Treni e trenini – Life on MARRS

Il Magazine di Musicastrada comincia a sondare paralleli universi musicali attraverso una nuova rubrica: “Life on MARRS”. Il titolo della rubrica altro non è che la fusione tra Life on Mars e MARRS, meno evidente è il perchè di questo titolo. L’idea è quella di creare uno “spazio” che parli delle citazioni, degli scambi, delle influenze tra i vari settori della cultura. In pratica cercheremo di osservare quello che la musica fagocita di ciò che gli sta intorno e quello che restituisce.
La rubrica è strutturata come un serial televisivo. In particolare si fa riferimento a Life on mars che cita Life on mars.
Ecco il primo episodio della nostra rubrica:
S01E01 – Treni e trenini

A cura di Zazou

Everybody’s doing a brand new dance now
I know U’ll get 2 like it If U give it a chance now

Eccomi. Prima di iniziare permettemi di rivolgere un saluto a MCA. Bene. Voglio fare un esperimento con voi facile facile, quasi un gioco. Pensate a un treno, una locomotiva in partenza. Ora ripetete, come fosse il mantra del capostazione, la frase tirare con due mani fino al punto di arresto. Continuate a ripetere tenendo il ritmo del treno che accelera. Tirare con due mani fino al punto di arresto, tirare con due mani fino al punto di arresto. Un po’ di entusiasmo, please. Tirare con due mani fino al punto di arresto, tirare con due mani fino al punto di arresto. Ecco, avete appena composto la vostra prima hit transnazionale.

Perchè quando in una canzone c’è di mezzo un treno questa diventa inevitabilmente amata da, voglio sbilanciarmi, da milioni di giovani e non. Volete un esempio? Chi di voi non conosce Locomotion di Kylie Minogue? Alzate la mano. Pochissimi. La locomotiva di Francesco Guccini? Ancora meno. Lo so alcuni di voi storceranno il naso per l’accostamento Minogue/Guccini, ma che ci volete fare: è la musica baby.

Il treno è un topos che torna spesso nei testi delle canzoni. Forse proprio perché il ritmo con cui avanza è intrinsecamente musicale. Se fate una breve ricognizione fra testi e titoli, troverete gente che il treno lo vuole fermare per saltarci sopra (Spanishtonians, Stop that train) e altri invece che vogliono scendere (Peter Tosh, Stop that train). C’è chi vi invita a farci un giro sopra (KLF, Last train to Trancentral) e c’è chi invece ama guardare i treni passare (Primal Scream, Trainspotting). Ci sono treni lenti che si fermano a ogni stazione (Ivano Fossati, I treni a vapore), treni di lusso in giro per l’Europa (Kraftwerk, TEE) e altri che tagliano il deserto (Franco Battiato, I treni di Tozeur). C’è il treno con un carico di esistenze varie (Philippe Katerine, Le train de 19h) e il treno che corre lungo il binario dell’esistenza (Chrysta Bell, This train).

Questa lista, evidente, non è e non vuole essere esaustiva, anche perché da qualche parte nel mondo in questo momento c’è qualcuno che invece di fare sesso sta scrivendo un’altra canzone sui treni, canzone che fra qualche mese potremo scaricare da iTunes. Nè d’altra parte si è indagato sul ruolo che il treno ricopre all’interno delle varie composizioni citate.

Ne voglio aggiungere solo un’altra e per questo facciamo un passo, anzi più di uno, indietro, fino agli inizi degli anni ’80.

Nell’82 Afrika Bambaataa, lo stesso che nell’88 con UB40 realizzerà Reckless e che potete sentire anche nell’intro di Gimme Five di Jovanotti, pubblica la seminale Planet Rock. Per comporre Planet Rock, Bambaataa reinventa la TEE dei succitati Kraftwerk. Per capire cosa intendo per reinventa ascoltate prima TEE e poi Planet Rock. Un gesto così semplice spianerà definitivamente la strada a quella che sarà nota come la sampling culture. A me piace chiamarla sampling couture.

Quanti non sanno cos’è la sampling culture? Uno, due, tre, quattro. Se posso essere franco, non mi va di fare la Treccani. Per queste cose c’è internet, Wikipedia, ecc…: con 10 minuti di googling ne potete sapere a sufficienza. Comunque se c’è qualcuno che ha voglia di farlo, ad esempio Alfredo.

 

SAMPLING CULTURE     (A cura di Alfredo Cristallo)

La “cultura del campionamento” deriva dalle esperienze di art-rock (musica + rappresentazione artistica) e da quelle di sovrapposizioni di differenti flussi musicali interpolati o meno con rumori reali. Le origini si trovano in USA (inizi anni ’80) con la Ralph (un’indie di S. Francisco) che proponeva una musica subliminale che riflettesse l’angoscia tecnologica della vita moderna. Un tipico es. sono i Residents, la cui musica era una raccolta su nastro di suoni musicali e concreti (rumori di folla e musica anni ’60) che poi venivano riassemblata e filtrata in studio in maniera artigianale, casuale e creativa (o nonsense). Il risultato era una musica antropologica (perché rifletteva la cultura di massa) e negativa (perché rifiutava il procedimento di composizione/esecuzione). Un altro tipo di esperienza fu quello della Subterranean (un’indie di Berkeley) i cui approcci (più radicali) erano due: quello di miscelare vocalismi ed elettronica e quello di utilizzare solo strumenti casuali o al limite solo percussioni. Dal primo derivano gli esperimenti di Monte Cazazza  (un video artista famoso per i suoi dischi ossessivi e demenziali) e quelli dei Throbbing Gristle che allestivano agghiaccianti rappresentazioni audiovisive di musica industriale ottenuta saldando musica trovata (nel traffico, nella metro, in fabbrica) con scariche elettriche, pulsazioni di basso sub e ultrasoniche, urla, gemiti: la loro musica era concepita in funzione di scioccante scenografia ambientale. Un altro tipo di sampling sono gli esperimenti poliritmici e voci trovate del duo Eno-Byrne e la musica antropologica e visionaria di Jon Hassell (tromba trattata + synth + rumori etnici o naturalistici della jungla o dell’ambiente circostante in Malesia). Da queste esperienze derivano l’industrial disco-funk dei Cabaret Voltaire, l’hip hopo dei Beastie boys (frasi hard-rock su tecniche rap), gli audio-college degli Art Of Noise (reperti di musica concreta, cori a cappella, twang chitarristici, soundtrack di spaghetti-western) e l’acid-house di Psychic TV (che originò la techno), That Petrol Emotion (i più pop del lotto), Stone Roses (che origina la rave music)

 

Grazie Alfredo. Aggiungo una breve nota per dire cosa è per me. Lo faccio con un esempio: se vi mostro una mela (verde) a cosa pensate? E una mela morsa? Esatto. Mi piace parlare di citazione piuttosto che di campione. Messi da parte i risvolti legali, pongo sullo stesso piano Edipo e il suo complesso che cantano Jeeg robot d’acciaio à la Pelù e Bambaataa che utilizza TEE per creare qualcosa di nuovo. È da questa prospettiva si può vedere la citazione come forma di impollinazione culturale. Magari se ci sarà occasione cercherò di essere più preciso.

Dicevo che Bambaataa reinventa TEE: in effetti nella stessa Planet Rock cita Numbers degli stessi Kraftwerk, Riot in Lagos degli YMO e The Mexican di Babe Ruth. Un numero esiguo ma sufficiente a far fiorire una serie di produzioni che ne ricalcano la metotologia.

Ed eccoci di nuovo alla nostra lista di treni. Una delle linee della metropolitana di New York City è comunemente conosciuta col nome S-Express ed è a questa che un combo di produttori/dj (Mark Moore e Pascal Gabriel) si ispirano per il loro nome e alla quale dedicano la loro composizione più famosa: Theme from S-Express, anno 1988. In Theme from S-Express si fa uso esteso delle citazioni. Ne voglio ricordare tre: la prima, lo spray aerosol presente praticamente per l’intera durata del pezzo; la seconda, I got the hots for you (da I Got the Hots for You di TZ, 1983) il tormentone del pezzo; la terza, Drop that ghetto blaster (da Tales of Taboo di Karen Finley, 1986). Consiglio a chi non l’avesse ancora fatto di ascoltarsi Karen Finley.

Concludo citando una “canzone” che riconoscerete ancor prima che abbia finito di scrivere la citazione. Non parla di treni né la parola treno compare in qualche forma o allusione nel “testo” ma sono sicuro che vi farà pensare subito a un treno, anzi a un trenino. Eccola: pe pe pe pe pe pe pe pe pe pe. Non chiedetemi di fare il trenino, preferisco guardarmi Old Boy in lingua originale con sottotitoli in sanscrito, a meno che come capo fila non ci sia Luciana Abreu.

 

Kraftwerk – Trans Europe Express