e di tutti i personaggi che popolano il loro mondo di musica e storia.

E ora ogni tanto il vinile, (mi “frugai in tasca”, perchè vuoi mettere quanto è più chic lo swing in vinile?) gira nel mio giradischi, in attesa di vederli di nuovo in concerto. In una afosa e appiccicosa sera di fine agosto sono capitata a Coltano, nella pineta della Villa Medicea, e me li sono trovati sul palco. I Gatti Mézzi. C’era tanta gente, come sempre ai loro concerti, e tutti aspettavano impazienti le loro storie.

Perchè il bello delle loro canzoni è che sono racconti, ricordi, frammenti di una Pisa che è e che fu, piatti di cacciucco e zuppa, ritratti di personaggi assai originali che non passano mai di moda, sensazioni e sentimenti che tutti noi abbiamo provato almeno una volta, e chi sta a Pisa anche di più. E allora mi sono messa lì ad ascoltarli battendo il tempo col piede e immergendomi in quei quadretti e nella musica. Il mentaio, ir Gallaccio di Riglione, che ha mandato tutti in visibilio, e il bimbetto scalmanato ormai sono diventati amici nostri. Mentre Tamburo avvista una balena a Bocca d’Arno, tutti ridono e si divertono, ma tra una risata e l’altra, tra un fischio (ma come farà a fischiare a quella maniera?) e una battuta tagliente, c’è anche quel filo di tristezza, nostalgia e malinconia che affiora a momenti, e il romanticismo.

Alcune delle loro storie sono di una drammaticità unica, storie tristi che stringono il cuore, ma che sono velate dall’autoironia e da una musica incalzante e avvolgente che ti fa sembrare più leggero anche il dramma del poveraccio costretto a stare sui monti, lontano dal mare, lo straziante desiderio di morire d’incidente stradale, magari con un tuffo nel mare, la fatica del pescatore di cee o i poveri gatti del Giari, sfrattati dal mare deturpato dai cantieri. Le canzoni nuove si mischiano alle vecchie per far contento tutto il pubblico dove nonni, giovani e bimbi ticchettano le dita sulle ginocchia e ballettano con i piedi trascinati dalle note, con il capo steso in avanti pronto a chiedere un altro bis.

Gatti Mezzi – Morirò di Incidente Stradale