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Il Pistoia Blues varca la soglia degli anta e si concede un’edizione senza precedenti

RUBRICA

Nella vita di un uomo ci sono traguardi molto impegnativi da superare. Sicuramente una delle soglie più critiche è il passaggio dagli “-enta” agli “–anta” che impone spesso riflessioni e bilanci.

Nella vita di un Festival varcare la stessa soglia ha invece un sapore del tutto diverso. Fa crescere la consapevolezza di aver fatto qualcosa di epico, destinato a rimanere negli annali, qualcosa che ha segnato la storia di molte persone. Appassionati di musica provenienti da tutta Italia (e non solo) che si incontrati, hanno ballato, hanno conosciuto un loro idolo o si sono innamorati sulle note di qualche canzone.

Per questo, oltre a celebrare i ricordi, bisogna fare una grande festa, naturalmente a “suon di musica”.

Con l’edizione 2019 il Pistoia Blues Festival compie infatti 40 anni e propone una line up d’eccezione. A onorare uno dei festival musicali più importanti e longevi d’Italia tanti nomi della scena musicale internazionale (non solo blues) che si alterneranno nella cornice di Piazza Duomo dal 5 al 10 luglio 2019.

La serata d’inaugurazione del Pistoia Blues Festival è fissata per venerdì 5 luglio e vedrà numerosi eventi, tutti ad ingresso gratuito, sparsi per tutta la città (6 i palchi complessivi) in cui cento artisti reinterpreteranno nel loro stile cento canzoni blues. Tra questi Eric Bibb, icona newyorkese del blues acustico insieme ad Angelo Leadbelly Rossi (Piazza dello Spirito Santo) i Clan dei Ribot (Piazza Della Sala), Marco Di Grazia, Andrea Berti, Marcello Rossi, Cristiano Soldatich con il progetto “My God is Blues” (Piazza Dell’Ortaggio), gli 091 Blues, i Zizzania e Gianna Chillà (Piazza Giovanni XXIII) e le otto band finaliste del Contest Obiettivo BluesIn (Piazza Gavinaga).

Sul main stage di Piazza Duomo si esibiranno i potenti Black Stone Cherry, band southern rock del Kentucky, uscita lo scorso anno con l’album “Family Tree”. Ad aprire la serata sarà la grande chitarrista Ana Popovic, nominata per ben 6 volte ai Blues Music Awards. Per la prima volta al Pistoia Blues,l’artista presenterà il suo recente album Like It On Top. A dar vita a questa elettrizzante serata ricca di rock e blues, anche la rock band milanese dei Lambstone e il progetto di Filippo Margheri, accompagnato da Ghigo Renzulli dei Litfiba alla chitarra e Fabrizio Simoncioni alle tastiere.

Sabato 6 luglio sarà la volta dei Thirty Seconds To Mars, la band di Los Angeles guidata dal carismatico attore hollywoodiano Jared Leto. Celebre per il suo rock avveniristico ricco di nuove sonorità e simbolismi e con produzioni live sempre all’avanguardia. La band si esibirà sul palco di Piazza Duomo e col nuovo tour europeo e, oltre alle hit del passato, suonerà le canzoni del suo ultimo album “America”.

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Domenica 7 luglio saranno protagonisti della serata Robben Ford e Eric Gales che riporteranno il pubblico del Pistoia Blues Festival alle atmosfere del blues classico. Robben Ford, già chitarrista di Miles Davis, George Harrison e Joni Mitchell con uno straordinario stile blues-jazz ed Eric Gales, definito da Joe Bonamassa “il miglior chitarrista al mondo”, con uno stile più ruvido. Ad anticiparlo sarà Michele Beneforti, chitarrista toscano con base a Los Angeles e Maurizio Pirovano. Apriranno la serate le tre giovani band vincitrici del contest Obiettivo BluesIn.

Lunedì 8 luglio il Pistoia Blues si sposta in Inghilterra. A salire sul palco di Piazza Duomo sarà infatti Noel Gallagher con la sua band High Flying Birds, con cui ha registrato il suo ultimo lavoro “Who Built the Moon?”. Dopo i grandissimi successi ottenuti con gli Oasis, da “Wonderwall” a “Don’t Look Back in Anger”, sempre presenti in scaletta, Noel Gallagher ha pubblicato tre album da solista conquistando critica e pubblico.

Il 10 luglio vedrà il ritorno a Pistoia di Ben Harper insieme alla sua storica band The Innocent Criminals, band formata da Leon Mobley (percussioni), Juan Nelson (basso), Oliver Charles (batteria) e Jason Mozersky (chitarra). Considerato uno degli autori e performer più incisivi e influenti di sempre, Ben Harper è in grado di spaziare tra diversi generi musicali e nessuno meglio di lui incarna l’evoluzione del blues attraverso il soul, il rock e la musica acustica.

Durante il Festival il centro storico sarà animato anche da serate tematiche ed eventi collaterali, tra cui la mostra fotografica Pistoia Città Blues. Un viaggio nella memoria del Festival attraverso gli scatti dei più grandi artisti mondiali che si sono esibiti negli anni sul palco di Piazza Duomo. La mostra, ad ingresso libero, sarà ospitata dal 5 al 10 luglio presso il Palazzo del Governo (ex Prefettura) in Piazza del Duomo.

Tutti i biglietti del Pistoia Blues Festival sono in prevendita sul circuito Ticketone e nei punti vendita autorizzati.

Il programma dell’edizione 2019 del Pistoia Blues Festival:

Piazza Duomo | Main Stage (apertura cancelli ore 18:00)

Venerdì 5 Luglio – BLACK STONE CHERRY + Ana Popovic + Lambstone + Filippo Margheri + Gianna Chillà + Blues Kids. Serata ad ingresso libero.
Sabato 6 Luglio – THIRTY SECONDS TO MARS
Domenica 7 Luglio – ROBBEN FORD + Eric Gales + Michele Beneforti + Maurizio Pirovano + vincitori BluesIn
Lunedì 8 Luglio – NOEL GALLAGHER’s High Flying Birds
Mercoledì 10 Luglio – BEN HARPER & The Innocent Criminals

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    The Man in Black Storie di musici e musica: Johnny CashThe Man in Black Storie di musici e musica: Johnny Cash 3 Mar 2014 RUBRICA roberto banchini storie di musici e musica  A cura di Roberto Banchini “THERE IS A SPIRITUAL SIDE TO ME THAT GOES REAL DEEP, BUT I CONFESS RIGHT UP FRONT THAT I’M THE BIGGEST SINNER OF THEM ALL”. J.Cash Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui Chi era veramente Johnny Cash?Al di là della sua grandezza di cantante e musicista, che amiamo all’infinito, mi interessa parlare  del Cash uomo e del suo pensiero. Personalmente penso che sia stato il più grande reazionario dei rivoluzionari Americani.Valori e Qualità, questi erano i grandi dilemmi di Johnny.I più grandi reazionari hanno grandi Valori.I più grandi rivoluzionari hanno grandi Qualità.Johnny li aveva tutte e due, e in dosi massice.E questo in certi casi può sconvolgerti l’anima. Cash aveva l’anima letteralmente a  fuoco. Johnny poteva andare nel più temibile carcere americano di Folsom e tenere un concerto storico e  fantastico. Uno dei più leggendari e mitici set live della storia della nostra musica.Johnny tenne in scacco in quel concerto, carcerati e carcerieri, controllando la tensione che cresceva tra loro, e soltanto per un soffio, raccontano i testimoni, non si sfiorò la sommossa.Basta sentirsi le splendide registrazioni del disco, con le urla dei carcerati rapiti dalle note di Cash, per capire l’assoluta energia che correva tra le mura di Folsom. Questo sicuramente era un atteggiamento rivoluzionario e controcorrente nel panorama dei musicisti country di quel tempo.Ma Cash era anche quello a cui piaceva andarsi a bere una tazza di caffé e suonare qualche canzone insieme al presidente  Richard Nixon alla Casa Bianca per parlare di riforme carcerarie.A onor del vero va detto che Cash, arrivò all’appuntamento con Nixon con le solite due facce controverse.Da una parte non poteva certo rifiutare l’invito di Nixon non era nelle sue corde di “finto” reazionario, ma non poteva allo tempo stesso farlo felice.Alla richiesta di Nixon di eseguire la canzone di Merle Haggard, “Okie From Muskogee” Cash mentì dicendo di non conoscerla.“Potrei eseguirne alcune delle mie”.Johnny suonò tre sue canzoni. “What is truth” una canzone che parla  di giovinezza e  di libertà attaccando i principi malati della  guerra.“The Man in Black” dove racconta che il suo di vestire di nero era un modo di essere solidali con gli oppressi, le persone dimenticate  malate e i carcerati.Per finire  con una perla rara: “The ballad of Ira Hayes”. Ira era uno di quei soldati che sono ritratti a sollevare la bandiera americana a Iwo Jima, la foto più famosa e discussa del conflitto bellico con il Giappone. Ira era un nativo americano, un  vero pellerossa. Tornato a casa  finita la guerra, pluridecorato non riuscì a superare il senso di colpa di essere sopravvissuto al conflitto, mentre tanti dei suoi amici erano morti sul campo di battaglia. Ira fini la sua vita uccidendosi con l’alcool. Nixon ascoltava Cash con uno stupido sorriso di sfida  sulla faccia.Un sorriso che non piaceva a Cash.Ma era riuscito a entrare nella tana del lupo, e lasciare qualche carogna putrefatta, che dava fastidio all’amministrazione americana. Iscriviti alla newsletter di Musicastrada Sto cercando con tutte le mie forze di essere un cristiano praticante. Se prendete le parole di Gesù e le applicate alla vita di ogni giorno, scroprirete che la più grande soddisfazione che possiamo avere, consiste proprio nel dare e nel darsi. Ed è per questo che faccio cose come i concerti in prigione”  J.Cash Ancora Valori e Qualità.A Cash piaceva attaccarsi a Dio per trovare la verità.Ma allo stesso tempo anche alla cocaina.Nelle sue canzoni, sono presenti assassini, Gesù, treni senza meta, pistole , predicatori, donne e uomini perdenti di ogni razza e colore. La Bibbia stava in camera di Cash accanto alle anfetamine. Come Gesù era attratto dai disperati e dalle situazioni tragiche. Ma come sempre il vecchio Johnny ci presentava, le sue due facce distorte.Sposato con figli divorzia dalla moglie Vivian, per unirisi a June Carter, di cui è innamorato da quando molto piccolo ascoltava la Carter Family alla radio con suo fratello Jack, non certo un atteggiamento ritenuto dai benpensanti da buon cristiano.Risse, domeniche in chiesa, notti in gattabuia, pentimenti sono il risultato di una vita tormentata e senza via di scampo. Cash assorbiva  il dolore come una spugna e voleva tenerselo per sé.Ma era  un essere umano, e il bene e il male stavano dentro di lui e a volte colpivano forte in faccia, facendo molto male a qualcuno, le più volte a sé stesso.Patriota e religioso Cash si oppose all’intervento in Vietnam, ma questo non gli impediva di suonare per le truppe americane a Saigon. Un uomo che aveva nelle contraddizioni, forse la sua forza.La forza di non credere di essere sempre dalla parte del giusto. Un esempio che mi piace ricordare e che ho letto nella biografia di Cash di Steve Turner (uscita in Italia per Kowalski Editore) può farci capire la grandezza e la contraddizione di questo grande uomo. A Cash piaceva andare a caccia nei boschi, un giorno in una battuta abbatté un corvo. Ma nell’andarlo a prendere si accorse che il corvo era solamente ferito. Lo prese tra le mani e accarezzandolo lo porto a casa per curarlo e rilasciarlo poi libero nella natura, e passeggiando nell’erba compose i primi versi di una canzone bellissima  che però non incise mai “ The Crow”. “Se potessi volare come un Corvo,so bene dove andrei,ti lascerei, ti lascerei”. https://youtu.be/yqSILNgH5iA leggi anche… c’è un tempo per tutto…MagazineUna meteora sulla pista Via col vento P. Lion Happy ChildrenMagazineLa Top Five ContagiosaMagazineTHE VOCALISTS’ VOCALISTMagazine Go back to WEZ!!! Gli Ultimi Articoli Francesco De Gregori, il Principe sopra le nuvole. Lucio il marinaio Il “cammino” inesorabile dei The Black Keys Garrincha intervista David Bromberg per WEZ Gli Avengers di Perugia! 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Entrambi, il primo da sempre sul palco, l’altro dapprima “sotto” come spettatore e poi “dietro” in qualità di promoter, rappresentano quello che la filiera musicale deve essere.Il musicista crea la Musica, si proprio con la “M” maiuscola, e l’appassionato ne usufruisce come semplice ascoltatore ma spesso diventa esso stesso un divulgatore.Questa alchimia quando funziona nel modo giusto crea una magia unica che solo la chi ama la musica può capire fino in fondo.David Bromberg è stato protagonista di un concerto memorabile, sia per l’esibizione che per il luogo.Il 23 Luglio 2019 a Calcinaia, si, avete capito bene, e lo ripetiamo a Calcinaia, si è esibito col suo quintetto un musicista che nella sua quarantennale carriera ha suonato con Jerry Jeff Walker, Willie Nelson, Jorma Kaukonen, Jerry Garcia, Rusty Evans (The Deep) e Bob Dylan e che scritto “The Holdup” con George Harrison e che nel 2008 è stato nominato per un Grammy Award. A Calcinaia…Potevamo non intervistarlo?E chi se non uno dei sui più grandi fan poteva farlo? Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui David Bromberg ha appena fatto la prima dose del vaccino anti-Covid e sta benissimo! Al momento non vive a NY ma a Bloomington in Delaware ma pensa di ritornare a NY prima o poi. David si ricorda di aver suonato al Musicastrada Festival due anni fa… Come tutti anche lui è fermo nell’attività concertistica e ha solo fatto qualche livestream. L’intervista è condotta da Carlo “Garrincha” Spinelli, organizzatore di concerti dagli anni 80 e grande appassionato di musica. Carlo si introduce ricordando che ha conosciuto la musica di David grazie alle bellissime recensioni del Mucchio Sevalggio e di Buscadero. Le sue canzoni “The New Lee Highway Blues” e “Spanish Johnny” sono state la colonna sonora di lunghi viaggi in macchina durante tutta un’estate. David ha scritto e composto ““The New Lee Highway Blues” mentre “Spanish Johnny” è stata scritta da Paul Siebel suo grande amico oltre che grande artista, nato nel suo stesso giorno, coincidenza che ha reso ancora più forte la loro amicizia. ———————— Carlo “Garrincha” Spinelli: “Hai iniziato la tua carriera solista nei primi anni ’70 suonando tutti quei generi di musica che qualcuno adesso chiama Americana. Nel tuo ultimo album riprendi “Dehlia” che è presente anche nel tuo primo album. Puoi dirci come è cambiato questo mondo musicale, che tra l’altro amiamo molto da allora? David Bromberg: “Dehlia” era un pezzo che suonavo soprattutto dal vivo, da solo. Nel primo album era stata incisa con un altro chitarrista ma io amavo soprattutto la versione live. Poi con il nuovo album ho avuto la possibilità di registrarla nuovamente con altri musicisti e mi è piaciuta molto questa versione. Per quanto riguarda il genere Americana, questo è un termine che non esisteva prima e che comunque, al momento che è venuto fuori ho subito capito che la mia musica non apparteneva a questo genere, molto western e non così country. Carlo “Garrincha” Spinelli: Le tue canzoni nella prima parte della carriera erano gioielli artigianali anche se non destinati ad un pubblico di massa. Hai anche collaborato con star come Bob Dylan e George Harrison che invece erano vere e proprie star. Quale era la differenza di approccio nella registrazione e arrangiamento produzione fra voi? David Bromberg: La differenza sta nel modo in cui si imparano le cose e io sono una persona che impara facilmente e anche se cerco di copiare la stessa cosa sarà completamente diversa dal suono originale così ho capito che dovevo fare quello che volevo ad ogni costo, anche se ciò può sembrare egocentrico.  Comunque mi state facendo delle domande molto interessanti, nelle interviste ho sempre paura che mi vengano fatte delle domande banali, come ad esempio “quando ripensi alla tua carriera.? La mia risposta è “io non ripenso alla mia carriera”. Carlo “Garrincha” Spinelli: E’ vero che la tua esibizione a “Isle of Wight Festival “ nel 1970 non era stata programmata? Come è stata quindi possibile la tua esibizione e poi la registrazione sull’album? David Bromberg: E’ stato per caso. Io ero al Festival dell’isola di Wight come chitarrista e suonavo con Rosalie. Però ci furono dei problemi legati al fatto che molti forzarono le transenne per entrare gratis come si usava ai tempi. Questo è il tipo di pubblico molto difficile da gestire e Rosalie che faceva uno spettacolo molto intimo non riuscì a reggere il momento e di fronte a una platea così agitata mi chiese di suonare qualcosa di più divertente. Così io davanti a un pubblico così agitato e difficile suonai “Bullfrog Blues” e piacque a tutti. Rosalie riuscì così a finire il concerto e il promoter mi chiese di suonare, al tramonto, per un’ora. E il tramonto era il momento migliore e io mi trovai davanti a una moltitudine di persone che mi chiedeva il bis e che mi apprezzava. Era la prima volta che avevo un pubblico di più di 50 persone, suonando per più di un’ora. Credo che sia stata l’ora più bella della mia vita. Ero un eroe per loro, e il promoter disse a tutti che il giorno dopo avrei fatto un altro concerto.. il che non era vero perché il giorno dopo sarei stato da un’ altro parte. C’erano circa 500.000 persone forse di più, ma ho solo recentemente ho ritrovato qualcuno che era lì e che si ricordava del concerto, il che è veramente una stranezza. Iscriviti alla newsletter di Musicastrada Carlo “Garrincha” Spinelli: I tuoi ultimi dischi, dopo la lunga pausa come “Use me”, “ Slighlty Mad” “The Blues” non sembrano gioielli artigianali, sono gioielli e basta. E’ cambiato qualcosa nell’approccio a arrangiare e registrare? David Bromberg: A dire la verità no, non ho cambiato niente. Ho sempre fatto ciò che volevo, anche perché le case discografiche non riponevano molte speranze sui miei album, sapevano che non ci avrebbero  fatto i soldi e che il mio valore era dovuto al fatto che io non ero come gli altri. Quindi ho sempre fatto come volevo, in tutte le cose. Carlo “Garrincha” Spinelli: In “Use me” come hai convinto tutti questi ospiti importanti? Chi di loro ti ha soddisfatto di più? David Bromberg: La ragione è nel titolo stesso “Use me”. Ho chiesto a questi artisti di scrivere qualcosa per me in modo che io l’avrei suonata. Alcuni di questi non li conoscevo neanche ma sapevo che apprezzavano la mia musica così li ho contattati, e anche se non io non me l’aspettavo mi hanno tutti risposta positivamente. Carlo “Garrincha” Spinelli: Hai avuto una lunghissima carriera. Hai suonato insieme ai più grandi artisti, ti sei fermato 20 anni . E al ritorno hai prodotto forse i tuoi dischi più belli . Ti diverti ancora a suonare? David Bromberg: Certo che mi diverto! Tantissimo! L’unica ragione per cui mi sono fermato è stata proprio perché in quel periodo non mi divertivo. Mi sono fermato per 22 anni, e non ho quasi più toccato la chitarra. Quando mi sono trasferito a Bloomington, il sindaco, grande appassionato di musica, mi ha chiesto se volevo creare qualcosa in ambito musicale. E l’unica cosa che mi sentivo di fare era di organizzare una jam session. E così feci, una acustica e una elettrica. Durante queste sessioni alcuni musicisti molto validi, che mi conoscevano anche prima e mi hanno chiesto di suonare con loro. E io ho iniziato a divertirmi nuovamente. E poi il producer di mia moglie mi ha convinto a fare un nuovo disco. Davide Mancini: Un’ultima domanda. Credi che ci sia un momento in cui è meglio decidere di fermarsi? Forse quando la musica diventa troppo un lavoro e non è più una passione? David Bromberg: Si forse. Solo che io penso di non aver agito consapevolmente. Ripensandoci forse avrei fatto meglio a prendermi una vacanza di 6 mesi, 9 mesi per rilassarmi. Io ho pensato solo che era giunto il momento di lasciare la musica e che fosse giusto farlo. Ci sono alcuni artisti che si trascinano sul palco, e sono solo una copia di loro stessi. Non potevo essere come loro. A me piace improvvisare sul palco, i musicisti che suonano con me lo sanno. Non ci sono le set list e nessuno può chiedermi di fare diversamente. 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Allora perché non approfittare dell’esibizione che vedrà il cantautore fiorentino presentare il prossimo 15 Dicembre alle ore 21.45 presso il Teatro Francesco Di Bartolo di Buti (Pi), la sua ultima fatica discografica “La Mia Toscana”, oltre gli immancabili evergreen del suo inesauribile repertorio? Nell’ambito della Rassegna “Buti suona bene!!! Musica Pop(olare) al Teatro – Prima edizione”, manifestazione organizzata da Musicastrada in collaborazione con il Comune di Buti, Riccardo Marasco farà ascoltare agli spettatori che assisteranno al concerto, le sue nuove geniali creazioni musicali e i classici che l’hanno reso celebre da “La Lallera” a “L’Alluvione”. In attesa di scoprire dal vivo i suoi nuovi brani, abbiamo pensato di intervistarlo per conoscere meglio questo menestrello della tradizione popolare toscana (e non solo). Nella tua  carriera hai fatto un enorme lavoro di ricerca partendo dal 500 fino ai giorni nostri. Sei quindi il custode diretto di un repertorio sconfinato. Con quale criterio hai selezionato, in questo mare magnum, i 15 brani che compongono il tuo ultimo lavoro “La Mia Toscana”? – Mi è parso ovvio selezionare esempi per offrire  una panoramica di generi e di epoche diverse, puntando anche ad un risultato di piacevolezza di ascolto, vuoi per la bellezza dei brani che per la varietà delle atmosfere: dall’ironia al sentimento, dalla risata e alla lacrima. Che rapporto hai con la tecnologia? Può/potrà secondo te sostituire la tradizione orale? Come potrebbe comportare la scomparsa della trasmissione orale di certe tradizioni? – L’avvento della moderna registrazione e poi diffusione dei fenomeni sonori fa terra bruciata attorno alla tradizione orale, almeno così come l’abbiamo intesa e sviluppata nei secoli addietro quando unica avversaria era la tradizione scritta del tutto incapace di fermare la dimensione sonora della tradizione. La memoria dei suoni era compito esclusivo della mente umana. Nelle veglie popolari diveniva fondamentale e incontenibile la personalità del testimone, che poi andava identificata e mediata dall’esperienza e dalla competenza del raccoglitore. Sempre parlando di tecnologia e rifacendomi alle note di copertina del tuo CD “La Mia Toscana” nel quale affermi, giustamente secondo me, che “l’uomo è diventato padrone e succube delle onde elettromagnetiche” credi che questa epoca della comunicazione globale sia una Finestra aperta sul mondo o che l’abbia definitivamente chiusa? – Ritengo che il progresso deve sempre essere usato e dominato dall’uomo. Nuove possibilità aprono sempre nuovi orizzonti. Salendo più in alto si vedono cose che prima non si vedevano ma un po’ più da lontano ed allora occorre anche sapere ridiscendere  per  rivederle nei particolari con un occhio rinnovato. Le 15 tracce che compongono “La Mia Toscana” sono perle di rara bellezza, ma vorrei qualche notizia in più su “Alla finestra affacciati”, che ha una melodia per me straordinaria. Parlami di questa canzone. – L’ho ritrovata nei primi anni settanta in Maremma, nel paese di Cana. La raccolsi dalla memoria di un’anziana signora (allora ultra ottantenne) che me la descrisse come serenata di quei luoghi composta, quando lei era bimba, da un giovane aiuto-fattore innamorato della figlia del padrone. I miei studi successivi mi hanno fatto rintracciare delle varianti di questo canto d’amore anche nelle tradizioni orali senesi e laziali e già raccolta e pubblicata  su edizioni popolari della seconda metà dell’800. Anche le “ninne nanne” fanno parte della tradizione e del tuo repertorio come nel caso di “Ninna Nanna di Pitigliano”. Canzoni anche queste di grande intensità e dalle armonie tutt’altro che “scontate”. Che importanza hanno nella musica tradizionale? – La ninna nanna di Pitigliano è per me un brano splendido per musica e per testo. Ha quel titolo perché l’ho raccolta io stesso a Pitigliano primi anni 80 e rimasi affascinato. Successivamente ho trovato una stretta parentela con un antico canto napoletano di tradizione orale cinquecentesca e poi ancora con altra canzone di origine napoletana in voga a Firenze ai primi del 600. L’irriverenza è il mestiere tipico dei Toscani…e in “E voi Caterinella” ne vien fuori tutto il carattere. Siamo così diretti e sarcastici e non ce ne accorgiamo o ci giochiamo volutamente? – Direi che è una caratteristica che ci appartiene profondamente e di cui ne andiamo fieri perché la riteniamo prova della nostra intelligenza. Come tutti sanno fino dal ‘400 l’arte del doppio senso era il sale dei nostri innumerevoli canti carnascialeschi, cavallo di battaglia della fantasia e dell’estro dei nostri letterati più raffinati. Anche nella cultura popolare tale vezzo era diffusissimo. Una delle cose che mi hanno particolarmente colpito di questo tuo ultimo lavoro sono gli arrangiamenti,  realizzati anche con strumenti “atipici” della tradizione Toscana. Come sono nati e chi ha contribuito maggiormente? – Che cosa intendi per atipici ? La tradizione toscana minore è fra le meno indagate perché gli studiosi a tutt’oggi si son fatti e si fanno incantare dalle grande tradizione colta. Ad un approfondimento si troverebbe che il mandolino, figlio della mandola, ha radici toscane non meno che napoletane o lombarde, che le zampogne o cornamuse erano di casa in Toscana e a Firenze fino ad essere strumento ricercato nelle feste medicee, così pure per la chitarra battente e il cosiddetto scacciapensieri, o lo sveglione (a Napoli “scetavaiasse”), e i vari tamburelli o le nacchere o il triccheballacche . Tutti diffusissimi nella nostra cultura popolare fino a tutto il settecento con delle varianti locali. Negli ultimi tre tuoi lavori discografici, Pace non più guerra, Bacione a Firenze e La mia Toscana appare importante, mi sembra, la figura di un musicista “storico” della musica tradizionale italiana e che ormai ti accompagna da 15 anni, Silvio Trotta, come vi siete conosciuti, come nasce e come si sviluppa questa intesa così consolidata? –  Ci siamo conosciuti un ventina di anni fa sotto l’acqua : ero su di un palco a Firenze per un mio concerto e cominciò a piovere a dirotto ma il pubblico non se ne andava, voleva ascoltarmi, e allora anche io decisi di proseguire con l’assistenza di uno che mi reggeva l’ombrello. Fra il pubblico c’era Silvio con i suoi amici musicisti. Finito lo spettacolo e la pioggia facemmo amicizia e da quel momento si è sviluppata sempre più sia la collaborazione che l’amicizia. Un’amicizia fondata su di una profonda affinità e stima. C’è un artista che ti ha particolarmente influenzato? Se sì, chi? –  Nella mia adolescenza quando in me andava sempre più maturando il desiderio di cantare e la mia attenzione al fenomeno voce fui fortemente attratto da Spadaro e Murolo. Il primo non ho fatto a tempo a conoscerlo di persona essendo mancato nel giugno del ‘65 e il mio primo concerto è stato nel marzo del ’63. Murolo invece ho avuto la fortuna di conoscerlo nel ’67, quando ero più maturo e deciso a farmi strada nella musica, ed condividere con lui diversi concerti e successi. Perché e per chi fai Musica? A chi si rivolge la tua opera? –  Suonare è per me un grande conforto interiore. E’ come ringraziassi Dio di avermi creato. Sarò un illuso ma credo con la mia voce, la mia interpretazione, di dare agli altri un grande contributo di positività, di serenità e di speranza. Si nasce o si diventa musicista? – Se si nasce non lo so, bisognerebbe riprovarci in situazioni diverse. Se si diventa direi di sì ma con quale punto di partenza, con quali doti naturali innate è difficile stabilirlo. Certamente occorre che ad un certo istante esploda una grande passione che ti porti ad insistere perché i bastoni fra le ruote te li metteranno in tanti e l’aiuto difficilmente ti verrà da quelli da cui te lo saresti atteso per cui vivrai momento di sconforto e un senso di solitudine. Esistesse una “piramide dell’arte” in che posizione si troverebbe la musica? – La musica è l’origine di ogni comunicazione, della conoscenza e dunque della consapevolezza di esistere. Senza il suono sarebbe il buio! Adesso dopo tutte queste domande “serie” vorrei che il Marasco tirasse fuori il meglio di sé per dare tre aggettivi ciascuno per definire: fiorentini, pisani, pratesi, pistoiesi, massesi e carrarini, grossetani, livornesi, aretini, lucchesi e senesi –  A questa non ti rispondo perché io ci devo vivere qui almeno che non tenti un’avventura in Cina, ma non mi andrebbe di morire fra i mandarini. E tre aggettivi per definire la Toscana in generale… – Terra meravigliosa, abitata nei secoli scorsi da popoli intelligenti che fecero in tempo a conoscere il messaggio di Cristo e intraprendere la strada della piena umanità. Si tratta di proseguire e preservarla  per le generazioni future di tutto il pianeta che verranno qua a ritrovare le radici della sapienza, della bellezza, del saper vivere a misura di uomo. Tre per definire il Marasco… – Non sono sufficienti perché essendo toscano non posso ammettere di essere definibile. Esistono i “monumenti viventi”? Pensi di esserlo? – Se me lo chiedi vuol dire che tu pensi che io un po’ lo pensi. E questo mi preoccupa perché i monumenti è prassi siano dotati di un piedistallo sul quale poi ci vanno a pisciare i cani, spesso anche gli uomini, nell’indifferenza del mondo che vive e scorre attorno, mentre sul capo vanno a scacazzarci i piccioni. No, grazie. Preferirei una stima più modesta dimostratami in concreto dall’offrirmi opportunità di lavoro e non come mi accade oggi che in una Toscana con oltre duecento teatri sono ghettizzato fuori dal giro impedendo così ai miei estimatori di usufruire delle mie potenzialità per quel poco che ancora avrò di vita operativa. Riccardo Marasco – L’alluvione [...] TUTTE LE RUBRICHE TOP FIVE | LETTERATURA IN MUSICA | STORIE DI MUSICI E MUSICA | VIA COL VENTO | OK IL PEZZO E’ GIUSTO | LI AVETE SENTITI QUESTI | BAND A CONFRONTO | LE PEGGIORI MAI SENTITE | PENSIERI IN MUSICA | CONSIGLI PER L’ASCOLTO | SARANNO FAMOSI? | LA PAROLA AI MUSICISTI | IO C’ERO | IO CI SARO’ | IL DIARIO DI MUSICASTRADA | DISCOVERY | FUORIUSCITI | LIFE ON MARRS | MIGLIORARE SUL LUNGO PERIODO | LO SAPEVATE? | DIETRO LE QUINTE CON ascolta Un assaggio dalla selezione settimanale di Gianluca De Vito Franceschi Messages From The Resonator by Globular & Geoglyph Iscriviti alla newsletter di Musicastrada news musicastrada “Yemule Muladdiwen” fuori il secondo singolo dei Fanfara Station Musicastrada Gospel Festival 2021: il 20 e 21 dicembre il Gospel arriva nei borghi toscani Musicastrada al Womex dal 23 al 31 Ottobre 2021 a Porto Portogallo E’uscito “NAGRAN” nuovo singolo dei Fanfara Station Musicastrada Festival 2021 dal 14 Luglio all’8 Agosto in Toscana In arrivo WEZ la webzine di musicastrada musica pensieri parole in libertà! 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