Un Enologo in Somalia, ovvero il mestiere del promoter in Italia

di Davide Mancini

Cosa ci fa un Enologo in Somalia?
Più o meno quello che fa un promoter musicale in Italia.
Cerca di fare un mestiere impossibile.
O per lo meno ci prova.
Pensate alla figura di un enologo che in Somalia prova a fare il Chianti.
Magari ci riesce anche, gli enologi al giorno d’oggi fanno miracoli, ma con quali sforzi?
E soprattutto con quali risultati?
Non me ne vogliamo né gli Enologi né tanto meno i Somali, ma avevo bisogno di una metafora che rendesse bene l’idea e che vi facesse capire come ci si sente a lavorare nel campo dell’organizzazione di concerti, come li facciamo noi, in Italia nel 2010.
Ecco io alle volte mi sento un po’ così, enologo in Somalia.
Ovvero un professionista che ha scelto di lavorare in un settore che non fa parte dell’economia locale, in un campo assolutamente fuori luogo per il posto dove si vive…
Fossi stato in Germania, in Francia, in Inghilterra (od anche Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria) allora sarei stato considerato un professionista nel posto giusto.
Già perché in una moderna democrazia il mestiere di colui che si occupa di cultura o più in generale di intrattenimento culturale dovrebbe essere considerato un mestiere al pari dell’operaio, dell’impiegato, dell’artigiano…
Dopo un giorno di lavoro c’è il meritato riposo e/o il “divertimento” che in una moderna democrazia è anche il concerto.
In Italia, soprattutto negli ultimi due/tre anni le cose sono un po’ cambiate. Non è che la gente non va più ai concerti, anzi, si muove, ma quasi esclusivamente per vedere personaggi che ci propone la televisione, in modo da non doversi più neanche preoccupare di scoprire qualcosa di nuovo e magari più significativo. Basta navigare un po’ in rete per trovare musicisti dall’incredibile talento, ma ancora sconosciuti. In Italia.
Quindi tutti allegramente al concerto…che più meno è come accendere un televisore…Tanto vale starsene a casa allora. Che costa un po’ meno (per chi non paga il canone chiaramente o non è abbonato a Sky)
Se non sei in televisione, nel 2010 in Italia, semplicemente, non esisti.
Non meriti attenzione. O grande evento, con relativo grande biglietto o niente. Al di sotto del grande evento non esiste niente.

Ecco.

Alle volte la mattina quando mi alzo penso di essere…un enologo in Somalia

P.s.: consiglio a tutti la visione del documentario “Before the Music Dies” (lo trovate in streaming anche su youtube), anche se si parla della situazione della musica in America, personalmente ci vedo delle similitudini.
Un assaggio qui sotto…