Una Top Five da fine del mondo Le Migliori 5 per l’Apocalisse scelte dai nostri redattori

Top_five_musicastrada_16_9

Una Top Five da fine del mondo Le Migliori 5 per l’Apocalisse scelte dai nostri redattori

RUBRICA

A cura di redazione

Ok…l’abbiamo scampata! Pare però che un meteorite abbia sfiorato la Terra in questi giorni nell’indifferenza generale. Il povero masso celeste si chiamava Toutatis ed è passato a 6,9 milioni di chilometri dalla Terra (insomma sempre più vicino del pallone calciato sopra la traversa nella finale dei mondiali Usa ‘94 da Roberto Baggio contro il Brasile), ma non l’ha considerato davvero nessuno…neppure Giletti che un’ospitata non la nega neanche ad un parente di quarto grado di un tronista “famoso”. E Toutatis non è l’unico ad averci rimesso…pensate a tutti quelli che hanno scommesso sulla fine del mondo (quotata astutamente 5000:1 dai bookmaker inglesi) ma non hanno vinto…anche perchè va ammesso che sarebbe stato complicato per loro andare a ritirare il premio!!! Quindi ricapitolando: è evidente che i Maya non ci hanno preso (anche se eviterei di sbeffeggiarli pubblicamente, magari sono vendicativi!), tuttavia il nostro pianetucolo è continuamente minacciato dall’intifada che si è scatenata nel nostro Sistema Solare. Per cui mai dare niente per scontato. E’ per questo che vi proponiamo cinque canzoni da tenere sempre a portata di lettore nel caso una nuova fine del mondo incombesse. Ecco delle Top Five che sono davvero la fine del mondo, accuratamente stilate dai nostri redattori. Alla prossima Apocalisse!!!

LO SPA

1) La Crus – Un giorno in più (insieme a te)
L’unico motivo per cui vale la pena aspettare la fine del mondo…
2) Noah and the Whale – Waiting to My Chance to Come
Chi l’ha detto che non sarebbe l’occasione giusta per incontrare il Grande Paranoico?
3) Le Sport – It’s not the End of the World
Mi piace chi la prende in maniera sportiva…
4) Everlast – Ends
Finiamola con queste fini atroci…
5) Pizzicato Five – Happy Ending
Eppure secondo me questa sarà davvero la sigla finale. Non chiedetemi perchè ma ne sono sicuro! I giapponesi vedono sempre più lontano…

VERONICA CROCCIA

1) Tears for fears –  Mad World
In un pianeta ormai “pazzo”…
2) Europe – The Final Contdown
Siamo giunti al conto alla rovescia…
3) Simon & Garfunkel – The Sound of Silence
Prima di giungere al silenzio…
4) Cranberries – Zombie
Dove scegliere se restare degli zombie…
5) David Bowie – Life on Mars
O saltare in alto verso un nuovo “mondo”…

Iscriviti alla newsletter di Musicastrada

LAURA MARTINI

1) Elio e le Storie Tese – Sta arrivando la fine del mondo
Per prendere la cosa con la giusta ironia.
2) U2 – Until The End Of The World
“Everybody having a good time except you you were talking about the end of the world”… c’è sempre qualcuno che tira fuori l’argomento.
3) Carmina Burana – O fortuna
Se proprio bisogna chiudere il sipario pensiamo a un’uscita veramente alla grande!
4) Muse – Apocalypse Please
C’è anche chi pensa però che tutto sommato un’apocalisse non sarebbe poi così male.
5) Caparezza – La fine di Gaia
Ma alla fine “la fine di Gaia non arriverà…è un fuoco di paglia alla faccia dei Maya e di Cinecittà”.

MILENA GAGLIOTI

1) Soundgarden – Black Hole Sun (Superunknown, 1994)
2) Radiohead – Idioteque (Kid A, 2000)
3) Blue Oyster Cult – Don’t Fear The Repear  (Agents of Fortune, 1976)
4) Marilyn Manson – Last Day On Earth (The Last Tour on Earth, 1999)
5) Alkaline Trio – Armageddon (From Here To Infirmary, 2001)

ROBERTO ITALIANI

1) Deep Purple – Fireball
Allora io me la immagino così.. l’inizio della fine?
2) David Bowie – Life on Mars?
Iniziamoci a domandare se c’è vita li; riempiamo una bagaglio a mano e  trasferiamoci che è meglio!
3) Roxette – Crash! boom! bang! 
Casellante!?! Senti che botta!!!
4) Radiohead – No suprises
Nessuna sorpresa.. silenzio.. silenzio…
5) Guccini/Nomadi – Noi non ci saremo
Forse è meglio così no?

ZAZOU
1) Skeeter Davis – The End Of The World
2) Get Well Soon – Let Me Check My Mayan Calendar
3) The Doors – The End
4) Nick Cave and The Bad Seeds – (I’ll Love You) Till The End Of The World
5) Joy Division – A Means To An End

ALFREDO CRISTALLO
1) REM – It’s The End Of The World As We Know It (Document)
Ovviamente……
2) Van Der Graaf Generator – After The Flood ( The Least We Can Do Is Wave To Each Other)
In caso non fate l’onda
3) Fairport Convention – Who Knows Where The Time Goes (Unhalfbricking)
Cosa succederà nel giorno fatale ?
4) Dead Can Dance – The End Of Words (Aion)
Niente mondo niente parole
5) Bob Dylan – A Hard Rain’s A Gonna Fall (Bootleg series vol.9)
Arriva il diluvio

leggi anche…

Gli Ultimi Articoli

un articolo a caso

  • Magazine22 Giugno 2020
    JURI CAMISASCA La Finestra DentroJURI CAMISASCA La Finestra Dentro 22 Giu 2020 RUBRICA storie di musici e musica  A cura di Alfredo Cristallo Il rock italiano deve molto a Franco Battiato. Gli deve molto per i suoi esordi di musicista sperimentale nel periodo 1972-75 (da Fetus a Clic), di divulgatore della musica contemporanea d’avanguardia nel periodo 1975-78 (da M.lle Le Gladiateur a L’Egitto Prima Delle Sabbie) con i suoi ripetuti riferimenti alle opere di Stockhausen, Cage e Varese, dalla svolta pop wave del 1979 (a partire da L’Era Del Cinghiale Bianco) che s’inseriva nel filone della new wave italiana fino alla svolta mistico spirituale degli anni Novanta. Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui In questa sede tuttavia va ricordata la sua attività di produttore e talent scout della Bla Bla Records con una serie di produzione definite “commercialmente impossibili” alcune delle quali rimangono fra le migliori apparse nel “paese del sole e del mare”. Una di queste è la scoperta di Juri Camisasca. Battiato e Camisasca si conobbero durante il periodo di naja e Battiato rimase estremamente colpito dalla voce di Camisasca allora ancora legata alla tradizione del pop inglese ma per l’epoca assolutamente inusuale, splendida nel lato tecnico e nuova nell’esposizione. All’epoca Camisasca aveva avuto contatti sporadici col mondo discografico italiano e conduceva una vita del tutto normale (faceva il muratore) tuttavia quello che colpiva di Camisasca era la consapevolezza della musica come strumento liberatorio e creativo e le sue liriche che esaltavano il suo esistenzialismo in maniera talmente radicale e selvaggio da rappresentare un unicum nel panorama dei cantautori del periodo. Il suo primo LP La Finestra Dentro esce nel 1974 per la Bla Bla ed è un disco che si presenta in perfetta antitesi con gli archetipi dell’epoca, con un’utilizzazione dell’accompagnamento talmente insolita da ferire il concetto stesso di arrangiamento e una ricerca vocale ed estetica che scuoteva in modo geniale la formula del cantautore intimista, tutto preso a raccontare al mondo i suoi fatterelli. Ad accompagnare Camisasca c’è un cast stellare: Battiato (produttore e synth), Lino Capra Vaccina degli Aktuala (percussioni), Maurizio Petrò e Mario Ellepi (chitarre), Gianfranco D’Adda (batteria), Marco Ravasio (violoncello), Pino Massara (tastiere e produzione). Di suo Camisasca ci mette la sua incredibile voce allucinata, estrema eppure tecnicamente ineccepibile capace di passare da sequenze robotiche a urli psicotici, al sussurro: ai più può sembrare una versione italiana di Tim Buckley o del Peter Hammill più apocalittico o ricordare Alan Sorrenti e Claudio Rocchi ma la voce di Camisasca è qualcosa di diverso capace di tenere costantemente l’ascoltatore sotto uno stato di continua minaccia tramite la giustapposizione di climi totalmente discordi. Formalmente l’album è un lavoro di folk d’avanguardia (20 passi avanti rispetto a quelli dell’Incredible String Band), in realtà è un lavoro che si insinua nelle pieghe dell’inconscio attraverso ritmiche etniche, inserti elettronici, atmosfere acustiche e mistiche (John, una visionaria autobiografia), tappeti sonori baroccheggianti che portano in mondi tenebrosi (Scavando Col Badile) e descrivono le turbolenze di un viaggio interiore verso l’ascesi. Un discorso a parte meritano i testi surreali e claustrofobici che marchiano i tormenti autodistruttivi dell’autore (“i topi che corrono nelle vene” di Un Galantuomo”dissonante e ossessiva, le reminiscenze kafkiane di Metamorfosi in cui un uomo tramutato in insetto vola verso un’illusoria libertà, Ho Un Grande Vuoto Nella Testa più soave e pacata). Iscriviti alla newsletter di Musicastrada L’ascetico viaggio verso il divino si conclude nei due brani finali (la solenne e splendida Un Fiume Di Luce, il delirio mistico-psichedelico di Il Regno Dell’Eden) che suggellano l’aspetto terapeutico e simbolico di ogni singola nota e individuano come mai prima di allora una nuova maniera d’intendere il rapporto fisico con lo strumento. Purtroppo quello che il pubblico recepì fu solo l’aspetto appariscente del cantante estroso e paranoico che invece di parlare di amore e pace nel mondo parlava di topi, fantasmi e apparizioni notturne. Nel 1975 Camisasca va in tour partendo dai suoi brani e virando poi verso lunghe improvvisazioni creative; con lui armato di chitarra acustica ed elettrica 12 corde, c’è Lino Capra Vaccina, a volte Roberto Mazza (oboe) e Vincenzo Zitello (arpa). Partecipa anche al progetto collettivo Telaio Magnetico e pubblica due singoli La Musica Muore e Himalaya appartenenti al primo periodo. Poi quasi più nulla: Juri inizia a lavorare nelle scuole insegnando musica per bambini, fa meditazione trascendentale, studia la musica ripetitiva di John Riley passando dalla chitarra all’harmonium, studia l’uso della voce, partecipa alla rassegna milanese Il Terzo Orecchio e canta in Clic e Juke Box di Battiato e in Antico Adagio di Vaccina. Finiti gli anni Settanta prende i voti e diventa monaco benedettino. Uscirà dal chiostro nel 1987 per diventare monaco eremita alle pendici del’Etna. Tornerà alla musica solo nel 1988 con Te Deum una serie di canti gregoriani riarmonizzati ed accompagnati dalle tastiere anticipando la new age italiana. Album di culto ormai quasi introvabile, La Finestra Dentro rimane un episodio eccelso del rock veramente alternativo italiano, colpevole solo di esser stato prodotto in un paese alla periferia della discografia d’autore. leggi anche… Musica a freddo? La risposta di 4 gruppi islandesi Sugarcubes Sigur Ros Gus Gus MumMagazineLa Top Five entra in Crisi – Le Magnifiche 5 scelte dai nostri redattoriMagazineNatale a tutto Gospel Io c’ero il concerto di Earl Bynum As We Are al Teatro Era di PontederaMagazineFrancesco Bottai il Bob Dylan di Marina di PisaMagazine Go back to WEZ!!! Gli Ultimi Articoli Francesco De Gregori, il Principe sopra le nuvole. Lucio il marinaio Il “cammino” inesorabile dei The Black Keys Garrincha intervista David Bromberg per WEZ Gli Avengers di Perugia! LIZI AND THE KIDS Go Hard Or Go Home Paolo Conte e Jeeves, incontro tra due dandy La muta dei Reese…questo il nuovo singolo: Mirror of Weakness Secondo singolo per i Death of a Legend: Beyond Thunderdome MALJE “Jewels” UNA MERAVIGLIOSA VOCE IN EQUILIBRIO FRA VARI STILI Tonno, normalità in controtendenza: intervista semiseria alla band emergente di Firenze Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui un articolo a caso Magazine21 Dicembre 2020Francesco Bottai il Bob Dylan di Marina di PisaFrancesco Bottai il Bob Dylan di Marina di Pisa 21 Dic 2020 RUBRICA storie di musici e musica  A cura di Fabrizio Bartelloni “… songs are unlike literature. They’re meant to be sung, not read. The words in Shakespeare’s plays were meant to be acted on the stage. Just as lyrics in songs are meant to be sung, not read on a page. And I hope some of you get the chance to listen to these lyrics the way they were intended to be heard: in concert or on record or however people are listening to songs these days. I return once again to Homer, who says, ‘Sing in me, oh Muse, and through me tell the story’.”* Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui Era il 13 ottobre del 2016 quando a Robert Allen Zimmerman da Duluth, Minnesota, fu comunicato di essere stato insignito del Premio Nobel per la letteratura, ma ci vollero oltre sei mesi perché Bob Dylan, questo il nome d’arte di Mr. Zimmerman, inviasse all’Accademia di Svezia un nastro registrato con la sua Nobel’s lecture, ossia il formale discorso di accettazione e ringraziamento a cui sono tenuti tutti i premiati. Certo, nel frattempo c’era stata la rituale cerimonia di consegna del premio, durante la quale una commossa Patti Smith aveva letto una breve nota affidatale dall’amico assente, ma il silenzio di Dylan, che in un primo momento pareva voler addirittura rifiutare il riconoscimento, continuava a sembrare una sgarbata ostentazione di indifferenza nei confronti degli organizzatori del premio letterario premio più prestigioso del mondo, specie considerando che loro avevano avuto l’audacia e l’ardire di assegnarlo per la prima volta a un cantautore, dando così la stura a una sinfonia di polemiche che per mesi aveva riempito il vuoto creato dall’ostinato mutismo di Zimmy. “Un premio pieno di nostalgia mal concepita, strappato dalla prostata rancida di senili hippy farfuglianti” aveva addirittura commentato, via Twitter, lo scrittore Irvine Welsh, tradendo un impercettibile risentimento, ma in generale quella di conferire, attraverso il Nobel a un menestrello, dignità di letteratura alla canzone, arte da sempre etichettata dagli epigoni ottusi dei sepolcri culturali come ‘minore’, appariva a molti come una decisione a dir poco spregiudicata. Ed è forse proprio per questo che lo stesso Dylan, nella parte finale del suo discorso di accettazione, pare prendere le distanze dall’assimilazione tra canzone d’autore e letteratura, ricordando come la prima nasca per essere cantata, non per essere letta come la seconda, e lasciando quindi intendere che il solo accostarle possa davvero far gridare all’eresia, salvo poi concludere, con una chiosa che sa di sberleffo, con una citazione di Omero e dunque di quei poemi epici divenuti patrimonio della letteratura mondiale, ma originariamente destinati, appunto, a essere cantati. Iscriviti alla newsletter di Musicastrada La canzone può allora essere considerata letteratura? La risposta forse vola nel vento, ma in casa MdS Editore devono aver concluso di sì, visto che nel 2019 hanno deciso di dare alle stampe una antologia di liriche di un popolare cantautore, nato pisano ma ormai divenuto marinese d’adozione, come Francesco Bottai, noto al grande pubblico soprattutto per aver condiviso con Tommaso Novi anni d’incisioni e di successi con il duo I gatti mézzi. Come se volesse emanciparsi in modo ancora più netto di quanto non avesse fatto con il suo primo album da solista (“Vite Semiserie”, Labella, 2017) dalla fortunata esperienza artistica precedente, tuttavia, Bottai accetta la sfida di privare i suoi testi della veste musicale – forse anch’egli con qualche dylaniano tormento – e raccoglie nel suo “Assolo” trentanove dei testi scritti nel corso della sua carriera, da quelli ironici e vernacolari degli esordi, come “Ir mi’ amio e i fii” o “Tragedia dell’estate” dal primo album dei Gatti Mézzi “Anco alla puce ‘ni viene la tosse”, fino ai singoli più recenti come “Passo dopo” e “Bobo frigorifero”, dedicata al collega livornese Bobo Rondelli. Attraverso la suddivisione in quattro sezioni – Assolo, Acquerelli, Proiezioni, Riflessi – Bottai crea così un felliniano e surreale intreccio di storie, riflessioni, parodie e digressioni che s’accostano l’una all’altra come tessere di un mosaico bizantino fino a formare un disegno emotivo unico, sospeso tra ironia e malinconia, gioco e serietà, affreschi sociali e affondi intimisti quasi miracolosamente tenuti insieme dalla straordinaria capacità dell’autore di combinare toni e colori dei suoi racconti. Se la sottrazione forzosa della musica è da un lato certamente una mutilazione, dall’altro diviene tuttavia anche l’occasione per soffermarsi più a lungo e più attentamente sull’armonia, la ricercatezza, l’equilibrio delle costruzione liriche, apprezzandone ogni anfratto e sfumatura, scoprendone il loro essere musicali ancor prima dell’arrivo delle note, e cogliere così i molti richiami e rimandi al patrimonio non solo culturale, ma anche umano di chi le ha composte. Perché, come scrive Athos Bigongiali nella sua nota di postfazione, “Francesco compone e verseggia storie traendole da un vissuto la cui quotidianità gli era già nota prima di farne parte, da luoghi, circostanze tanto lontane quanto recenti nel tempo scandito da un orologio il cui ticchettio solo lui sa intendere”, incantandoci con “storie universali, proprie dell’eterna commedia umana e rivisitate sul filo di una memoria che non fa sconti, di un’ironia sottile e di un senso del comico travolgente”. Se l’Accademia di Svezia intendesse riproporre nel 2021 l’azzardo del 2016, insomma, noi pisani sapremmo chi candidare. (* le canzoni sono diverse dalla letteratura. Sono fatte apposta per essere cantate, non lette. Le parole delle commedie di Shakespeare erano concepite per essere recitate sul palco. Proprio come i versi delle canzoni sono per essere cantati, non letti su una pagina. E spero che alcuni di voi coglieranno l’occasione per ascoltare quei versi nella forma in cui sono stati concepiti per essere ascoltati: in concerto, o su disco, o in qualsiasi modo oggi si ascoltano le canzoni. Torno ancora una volta a Omero, che dice: “Canta in me, o Musa, e attraverso me racconta la storia”). leggi anche… Goodbye Mr. Duck – Il nostro addio a Donald DunnMagazineQuella voce da brividi Io c’ero Il concerto di Asaf Avidan al Circolo Arci Zona Roveri di BolognaMagazineIl vento del folk – Fuoriusciti: il nuovo disco di John MayerMagazine15 Minuti al posto della Luna Scott HalpinMagazine Go back to WEZ!!! Gli Ultimi Articoli Francesco De Gregori, il Principe sopra le nuvole. Lucio il marinaio Il “cammino” inesorabile dei The Black Keys Garrincha intervista David Bromberg per WEZ Gli Avengers di Perugia! LIZI AND THE KIDS Go Hard Or Go Home Paolo Conte e Jeeves, incontro tra due dandy La muta dei Reese…questo il nuovo singolo: Mirror of Weakness Secondo singolo per i Death of a Legend: Beyond Thunderdome MALJE “Jewels” UNA MERAVIGLIOSA VOCE IN EQUILIBRIO FRA VARI STILI Tonno, normalità in controtendenza: intervista semiseria alla band emergente di Firenze Sostieni WEZ - Dona con PayPal - Clicca qui un articolo a caso Magazine2 Agosto 2012Super Coverize Me – Pensieri in Musica: Questioni di “copie”Pensieri in Musica: Questioni di “copie” A cura di Roberto Italiani Tanto prima o poi ci passano tutti. Rivisitata, arrangiata, storpiata, addirittura violentata, prima o poi, comunque, ogni gruppo o artista si cimenta in una cover; e non è raro che accada che la “copia” riesca ad avere più successo della versione originale. Vedi i casi fortunati, ad esempio, di “Hurt” rifatta da J.Cash o di “Mad world” rivista da G.Jules; ma di casi ne potremmo citare a decine, e più famoso è l’artista che canta la canzone originale, tanto più è ardua la missione. E appunto cimentarsi in una cover dei Beatles può risultare un suicidio se il risultato finale poi non è soddisfacente. Qualcuno si ricorderà certamente delle riuscitissime:  “With a little help from my friends” cantata da J.Coker o “Come togheter” digli Aerosmith riproposte nei loro inconfondibili stili; o molto meno per gli obbrobri di “The long e winding road” cantata da Will Young o “Lucy in the sky with diamonds” riproposta da W. Shatner, effettivamente improponibili. Beh…qualche tempo fa ho ascoltato in radio un gruppo che ha coverizzato  “Norwegian wood” dei Beatles (che già di per sé era straordinaria in quanto si trattava della prima canzone della storia della band di Liverpool in cui George Harrison suonava un sitar) e che sta facendo il giro di tutte le radio (rock) del mondo. Loro sono una band americana: gli Aaron English Band. Vengono da Seattle, patria natia del grunge appunto; dal 2003 al 2008 pubblicano 2 album accolti tiepidamente in patria, poi nel 2008 subiscono un brutto arresto perché durante tour il loro bus subisce un incidente e tutto il materiale/strumenti/equipaggiamento viene completamente distrutto. Dopo un periodo da solista la band, nel 2011 pubblica un singolo; “Norwegian wood/kashmir” rivisitazione dei rispettivi brani dei Beatles e dei Led Zeppelin, un fiore all’occhiello nei dj set della band. Questi due pezzi riarrangiati in perfetto stile Seattle sound moderno (se esiste ancora!) conferiscono un’atmosfera più cupa e scura e una sonorità prevalentemente più rock (in Norwegian wood) di quello dei Fab-4. Apparte “Kashmir” anch’essa rivisitata in modo superbo, è appunto il pezzo dei Beatles a sorprendere uscendo in qualche modo “completato”; il fraseggio iniziale e l’inserimento delle percussioni regalano quel sound anche un po’ orientaleggiante e decisamente grunge che non mi dispiace affatto. Al momento è uno dei pochi pezzi che ascolto volentieri alla radio ed è una delle cover con i migliori arrangiamenti che io ricordi. Tutto naturalmente è soggettivo; quindi rompiamo gli indugi, facciamo un sondaggino: quale secondo voi è la miglior cover di sempre? Potete lasciare le vostre “cover-hit” nei commenti in calce a questo articolo oppure scrivercele direttamente all’indirizzo redazione@musicastrada.it The Aaron English Band – Norwegian Wood [...] TUTTE LE RUBRICHE TOP FIVE | LETTERATURA IN MUSICA | STORIE DI MUSICI E MUSICA | VIA COL VENTO | OK IL PEZZO E’ GIUSTO | LI AVETE SENTITI QUESTI | BAND A CONFRONTO | LE PEGGIORI MAI SENTITE | PENSIERI IN MUSICA | CONSIGLI PER L’ASCOLTO | SARANNO FAMOSI? | LA PAROLA AI MUSICISTI | IO C’ERO | IO CI SARO’ | IL DIARIO DI MUSICASTRADA | DISCOVERY | FUORIUSCITI | LIFE ON MARRS | MIGLIORARE SUL LUNGO PERIODO | LO SAPEVATE? | DIETRO LE QUINTE CON ascolta Un assaggio dalla selezione settimanale di Gianluca De Vito Franceschi Messages From The Resonator by Globular & Geoglyph Iscriviti alla newsletter di Musicastrada news musicastrada “Yemule Muladdiwen” fuori il secondo singolo dei Fanfara Station Musicastrada Gospel Festival 2021: il 20 e 21 dicembre il Gospel arriva nei borghi toscani Musicastrada al Womex dal 23 al 31 Ottobre 2021 a Porto Portogallo E’uscito “NAGRAN” nuovo singolo dei Fanfara Station Musicastrada Festival 2021 dal 14 Luglio all’8 Agosto in Toscana In arrivo WEZ la webzine di musicastrada musica pensieri parole in libertà! SuRealistas e Baro Drom Orkestar al “GO ON! Giotto Jazz Festival & Etnica” Fanfara Station Official Showcase Artist @ Womex Digital Edition 2020 Healthy Weight loss E’ uscito RITMO ANIMAL il terzo disco dei SuRealistas Musicastrada Festival nella prima rete italiana di Dolce Vita Festival che puoi sostenere con l’ART BONUS Fotografando la Musica 2019 | XVI anno | I vincitori e i partecipanti Musicastrada al Ment di Ljubljana dal 5 al 7 febbraio 2020 SuRealistas showcase ufficiale Pin Music Conference & Showcase a Skopje Musicastrada al Linecheck 19 > 24 Novembre 2019 Milano [...] TUTTE LE RUBRICHE TOP FIVE | LETTERATURA IN MUSICA | STORIE DI MUSICI E MUSICA | VIA COL VENTO | OK IL PEZZO E’ GIUSTO | LI AVETE SENTITI QUESTI | BAND A CONFRONTO | LE PEGGIORI MAI SENTITE | PENSIERI IN MUSICA | CONSIGLI PER L’ASCOLTO | SARANNO FAMOSI? | LA PAROLA AI MUSICISTI | IO C’ERO | IO CI SARO’ | IL DIARIO DI MUSICASTRADA | DISCOVERY | FUORIUSCITI | LIFE ON MARRS | MIGLIORARE SUL LUNGO PERIODO | LO SAPEVATE? | DIETRO LE QUINTE CON ascolta Un assaggio dalla selezione settimanale di Gianluca De Vito Franceschi Messages From The Resonator by Globular & Geoglyph Iscriviti alla newsletter di Musicastrada news musicastrada “Yemule Muladdiwen” fuori il secondo singolo dei Fanfara Station Musicastrada Gospel Festival 2021: il 20 e 21 dicembre il Gospel arriva nei borghi toscani Musicastrada al Womex dal 23 al 31 Ottobre 2021 a Porto Portogallo E’uscito “NAGRAN” nuovo singolo dei Fanfara Station Musicastrada Festival 2021 dal 14 Luglio all’8 Agosto in Toscana In arrivo WEZ la webzine di musicastrada musica pensieri parole in libertà! SuRealistas e Baro Drom Orkestar al “GO ON! Giotto Jazz Festival & Etnica” Fanfara Station Official Showcase Artist @ Womex Digital Edition 2020 Healthy Weight loss E’ uscito RITMO ANIMAL il terzo disco dei SuRealistas Musicastrada Festival nella prima rete italiana di Dolce Vita Festival che puoi sostenere con l’ART BONUS Fotografando la Musica 2019 | XVI anno | I vincitori e i partecipanti Musicastrada al Ment di Ljubljana dal 5 al 7 febbraio 2020 SuRealistas showcase ufficiale Pin Music Conference & Showcase a Skopje Musicastrada al Linecheck 19 > 24 Novembre 2019 Milano [...]

TUTTE LE RUBRICHE

Iscriviti alla newsletter di Musicastrada

news musicastrada