The Man in Black Storie di musici e musica: Johnny Cash

The Man in Black Storie di musici e musica: Johnny Cash

“THERE IS A SPIRITUAL SIDE TO ME THAT GOES REAL DEEP, BUT I CONFESS RIGHT UP FRONT THAT I’M THE BIGGEST SINNER OF THEM ALL”. J.Cash

Chi era veramente Johnny Cash?
Al di là della sua grandezza di cantante e musicista, che amiamo all’infinito, mi interessa parlare  del Cash uomo e del suo pensiero.

JOHNNY_CASH_musicastradaPersonalmente penso che sia stato il più grande reazionario dei rivoluzionari Americani.
Valori e Qualità, questi erano i grandi dilemmi di Johnny.
I più grandi reazionari hanno grandi Valori.
I più grandi rivoluzionari hanno grandi Qualità.
Johnny li aveva tutte e due, e in dosi massice.
E questo in certi casi può sconvolgerti l’anima.

Cash aveva l’anima letteralmente a  fuoco. Johnny poteva andare nel più temibile carcere americano di Folsom e tenere un concerto storico e  fantastico. Uno dei più leggendari e mitici set live della storia della nostra musica.
Johnny tenne in scacco in quel concerto, carcerati e carcerieri, controllando la tensione che cresceva tra loro, e soltanto per un soffio, raccontano i testimoni, non si sfiorò la sommossa.
Basta sentirsi le splendide registrazioni del disco, con le urla dei carcerati rapiti dalle note di Cash, per capire l’assoluta energia che correva tra le mura di Folsom.

Questo sicuramente era un atteggiamento rivoluzionario e controcorrente nel panorama dei musicisti country di quel tempo.
Ma Cash era anche quello a cui piaceva andarsi a bere una tazza di caffé e suonare qualche canzone insieme al presidente  Richard Nixon alla Casa Bianca per parlare di riforme carcerarie.
A onor del vero va detto che Cash, arrivò all’appuntamento con Nixon con le solite due facce controverse.
Da una parte non poteva certo rifiutare l’invito di Nixon non era nelle sue corde di “finto” reazionario, ma non poteva allo tempo stesso farlo felice.
Alla richiesta di Nixon di eseguire la canzone di Merle Haggard, “Okie From Muskogee” Cash mentì dicendo di non conoscerla.
“Potrei eseguirne alcune delle mie”.
Johnny suonò tre sue canzoni.

“What is truth” una canzone che parla  di giovinezza e  di libertà attaccando i principi malati della  guerra.
“The Man in Black” dove racconta che il suo di vestire di nero era un modo di essere solidali con gli oppressi, le persone dimenticate  malate e i carcerati.
Per finire  con una perla rara: “The ballad of Ira Hayes”. Ira era uno di quei soldati che sono ritratti a sollevare la bandiera americana a Iwo Jima, la foto più famosa e discussa del conflitto bellico con il Giappone. Ira era un nativo americano, un  vero pellejohnny_cashrossa. Tornato a casa  finita la guerra, pluridecorato non riuscì a superare il senso di colpa di essere sopravvissuto al conflitto, mentre tanti dei suoi amici erano morti sul campo di battaglia. Ira fini la sua vita uccidendosi con l’alcool.

Nixon ascoltava Cash con uno stupido sorriso di sfida  sulla faccia.
Un sorriso che non piaceva a Cash.
Ma era riuscito a entrare nella tana del lupo, e lasciare qualche carogna putrefatta, che dava fastidio all’amministrazione americana.

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Sto cercando con tutte le mie forze di essere un cristiano praticante. Se prendete le parole di Gesù e le applicate alla vita di ogni giorno, scroprirete che la più grande soddisfazione che possiamo avere, consiste proprio nel dare e nel darsi. Ed è per questo che faccio cose come i concerti in prigione”  J.Cash

Ancora Valori e Qualità.
A Cash piaceva attaccarsi a Dio per trovare la verità.
Ma allo stesso tempo anche alla cocaina.
Nelle sue canzoni, sono presenti assassini, Gesù, treni senza meta, pistole , predicatori, donne e uomini perdenti di ogni razza e colore.

La Bibbia stava in camera di Cash accanto alle anfetamine. Come Gesù era attratto dai disperati e dalle situazioni tragiche. Ma come sempre il vecchio Johnny ci presentava, le sue due facce distorte.
johhny_cash_musicastrada_fineSposato con figli divorzia dalla moglie Vivian, per unirisi a June Carter, di cui è innamorato da quando molto piccolo ascoltava la Carter Family alla radio con suo fratello Jack, non certo un atteggiamento ritenuto dai benpensanti da buon cristiano.
Risse, domeniche in chiesa, notti in gattabuia, pentimenti sono il risultato di una vita tormentata e senza via di scampo.

Cash assorbiva  il dolore come una spugna e voleva tenerselo per sé.
Ma era  un essere umano, e il bene e il male stavano dentro di lui e a volte colpivano forte in faccia, facendo molto male a qualcuno, le più volte a sé stesso.
Patriota e religioso Cash si oppose all’intervento in Vietnam, ma questo non gli impediva di suonare per le truppe americane a Saigon.

Un uomo che aveva nelle contraddizioni, forse la sua forza.
La forza di non credere di essere sempre dalla parte del giusto.

Un esempio che mi piace ricordare e che ho letto nella biografia di Cash di Steve Turner (uscita in Italia per Kowalski Editore) può farci capire la grandezza e la contraddizione di questo grande uomo.

A Cash piaceva andare a caccia nei boschi, un giorno in una battuta abbatté un corvo. Ma nell’andarlo a prendere si accorse che il corvo era solamente ferito. Lo prese tra le mani e accarezzandolo lo porto a casa per curarlo e rilasciarlo poi libero nella natura, e passeggiando nell’erba compose i primi versi di una canzone bellissima  che però non incise mai “ The Crow”.

“Se potessi volare come un Corvo,
so bene dove andrei,
ti lascerei, ti lascerei”.

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Agli inizi degli anni ’80 si aggiunge a loro Will Cullen Hart e i tre cominciano ad ascoltare musica di vario genere, a comporre pezzi propri e a registrarli su cassetta. Mangum (cantante e polistrumentista) e Hart (chitarra, voce) hanno rispetto alla musica e alla gestione della label un approccio più punk, un po’ sperimentale, un po’ do-it-yourself, fieramente adolescenziale. Schneider (chitarra, tastiere) è invece più creativo e articolato nelle sue composizioni: si intravvede già in lui il produttore pop in erba. Poco dopo si aggiunge Bill Doss (chitarra, basso) i cui gusti spaziano dai Van Halen ai Beatles. Questo gruppo di amici, complice il completo isolamento del luogo (Ruston è piccola, il negozio di dischi più vicino è a 60 KM) sono portati ad orecchiare diversi stili musicali e a trarne una summa poliedrica ed eclettica. A questo punto fondano la Elephant 6 e i Cranberry Lifecycle, un gruppo seminale di lo-fi surreale che mischiava beat, psichedelia, punk americano e pop sghembo: il marchio di fabbrica dei futuri gruppi della label. Finite le scuole Will, Jeff e poi Bill lasciano Ruston e vanno a studiare all’università di Athens, e là formano il primo embrione degli Olivia Tremor Control. Poco dopo Mangum se ne andrà per dedicarsi al suo personale progetto collaterale, i Neutral Milk Hotel. Il primo vero gruppo della Elephant 6 esordì con gli EP Inventory Yourself A Shortcake (1991; Synthetic Flying Machine), Beauty (1992) e Hype City Soundtrack (1993), esempi di pop dadaista (alcuni brani sono semplici conversazioni). Il sound del gruppo si delinea meglio col 12’ Everything Is (1994; la title-track) e col 1° LP On Avery Street (1996; collabora Schneider): un pop sfocato dal feedback con bizzarri arrangiamenti fra la musica classica e i Beach Boys deformati dall’elettronica (Song Against Sex, Marching Theme, 3 Peaches, Naomi, Pree Sisters Swallowing On A Donkey’s Eye). Mangum mette su un vero gruppo per il concept album sulla vita di Anna Frank In The Aeroplane Over The Sea (1998): Jeremy Barnes (batteria), Julian Koster (banjo, fisarmonica), Scott Spillane più vari collaboratori (inclusa una sezione fiati e Schneider che produce). Il risultato è un album folk ma nella visione follemente psichedelica dei Pearls Before Swine, con in più una maniacale attenzione al dettaglio meglio se imprevedibile e l’uso di strumenti esotici (King Of Carrot Flowers Pts. 1-3, Two Headed Boy, Communist Daughter, Oh Comely, la title-track: diverrà l’album-manifesto della Elephant 6. Perso Mangum,  Hart e Doss rimpolparono il progetto Olivia Tremor Control con Peter Erchick (tastiere), Eric Harris (batteria, theremin) e John Fernandes (basso, violino, clarinetto), dando vita al pop psichedelico degli EP California Demise (1994; Love Athena) e The Giant Day (1996). Questi EP fecero da apripista all’ambizioso Dusk At Cubist Castle, un LP di rivisitazioni eccentriche degli anni ‘60 con citazioni dei Beach Boys (Jumping Fences), dei Byrds (Define A Transparent Dream, la suite Green Typewriters, Gravity Car), dei primi Pink Floyd (Memories Of Jacqueline 1906, Can You Come Down With Us), dei Beatles (NYC-25). Seguirono l’album ambient Explanation II (1997) e 2 LP di avanguardia The Late Music (1997; accreditato ai Black Swan Network) e Olivia Tremor Control vs Black Swan Network (1998). Iscriviti alla newsletter di Musicastrada Gli OTC diedero un ulteriore prova della loro abilità con Black Foliage (1999) un LP che  assembla con tecniche di cut-up, frammenti musicali, curiosamente arrangiati e sottoposti a una decostruzione fatta di contrappunti cacofonici (A New Day), composizioni sperimentali (Grass Canons, The Bank And Below It) e aleatorie (la title track e Combinations ripetute più volte in diversi arrangiamenti). In sé l’album è un gigantesco collage con citazioni dei Turtles (A Sleepy Company), dei Beach Boys (Hideway), dei Beatles (I Have Been Floated), dei Byrds (A Place We Have Been To); anche se prolisso ridefinisce l’arte dell’album concettuale. Gli OTC si dissolsero poco dopo. Quanto a Robert Schneider, nel 1992 si trasferì a Boulder dove incontrò John McIntyre (basso) col quale formò gli Apples In Stereo; Hilarie Sidney (batteria, voce) e Chris Parfitt (chitarra) si unirono per il classico singolo d’esordio Tidal Wave (1992). L’EP Hypnotic Suggestion (1994) e il 1° album Fun Trick Noisemaker (1995) li laureò come dei Beach Boys col synth (Glowrooom, Lucky Charm, High Tide). Lo zenith fu raggiunto con Tone Soul Evolution (1997) dove riluce l’abilità artigianale di Schneider e del nuovo arrivato John Hill (chitarra, voce) capaci di licenziare una cornucopia di melodie orecchiabili (Seem So, What’s The #,  Shine A Light, Get There Fine, Tin Pan Alley) da far invidia a tutto il brit-pop. Schneider non si è più ripetuto a questi livelli e i successivi LP per quanto buoni suonano stereotipati. In pratica alla soglia del 2000 tutti i maggiori gruppi della Elephant 6 erano finiti; ma la label andò avanti con i gruppi collaterali dei vari fedele comunque alla filosofia di “sperimentazione con pochi mezzi”. leggi anche… Quella salsa elettrica…Via col vento (anche se a volte ritornano) gli OFF!MagazineAll’esterno del Punk – Band a Confronto: Buzzcocks, Jam, Subway Sect, Vibrators, X Ray SpexMagazineIl Musicastrada Festival – Diario dell’organizzatore – La seconda settimanaMagazineSuper Coverize Me – Pensieri in Musica: Questioni di “copie”Magazine Go back to WEZ!!! Gli Ultimi Articoli Francesco De Gregori, il Principe sopra le nuvole. Lucio il marinaio Il “cammino” inesorabile dei The Black Keys Garrincha intervista David Bromberg per WEZ Gli Avengers di Perugia! 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Il lo-fi è un genere sviluppatosi grazie alla facilità con cui stili di nicchia raggiunsero le chart: un risultato della decisione di Billboard di compilare le sue classifiche sui dati di vendita avuti dai negozi e non dalle label. Il lo-fi è uno stile umile, avvilito e dimesso che riflette pienamente sia il senso di spaesamento alla fine della guerra fredda e l’inizio della globalizzazione sia l’umore depresso della X Generation. Smog, ovvero Bill Callahan, è uno dei creatori del genere col suo stile scarno e pervaso da un senso di fatalistica rassegnazione. Il I° LP Sewn To The Sky (1990) colpisce per le sue stecche programmatiche (Souped Up II, Smog), le melodie sgangherate (King Tongue, Peach Pit) e insolite (Polio Shimmy), gli intermezzi da manicomio (Fruit Bats, Russian Winter) che sottendono la sua filosofia di fondo: solitudine e incomunicabilità. Il II° LP Forgotten Foundation (1992) ha quasi delle vere canzoni (This Insane Cop, la strumentale Dead River), sia pure rimasticando i Pink Floyd (Burning Kingdom)e gli Holy Modal Rounders (Bad Investment); la scoperta è che Smog tende allo spleen (I’m Smiling) e al masochismo (High School Freak). In Julius Caesar (1993), Smog s’addentra nell’armonia vera ma col suo stile singolare e dunque geniale (le malinconiche Stalked On The Tracks e One Less Star, il country asciugato di  When You Walk, le romanze Chosen One e A Stick In The Mud), concedendosi dei power-rock (I Am Star Wars) e tenui psichedelie (What Kind Of Angel): finalmente, Callahan ha deciso di comunicare. In  Burning Kingdom (1994) Smog prosegue il percorso verso una forma canzone più accessibile (la drammatica My Shell). Wild Love (1995) è l’album della maturità con un sound orchestrale (Bathysphere, Goldfish Bowl) che accosta le nevrosi dei Television (Prince Alone In The Studio, Sleepy Joe) e dei Cure (Be Hit) alla depressione di Nick Drake (It’s Rough): Smog ha così creato un personale stile di quieta disperazione. Con The Doctor Came at Dawn (1996; con All Your Women Things), Smog ritorna solista e con Red Apple Falls (1997) anche a uno stato di agonizzante esistenzialismo (Red Apples, To Be Of Use) che qui raggiunge vette assolute di emotività (Blood Red Bird, la title-track) e classicità (The Morning Paper). Ormai al top artistico, Smog si prende il massimo della libertà. Se  Knock Knock (1999) è diviso fra musica da camera (Teenage Spaceship), brividi hard (Held) e folk palpitanti (River Guard, Sweet Treat), Dongs Of Sevotion (2000) fra pop eleganti (Dress Sexy At My Funeral, Bloodflow) e le solite desertiche litanie (19). Smog ha coniato uno stile che riassume generazioni di cantautori e ha in più lo zeitgeist della sua epoca. Anche Sparklehorse, alias  Mark Linkous, affida i propri demoni interiori a una musica lenta e spartana (e autoprodotta) ma più vicina all’alt-country. Vivadixiesubmarinetransmissionplot (1996) è un ottimo album di lo-fi pop, spartito fra ballate acustiche (Homecoming Queen), elettriche (Cow, Rainmaker) e power-rock (Tears On A Fresh Fruit); la produzione ricercata, gli arrangiamenti singolari e i testi surreali (It’s A Sad And Beatiful World) fanno di Sparklehorse un convincente eroe del genere. Linkous rischia la vita (e l’uso delle gambe) per un overdose di valium e antidepressivi e solo 2 anni dopo pubblica Good Morning Spider che ha nella consueta varietà fra brani fievoli (St.Mary, Come On In) e sognanti (Painbirds, Sunshine), brani pop (Ghost Of His Smile, Sick Of Goodbyes) e brani duri (Pig, Chaos Of The Galaxy) i suoi punti di forza. 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