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Rock Festival Storie di Musici e Musica gli anni dei Festival

Naturalmente il più noto è Woodstock. Ma Woodstock è famoso perché fu lì che la cultura hippie e la sua ideologia libertaria e antimilitarista autocelebrò sé stessa in 3 irripetibili giorni di “pace amore e musica”. In realtà Woodstock fu solo il punto d’arrivo e la summa di tutti quegli elementi che caratterizzarono all’inizio degli anni ’60 la nascita dei rock festival: come momenti d’aggregazione giovanile ovviamente, poi come opportunità per lanciare e commercializzare vecchi e nuovi stili musicali o gruppi e musicisti emergenti, infine come occasione per esaltare un sentimento comunitario che era o si considerava alternativo.

I primi festival accomunavano rivoluzione musicale, stile di vita giovanile e ribellismo: il più antico (e longevo) festival inglese di Reading attivo fin dal 1961, lanciò i Rolling Stones (1963), Yardbirds e Animals (1964), Who e Cream (1966) ed è arrivato fino al 2013 come vetrina alternativa e indie. A sua volta il più antico festival in USA, il Newport Folk festival attivo dal 1959 lanciò musicisti blues (Howlin’ Wolf), country (Johnny Cash) e soprattutto i cantautori folk-beat del Greenwich Movement, Joan Baez e Bob Dylan; fu a Newport 1963 che Dylan assurse a star rivoluzionaria e fu lì che nel 1965 avvenne il suo controverso passaggio alla musica elettrica.

Dal 1966 il festival rock divenne il palcoscenico della contestazione giovanile, della nascita della cultura hippie, della drug culture e della rivoluzione sessuale. Il Monterey Pop Festival del 1967 fu l’apice della Summer Of Love: un festival gratuito, con un foltissimo cartellone di musicisti e un pubblico di ben 200.000 persone. Fu il festival del debutto di Janis Joplin e Otis Redding (davanti a grandi platee), della prima volta in USA degli Who e dell’incendiario concerto di Jimi Hendrix (bruciò la chitarra dopo l’esecuzione di Wild Thing), dell’avvento dell’acid-rock con Grateful Dead e Jefferson Airplane come capifila.

Monterey fu la culla della cultura hippie, Woodstock ne fu l’apogeo: il tentativo di far coesistere pacificamente per 3 giorni una popolazione di 500.000 giovani per un maxiconcerto (32 gruppi diversi) gratuito. L’operazione riuscì; chi ha visto il celeberrimo film omonimo si rende conto come quella generazione credesse veramente che il rock poteva cambiare il mondo, così come gli show di Joe Cocker, Who, Ten Years After, Santana, Sly And The Family Stone, Country Joe McDonald, Arlo Guthrie, Joan Baez, CSNY, Jimi Hendrix fanno parte dell’iconografia dell’epoca.

Peraltro Woodstock fu uno spartiacque: fra la commercializzazione del fenomeno e gli ideali della Woodstock generation. Se quest’ultima andò incontro a una rapida disillusione ad Altamont (1969), un festival gratuito con i Rolling Stones come front-liner, che degenerò presto in continue risse e nella morte di un ragazzo di colore ucciso dagli Hell’s Angels addetti alla sicurezza, il festival (NON GRATIS) dell’isola di Wight (1970: con Doors, Free, ELP, Taste, Jethro Tull, Who, Hendrix) segnò la divaricazione fra esigenze del mainstream e libertarismo: da cui la guerriglia fra security e chi, rimasto fuori, distrusse la recinzione.

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Negli anni Settanta il festival diventa più un’occasione per commercializzare determinati stili musicali che la celebrazione di un ideale: così Big Sur (1969; con CSNY, Joni Mitchell) celebrò la West Coast music, Stamping Ground (a Rotterdam 1970; con Pink Floyd, Soft Machine, Family, Caravan, East Of Eden) e Greasy Truckers Party furono i festival del progressive (Hawkwind nel 1972, Camel, Gong, Henry Cow nel 1974), Watkins Glen (1973; Allman Brothers, Grateful Dead, The Band) entrò nel Guinness coi suoi 600.000 spettatori. Fedele alla cultura hippie rimase lo Stonehenge Free Festival (al solstizio d’estate), mentre i festival italiani di Re Nudo (il più famoso è Parco Lambro 1976 con Area, PFM, Perigeo) sono esempi di festival politici.

Con l’avvento del punk e gli anni Ottanta, i festival di vennero grandi kermesse del mainstream (il I° festival del Punk 1976 con Sex Pistols, Clash, Damned, Buzzcocks, Siouxsie And The Banshees, Glastonbury Fayre Festival, Knebworth), a volte dedicati a precisi stili musicali (l’Ozzfestival e i festival scandinavi per l’hard-rock, Cropredy Folk, Roskilde per la scena indie, Pistoia Blues), a volte nobilitati da grandi cause (Live Aid nel 1985) o come appoggio a cause politiche (Red Wedge nel 1986). Negli anni Novanta venne recuperato in parte lo spirito libertario e i temi della contestazione di 30 anni prima (Woodstock 1994 e 1999, Lollapalooza che lanciò ilfenomeno grunge) anche se le componenti commerciali e “vetrina per gruppi” rimasero dominanti; felice eccezione fu Arezzo Wave.

Le ultime tendenze sono orientate verso festival che uniscono musica e altre forme d’arte spesso vicine all’avanguardia (Coachella in USA, All Tomorrow’s parties in Inghilterra) oppure musica e impegno ambientale (il Bestival nell’isola di Wight).

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