Un pirata da salotto: l’involuzione di Piero!

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Un pirata da salotto: l’involuzione di Piero!

Per chi ha almeno una quarantina di anni parlare di Piero Pelù è davvero difficile. Perché prima di stazionare in prime serate in tv (vedi the Voice), tra un passaggio e l’altro in radio o come presenza ai vari Festivalbar, prima di diventare la caricatura di se stesso con quel look da pirata un po’ zingaro, prima di trasformarsi in un cantante pop, prima di andare a fare il nonno a dare show a Sanremo, insomma prima che prendesse questa deriva super mainstream, Piero Pelù era un belva.

Tralasciando le scelte di puro rimpinguamento del portafoglio, (a suo modo comprensibile perché la piscina e il mutuo bisogna pur pagarli)  la cosa davvero che mi ha scioccato è l’involuzione non solo del personaggio, ma dell’artista che fu la voce e la faccia dei magnifici Litfiba nella seconda metà degli anni ’80 e a suo modo anche nei primi anni ’90 (17 Re e Litfiba 3 sono del 1986 e 88, che dischi ragazzi!!) quando incantava gli spettatori esprimendo un concetto con tre parole, mentre oggi non gli basta neppure un disco intero per andare oltre a delle banali ovvietà.
Quindi dovendo andare a fare il punto della sua sciagurata carriera solista risulta molto difficile scegliere il meglio del peggio perché la scelta è davvero troppo vasta. Nel primo disco da solita “né buoni né cattivi “ del 2000, oltre ai singoli deprecabili come “Io ci sarò”, “Toro loco” o “Bomba boomerang” si nascondono un paio di pezzi meno noti ma non meno indecenti delle più famose hits.

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“Homus europeus” -track 9- è un guazzabuglio incerto di misto funk-rock farcito di improbabili e improponibili <yo pòpòpòpòpò> che probabilmente vorrebbe essere un’esplicita accusa nei confronti dell’uomo europeo e delle sue strane abitudini. Il testo è veramente insulso. Si dispensano a caso un mucchio di inutili luoghi comuni spacciati come perle di saggezza come: ”la macchina tedesca / il vestito italiano / la scarpa un po’ all’inglese / l’amante dell’est la barca giù all’ovest / vacanze alle Maldive / ed un debole per essere primi” o proprio nonsense tipo: “Ai blocchi di partenza siam fermi già da un po’ / si cerca un capitano ambarabà cicci coccò / la selezione è dura truccata da roulette / e la vecchia apocalisse ritorna in mille risse.”
Peccato che non esista il video di questa canzone, perché già me lo immaginavo tutto bello trollonzo col suo solito vestito (italiano) da bandido latino simil-circense-truzzo sulla macchina tedesca a sciorinare a destra e a manca tutto il suo “Æntusiasmuooaahh”.

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La fugace folgorazione ultraterrena è svanita in un lampo, ma un po’ per sconfessare il mio amico, un po’ per la pietà e la simpatia umana che mi ha fugacemente trasmesso lo spaesato ologramma di Vasco Rossi, mi sono precipitato a cercare sul Pc il video di cui ho avuto miracolosa visione. Eh…già, mi ricordavo bene era proprio “Eh…già”. La trama del video è abbastanza complessa. C’è una famosa rockstar che con ogni probabilità viene rapita, vestita con abiti improbabili e successivamente convinta, forse attraverso strane misture dagli effetti allucinanti, a presentarsi di fronte ad un green screen. Quindi, a sua completa insaputa, due o più telecamere la riprendono, magari prevedendo di inserire il mitico cantante in ambientazioni spettacolari, attraverso l’ausilio di chissà quale diavoleria informatica. Ma ecco che accade l’irreparabile, il titolo della casa di produzione, subito dopo l’ultimo ciak, crolla repentinamente in borsa a causa di una speculazione economica guidata da un magnate russo fan di Laura Pausini. I soldi non ci sono, il tempo stringe e il videoclip deve uscire. Iscriviti alla newsletter di Musicastrada Eh…già, penso che pressappoco sia questa la sceneggiatura che l’attento video-ascoltatore deve ricostruire dopo essersi sorbito 4 minuti di Vasco Rossi che imita Vasco Rossi.Per tutta la durata della canzone Vasco, visibilmente nervoso, si agita, fa smorfie, annuisce più e più volte, ride, smanacca, allarga le braccia, saltella e tiene a ribadire che lui è ancora lì e che non c’è niente che non va…a parte il fatto che il regista del videoclip di “Eh…già” non si è ancora visto. A questo punto risulta perfino spiacevole confidare a Vasco che quel regista non è mai arrivato, credo però sia arrivato il momento che qualcuno glielo dica. Perché non Alfred? Ricordate il mitico proprietario del locale Arnold’s in Happy Days? Ecco con la sua aria sconsolata e con le stesse quattro parole tanto care a Vasco, forse potrebbe rincuorare la rockstar e quegli oltre 15 milioni di utenti che hanno visto il videoclip con uno dei suoi “Eh…già, già, già!”. leggi anche… La minestrina riscaldata – Fuoriusciti: Il nuovo album di Jack White, “Blunderbuss”MagazineCome muore una Rockstar I delitti-rock di Ezio Guaitamacchi e Carlo LucarelliMagazineIl ritmo della strada – Li avete sentiti questi?: Dub FxMagazineUna Top Five da Spiaggia – Le Magnifiche 5 Scelte dai Nostri Redattori (e non solo…)Magazine Go back to WEZ!!! Gli Ultimi Articoli Francesco De Gregori, il Principe sopra le nuvole. Lucio il marinaio Il “cammino” inesorabile dei The Black Keys Garrincha intervista David Bromberg per WEZ Gli Avengers di Perugia! 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Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui Copertina con il leader del gruppo messo in posa daCristo demoniaco, risvolto interno con foto di seni, fondoschiena ecc… e a completare l’opera un neonato messo al centro di un pentacolo in attesa di essere sacrificato; è appunto il secondo lavoro di questo mitico gruppo, uscito nel 1989 quasi 10 prima del più famoso Marylin Manson! I Death SS nascono a Pesaro nel ’77 ma si trasferiscono subito a Firenze dove sono tuttora in attività.Death SS deriva da “in Death of Steve Sylvester” secondo album (ma primo in studio) del gruppo formato appunto dal cantante Steve Sylvester (Stefano Silvestri) e dal chitarrista Paul Chain (Paolo Catena) che poi lascerà la band.Io non so se avete mai avuto la fortuna di vedere un loro concerto ma io che sono tra questi posso dire che è stata un’esperienza che mi ha lasciato a bocca aperta come un bambino per tutto lo show. Chiaramente il gruppo si ispira al culto di Satana, ai sacrifici e tutto ciò che è horror, sia musicalmente che visivamente; infatti si presentano sul palco vestiti chi da mummia, chi da licantropo chi da zombi o vampiro; e le loro esibizioni prevedono incendi di croci rovesciate, fustigazioni, lancio sul pubblico di sangue e vermi e donne completamente nude che simulano sacrifici. Tutto ciò può essere puro showbiz; non penso che adorino Satana realmente, ma loro nello show che fanno ci credono veramente e gliene va dato atto. Iscriviti alla newsletter di Musicastrada Detto ciò il disco Black Mass alza il sipario con “Kings of Evil” dal sound molto gotico fatto da un arpeggio iniziale e da un riff tagliente e incisivo; a mio giudizio la migliore track del disco. “Horrible eyes” invece è molto di effetto soprattutto nella parte iniziale di carillon. Seguono le gotiche “Cursed mama” e “ Buried alive” per arrivare alla ballatona orrorifica “ in the Darkness” che racconta appunto della perdita di un amore. Tutto ciò per finire con la vera perla dell’album, la titletrack “Black mass”; 8 minuti di messa nera dove un sacerdote satanico recita una vera e proprio preghiera satanica in latino al Maligno, supportata da suoni di campane, lamenti e atmosfere angoscianti. Questo pezzo esprime proprio il concetto del male nella sua forma più ampia. I Death SS o si odiano o si amano, ma non c’è dubbio che il gruppo fiorentino ha centrato un obiettivo che poi li porterà al meritato successo con numerose partecipazioni a eventi internazionali (vedi Gods of Metal, Wacken Open Air, ecc).Ogni buon metallaro che si rispetti deve avere questo disco tassativamente perché i Death SS sono alla radice del metal italiano che credetemi è di altissimo livello. Da ascoltare se si ricercano atmosfere angoscianti, maligne, sataniche ed esoteriche (ma non voglio saperne il motivo!!) e soprattutto se vi capita andate a vedere un loro concerto…(Come with us! we’re the Kings of Evil!!) leggi anche… Le tournèe In Europa ed in italiaMagazineLa Scena Creativa di Athens: Band a confronto: B-52’s e REMMagazineL’appuntamento con la storia – Io ci sarò: 25 maggio Jorma Kaukonen in concerto a SarzanaMagazineSu la mascher(in)a!Magazine Go back to WEZ!!! Gli Ultimi Articoli Francesco De Gregori, il Principe sopra le nuvole. Lucio il marinaio Il “cammino” inesorabile dei The Black Keys Garrincha intervista David Bromberg per WEZ Gli Avengers di Perugia! 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