Un folle folletto Io c’ero il concerto di Adam Green al Circolo Randal di Sestri Levante

Un folle folletto Io c’ero il concerto di Adam Green al Circolo Randal di Sestri Levante

La genialità è merce rarissima da trovare, ma quando si manifesta in tutta la sua potenzialità espressiva, si nota o, come nel caso di Adam Green, si fa notare.

Con qualche ritornello ben impresso nella mente, un serbatoio semivuoto e un bagagliaio carico di curiosità, tre moschettieri della redazione di Musicastrada hanno sfidato le intemperie e raggiunto impavidi un quartiere non ben precisato della bella Sestri.

Parcheggione semideserto e piena zona industriale. Il concerto inizialmente previsto al teatro Arena Conchiglia era stato spostato per motivi meteorologici al Circolo Randal.

Ad accoglierci tra spire di vento e ad una temperatura a dir poco frizzante gli organizzatori del Mojotic Festival 2013 che comprende anche l’imperdibile evento della Silent Disco. Ci è bastato dare uno sguardo al cartellone della rassegna per capire che i ragazzi Mojotic di musica ne “masticano”. Una sensazione piacevole e rassicurante che ci ha accompagnati verso l’ingresso.

Il Circolo Randal è un locale molto piccolo fornito di un iperattivo banco bar che ha l’enorme pregio di offrire, considerate le sue ristrette dimensioni, un contatto quasi diretto con gli artisti.

Non stupisce allora che improvvisamente dalla porta principale del locale appaia proprio Adam Green con tutta la sua band al seguito. Cappello stile mandriano della maremma, pantaloni rosso fiammante e camicia a quadri in pieno stile folk, barba e capelli da “Gesù moderno” e un’espressione divertita e trasognata sul volto.

Le premesse per un grande concerto ci sono tutte. Basta avere fede.

Prima però sul palco del Randal si manifestano gli Hot Gossip, formazione italiana che annovera tra le sue fila anche Francesco Mandelli, più noto come il “Nongio”, ovvero come l’interprete di Ruggiero dei Soliti Idioti.

Iscriviti alla newsletter di Musicastrada

Gli Hot Gossip, milanesi purosangue, cominciano a sciorinare un noise-rock non trascendentale. Stupisce soprattutto la strana amalgama del gruppo con i vari elementi che sembrano scelti secondo un campione casuale di giovani aspiranti musicisti, tanto differiscono per stile e modo di stare sul palco. Un effetto che pare ripercuotersi anche sulla linea melodica della band, con individualismi che emergono (ad esclusione di Francesco Mandelli di cui si nota appena la presenza sia fisica che musicale) sull’insieme. Insomma si percepisce nitidamente il genere della band, ma non ci sono canzoni che spiccano per intensità o genialità.

Elemento che invece non fa difetto ad Adam Green. Lo si capisce immediatamente, basta vederlo salire sul palco. Il cantautore newyorkese è un affabile istrione. La sua voce è penetrante ed il suo portamento è un misto tra quello di Drugo, il protagonista del “Grande Lebowsky”, ed un ballerino autodidatta radiato a vita dal Bolshoi.

Cerca subito di conquistarsi il pubblico del locale (non da “tutto esaurito” ma estremamente caloroso e coinvolto), pronunciando in uno splendido italiano parole come “Appennino”, “Papà Mario” (nessuno ha mai scoperto a chi si riferisse, si vocifera però di un omonimo ristorante di Sestri), “Spaghetti” e più in generale tutte quelle che nel corso della serate vengono suggerite dalla platea.

I suoi pezzi sono un concentrato (durano tutti infatti poco più di due/tre minuti) formidabile di spensieratezza e vivacità anche quando assumono toni più cupi. Il suo stile è un morbido folk-pop che ammalia e trascina.

Adam Green accompagna ogni nota con movimenti molto sciolti, più suadenti di quelli di Bugo, ma altrettanto “invasati”. L’idea è quella di un cantante a cui abbiamo sfilato la spina dorsale e che, proprio grazie a questa manifesta menomanza, riesce a muoversi sul palco in maniera assolutamente disarticolata ma altrettanto efficace.

Ogni melodia ha un suo passo, ogni refrain il suo particolare coinvolgimento. Green pesca in tutto il suo repertorio, dagli esordi con l’ipnotica “Dance With Me” (Garfield) alla circolare “Cigarettes Burns Forever” (Minor Love). Già perché il buon Adam, 32 anni appena compiuti, ha già all’attivo qualcosa come 7 album da solista a cui occorre sommare i 2 antecedenti con i Moldy Peaches e soprattutto l’ultimo disco, quello realizzato in coppia con Binki Shapiro (Adam Green & Binki Shapiro) che l’ha consacrato al “grande pubblico”.

Insomma ogni pezzo è uno spettacolo e se durante “Tropical Island” (la canzona più serena e vacanziera che possiate immaginare) il cantautore newyorkese si trasforma in un perfetto indigeno hawaiano, l’irrefrenabile Green si concede il lusso di liquidare la band, imbracciare la chitarra, zittire il pubblico per eseguire in acustico e SENZA microfono “The Prince’s Bed”. Mandelli (il Nongio) si affaccia estasiato dal camerino, gli ascoltatori sono in visibilio. Durante ogni esibizione Adam Green, stringe mani, sorride a battute che evidentemente non capisce, beve come un forsennato e poi da vero incosciente folle folletto si lancia letteralmente sul pubblico.

Ora, una cosa è lanciarsi sul pubblico quando si è circondati da 60.000 persone assiepate peggio di sardine vicino alle transenne del palco, altra cosa è fiondarsi su 60 persone che, per quanto rapite, non fanno a gara per montarsi addosso. Di fronte a cotanta generosità il minimo che chiunque possa fare è sorreggerlo e portarlo in trionfo. Io l’ho fatto e vi posso assicurare che era sudatissimo.

Farsi un bagno di solito è rilassante, il “bagno di fan” deve avere effetti controversi, infatti quando viene riportato sul palco, Adam sembra ancor più esaltatoStrega tutti con la hit “Friends of Mine”, spara un energizzante e schizoide “Gemstones” e ancora alterna dialoghi surreali a musica e bevute. Alla fine è impossibile non essere travolti, alla maniera di “Un Mercoledì da Leoni”, dall’onda del “concerto perfetto” che non poteva non chiudersi con la struggente “Jessica” e un’altra canzone chitarra e voce nuda. Si tratta di “Bluebirds” ed è il secondo bis.

Testimoni possono confermarvi che le mie gambette non hanno mai smesso di agitarsi e tenere il tempo di ogni canzone e la cosa ancor più sorprendente, aldilà dell’espressione di beatitudine che avevo dipinta sul volto nel lungo viaggio di ritorno, è il fatto che non vedevo l’ora di essere a casa per ascoltare di nuovo quel folle folletto di Adam Green.

Il mio concerto dell’anno.

Sublime nella sua semplicità.

leggi anche…

Gli Ultimi Articoli

un articolo a caso

  • Magazine30 Maggio 2013
    Rehab Migliorare sul lungo periodo Radiohead Blur e Talk TalkRehab Migliorare sul lungo periodo Radiohead Blur e Talk Talk 30 Mag 2013 RUBRICA alfredo cristallo migliorare sul lungo periodo  A cura di Alfredo Cristallo Riabilitazione: quante volte è successo che una band sia diventata interessante o innovativa a carriera iniziata? Pochissime volte ovviamente. La normalità nel rock è un avvio esplosivo e promettente e poi un assestamento o un lento/rapido declino a seconda del valore di ogni singolo gruppo. Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui Perché? I motivi sono essenzialmente due. Il primo dipende dal mainstream musicale: se vuoi avere successo ti affidi alla tua label che sa bene quale musica “va” in quel momento, quale tipo di brani devi fare, dove devi inserirli nel disco ecc. La seconda è ovviamente fisiologica: all’inizio un gruppo ha più idee da sviluppare, poi il successo (se c’è stato) annebbia le idee. Ho riflettuto su quali gruppi NON entrino in questa regola, ho chiesto ai miei colleghi (grazie Max e Mile) e ho trovato (solo?) 3 esempi. Un caso famoso sono i Radiohead di Thom Yorke (voce), gruppo fra i più chiacchierati degli anni ’90 che iniziarono come emuli del pop intimista degli Smiths, un’influenza evidente nel 1° LP Pablo Honey (1993; Creep, Stop Whispering, Blow-Out), sull’ EP My Iron Lung (1994;la title-track) e infine su The Bends (1995; Planet Telex, High And Dry, Fake Plastic Trees) un grande calderone di cliché pop. Ok Computer (1997) è l’album della svolta. Per quanto ondeggi fra tono epico (Airbag, Climbing Up The Walls), tono sofferto (Exit Music, Karma Police) e tono magniloquente (Subterranean Homesick Alien), il gruppo è capace di sfoderare gemme folk rock come Let Me Down e No Surprises o la minisuite prog-rock Paranoid Android nel segno di una ricerca dell’effettismo sonoro per niente scontato; il successo commerciale premierà questa scelta e l’album diverrà una pietra miliare del decennio successivo. I Radiohead vanno oltre l’enunciato di canzone in Kid-A (2000). Qui infatti i brani sono strutture flessibili imparentati con l’elettronica (Idioteque), la muzak creativa (Optimistic, In Limbo), la sperimentazione eccentrica (The National Anthem, Morning Bell). Tutti i suoni e le parti vocali sono remixate a suggerire un’ascesi verso il divino (Everything In Its Right Place, How To Disappear Completely). La missione è completata nel seguente LP Amnesiac (2001): far coesistere in strutture volatili e glaciali, trance melodica (Pyramid Song, Knives Out) e alienazione sperimentale (Pull/Pulk Revolving Doors, Packt Like Sardines In A Crushed Tin Box). Un caso più classico furono i Blur, i quali, benché siano con gli Oasis i maggiori esponenti del brit-pop, uno dei generi più vacui dell’intera storia del rock, costituiscono anzi uno degli esempi più sorprendenti di riabilitazione. Esordirono nel solco del Merseybeat con l’album Leisure (1991; She’s So High, There’s No Other Way), sposarono uno stile a metà fra Kinks e David Bowie in Modern Life Is Rubbish (1993; For Tomorrow) e Parklife (1994; la title-track) con echi di Elvis Costello (End Of The Century) e Wire (Girls & Boys), pervenendo con The Great Escape (1995; Stereotypes, Charmless Man, Country House) a una versione ironica di brit-pop. Persa la sfida con gli Oasis, il gruppo si ricostruisce una carriera con l’omonimo LP del 1997, che è un omaggio all’alt-rock USA (Beetlebum, You’re So Great), al trip-hop (Essex Dogs) e nei momenti migliori un saggio sull’arrangiamento dissonante (MOR, Movin’on, Chinese Bombs, Song 2 la più punk del lotto). Grazie alla sfavillante produzione di William Orbit (stratificazione sonora + inserti rumoristici), i Blur possono anche dimostrare nel successivo 13 (1999) una buona conoscenza del rock sia nei suoi fondamentali (il gospel Tender, Mellow Song) sia nei linguaggi d’avanguardia (Bugman, Swamp Song, Battle, Caramel). E al diavolo il brit-pop: suoni saturati e grazioso videoclip e persino il motivetto di Coffee And TV funziona meglio. Iscriviti alla newsletter di Musicastrada Lontano dai riflettori, i Blur sono diventati eccellenti musicisti. Il caso più singolare furono i Talk Talk. Se i primi 2 LP The Party’s Over (1982; Talk Talk) e It’s My Life (1984; Dum Dum Girl, Such A Shame, la title-track) presentava un tipico (ma poco carismatico) gruppo di synth-pop, The Colour Of Spring (1998; Happiness Is Easy) indicava tuttavia una prima sterzata verso un esotismo atmosferico alla David Sylvian. Il sound cambia del tutto con Spirit Of Eden (1988): il gruppo abbraccia la filosofia compositiva del free-form (The Rainbow, Wealth), tra arrangiamenti jazzati (Eden), tessiture raga (I Believe In You) e spunti di avanguardia elettronica (Desire) tutti immersi in una trance trascendente. La prassi prosegue in Laughing Stock (1991), LP immerso in atmosfere rallentate (Myrrhman), languide (New Grass, After The Flood) e spettrali (Taphead, Runeii)  vicine al Miles Davis di In A Silent Way. L’incomprensione dei fans decretò la fine della band ma è dai loro ultimi lavori che bisogna partire per comprendere la musica ambientale del XXI secolo. leggi anche… L’unico bianco che non passa mai di moda Io c’ero Il White Album interpretato dal Collettivo Angelo Mai all’Anfiteatro Romano di FiesoleMagazineRound Like a Record – Life on MARRSMagazineGli Avengers di Perugia! LIZI AND THE KIDS Go Hard Or Go HomeMagazineMeditazioni Elettroniche – “Desperate Consciousness” di Kevin FollettMagazine Go back to WEZ!!! Gli Ultimi Articoli Francesco De Gregori, il Principe sopra le nuvole. Lucio il marinaio Il “cammino” inesorabile dei The Black Keys Garrincha intervista David Bromberg per WEZ Gli Avengers di Perugia! LIZI AND THE KIDS Go Hard Or Go Home Paolo Conte e Jeeves, incontro tra due dandy La muta dei Reese…questo il nuovo singolo: Mirror of Weakness Secondo singolo per i Death of a Legend: Beyond Thunderdome MALJE “Jewels” UNA MERAVIGLIOSA VOCE IN EQUILIBRIO FRA VARI STILI Tonno, normalità in controtendenza: intervista semiseria alla band emergente di Firenze Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui un articolo a caso Magazine4 Febbraio 2021Tamburellisti di Torrepaduli La Via dell’Armonia Un viaggio in una tradizione anticaTamburellisti di Torrepaduli La Via dell’Armonia Un viaggio in una tradizione antica 4 Feb 2021 RUBRICA li avete sentiti questi  A cura di Alfredo Cristallo Qualche notizia sulla pizzica (ma il vero nome è pizzica pizzica). La pizzica è una danza popolare presente nelle province di Brindisi, Lecce e Taranto e in genere in tutto il Salento ma diffusa anche nell’altopiano delle Murge e nella provincia di Matera. Fa parte della grande famiglia delle tarantelle. La prima fonte scritta che ne parla si riferisce a una nobilitata tarantella, una serata di danze offerta dalla nobiltà tarantina in occasione della visita diplomatica (20 aprile 1797) del re Ferdinando IV di Borbone Re Di Napoli e di Sicilia. Già del XIX secolo la pizzica è legata alle pratiche terapeutiche coreomusicali del tarantismo, una pratica che risale addirittura al XIV secolo per la cura delle persone morse dalla tarantola o dagli scorpioni. Alcune di queste danze (moresca, spallata, catena, pastorale ecc.) si sono diffuse diffusa oltre l’area pugliese e lucana e sono presenti in altre regioni europee. La pizzica era essenzialmente una musica ludica praticata durante le feste e le cene oltre che a fini terapeutici. Nell’area della pizzica si pratica anche la tarantella tanto che ormai è difficile ravvisare differenze fra i due balli. Adopera come strumenti principali la zampogna, vari aerofani agro-pastorali, violino, mandolino, il tamburello (che dà la scansione ritmica), il cupa cupa (tamburo a frizione), il triangolo, le castagnole e altri idiofoni rurali; dalla fine dell’Ottocento sono presenti anche l’organetto e la fisarmonica. Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui I Tamburellisti di Torrepaduli sono fra i più amati ed apprezzati cultori di questa nobile arte. Formatisi nel 1990, hanno inciso numerosi album tutti apprezzati da pubblico e critica: lo storico Fantastica Pizzica (1991), Pizzica E Trance (1995), Pizzica E Rinascita (2000; più di 20000 copie vendute), Il Tempo Della Taranta: Pizzica D’Autore (2003), Pizzica Grica (2006; accoglieva temi della tradizione greca e gricia la lingua greco-bizantina parlata da alcune comunità balcaniche pugliesi), Taranta Taranta (2009), La Via Della Taranta (2013; contenente anche una pizzica in inglese), La Grande Pizzica (2017). I Tamburellisti sono famosi per il loro virtuosismo, le tecniche vorticose della danza, i contenuti artistici e poetici dei testi che rievocano la straordinaria eredità della musica popolare della Magna Grecia e della musica balcanica e riaffermano i valori di questa danza attorno a cui gravitano i valori ancestrali dei culti dionisiaci e della Madre Terra. Il loro strumento principale è il tamburello a croce che offre un’emozionante ritmo incrociato. Vantano proficue collaborazioni nel mondo dell’università, della cultura ellenica e fin dal 1998 hanno partecipato a tutte le edizioni della Motte Della Taranta. Hanno suonato in tutto il mondo e sulle loro musiche hanno ballato compagnie di ballerini greci e persino i Sioux Dakota. La loro line-up comprende ora Pierpaolo De Giorgi (chitarra, voce), Donato Nuzzo (tamburello, fisarmonica), Gioele Nuzzo (percussioni, didjeridoo), Rocco Luca (tamburello) e Michele Wilde (violino). Il loro nuovo album intitolato La Via Dell’Armonia esce l’11 dicembre 2020. Nel nuovo album, il gruppo affianca temi tradizionali della pizzica tradizionale (Cantico Nuovo basato su uno stornello medioevale, Spunta La Luna, Pizzica Erotica basato su un tema di tarantella calabrese con suggestioni jazz alla Daniele Sepe) a temi che fanno parte della tradizionale folk europea (il folk balcanico medioevale di Balla Afrodite, la pizzica balcanica propulsa da violini celtici di Mani Di Ragno) spingendosi fino a confrontarsi positivamente con i nuovi linguaggi musicali dell’hip hop e del rap (la title-track che vede la partecipazione di Nandu Popu dei Sud Sound System) e dell’elettronica (le suggestioni futuristiche di Extraterrestri A Creta con la partecipazione di AR10). Iscriviti alla newsletter di Musicastrada Questo programma che delinea un’eccelsa abilità di far convivere tradizione folk, tracce di World Music mediterranea (riesumando gruppi dimenticati della metà degli anni Novanta come gli Al-Darawish e gli Handala) e contaminazioni con la musica popolare contemporanea (cos’altro è il rap ?) trova una definitiva consacrazione nell’iniziale La Vita E’ Un Sogno (intro di didjeridoo per una sarabanda che mescola world music balcanica, folk celtico e ritmica hip hop) e nel tour de force tribale di Il Ritmo Dell’Armonia per sole percussioni, una testimonianza filologica di dove si trovino le radici della musica popolare: nel tribalismo percussivo. “Quest’album è un lavoro collettivo scritto, suonato e cantato con entusiasmo ed emozione. Abbiamo utilizzato gli stilemi e i caratteri più significativi della tradizione per creare un’opera innovativa di taglio attuale che metta in evidenza le potenzialità universali della pizzica” – sottolinea Pierpaolo De Giorgi (membro del gruppo) – “Poesia contemporanea, versi antichi, melodie intriganti e virtuosismo si mescolano a un ritmo ancestrale, cardiaco e terapeutico in grado di gettare luce sull’armonia profonda che anima la pizzica e di cui tutti oggi abbiamo un grande bisogno”. L’album è prodotto da Arten e dai Tamburellisti Di Torrepaduli. leggi anche… Freak Spaziali e Nirvana Elettrici – Band a Confronto: Ash Ra Tempel e Popol VuhMagazineBuoni “motivi” per bere Wine Sound Sistem di Donpasta e CandideMagazineLord Hammond – Io c’ero: il concerto dei James Taylor Quartet al Music ParkMagazineGarrincha intervista David Bromberg per WEZMagazine Go back to WEZ!!! Gli Ultimi Articoli Francesco De Gregori, il Principe sopra le nuvole. Lucio il marinaio Il “cammino” inesorabile dei The Black Keys Garrincha intervista David Bromberg per WEZ Gli Avengers di Perugia! LIZI AND THE KIDS Go Hard Or Go Home Paolo Conte e Jeeves, incontro tra due dandy La muta dei Reese…questo il nuovo singolo: Mirror of Weakness Secondo singolo per i Death of a Legend: Beyond Thunderdome MALJE “Jewels” UNA MERAVIGLIOSA VOCE IN EQUILIBRIO FRA VARI STILI Tonno, normalità in controtendenza: intervista semiseria alla band emergente di Firenze Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui un articolo a caso Magazine4 Maggio 2012Nonsoloclassica – Consigli per l’ascolto: Stefano Bollani con il Danish TrioIl tour di uno dei jazzisti italiani più famosi al mondo passa anche dalla Toscana. Ad ospitarlo sarà il Teatro del Giglio di Lucca. A cura di Francesco Virdis Quando si pensa ai jazzisti italiani, dopo i primi 10 nomi buttati di getto si comincia a tentennare nel tentativo di ricordare gli artisti di minore popolarità ed importanza, fino a rendersi conto che, per quanto ci si possa sforzare, la lista resta comunque piuttosto esigua. Esiguità giustificata dal fatto che l’Italia non può certo dirsi al centro di quello che fu il fenomeno della nascita del jazz. Ma l’inferiorità numerica non sta a significare che i jazzisti italiani sono da meno dei celebri cugini afro-americani di oggi e di allora. Tra i primi dieci nomi noti della lista, oltre a Paolo Fresu, Enrico Rava, Fabrizio Bosetti e Ares Tavolazzi non può non comparire anche quello del pianista Stefano Bollani un’artista che, per gli amanti del genere, non ha bisogno di presentazioni. Classe 1972 nato a Milano ma trapiantato in Toscana, si diploma al conservatorio di Firenze nel 1993 e ancora giovanissimo comincia una carriera da turnista con artisti della scena italiana come Jovanotti e Irene Grandi. A lanciarlo nel mondo del Jazz sono invece le collaborazioni con Gato Barbieri, Pat Metheny e Chick Corea. Dal 2002 sembra aver trovato una perfetta sinergia, come lui stesso dice, con il contrabbassista Jesper Bodilsen e il batterista Morten Lund entrambi danesi. Una sinergia che prende corpo nel Danish Trio, formato appunto da Bollani, Bodilsen e Lund. Anche i due musicisti danesi hanno un curriculum di tutto rispetto: Bodilsen viene ammesso all’età di ventuno anni alla Royal Academy Of Music di Aahrus in Danimarca e si diploma in contrabbasso nel giugno del 1997. Nell’agosto del medesimo anno viene chiamato ad insegnare nella stessa accademia e nel 2004 riceve il premio Django D’or. Vanta collaborazioni con Joe Lovano, Paolo Fresu, Duke Jordan, Tom Harrell, Phil Wood e tanti altri. Ha inoltre inciso con diversi artisti più di cento dischi, molti dei quali nominati in vari music awards. Morten Lund nasce invece in una famiglia di musicisti e inizia a suonare la batteria (strumento che suona anche suo padre) all’età di sei anni. Anche lui studia alla Royal Academy Of Music entrando poco dopo a far parte della Kluvers Big Band. E’ sicuramente uno dei batteristi più noti della scena danese e oltre al Danish Trio è nota la sua Militanza nel Paolo Fresu’s Devil Quartet. Nel mese di maggio il Trio farà alcune tappe in giro per l’Italia per portare in scena lo spettacolo Nonsoloclassica e venerdì 4 si esibirà al Teatro del Giglio di Lucca. Appuntamento imperdibile per chi, ad un prezzo assolutamente onesto per jazzisti di questo calibro e per l’intimità e la qualità del suono che solo un teatro sa offrire, voglia godere della magia di un genere così vicino all’animo umano come il Jazz. Per quanto riguarda la location poi, il Teatro del Giglio di Lucca offre 749 comodissimi posti a sedere ed è rinomato per l’ottima acustica e la bellezza artistica che lo costituisce. Insomma, un raro caso in cui contenuto e contenitore si meritano a vicenda.   Il Danish Trio – Live a Villa Arconati 4 luglio 2011 [...] TUTTE LE RUBRICHE TOP FIVE | LETTERATURA IN MUSICA | STORIE DI MUSICI E MUSICA | VIA COL VENTO | OK IL PEZZO E’ GIUSTO | LI AVETE SENTITI QUESTI | BAND A CONFRONTO | LE PEGGIORI MAI SENTITE | PENSIERI IN MUSICA | CONSIGLI PER L’ASCOLTO | SARANNO FAMOSI? | LA PAROLA AI MUSICISTI | IO C’ERO | IO CI SARO’ | IL DIARIO DI MUSICASTRADA | DISCOVERY | FUORIUSCITI | LIFE ON MARRS | MIGLIORARE SUL LUNGO PERIODO | LO SAPEVATE? | DIETRO LE QUINTE CON ascolta Un assaggio dalla selezione settimanale di Gianluca De Vito Franceschi Messages From The Resonator by Globular & Geoglyph Iscriviti alla newsletter di Musicastrada news musicastrada “Yemule Muladdiwen” fuori il secondo singolo dei Fanfara Station Musicastrada Gospel Festival 2021: il 20 e 21 dicembre il Gospel arriva nei borghi toscani Musicastrada al Womex dal 23 al 31 Ottobre 2021 a Porto Portogallo E’uscito “NAGRAN” nuovo singolo dei Fanfara Station Musicastrada Festival 2021 dal 14 Luglio all’8 Agosto in Toscana In arrivo WEZ la webzine di musicastrada musica pensieri parole in libertà! SuRealistas e Baro Drom Orkestar al “GO ON! Giotto Jazz Festival & Etnica” Fanfara Station Official Showcase Artist @ Womex Digital Edition 2020 Healthy Weight loss E’ uscito RITMO ANIMAL il terzo disco dei SuRealistas Musicastrada Festival nella prima rete italiana di Dolce Vita Festival che puoi sostenere con l’ART BONUS Fotografando la Musica 2019 | XVI anno | I vincitori e i partecipanti Musicastrada al Ment di Ljubljana dal 5 al 7 febbraio 2020 SuRealistas showcase ufficiale Pin Music Conference & Showcase a Skopje Musicastrada al Linecheck 19 > 24 Novembre 2019 Milano [...] TUTTE LE RUBRICHE TOP FIVE | LETTERATURA IN MUSICA | STORIE DI MUSICI E MUSICA | VIA COL VENTO | OK IL PEZZO E’ GIUSTO | LI AVETE SENTITI QUESTI | BAND A CONFRONTO | LE PEGGIORI MAI SENTITE | PENSIERI IN MUSICA | CONSIGLI PER L’ASCOLTO | SARANNO FAMOSI? | LA PAROLA AI MUSICISTI | IO C’ERO | IO CI SARO’ | IL DIARIO DI MUSICASTRADA | DISCOVERY | FUORIUSCITI | LIFE ON MARRS | MIGLIORARE SUL LUNGO PERIODO | LO SAPEVATE? | DIETRO LE QUINTE CON ascolta Un assaggio dalla selezione settimanale di Gianluca De Vito Franceschi Messages From The Resonator by Globular & Geoglyph Iscriviti alla newsletter di Musicastrada news musicastrada “Yemule Muladdiwen” fuori il secondo singolo dei Fanfara Station Musicastrada Gospel Festival 2021: il 20 e 21 dicembre il Gospel arriva nei borghi toscani Musicastrada al Womex dal 23 al 31 Ottobre 2021 a Porto Portogallo E’uscito “NAGRAN” nuovo singolo dei Fanfara Station Musicastrada Festival 2021 dal 14 Luglio all’8 Agosto in Toscana In arrivo WEZ la webzine di musicastrada musica pensieri parole in libertà! SuRealistas e Baro Drom Orkestar al “GO ON! Giotto Jazz Festival & Etnica” Fanfara Station Official Showcase Artist @ Womex Digital Edition 2020 Healthy Weight loss E’ uscito RITMO ANIMAL il terzo disco dei SuRealistas Musicastrada Festival nella prima rete italiana di Dolce Vita Festival che puoi sostenere con l’ART BONUS Fotografando la Musica 2019 | XVI anno | I vincitori e i partecipanti Musicastrada al Ment di Ljubljana dal 5 al 7 febbraio 2020 SuRealistas showcase ufficiale Pin Music Conference & Showcase a Skopje Musicastrada al Linecheck 19 > 24 Novembre 2019 Milano [...]

TUTTE LE RUBRICHE

Iscriviti alla newsletter di Musicastrada

news musicastrada