Una Dinastia di Canterbury Wilde Flowers ed eredi

Una Dinastia di Canterbury Wilde Flowers ed eredi

C’è stato un momento nei primi anni ’70 in cui ogni band inglese che avesse a)un tastierista e b)la propensione a comporre canzoni con continue variazioni di tempo veniva inserita nel Canterbury Sound. In realtà così s’indica una corrente del progressive che alcuni gruppi dell’area di Canterbury svilupparono alla fine degli anni ’60 contaminando il rock psichedelico, col jazz e la musica d’avanguardia e usando testi surreali.

Un’altra caratteristica è la tendenza dei gruppi a formarsi per germinazione o ricomposizione dal gruppo seminale dei Wilde Flowers formatosi nel 1962 con i fratelli Hugh e Brian Hopper, Mike Ratledge, i cugini Richard e David Sinclair e Robert Wyatt. Da questa radice derivano innanzitutto i due gruppi più famosi i Soft Machine e i Caravan: i primi iniziarono come gruppo dada-psichedelico per evolversi verso un jazz-rock d’avanguardia sempre più cerebrale, i secondi produssero melodie più orecchiabili costruite tuttavia su complesse partiture strumentali.

Il continuo rimescolamento fra i membri di questi gruppi e altri musicisti/amici crearono una miriade di affascinanti dinastie. Una di queste sono gli Hatfield And The North. La prima line-up era Pip Pyle (batteria), Phil Miller (chitarra) e suo fratello Steve (tastiere) tutti ex-Delivery. A loro si aggiunse uno dei fondatori dei Caravan, Richard Sinclair (basso, voce). S. Miller se ne andò presto e fu sostituito da David Sinclair (altro fondatore dei Caravan): a questo punto il gruppo assunse il nome di Hatfield And The North prendendolo da un cartello stradale della M1 (l’autostrada che collega Londra a Edimburgo). Anche Sinclair se ne andò per far posto a Dave Stewart , tastierista dai gusti classici ed epici, già negli Egg (un’altra dinastia dell’area). Contratto con la Virgin, session con ospiti del calibro di Wyatt (voce), Geoff Leigh (degli Henry Cow; ai fiati) e le tre Northettes (Amanda Parsons, Barbara Gaskin, AnnRosenthal) ai cori, e il primo omonimo LP (1974) è un capolavoro che somma tecnica del collage, il jazz-rock surreale di Wyatt (Rifferama) e lo stile accattivante dei Caravan (Fol De Rola una notevole perizia compositiva: si va dalle perversioni armoniche di Calyx, alla jam di Homerton sospesa fra Henry Cow e Terry Riley, alle fiabe vocali di Sinclair (Bossa NochanceBig Jobs), alla dissonanze fratturate di Shaving Is Boring.

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Il secondo album The Rotters’ Club (1975) si mantiene sugli stessi canoni con le peculiarità del gruppo messe in bella mostra: ci sono le variazioni armoniche di Miller (Lounging There Trying, l’improvvisazione jazzy (The Yes No Interlude, Fitter Stoke Has A Bath), la canzone appassionata (Didn’t Matter Anyway), lo scherzo funky (Share It), la suite di prammatica (Mumps). Benché universalmente apprezzato l’album non fermò il collasso del gruppo.

Dalle sue ceneri nacque una nuova dinastia, i National Health. La cui formazione fu tormentata: la line-up originale era Stewart, Miller, Parsons (voce), Alan Gowen (synth; dai Gilgamesh), Mont Campbell (basso; già Egg) e Bill Bruford (batteria) ma all’epoca della pubblicazione del I° omonimo LP (1977) gli ultimi 2 se ne erano già andati sostituiti da Neil Murray e dal rientrante Pyle. Inoltre l’album uscì in piena tempesta punk: un genere chiaramente alternativo. Tuttavia il gruppo tienebotta con un jazz-rock espressionista affidato alle improvvisazioni e diluito in 4 suite, l’eterea Tenemos Roads, l’atmosferica Elephantse le più moderne Brujo (con moog funky alla Ian Hammer) e Borogoves  (con duetto fra piano e slapping bass): a rubare la scena sono comunque l’organo strozzato di Stewart e la voce angelica di Parsons. Senza Gowen, Parsons e con John Greaves (basso) al posto di Murray, il gruppo pubblica l’album Of Queues And Cures (1978), un lavoro molto più serrato, forte di jam multicolori fra jazz, flash-rock e ritmi ballabili (The Bryden 2 StepDreams Wide AwakeThe Collapso), con strutture costruite minuziosamente (le dissonanze folli di SquarerFor Maud) utilizzando schemi compositivi semplici ma non ovvi.

L’abbandono di Stewart e la precoce morte del suo sostituto Gowen determinò la fine di gruppo e dinastia. Gli Hatfield avrebbero potuto avere successo come i Caravan a cui si ispiravano? Avrebbero potuto essere più longevi i National Health senza il punk? Non lo sapremo mai:ma spesso la storia del rock è andata secondo il caso o la dittatura delle label.

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