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Vita da Groupie – Letteratura in Musica: “Sto con la band” di Pamela Des Barres

A cura di Laura Martini

Ci sono diversi buoni motivi perché un ragazzo che sappia suonare un qualsiasi strumento voglia diventare una grande rock star, escludendo naturalmente quella che potrebbe essere una sufficiente motivazione, ossia la musica: la fama, il successo, il sentirsi idolatrato dalla folla e…le donne.

Dopotutto non si dice “Sex, drougs & Rock’n’roll”? E quando si pensa a donne e rock star non possiamo certo ignorare quelle migliaia di ragazze e ragazzine che si sono sgolate, e si sgolano tutt’ora, sotto ai palchi, davanti agli alberghi, sotto le finestre dei loro idoli, in attesa di un cenno, uno sguardo, una qualsiasi cosa che le faccia sentire speciali.

Sulla scia del grande evento che ha portato migliaia di persone a Firenze ad accalcarsi in piazza della Repubblica per ballare e ammirare Iggy Pop & The Stoogies (di cui mi sono gustata una ironica e divertente recensione su questo blog) e la cui eroina universalmente riconosciuta è stata una ragazza che non ha disdegnato di lanciare tra il pubblico i suoi vestiti per riportarci agli anni dove, come minimo, si doveva ballare nudi sul palco, ho recuperato il libro “Sto con la band, confessioni di una groupie”, dove Pamela Des Barres, una delle groupie più famose degli anni ’60 e ’70, ci apre le pagine del suo diario segreto.

Settembre è passato da un pezzo, ma questo libro, nonostante i miei sforzi, riprese e scarsi moti di entusiasmo, non è andato oltre la metà., che su 409 pagine non è poco. Nella prefazione Pamela ce lo presenta come un “libro scandaloso e sexy”, mentre Dave Navarro, suo amico, lo cita come “libro di culto per chiunque sia appassionato di Rock, sesso, Storia e autoconsapevolezza”. Non metto in dubbio che Pamela Des Barres, membro del gruppo delle GTO’s, le “Girl Together Outrageously” (gruppo di ragazze che come lei non sapevano né cantare né suonare, ma erano assolutamente in grado di farsi notare tra mille), costellata da un numero assurdo di incontri con star e rock star, gente eccentrica e assolutamente non convenzionale, non metto in dubbio che la sua sia stata una vita fuori dal comune in un’epoca dove si voleva rompere col passato e dove tutto sembrava possibile e così eccitante, divertente, fuori di testa e magnifico, ma una cosa è farlo e raccontarlo, l’altra scriverlo.

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Il libro non scorre granché, si leggono le sue peripezie raccontate con l’aria di una giovane ragazza un po’ svampita, che spesso e volentieri si trova nel posto giusto al momento giusto senza capirne il perché. E pure noi che leggiamo ce lo chiediamo. Certo è che Pamela è il simbolo di un’epoca dove ognuno pareva fare quello che più gli piaceva, quando più gli piaceva e con chi più gli piaceva, ma secondo me in questo libro manca quella luce, quel guizzo che questa donna ha e deve avere avuto, e che le è riconosciuto da tutti coloro che la ammirano. La narrazione certe volte si trascina un po’ troppo lentamente, o si perde in divagazioni che non si capisce dove vadano a parare. Non avrei mai pensato di annoiarmi a leggere le memorie di una groupie, e invece è successo proprio così.

L’autrice: Pamela Ann Miller conosciuta con il cognome dell’ex marito Des Barres (1948) è una scrittrice statunitense, nota soprattutto per essere stata una groupie negli anni Sessanta e Settanta. Oggi Pamela si è data alla scrittura. Fino a settembre 2010 ha tenuto la rubrica “Backstage Pass” per l’edizione italiana di Rolling Stone. Ha pubblicato quattro libri, Sto con la band (1987); Take another little piece of my heart, a groupie grows up (1993); Rock Bottom: Dark Moments in Music Babylon (2005) e Let’s spend the night together (2007).

Il Libro:

Titolo: Sto con la band, confessioni di una groupie

AutorePamela Des Barres

Casa Editrice: Castelvecchi Editore, 2006

Lunghezza: 358 pagine

Prezzo: 16,00 euro

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Quando però per esprimere tutto ciò c’erano solo due piastre e un nastro era tutta un’altra storia: la cura, la dedizione e la minuziosità con cui si doveva lavorare destreggiandosi tra il desiderio della cassetta perfetta e la tirannia del tempo, che spesso troncava sul più bello l’ultima canzone del lato A, davano un tocco in più a quello che era, almeno per me, un regalo speciale da dare e da ricevere. E la stessa cosa ha fatto Thurston Moore, cantante e chitarrista dei Sonic Youth, regalandoci questo mix di ricordi, ritagli e copertine probabili e improbabili che lui, i suoi amici artisti, cantanti, musicisti, designer, poeti, amanti della musica hanno messo insieme in anni di vita vissuta. Magari il libro ad una prima occhiata potrebbe sembrare più “bello” che “interessante”. Quella copertina rigida che lo fa sembrare una cassetta gigante dice «prendimi!» e gli si obbedisce in maniera compulsiva, mentre le foto delle copertine fai-da-te delle cassette che saltano fuori al primo scorrere delle pagine rapiscono per i bei colori, l’originalità e le storie che sembrano racchiudere tra strisce adesive, fotocopie e scritte a pennarello. Leggendo poi si trova un insieme di ricordi appassionati, stringati, deliranti, originali, nostalgici e divertiti, canzoni di ogni genere e provenienza, che si apprezzano non a una prima occhiata, ma immergendosi dentro, immedesimandosi, riportando alla luce quelle storie finite chissà dove insieme alle cassette impolverate. Questo libro, come una cassetta appena ricevuta, va ascoltato, assaporato e scoperto un poco alla volta. E’ bello sapere che quello che potrebbe esser sembrato all’epoca un gesto speciale, ma diffuso, come fare e regalare un mix di canzoni personale registrato su una cassetta, sia invece diventato un ricordo indelebile per qualcuno. Iscriviti alla newsletter di Musicastrada Se penso alla “Cassetta” della mia collezione mi viene subito in mente quella che Francesco, il mio inseparabile compagno di banco, mi fece per farmi conoscere gli U2 (120 minuti di musica, 27 canzoni con tanto di punti di gradimento segnati per ogni pezzo) e che mi trasformò in una fan pronta a non perdere nemmeno un’occasione per farmi schiacciare da una folla urlante che canta a squarcia gola le canzoni che quel nastro mi aveva fatto sentire per la prima volta. Ecco questa sarebbe una storia da “Mix Tape” e come nel libro vi lascio qui la foto della cassetta, un po’ sbiadita dal tempo e dall’uso, alla quale, ripensandoci ora, non capisco perché mai manchi “Stay (faraway, so close!)”, per apprezzare appieno la quale fui praticamente costretta a cercare in ogni videoteca della città l’introvabile film di Wenders in videocassetta. L’autore: Thurston Moore è voce e chitarra di uno dei gruppi più influenti del rock dell’ultimo ventennio: i Sonic Youth. Ha collaborato con i più importanti artisti della scena alternativa americana. La scheda del libro: Titolo: Mix Tape, l’arte della cultura delle audiocassette Autore: Thrston Moore (a cura di) Traduzione: Massimo Gardella Casa editrice: Isbn, 2008 Lunghezza: 100 pagine Prezzo: 22 € leggi anche… L’unico bianco che non passa mai di moda Io c’ero Il White Album interpretato dal Collettivo Angelo Mai all’Anfiteatro Romano di FiesoleMagazineIl concerto “diVino” – Io c’ero: il concerto di Emma Morton a Borgo a MozzanoMagazineLa Gloria Passeggera Via col Vento: Andreas Johnson “Glorious”MagazineDal doom al folk Svetlana Bliznakova “Tomorrow”Magazine Go back to WEZ!!! Gli Ultimi Articoli Francesco De Gregori, il Principe sopra le nuvole. Lucio il marinaio Il “cammino” inesorabile dei The Black Keys Garrincha intervista David Bromberg per WEZ Gli Avengers di Perugia! 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Monumentale è l’aggettivo giusto per descrivere in successione l’immenso e confortevole spazio della Cittadella del Carnevale, l’incredibile platea che si agitava in attesa dell’inizio del concerto, i protagonisti che di lì a poco si sarebbero cimentati nell’epica impresa di riproporre la colonna sonora di un film leggendario come The Wall, ovvero (in ordine di apparizione) l’orchestra diretta da Simone Giusti, la band di Massimiliano Salani, 8 formidabili coristi, il coro nero (quello composto da cantanti di nero vestiti) e quello delle voci bianche (formato da veri e propri bambini e da adolescenti) che si sarebbero manifestati all’abbisogna sul fondo palco sfruttando utilissimi microfoni panoramici. Dopo una sommaria indagine era evidente che l’unica cosa sottodimensionata rispetto alla portata dell’evento risultava la panineria-mobile del venditore di bibite e stuzzicherie letteralmente preso d’assalto prima del concerto e, come il Vostro Affezionatissimo ha avuto modo di verificare, assolutamente sprovvisto di generi alimentari e pozioni dissetanti (ad eccezione di ettolitri di the) a fine serata. Qualche bel gioco di luce e la magia comincia. Non serve certo la scaletta (anche perchè posso sbirciare in quella della carinissima e simpatica collega seduta a fianco del Vostro Affezionatissimo) per riconoscere “In the Flesh?”. “Pink è rimasto in albergo” chiarisce uno degli 8 cantanti che a un certo punto, come da copione del geniale brano di Waters, si domanda “ma chi ha fatto entrare tutta questa marmaglia?” (“Who let all this riffraff into the room?”) e alla fine, tanto per ribadire la sua gentile predisposizione nei nostri confronti, conclude l’intro intonando “If I had my way, I’d have all of you shot” (“se fosse per me vi farei fucilare tutti”). Il pubblico annuisce e naturalmente applaude estasiato. E’ cominciato il “pazzesco” isolamento schizofrenico di Pink (alias Syd Barret?) che, tra filmati, contributi sonori e luci ad effetto, tocca il suo apice nella versione (con coro bianco afono per problemi di volume, a dire il vero…) di “Another Brick in The Wall Parte II”, nella struggente “Mother”, nell’allucinata “Empty Spaces”, fino a commuovere con l’emozionante “Goodbye Cruel World” che chiude la prima intensa parte del concertone. Nell’intervallo, il Vostro Affezionatissimo, avrebbe certamente potuto dirvi che questa azzeccatissima rock-concert-opera riesce ad armonizzare alla perfezione il suono pulito e meno invadente di un’orchestra d’archi, fiati e percussioni, autorevolmente diretta da Simone Giusti, a quello più rude ed entrante di “The Machine” ovvero la band composta da Massimiliano Saliani (piano e tastiere) Giacomo dell’Immagine e Giampiero Morici (chitarre), Stefano Bellandi (batteria) e Cristophe Vallet (basso). Inoltre il Vostro Affezionatissimo, sempre in attesa della ripresa della seconda parte del concerto avrebbe potuto mettervi al corrente del fatto che “Pink Floyd: The Wall – Live Orchestra” è una produzione Rock Opera sostenuta dalla Fondazione Banca del Monte di Lucca e da Cluster (Associazione Culturale Lucca Compositori Europei). Sfortunatamente essendo sprovvisto di tutte queste informazioni, gelosamente racchiuse nel libretto in cui era custodita anche la preziosa scaletta del concerto, il Vostro Affezionatissimo può ragguagliarvi solo sul fatto che la fila nei pressi della panineria-mobile era davvero sconcertante, tanto da scoraggiare anche clienti dall’aplomb inglese. Poco male perché dal palco arriva un inconfondibile “Hey You”. Ci stanno chiamando. Ci possiamo rituffare dentro la rock-concert-film-opera. “Is There Anybody Out There?” si domanda uno dei bravissimi coristi. Sì, ci siamo. Siamo dentro quella piacevolmente insensibile “Comfortably Numb” intonata da coro e orchestra. In assoluto il brano più riuscito, quello che ha fatto sbroccare i fan più sfegatati e rabbrividire anche il Vostro Affezionatissimo. Dopo questa performance tutto appare in discesa, la corsa all’impazzata di “Run like Hell”, l’attesa per l’arrivo dei Vermi “Waiting for the Worms”, il definitivo BASTA di “Stop” ed infine la dolce uscita al di fuori del muro “Outside the Wall”. Nessuno è più isolato, anzi sono tutti in piedi ad applaudire il coraggio e la messa in scena della soundtrack di un film immortale ispirato da un concept-album che ha fatto la storia della musica. Gli applausi sono meritati e scroscianti, i fan più accaniti sono in visibilio ed il bis di “Another Brick in the Wall” arriva salvifico e iper-partecipato a chiudere una serata di due ore di grande musica. Per la cronaca, il Vostro Affezionatissimo, adeguatamente scortato ed aiutato dalla simpatica e comprensiva collega sovracitata, riesce ad acciuffare in extremis il libretto della serata, grazie al quale può rivolgere i suoi più sinceri complimenti a Lauro Bernardoni, Fabrizio Checcacci, Matteo Giusti, Saverio Guerrini, Stefano Pardini, Manuela Bollani, Alessia Ferrari e Samuela Salani (ovvero gli 8 cantanti del concerto) ed a Emiliano Galigani (regista dell’evento). Con un sapore di the alla pesca sulle labbra e la strana consapevolezza di dover scroccare un passaggio per tornare a casa, il Vostro Affezionatissimo saluta i resti del muro e la confortevole Cittadella del Carnevale di Viareggio con la segreta speranza di poterci tornare, anche per scherzo.  Il Vostro Affezionatissimo, Spa Pink Floyd (The Wall) – Confortably Numb [...] TUTTE LE RUBRICHE TOP FIVE | LETTERATURA IN MUSICA | STORIE DI MUSICI E MUSICA | VIA COL VENTO | OK IL PEZZO E’ GIUSTO | LI AVETE SENTITI QUESTI | BAND A CONFRONTO | LE PEGGIORI MAI SENTITE | PENSIERI IN MUSICA | CONSIGLI PER L’ASCOLTO | SARANNO FAMOSI? | LA PAROLA AI MUSICISTI | IO C’ERO | IO CI SARO’ | IL DIARIO DI MUSICASTRADA | DISCOVERY | FUORIUSCITI | LIFE ON MARRS | MIGLIORARE SUL LUNGO PERIODO | LO SAPEVATE? | DIETRO LE QUINTE CON ascolta Un assaggio dalla selezione settimanale di Gianluca De Vito Franceschi Messages From The Resonator by Globular & Geoglyph Iscriviti alla newsletter di Musicastrada news musicastrada “Yemule Muladdiwen” fuori il secondo singolo dei Fanfara Station Musicastrada Gospel Festival 2021: il 20 e 21 dicembre il Gospel arriva nei borghi toscani Musicastrada al Womex dal 23 al 31 Ottobre 2021 a Porto Portogallo E’uscito “NAGRAN” nuovo singolo dei Fanfara Station Musicastrada Festival 2021 dal 14 Luglio all’8 Agosto in Toscana In arrivo WEZ la webzine di musicastrada musica pensieri parole in libertà! 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