Un monito maledettamente orecchiabile New Radicals You get what you give

Un monito maledettamente orecchiabile New Radicals You get what you give

A cura di Roberto Italiani

Un lustro. Sono stati sufficienti 5 anni, 5 edizioni, 5 sensazionali kermesse per fare di Settembre | Prato è spettacolo 2019 uno dei Festival più attesi dell’estate nell’intero panorama musicale nazionale. Organizzato da Fonderia Cultart in collaborazione con il Comune di Prato, anche la quinta sinfonia della kermesse non delude le attese presentando una line-up che provoca emozioni solo a pronunciare il nome degli artisti che saranno presenti.

“Che fine ha fatto Gregg Alexander?” potrebbe essere il titolo di una ricerca sui gruppi anni 90! Voi giustamente direte, chi era costui? Beh…certo questo nome non dice niente ma, partiamo da qua: mente creativa di un gruppo che ha fatto il boom con un pezzo uscito nel 1998; il pezzo era “you get what you give” e loro erano i New Radicals.

Ora, forse ancora non vi diranno niente sia il nome del gruppo che la canzone; allora fate partire il video qua sotto e subito vi tornerà alla mente quell’estate lì. Ditemi se non sprizza spensieratezza da tutti i pori questo pezzo! Per chi non la conoscesse, sono sicuro questa canzone risulterà subito orecchiabile e carina, ma chi (come me) se la ricorda è probabile che abbia già premuto il tasto STOP o abbia già buttato il pc dalla finestra, considerato che in quel periodo le radio, le tv e le pubblicità ce l’hanno proposta fino allo sfinimento!

Merito come dicevo del Sig. Alexander, genietto del pop, bravo a partorire melodie orecchiabilissime e mai banali come appunto quelle contenute in questo primo e unico album dei New Radicals (Maybe you’ve been Brainwashed too) del 1998. A parte il pezzo di punta sopracitato, comparivano nel disco altri 2 o 3 brani niente male e tutti maledettissimamente orecchiabili.

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Beh…che dire? Forse con questo disco i New Radicals volevano lanciare un monito? Volevano far aprire gli occhi alle masse? Ipotesi. Però a partire dal titolo del disco (forse anche a voi hanno fatto il lavaggio del cervello) e ancor più da alcune frasi del testo del singolo “You get what you give”:

“Courtney Love e Marilin Manson
You’re all fakes
got to your mansion
come around…we’ll kick your ass in!”

si capiva che additavano personaggi del calibro di Manson e Love come dei fasulli consigliando loro di tornare ai loro affari e che se si fossero avvicinati troppo li avrebbero presi a calci nel posteriore!

Mi ricordo ci fu un po’ di polemica all’epoca, ma il messaggio forse era l’avvertimento che in quel periodo la scena musicale era piena di fantocci e ciarlatani privi di idee e contenuti tutto creato ad hoc per il businnes.
Un monito che non è servito a molto purtroppo, perché anche se negli USA “Maybe you’ve been Brainwashed too” ha venduto oltre 1.000.000 di copie aggiudicandosi il disco di platino, i nostri eroi si sono sciolti e sono spariti nel nulla a differenza dei loro “nemici” che continuano a produrre musica.

Di loro rimane questo tormentone molto carino e orecchiabile; è un pezzo che al primo ascolto dici che è una canzone carina, al secondo dici che è piacevole, al decimo sei più titubante ma perseveri nel sentirlo e al centesimo vai in overdose e decidi che è meglio passare su Radio Maria per depurarti appena dopo il “one, two, three..” iniziale!

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Il 3° omonimo LP (1986) trova un gruppo maturo che sa addentrarsi nel variopinto crogiuolo della neopsichedelia (Une Fois, Surprise Truck, Peace And Love, le cover di Stairway To Heaven e Interstellar Overdrive) mentre sfodera i suoi capolavori col folk-pop di Good Guys And Bad Guys e l’hillbilly Joe Stalin’s Cadillac. La normalità arriva col pop raffinato di Our Belated Revolutionary Sweetheart (1988; Life Is Grand, Waka, Turquoise Jewelry, Change Your Mind). Il gruppo più criminale e surreale furono i Butthole Surfers. Guidati da Paul Leary (chitarra) e Gibby Haines (voce), esordirono con l’omonimo EP (1983; inciso a 69 giri) in cui mescolavano punk (Suicide), cacofonia (The Shah Sleeps In Lee Harvey’s Grave, Revenge Of Anus Presley) e primitivismo (Bar-B-Q Pope) celebrando con orgiastica ferocia lo squallore e l’alienazione della condizione umana (Something). Sul 1° LP Psychic Powerless (1985) la band non si fa problemi ad iniettare quintalate di distorsioni (Concubine, Cowboy Bob), rumorismo (Woly Boly) e volgarità (Lady Sniff), variando fra registri pop (Negro Observer),  psichedelici (Cherub) e trash (Butthole Surfers, Mexican Caravan); mai album fu più surreale. L’andazzo è confermato sull’EP Cream Corn For The Socket Of Davies (1987; Moving To Florida)  e sull’album Rembrandt Pussyhorse, con un suono più accessibile ma sempre immerso in grottesche deformazioni tribali (American Woman), dark (Creep In The Cellar, Strangers Die Everyday) e psichedeliche (Whirling Hall Of Knives). Con Locust Abortion Technician (1987) iniziò il periodo dei concept album: qui il tema era il dark metal (Sweat Loaf, Graveyard). Il successivo Hairway To Steven (1988) era addirittura una parodia nella parodia visto che i brani avevano come titolo solo disegnini scatologici. I Savage Republic furono il gruppo più sperimentale e innovativo. 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