Dalle brume della malinconica e pur fertile pianura Padana, Italia chiama Europa. Da insospettabili distanze tornano echi precisi, narrano di altre genti, altre pianure e sentimenti uguali. Parte dalle sonorità est-europee il lungo viaggio del trio che, in esse crescendo e muovendosi come in una seconda pelle, ad ogni passo rinnova il proprio patto stilistico, dalle suggestioni esotiche e dagli inconfondibili stilemi. Ma nel cammino l’orizzonte si allarga, raccoglie per via nuove influenze, si rinnova di golosi apporti dalle ricche energie creatrici. Attraverso il limbo dei secoli rincorre le rotte dei grandi movimenti umani, le vie dei pellegrini o della transumanza, le strade precipitose della fuga – deportazioni, esodi biblici, bivacchi – i liberi sentieri dei carrozzoni nomadi o delle antiche compagnie teatrali – terra battuta, città cinte di torri, danze sull’aia in festa – e i lenti percorsi contadini per una vita nuova, carri bestiame, bastimenti…Così dal cappello dei nostri tre illusionisti sbuffano riferimenti a cascata e ci si accorge che tutto era già nell’aria, le solarità mediterranee si mischiano ai balcanici languori, i calienti sapori d’oltreoceano incontrano le passionalità gitane, le ispirazioni nordiche si allacciano alle sgargianti tarantelle… la bella melodia italiana ritrova la sua dimensione più ispirata e anche noi, come per caso, ci ritroviamo con le scarpe ben piantate al suolo, da dove li sorprendiamo a riproporci proprio ciò che non sapevamo di volere, perfino certi sapori da Italia anni ’50, certi stupori da giostra di paese, e pellidoca e peliritti e voglia di risentirli, perché sì, li conoscevamo ancora prima di averli mai ascoltati.

Maurizio Dehò: violino
Luigi Maione: chitarra
Gian Pietro Marazza: fisarmonica

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