Questione di riff – Pensieri in Musica

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A cura di Roberto Italiani

Qualche giorno fa stavo comodamente seduto in auto bloccato nel traffico e in testa mi stava risuonando une dei riff più belli della storia del rock. Arrivato casa ho dovuto subito andare a ricercare qual vecchio vinile e metterlo su, altrimenti non me lo sarei più levato dalla testa.
E’ un riff potente, che spacca e ti mette una carica addosso come non altri. Sto parlando di “Burn” dei Deep Purple.

Quando il pezzo parte quello che ti assale è puro orgasmo; potenza e velocità si intersecano con il sublime tappeto dell’hammond del genio di John Lord che culminerà in un assolo a detta di molti “il più bello della storia del rock”, e dall’intreccio di voci di Coverdale e Hughes che danno quella intensità e calore generando un pezzo che è lava pura: brucia!
E poi quel riff strepitoso; con la testa dico che questo loop è secondo solo a “Smoke on the water”, ma con la pancia dico che è il più bello in assoluto tanto è semplice quanto efficace.  Questa è la maintrack che dà il titolo all’album del 1974, della serie: come avere quasi 40 anni e non sentirli affatto!

E pensare che questo album e di conseguenza questo pezzo è nato come prova del 9 per i Deep Purple; ovvero il gruppo l’anno prima si trovò di fronte all’abbandono volontario del cantante storico Ian Gillan (quello di Smoke on the Water e gli urli di Child in time) e del bassista Roger Glover per contrasti interni, lasciando Blackmore e co. orfani di questi 2 pezzi da 90. La scommessa fu quella di reclutare un meno conosciuto bassista-cantante, Glen Huges e uno sconosciutissimo (allora) David Coverdale; certo che i Deep Purple venivano dal successo planetario con Live in Japan e dopo questo rimpasto il gruppo è chiamato alla prova della verità, insomma un incognita!

Sicuramente Gillan e l’amico Glover si saranno mangiati le mani perché Burn è uno dei prodotti migliori dei Purple, un must, un disco che non deve mancare nella vostra collezioni di dischi insomma, non solo per la sopracitata e osannata “Burn” ma anche per altre tre o quattro tracce che hanno lasciato il segno vedi “Mistreated”, “You fool no one” ecc.
Un disco che esula dall’heavy metal puro e duro, infatti è più un mix di rock/blues/metal/funky soul quindi chi non lo conoscesse ancora non si aspetti un disco alla “Machine Head” per intenderci, ma è proprio questo quello che poi negli anni a seguire caratterizzerà i Deep Purple e che porterà fama a Coverdale.

Ora, molti di voi potranno dire: “parlando di riff epocali come fai a non citare I Rolling Stone, o i Guns n’ Roses e chi più ne ha più ne metta..”, beh…sfido chiunque a trovarne uno più trascinante di questo! Allora senza indugi sia aperto il dibattito…

Deep Purple – Burn